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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Monsignor Krzysztof Charamsa e il sogno di una chiesa aperta agli omosessuali.
post pubblicato in RELIGIONE, il 12 ottobre 2015


Monsignor Krzysztof Charamsa ha detto http://dizionari.corriere.it/images/info.gif: «Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca chela soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana».

La coraggiosa confessione è però costata l’allontanamento del monsignore dagli incarichi.

Parole forti e coraggiose quelle di monsignor Charamsa. Parole di rottura con un mondo ormai obsoleto anche per molti cattolici in genere. Parole destinate a far riflettere sull’opportunità di accettare tout court l’omosessualità sia all’esterno che all’interno del clero cattolico e del mondo cattolico in genere.

Parole che arrivano alla vigilia del sinodo sulla famiglia indetto dal papa. Sinodo che deve affrontare il tema della famiglia in termini cristiano cattolici, vale a dire, come far fronte agli attacchi perpetrati da quanti vorrebbero dare all’istituzione famigliare un significato più ampio includendo sia le coppie di fatto etero e omosessuali.

Ma questi attacchi non vengono solo dall’esternoma anche in seno allo stesso clero.

Il monsignore è solo uno dei tanti che praticano segretamente l’omosessualità - questo significa che la chiesa stessa, col suo ostinarsi a negare il matrimonio ai preti, è artefice, forse(?) “incosciente”, di quella che essa stessa definisce “deviazione sessuale”, ritenendola una malattia.

Ma a parte ciò, rimane l’ostilità generalizzata,che colpisce a tutti i livelli (basta vedere il rifiuto del vaticano di accettare l’ambasciatore francese presso la santa sede perché omosessuale dichiarato), nei confronti dell’omosessuale.

Certo, il clero dice di rispettare l’omosessualità,a patto, però, che l’omosessuale non la pratichi fisicamente, vale a dire;rinunciare a se stesso. Questo implica il disconoscimento dei sentimenti dell’omosessuale che, pur essendo rivolti verso una persona dello stesso sesso, sono gli stessi della coppia etero, ovvero: AMORE, AMICIZIA, AFFETTO, per citare i più importanti.

Concludendo, il clero cattolico, prima di interessarsi alla società civile e ai suoi problemi (si vedano i discorsi al congresso Usa e all’Onu),dovrebbe, perlomeno, rispettarne la cultura.


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permalink | inviato da vfte il 12/10/2015 alle 16:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il Cardinal Bagnasco, la società laica e il laicismo, ovvero, la distruzione dell’uomo.
post pubblicato in RELIGIONE, il 6 aprile 2015


Da Ansa: Le persecuzioni dei cristiani non avvengono soltanto fuori dall'Europa. "In Occidente la persecuzione non fa strage di sangue, è più subdola e passa attraverso non le armi ma le carte. In nome dell'uomo e della libertà si vuole distruggere l'uomo". Lo ha detto il card. Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova. "Verrà il giorno in cui Dio chiederà conto a chi ha ucciso nel suo nome, e a chi nulla ha fatto per fermare lo sterminio" e noi, "come uomini e come cristiani, non possiamo tacere". Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco oggi durante la messa per la Pasqua a Genova.

Come no, in Europa, secondo il cardinale, sarebbe in corso un “genocidio” a colpi di carta, e non di soli cristiani, ma dell’uomo;“in nome dell’uomo e della libertà si vuole uccidere l’uomo” questo dice il cardinale.

Strano però – o almeno così sembra - che il cardinale pensi al “genocidio” europeo quando in Africa e nel medio oriente il genocidio è più che reale. In realtà, il cardinale ci da l’ennesima prova dello sfruttamento dei drammi umani per propagandare le proprie idee.

