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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Sulla libertà (Sesta parte): I media e il controllo delle libertà attraverso il controllo del pensiero.
post pubblicato in libertà, il 30 dicembre 2011


Capitoli precedenti
Se il controllo dei media è determinante per la manipolazione del pensiero,  non può essere considerato altrettanto per il suo controllo, pertanto, controllare i media non implica il controllo del pensiero, casomai, ne influenza il suo evolversi che, comunque, rappresenta sempre un’autonomia propria – al riguardo, basti pensare al tentativo attuato in Italia dal premier Berlusconi che, pur avendo a disposizione svariati network, alla fine non è riuscito nel suo intento di controllare il pensiero degli italiani che, comunque, più che basare il loro giudizio sulle informazioni dei network da lui controllati, preferiscono rifarsi al suo operato.


Questo ci porta a pensare che il pensiero umano non è controllabile perché si sviluppa in base al totale delle informazioni e per la sua capacità di analisi delle stesse. Certo, può succedere che, l’individuo, in certi momenti storici ,possa essere tratto in inganno dalla propaganda che passa sui media e che tende a falsificare sia le notizie attraverso analisi tendenziose che la manipolazione dei concetti di base della costituzione su cui si basa lo stato democratico. Questo “inganno”, però, non deriva dal controllo del suo pensiero, ma dall’influenza che la propaganda ha sul suo giudizio ma che, però, lasciano intatte le idee di base dell’individuo; idee da cui parte la sua analisi e rimangono l’unico metro di giudizio.

Pertanto, pensare – come hanno fatto molti - che i moderni mezzi di comunicazione renderanno possibile il controllo del pensiero, non è vero perché, comunque, la capacità di giudizio del singolo, avendo come riferimento le sue idee personali, alla fine, sarà sempre in grado di accorgersi dell’inganno subito.  
Inoltre, in democrazia, i media dipendono comunque dal “pubblico” che ne decreta il successo o l’insuccesso che, appunto,viene decretato sia da quanto detto sopra sia dalla possibilità di esprimersi liberamente.

È il pubblico, cioè il cittadino, il popolo, il votante o comunque lo si voglia chiamare, a decidere quale network informativo è valido al fine dello sviluppo del proprio pensiero. Però, questo è possibile quando l’individuo ha il controllo delle sue libertà, non deve, cioè, dipendere da altri per esercitare i propri diritti. In caso contrario, ovvero in una dittatura, l’individuo/popolo, non potendo esercitare i suoi diritti, rimane soggetto al controllo del potere; e lo strumento più idoneo che il potere ha a disposizione è proprio l’informazione controllata.  In questo caso, pur rimanendo valida l’analisi fatta prima,  rimane più esposto all’influenza dell’idea dominante che, però, sarà sempre un’influenza e non controllo del pensiero.

La manipolazione del pensiero rimane comunque un fatto grave perché, pur lasciando intatta la capacità di analisi, ne devia il suo evolversi su binari che non corrispondono a quelli delle proprie idee. È importante, al riguardo, cercare di mantenere viva la propria individualità come garanzia di libertà individuale.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 30/12/2011 alle 14:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sulla libertà (quinta parte): La libertà, il suo necessario controllo e il controllo coatto.
post pubblicato in libertà, il 27 dicembre 2011