 Anche se non è chiaro, almeno dall’articolo, a cosa di preciso si riferisce, si può però presupporre: 1) che si riferisca alla politica dei governi europei in merito ai problemi etici. Detti problemi vengono oggi affrontati in un’ottica laica e,pertanto, diversa da quella religiosa. Si ha dunque un’accettazione dell’eutanasia, del riconoscimento delle coppie omosessuali e, in generale, di quelle di fatto, ovvero, non sposate secondo il rito religioso, del divorzio e dell’aborto. Dunque, secondo il cardinale, i governi europei non starebbero“liberando” l’uomo ma, addirittura, distruggerlo. E perché mai? Ma semplice no!perché se l’uomo non segue i dettami di “dio=religione=preti=vaticano”, l’uomo si autodistruggerà, ovvero,se il cristianesimo cattolico finisce. Peccato, però,che i governi occidentali, che critica, si definiscano tutti, o quasi,cristiani! Mah!

Dovrebbe, il signor Bagnasco, prendere atto dei cambiamenti umani, questo gli permetterebbe, a lui e ai preti in genere, che l’uomo progredisce al di la dei limiti imposti dai vari assolutismi dei poteri forti,ovvero, che il cristianesimo, come ogni religione o filosofia o ideologia del passato, sta arrivando alla fine del suo percorso perché non è stato capace di rispondere alle aspettative reali umane.

Oppure: 2) che l’occidente, “oltre a uccidere l’uomo” ma proprio per questo, non sta facendo nulla per risolvere la situazione drammatica in cui versano i cristiani nel mondo arabo. Già! Ma… in conclusione, cosa si deve fare per fermare questo genocidio (che, comunque, non coinvolge solo i cristiani)? Il signor Bagnasco, anche se non lo dice, lo pensa, vorrebbe che l’occidente entri in conflitto col mondo islamico, ma si limita a dire che non possiamo tacere. Ma, il signor Bagnasco, dovrebbe sapere che, storicamente, la parola non ha nessun valore per gli autori dei genocidi, anzi, se facciamo riferimento all’Europa “cristiana” del novecento, di fronte alla Germania hitleriana non ci furono ne parole ne trattati in grado di fermare l’eccidio commesso da Hitler e i suoi seguaci.

Allora? Chiederà qualcuno. Allora, risponde il signor Bagnasco senza rispondere, bisogna agire di conseguenza; rispondere alle azioni estremamente violente con la stessa violenza che si è usata contro Hitler in Europa.

Effettivamente, se consideriamo l’attuale comportamento del movimento islamista Isis come un crimine contro l’umanità(non solo contro i cristiani), allora è ovvio che le misure da prendere non sono ne le preghiere ne la diplomazia dato che siamo di fronte a crimini di guerra . Di fronte a eventi estremi come l’Isis, l’unica azione in grado di fermarli è la guerra dell’occidente contro l’Isis; a meno che, l’Onu, Usa e Europa non riescano, con la “diplomazia”, a convincere i maggiori stati musulmani a combattere contro l’Isis, il che, comunque, significherà un bagno di sangue; e non solo contro l’Isis, ma contro chiunque si trovi sulla linea del fuoco; così come ci insegna sempre la storia che, in merito, è una grande maestra (nelle guerre contro il comunismo, o presunto tale, data la situazione in cui operavano i militari statunitensi (guerre senza prima linea come in Corea e Vietnam), le conseguenze furono pagate anche dalla popolazione civile che si trovò in mezzo senza esserne partecipe. Comunque sia, il signor Bagnasco,senza dirlo esplicitamente, chiede una guerra!

Pertanto, il signor Bagnasco, prima di lanciare accuse alle società laiche, dovrebbe, in merito alla guerra e alle sue implicazioni,innanzi tutto analizzare bene l’attuale assetto socio/politico/economico della parte di mondo coinvolta con l’Isis, in secondo luogo, dovrebbe cercare di ricordare/capire che la guerra tra islam e cristianesimo è nata con la nascita, o quasi, dell’islamismoe che, detta guerra, non è mai stata di religione ne da una parte ne dall’altra,piuttosto fu ed è una guerra di territorio e di “civiltà” – ovvero, si trovano di fronte due modi opposti di intendere la società umana.

In secondo luogo, in merito alla presunta “distruzione dell’uomo” che vorrebbe essere perpetrata dalle società laiche, capire che l’uomo,in quanto essere senziente, cerca sempre e comunque strade diverse per la sua realizzazione; pensare che la religione “cattolica” sia l’unica in grado di realizzare le aspettative umane, visto anche che in duemila anni non c’è riuscita e, tra l’altro,s’è adoperata a contribuire in modo alquanto consistente alle guerre, è alquanto irrealistico.