Si dirà che, controllare la libertà, equivale ad annullarne i benefici. Che ogni cittadino ha il diritto alla libertà. Eppure, come abbiamo visto in precedenza, la libertà individuale è possibile solo nella misura in cui si esprime entro regole sociali definite, anche se non rigide. In ogni società, gli stessi individui si danno regole entro cui agire; il problema, casomai, è il modo in cui colui che gestisce la società è arrivato al potere; se con la forza o l’inganno, o se è stato eletto dal popolo in una consultazione elettorale o referendaria.
Se prendiamo in esame le due situazioni, risulta chiaro che, chi ha il potere derivante dalla forza, cioè, acquisito contro la volontà del popolo, sarà costretto a usarla per mantenerlo, pertanto sarà soggetto a restringere o annullare le libertà dei cittadini. Chi, invece, ha il potere derivante da libere elezioni o suffragio universale, essendo soggetto lui stesso al rispetto delle regole determinate da una costituzione, anch’essa derivata dalla discussione di più componenti sociali e avvallata dal voto del popolo attraverso il suffragio, e che rappresenta l’insieme dei principi su cui il potere (politico) dovrà attenersi nel redigere le regole, dovrà tener conto, sia della costituzione sia dei cittadini votanti; anche di coloro che hanno votato un partito che, pur non avendo raggiunto la maggioranza, si trova all’opposizione in parlamento – questo, permette un maggior controllo sul lavoro legislativo della maggioranza. Ma ciò non basta!
Se il potere dittatoriale rappresenta chiaramente la limitazione e annullamento delle libertà individuali, il potere eletto non è immune da tentativi di spostare la società dalla democrazia alla dittatura. ---Senza considerare eventuali tentativi di colpi di stato da parte di una minoranza, è proprio la democrazia a dare gli strumenti necessari al potere dittatoriale; e proprio attraverso le libertà che permette. ---Il sistema più comune è quello di raggiungere la maggioranza democraticamente e poi fare leggi liberticide che intaccheranno le libertà individuali dando al potere lo strumento di rafforzarsi portando su di se il controllo delle istituzioni addette all’ordine pubblico.
Però, affinché il potere abbia “mano libera”, deve avere, almeno inizialmente, la disponibilità della maggioranza dei cittadini, ovvero, che i cittadini credano che certe leggi  liberticide siano a loro vantaggio. Per fare ciò, come accennato in precedenza, lo strumento più idoneo, oggi, è il controllo dell’informazione  ---Basta pensare ai tanti monopoli privati nelle comunicazioni e la connivenza di tali monopoli con i politici – anche di livello dirigenziale. Non per nulla i politici si avvalgono – arrivando anche a impadronirsene - dei media per comunicare le loro idee; questo perché possono arrivare ovunque ma, in primis, perché i media sono controllabili senza che il politico ne subisca le conseguenze qualora ci fossero leggi che lo proibiscono; basta che il politico lo  faccia gestire a terzi sotto il suo indiretto controllo.  ---L’informazione, dunque, come mezzo di controllo delle idee. Controllo che avviene attraverso la manipolazione delle notizie.
Questo modo di agire è comune a tutte le società moderne sia dittatoriali che democratiche. Pertanto, le società democratiche, pur essendo garanti delle libertà individuali e, perciò, impossibilitate a impedire il libero flusso del pensiero umano, sia esso critico o positivo, devono necessariamente porre limiti alle libertà; limiti che però non devono compromettere le libertà sancite dalla costituzione che è e rimane la garante delle libertà stesse. I limiti devono rendere impossibile la prevaricazione senza impedire le libertà individuali. Inoltre, si rendono necessarie leggi apposite sull’informazione affinché non si verifichino monopoli in grado di manipolare il pensiero.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 27/12/2011 alle 22:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sulla libertà (quarta parte): Laicismo e democrazia.
post pubblicato in libertà, il 26 dicembre 2011


Esiste già oggi un sistema sociale in grado di evitare l’affermarsi di un’idea a scapito delle altre?

Se le diversità sono il frutto di un costante progresso del pensiero critico, è logico presupporre che tale meccanismo continuerà finché ci sarà la possibilità di pensare e, dato che il pensiero non è controllabile, in teoria, continuerà  finché esisterà l'uomo. Questo, però, rende la società continuamente conflittuale e instabile senza il necessario controllo attraverso leggi che ne regolino il naturale e pacifico dibattito tra le diversità. Questo controllo, nelle società moderne e democratiche, avviene, o dovrebbe avvenire, attraverso lo stato laico, ovvero, quella particolare struttura statale che permette a tutte le correnti di idee di esprimersi e manifestarsi in concreto eliminando la possibilità di prevaricare sulle altre. 

Lo stato laico, però, deve combattere costantemente contro i tentativi di egemonia che si ripresentano costantemente. Tentativi che, con la moderna tecnologia, diventano sempre più insidiosi e subdoli. Tali tentativi, nelle società democratiche, dimostrano ulteriormente che le libertà individuali e collettive devono essere sottoposte a costante verifica da parte dello stato affinché non si verifichi la prevaricazione di un’idea sulle altre. Il controllo dello stato sulle libertà, però, rappresenta un ulteriore problema perché è proprio attraverso di esso che le idee assolutiste cercano di prevalere per conformare tutta la società ad esse.

Lo stato, pertanto, deve a sua volta essere controllato da istituzioni che, pur essendo al vertice della società, non rappresentano ne  i cittadini ne lo stato ma hanno funzione di controllo sia sullo stato che sui cittadini.
Qualcuno potrà dire, anzi dirà, che queste istituzioni dovranno essere, a loro volta, controllate per evitare che anche loro non diventino fautrici di idee assolutiste.
E ciò è vero se si dessero compiti legislativi a dette istituzioni ma, dato che il compito legislativo, in democrazia, spetta al parlamento eletto dal popolo, queste istituzioni non avranno altro potere che quello di controllare che non vengano fatte leggi a favore di interessi particolari.
È per questo che le democrazie si sono provviste di una costituzione fondativa della società. La costituzione, pur non avendo potere legislativo vero e proprio, detta, però, le linee guida su cui si devono basare le leggi ed è al loro interno che si svolge la vita sociale degli individui e dei gruppi.
Sulla libertà (terza parte): Assolutismo, naturale evoluzione dell'individualismo.
post pubblicato in libertà, il 25 dicembre 2011


Ogni individuo ha la tendenza a pensare che la propria idea sia la più adatta a realizzare una società "perfetta" e ne ritenga necessaria la sua attuazione attraverso la libertà individuale. Attuazione che, inizialmente, si manifesta con la creazione di strutture atte a soddisfare la necessità di quanti vi aderiscono ma che, col passare del tempo e con il naturale attrito che si manifesta con le altre idee presenti, tenderà sempre più a porsi come idea dominante. Pertanto, l'individuo chiede sempre maggior libertà per se e la propria idea e al contempo, cerca di coinvolgere un maggior numero di sostenitori per poter giustificare la sua presenza nella società e nelle istituzioni. Da qui nasce l'esigenza di un sempre maggior consenso intorno alle proprie idee e una maggior pressione sui cittadini che dovrebbero accettare l'idea da lui proposta come unica soluzione ai problemi. Più il consenso aumenta, più l'individuo si sente in dovere di chiedere maggior libertà alle proprie azioni.   

La massima espressione culturale di questo modo di vedere e il suo naturale sviluppo è l'assolutismo, naturale evoluzione del diritto alla totale libertà individuale basato sul presupposto che solo una delle culture è quella che porterà l'umanità all'affrancamento dalle necessità primarie.
Questa visione della società mette, per potersi giustificare, al di sopra dell'essere umano, un qualche concetto astratto - come dio o la legge - per far si che la società da loro proposta venga interpretata come un qualcosa di ineluttabile e legittimo. Ma per raggiungere lo scopo devono eliminare le differenze culturali interne, far accettare a tutto il popolo la loro idea o teoria sociale; ciò comporta la totale ristrutturazione, non solo delle strutture ma anche dei principi su cui si basava la società precedente. Ed è qui che coloro che rivendicano la massima libertà, in realtà rendono la società schiava di un'idea non condivisa.
L'idea di uniformare l'essere umano ad un'unica visione sociale, anche attraverso i moderni mezzi di comunicazione di massa e anche con un'adeguata critica, comporta, necessariamente, la restrizione delle libertà nel processo di unificazione per poter meglio esporre le proprie ragioni senza contraddittorio. Restrizioni che si manifestano attraverso l'impedimento della critica alle idee deputate a divenire dominanti. Ciò non avviene necessariamente, o comunque non solo, attraverso leggi restrittive ma anche attraverso meccanismi propri delle democrazie, cioè utilizzando le risorse disponibili - che possono essere economiche e sociali. Si pensi ai mezzi di comunicazione che, utilizzando le libertà della democrazia, si prefiggono lo scopo di neutralizzare, attraverso le libertà economiche creando monopoli nell'editoria, la divulgazione delle idee altrui ma anche di manipolarle, attraverso programmi (tv e radio) "leggeri" di svago e programmi di approfondimento dove le notizie vengono date senza contraddittorio e pertanto interpretate a loro piacimento.
In tal modo si crea uno spazio culturale dove immettere idee immuni dalla critica storica e meglio recepibili poiché, chi le riceve, non avendo, nell'immediato, modo di verificare (ovvio che la verifica la si può fare dopo, ma questo comporta un lavoro sia mentale che pratico, di reperibilità del materiale necessario, che la maggioranza dei cittadini non ha a disposizione sia culturalmente sia per il tempo necessario) la vericidità delle idee e analisi proposte nei vari programmi finisce con il dare credito sulla fiducia.
Chiaro che nessuno può manipolare le idee e, in particolare, la storia raccontando fatti mai esistiti; si parte sempre da fatti realmente accaduti. È nel processo di interpretazione che si insinua l’interpretazione che permette a chi da la notizia di reinterpretarla nei termini più adatti allo scopo.
Sulla libertà (2a parte)
post pubblicato in libertà, il 8 gennaio 2011


Paradossalmente, è dittatore chi rivendica la massima liberta per sé.