Dunque, il signor Bagnasco dovrebbe avere il coraggio di dire apertamente che, secondo lui e la chiesa cattolica, per rimettere a posto le cose, ovvero impedire all’islamismo radicale di affermarsi, c’è bisogno di un’azione forte e violenta: la guerra. Ma così facendo perderebbe consensi, lui, la chiesa e il papa.


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permalink | inviato da vfte il 6/4/2015 alle 17:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Papa Bergoglio in Turchia
post pubblicato in RELIGIONE, il 1 dicembre 2014


La repubblica

Il Papa è in Turchia per un viaggio apostolico, cioè evangelico, ovvero, portare la parola del vangelo nel mondo. Ed è con questo spirito che, nel suo discorso alle autorità turche, ha parlato di libertà religiosa e di espressione – “La libertà religiosa e la libertà di espressione devono essere  efficacemente garantite a tuttie di eguali diritti e doveri per le religioni musulmana, ebraica e cristiana È fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani - tanto nelle disposizioni di legge,quanto nella loro effettiva attuazione - godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri".  Però,la libertà per tutte ma diritti, e doveri, solo per cristiani, musulmani e ebrei. 

C’è qualcosa di strano in queste due affermazioni; se la libertà vale per tutte le religioni, non dovrebbero esserci anche uguali diritti, e doveri, per tutte? A quanto sembra, per il Papa Bergoglio no. Secondo lui, i diritti, e doveri,valgono solo per le tre religioni sorelle - o cugine?. Per le altre il trattamento deve essere diverso.

Hai,hai, hai e ancora hai! Uno strano senso di libertà ha papa Bergoglio, e anche di diritti e doveri. Ed ha anche uno strano senso evangelico.

Eh si! Se viaggio apostolico evangelico vuol dire portare la parola del vangelo nel mondo, cosa c’entrano queste differenze tra le diverse visioni di dio? non dovrebbe il papa parlare alla gente senza fare distinzioni? Senza fare politica? Macché!

-Purtroppo, la politica, ovvero l’arte di separare, è naturale nell’uomo di potere; non sia mai che tutti diventino uguali poiché i potenti perderebbero il loro potere essendo essi uguali ai loro sudditi – e il papa Bergoglio non si discosta minimamente da questo concetto.

Il papa e l’umiltà: il gesto simbolico del lavaggio dei piedi ai disabili
post pubblicato in RELIGIONE, il 18 aprile 2014


Un atto simbolico può avere la valenza diuno reale?

La domanda mi viene da papa Bergoglio chelava i piedi a dodici disabili; gesto che vuole, nelle intenzioni, imitarequello di Gesù “dell’ultima cena”.

Un gesto che indica l’essere umile, ancheda parte del primo, nei confronti degli ultimi (qui ci sarebbe da dire molto inproposito; è vero che i disabili sono gli ultimi? Non varrebbe la stessa cosase il gesto fosse fatto nei confronti dei diseredati di tutti i tipi?), ovvero,il potente - cioè colui che detiene il potere - dovrebbe, secondo l’insegnamentodi Gesù, comportarsi da umile nei confronti dei diseredati di ogni tipo. Un insegnamentoche Gesù propone anche nella sua vita quotidiana rinunciando al “benessere”dato dal suo lavoro di falegname per avvicinarsi ai diseredati e, dopo, vistoil successo ottenuto, rinunciando al potere che gli viene proposto dai suoicontemporanei che volevano eleggerlo re nella lotta contro il potere romano.

Dunque, quello di Gesù non è un gestosimbolico, anzi, rappresenta la sintesi del suo predicamento.

È così anche per il papa? Si può paragonareil gesto di un uomo che rinuncia a tutto vivendo della “carità” degli altri conquello di un uomo che “rinuncia” ad alcuni privilegi mantenendo intatto ilprivilegio che Gesù condanna, il potere mondano?

Dal punto di vista della religionecristiano/cattolica, il papa è l’erede di san Pietro che fu delegato da Gesù acontinuare la sua opera nell’attesa del suo avvento.