Libertà sociali e libertà individuali.

 

Credere nelle libertà sociali, ovvero nella libertà di esprimere le proprie critiche e vivere secondo i propri principi, è una cosa, pretendere che gli altri si conformino ai propri principi è altra cosa.

Nel primo caso si rivendica il diritto del libero arbitrio, ovvero la possibilità di organizzarsi all'interno della società in base ai propri principi nel pieno rispetto delle leggi che regolano i rapporti tra i diversi gruppi. Nel secondo caso si rivendica il diritto di agire indipendentemente dalle leggi che regolano i rapporti rivendicando la possibilità, o addirittura l'obbligo morale, di modificare le regole senza tener conto delle diversità insite nella società per il solo fatto di essere stati scelti alla guida da una parte del popolo. Questo li porta a credere che le diversità, invece di essere culturali, siano naturali - va detto che esistono diversità naturali che riguardano gli individui, oggi, però, si parla essenzialmente di diversità culturale, ovvero, quelle diversità nate proprio dallo sviluppo del pensiero umano riguardo al superamento delle necessità primarie e che per questo non possono essere considerate naturali - e, perciò, prese come base dello sviluppo. Base che, paradossalmente, non viene usata per giustificare il mantenimento delle differenze, essenziale per lo sviluppo del pensiero, ma per giustificare la loro eliminazione con l'imposizione di una sola cultura sulle altre. Storicamente, questo avviene con la creazione di regimi chiusi o totalitari.

Parte 1ma


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 8/1/2011 alle 19:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sulla libertà (1ma parte)
post pubblicato in libertà, il 6 gennaio 2011


Paradossalmente, è dittatore chi rivendica la massima liberta per sé.


Essendo, la libertà, un concetto che non può prescindere dal rispetto degli altri componenti del gruppo a cui si appartiene, colui che la rivendica per sé deve mediarla con gli altri, se non lo fa - pretende cioè di essere libero di fare ciò che vuole -, se non rispetta l'altrui libertà, ma vuole agire indisturbato, deve prevaricare sugli altri e negare loro quella libertà che lui stesso pretende. 

 

L'idea di libertà

 

Molti pensano nel loro intimo di essere nati liberi, indipendentemente dalle leggi che regolano la società e dalle naturali dipendenze che la vita ci impone. Credono che la società sia stata inventata dai pochi per controllare i molti e, pertanto, un "campo di battaglia" dove vige la legge del più forte. Un campo di battaglia dove esprimere senza costrizioni e senza limiti di mezzi la propria libertà. Niente di più sbagliato. La società esiste per naturale necessità di far fronte alle difficoltà della vita in un mondo ostile. In primo luogo serve per regolare le necessità primarie - l'accumulo dei beni essenziali presuppone un'organizzazione complessa, oltre che alle tecniche necessarie, sin dall'inizio, perciò, nel momento in cui l'uomo incomincia ad accumulare beni per poi ridividerli, ha già sperimentato la convivenza in gruppi più o meno grandi e, perciò, anche alcune regole sociali anch'esse primarie ma non complesse  - che stanno alla base della sopravvivenza. Solo in un secondo tempo (dopo aver regolato le necessità primarie) sopravviene la necessità di regolare i rapporti umani (politica) attraverso regole sempre più complesse e, pertanto, elaborate partendo, non più dalle necessità dei singoli individui ma del gruppo. Queste persone, nate in una civiltà evoluta, dove le necessità sono, anche se sussistono ancora grossi problemi di ripartizione della ricchezza, in buona parte limitati, confondono le necessità primarie con i moderni mezzi sviluppatisi dal complesso divenire del pensiero umano basato sempre sul miglioramento dei mezzi per limitare e superare le necessità; per loro, le necessità primarie, non riguardano più la sopravvivenza, ma poter vivere sempre al meglio delle possibilità offerte dallo sviluppo scientifico, di conseguenza, dato che lo sviluppo scientifico è continuo, anche se non costante, vivono in perenne necessità.

Da qui nasce la convinzione che la libertà sia un qualcosa da conquistare individualmente attraverso la lotta tra esseri umani  e non un bene che ha valore solo all'interno di una società dove tutti hanno la possibilità di soddisfare le necessità primarie. Questa convinzione serve anche a giustificare il governo dei pochi sui molti.

 2a parte


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/1/2011 alle 20:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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