Dice Matteo16,13-20:

13 Essendo giuntoGesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gentechi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 14 Risposero:«Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno deiprofeti». 15 Disseloro: «Voi chi dite che io sia?». 16 RisposeSimon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 EGesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue tel'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 Eio ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e leporte degli inferi non prevarranno contro di essa.19 Ate darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terrasarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto neicieli». 20 Allora ordinò aidiscepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

Le paroledel vangelo di Matteo non lasciano trasparire nessuna delega su un eventualepotere mondano del papa e della chiesa, casomai un primato spirituale chedovrebbe servire a preparare il ritorno di Gesù alla fine dei tempi. Questo significache il papa ha la delega di evangelizzare l’uomo ma non quella di interferiresulle cose del mondo e, tantomeno, di usufruire, in nome del suo mandato, deiprivilegi dati nel mondo ai potenti; Gesù non ne usufruì mai – questo secondo ivangeli.

Gesùera contrario a tutto questo al punto di entrare in conflitto con i farisei e isadducei che, al suo tempo, detenevano il potere e lo esercitavano, al di ladella parola di dio, come qualsiasi potente mondano; i sadducei erano piùpropensi alla politica e i farisei al commercio. Questi due “partiti”, purpredicando la parola di dio - per i cristiani moderni è quella contenuta nel vecchiotestamento -, ne avevano, i primi modificato alcuni contenuti – non credevanoall’aldilà e alla resurrezione dei morti, i secondi tenevano in considerazionele tradizioni al pari della parola scritta ispirata da dio.

Il gestodel papa, dunque, non esprime umiltà dato che la sua posizione nel mondo travalicaquel che dovrebbe essere il suo mandato. Non la esprime e non è nemmenointeressato spiritualmente a esprimerla; il compito prefittosi di “condottieromondano” del popolo di dio non glie lo permette perché contrario proprio aquella umiltà che il suo mandante esprimeva nella sua opera.

Di gesti“umili” fatti dai potenti è piena la storia umana, gesti apparentementesignificativi per una buona gestione della società ma, al lato pratico, risultanosolo, appunto, dei simboli utili a convincere il popolo della bontà del potentee non a risolvere i problemi dello stesso. Anzi, servono proprio pernascondere, dietro alla cortina fumogena della demagogia populista, la volontàdi mantenere il popolo assoggettato al potente e al suo volere.


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permalink | inviato da vfte il 18/4/2014 alle 18:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il papa chiede perdono per i preti pedofili.
post pubblicato in RELIGIONE, il 12 aprile 2014


Nell’incontro con “l’ufficio per l’infanzia”, il papa afferma che: “Mi sento chiamato a farmi carico e a chiedere perdono per il male che alcuni sacerdoti hanno compiuto, per gli abusi sessuali sui bambini”.

Nella stessa riunione afferma anche che: "Un bambino deve maturare in relazione alla mascolinità e alla femminilità di un padre e di una madre", chiudendo esplicitamente le porte all'adozione a coppie omosessuali.

Dunque, due pesi due misure; da una parte si chiede perdono per persone che, al di la della loro appartenenza ideologica e religiosa, hanno commesso, in base al principio, per il clero, sacro, che la vita deve essere al centro del pensiero umano e va rispettata in ogni suo ambito, un reato gravissimo proprio nei confronti della vita innocente; dall’altra condanna una pratica, quella dell’adozione a coppie omosessuali, come fosse il male peggiore.

Pertanto, ritiene perdonabile un “affiliato”che, almeno a parole, condivide le regole clericali, e non perdonabile chi si contrappone ad esse. Ciò implica una dissonanza nel principio stesso, poiché coloro che non lo rispettano dovrebbero essere trattati allo stesso modo; o si perdonano tutti o non si perdona nessuno.

Ovvio che quanto detto si riferisce all’ambito della politica del clero in merito ai problemi di natura etico/morale.

In merito, va anche detto che se la vita è sacra in ogni suo ambito, i preti in genere commettono il più grave dei reati rinunciando alla procreazione in nome di un “interesse di stato” del tutto uguale a quello del potere temporale, anche se il secondo non disdegna la procreazione dei suoi adepti.

Inoltre, sostenere che la famiglia è la base della società e deve essere formata da maschio e femmina, se non trova riscontro nei fatti – ovvero il matrimonio degli stessi preti – li mette in una posizione di inferiorità nel giudicare ciò che è giusto o ingiusto per i figli non avendo essi stessi esperienza diretta sulla gestione ne della famiglia,intesa come nucleo laico, ne dei figli; la paura che il figlio cresca in modo “innaturale”è data solo dalla loro inesperienza.

Concludendo, non rimane altro da dire che prima di intromettersi nel “mondo”, i preti dovrebbero viverci e vivere le esperienze direttamente e non per sentito dire; cosa che non può essere reale dato che il credente che, in un modo o nell'altro, si confessa, da una visione dei fatti improntata proprio sui principi del clero tralasciando tutto ciò che è estraneo ad esso.

Ma il mondo è molto più vario.

Obama, nel discorso dell'inauguration day apre ai diritti per i gay.
post pubblicato in RELIGIONE, il 22 gennaio 2013


repubblica tv

Per l'ultimo imperatore, deve essere stato un colpotremendo la parte del discorso di Obama dove invita all'azione sui diritti deigay - Il nostro viaggio non sarà finito fino a che inostri fratelli e sorelle gay non saranno trattati come tutti gli altri perlegge. Se siamo davvero creati uguali, allora anche l'amore che noi promettiamoad un'altra persona deve essere uguale -dove è evidente l'apertura al matrimonio gay.

Si deve essere rivoltato sul suo dorato trono, lui,da sempre impegnato a difendere a spada tratta la famiglia come unione tramaschio e femmina. Lui che da sempre lotta contro la teoria gender (genere) arrivando ad affermare che lenozze gay sono un attentato alla famiglia. Un colpo tremendo perché l'apertura non arriva daisoliti gay, gender, lesbiche ecc. ma da uno degli uomini più potenti dellaterra in grado di determinare, nel bene e nel male, cambiamenti radicali nellelegislature di ogni paese. Un colpo tremendo perché, l'apertura, metteràsicuramente alla prova il progressismo di quei cristiani cattolici che, oracome ora, si trovano in bilico tra l'accettazione dei diritti universalipromossi dalla società laica e l'accettazione, anche se condizionata, dei dogmidella dottrina clericale.

Questi cristiani cattolici, basando la loro fedesulla teoria che vuole la religione un fatto personale, potrebbero rinunciare aquei dogmi che non rispettano l'individuo in se ma lo interpretano, perdendolodi vista annullandolo, come insieme di un organismo superiore tutto teorico.Una rinuncia che non comporta la perdita della fede ma che la rafforza nelmomento in cui la scelta dell'individuo significa amore verso una personatangibile perché dio non creò l'umanità ma, appunto, l'individuo Adamo a cui,in un secondo momento, affiancò l'individuo Eva e diede loro il compito diproliferare "creando" a loro volta altri individui.

Inoltre, all'individuo Adamo e all'individuo Eva,diede il libero arbitrio, cioè la possibilità di scegliere individualmente lastrada da loro ritenuta migliore per la loro salvezza. Questi cristiani cattolici, storicamente, siidentificano con la sinistra moderata e riformista, e questo, per il clero,politicamente ha sempre significato un'incognita. Un'incognita che ora potrebbenon esserlo più.

Dunque, l'ultimo imperatore a di che preoccuparsi peri prossimi quattro anni.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/1/2013 alle 14:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il ruolo della donna nel cattolicesimo
post pubblicato in RELIGIONE, il 28 dicembre 2012


Dopo la dura polemica suscitata da un volantino affisso sulla bacheca della chiesa di Lerici (GE) sotto la festività del Natale, il parroco don Piero Corsi scrive una lettera di scuse affermando anche che lascia il sacerdozio. 

Il volantino in questione, tratto da un articolo apparso su pontifex, di fatto addossa alle donne tutta la colpa della violenza subita, botte, stupri e morte, e ritiene un'invenzione della stampa e delle femministe il femmiicidio. 

Per pontifex, oggi la donna è colpevole di non ottemperare più al suo ruolo di moglie, di non accudire più la famiglia e di vestire in modo succinto, da qui, secondo pontifex, la "giusta" punizione da parte dell'uomo, ovvero, tutti i danni subiti se li vanno a cercare. 

 

Una teoria, quella di pontifex, semplicistica e al contempo drammatica.  

Drammatica perché cerca di riportare la donna e la sua esperienza di vita, ma anche la società tutta, su posizioni arcaiche di principi che non trovano più riscontro nella realtà dello sviluppo umano. 

Semplicistica perché non tiene conto dell'evoluzione dell'essere umano nella storia e, pertanto, continua a relegarlo al mito biblico della creazione: 

da genesiallora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente"mentre la donna: "Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse: 

«Questa volta 

è osso dalle mie ossa, 

carne dalla mia carne. 

La si chiamerà donna, 

perché dall’uomo è stata tolta".          

 

E' evidente che l'autore prende in considerazione solo il genere maschile relegando quello femminile in una posizione di supporto: dio crea la donna solo nella misura in cui è necessaria all'uomo, ovvero un essere a metà, e non come essere in se. La donna, per la bibbia, non è altro che il mezzo maschile per realizzarsi. L'autore non tiene minimamente conto del fatto che la donna ha le stesse aspirazioni dell'uomo, che anche ella ha, per sua stessa natura, nella sua evoluzione naturale, la necessità di esprimere liberamente il suo modo d'essere. 

Questo atteggiamento viene ripreso anche dai vangeli. 

Nella prima lettera ai corinti (14,34-35) sta scritto: "Come in tutte le comunità dei santi, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la Legge. Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea"; e nella prima lettera a Timoteo (2,9-15) sta scritto: "Allo stesso modo le donne, vestite decorosamente, si adornino con pudore e riservatezza, non con trecce e ornamenti d’oro, perle o vesti sontuose, ma, come conviene a donne che onorano Dio, con opere buone. La donna impari in silenzio, in piena sottomissioneNon permetto alla donna di insegnare né di dominare sull’uomo; rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non Adamo fu ingannato, ma chi si rese colpevole di trasgressione fu la donna, che si lasciò sedurre. Ora lei sarà salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con saggezza.   

Risulta chiaro nei passi biblici sopra citati il pensiero cristiano cattolico riguardo al ruolo della donna nella società; ruolo di totale dipendenza dal maschio a sua volta dipendente da dio. 

 

Le scuse di don Piero Corsi sembra siano state determinate dall'intervento del vescovo di La Spezia che lo avrebbe redarguito consigliandolo di ritirarsi a riposare un poco. 

Questo, però, non significa che don Piero e pontifex abbiano interpretato male le scritture, anzi, dimostra solamente l'ipocrisia del clero.  

Una frase chiarificatrice viene da monsignor Vincenzo Paglia presidente del Pontificio consiglio per la famiglia: "Non si può parlare senza considerare le conseguenze di quanto si afferma e un sacerdote ha una responsabilità in più, come padre e pastore" pertanto "è inequivocabile la condanna delle affermazioni del parroco". 

Dunque, non è il contenuto del volantino a preoccupare il clero ma le reazioni che può creare nella comunità sia dei fedeli che dei non credenti.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 28/12/2012 alle 11:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Cosa impedisce la pacificazione della società
post pubblicato in RELIGIONE, il 22 ottobre 2012


seconda parte    prima parte
Si sa che l’uomo si aggrega per necessità dovendo vivere in un mondo ostile.
Si sa che la società nasce dalla necessità di sicurezza degli individui che la compongono.
Si sa anche che le leggi che la società esprime servono a impedire che l’aggregazione diventi un campo di battaglia così come si sa che l’essere umano aspira ad una vita tranquilla.
Ma si sa anche che l’individuo tende ad allargare la sua influenza sugli altri individui della società così come cerca, da sempre, di sviluppare e imporre il proprio pensiero organizzato attraverso la gestione del potere sia quando tale potere gli deriva dal consenso della maggioranza degli individui che quando è egli stesso ad appropriarsene con la forza o l’inganno. (leggi qui)

Credo che il problema della difficoltà di raggiungere la pacificazione della società, oltre a quanto detto in precedenza, dipenda anche dall’impossibilità di superare l’idea di individuo a favore dell’idea di collettivo. Essendo l’individuo un’entità singola, opera affinché tutto ciò che la società esprime sia a favore dell’individuo e non della collettività giustificando ciò come necessario al buon esito della creazione del benessere collettivo perché, dice l’individuo, non è possibile costruire nulla quando tutti gli individui concorrono al momento decisionale dal momento che ognuno esprime una propria idea personale che difficilmente si trova in sintonia con le altre idee; anche quando si formano gruppi di pensiero, sussiste sempre, al loro interno, il pensiero personale che, alla fine, se non riesce ad emergere e diventare l’unico, si distacca; non prima, però, d’aver creato conflitto all’interno del gruppo. Pertanto, il potere deve necessariamente essere posto nelle mani di poche persone “illuminate” in grado di pensare il bene di tutti.
La massima espressione di questo pensiero la si ha nelle religioni la dove l’individuo viene spogliato di ogni potere a favore di un’entità ultra terrena capace di guidare l’umanità verso la pacificazione. Questo perché, non essendo possibile l’uniformarsi spontaneo in un unico pensiero all’interno di un unico schema, si cerca di ovviare creando un’entità superiore extra mondana posta al di sopra delle parti.

A quanto sembrerebbe, le possibilità che l’umanità ha di realizzare una società pacificata sono pari a zero.
Eppure, l’individuo ha sempre cercato, e cerca tuttora, di pacificare la società attraverso sistemi socio/economici che possano soddisfare le esigenze di ognuno senza che nessuno subisca prevaricazioni.
A partire dalla rivoluzione francese fino al socialismo reale, i tentativi si sono basati, però e purtroppo, ancora sul tentativo di imporre il pensiero unico presentandolo come l’unica soluzione dei problemi.
Solo con le democrazie nate dopo il secondo conflitto mondiale si è cercato di creare una struttura statale in grado di rappresentare tutti i cittadini e con il compito di legiferare attraverso un parlamento scelto dal popolo. Tale struttura ha alla base l’idea laica che ha come presupposto iniziale la separazione della politica e della cultura dall’influenza della religione e una costituzione tesa ad impedire l’instaurarsi del pensiero unico (dittatura).
Ciò, però, risulta insufficiente perché lascia ampio spazio alle idee individuali e ai conflitti che ne derivano, oltre a dare spazio a tentativi totalitari.
Inoltre, lo stato laico è diventato il campo di scontro tra idee assolutiste dove i singoli, aggregati in gruppi, cercano di far prevalere la propria idea a scapito delle altre.

Dunque, lo stato laico attuale, essendo una democrazia parlamentare basata sulla libertà liberale, non è in grado di frenare la tendenza umana al pensiero unico ne tanto meno di superarla proprio per la sua volontà di dare sempre più spazio all’individuo ponendolo al centro della vita sociale eliminando, di fatto, la possibilità del formarsi di una collettività omogenea. Di conseguenza, si continua a perpetuare una società intesa come insieme di individui che collaborano solo nella misura in cui trovano interesse a farlo. Questo, comunque, rispecchia la tendenza umana all’individualismo e, pertanto, non è condannabile nella misura in cui, attraverso il sistema parlamentare, pone le basi per una società ove tutti possono, in vario modo e a vario titolo, contribuire al momento decisionale.
Quello che manca, casomai, è una legislatura più incisiva sul problema della gestione della cosa pubblica; una legislatura in grado di impedire il formarsi di gruppi politici, culturali ed economici tesi a consolidare il loro potere e che, interagendo tra loro, determinano la politica della società escludendo, sfruttando proprio la costituzione repubblicana, il popolo nelle decisioni che lo riguarda.
E sono questi gruppi - composti da individui che della politica ne interpretano unicamente il modo migliore per far carriera, cioè per farsi conoscere e, di conseguenza, entrare in tutte le sfere di comando da quello economico a quello culturale - a impedire la pacificazione della società essendo essi stessi fautori di conflitti tesi a migliorare la loro posizione di potere.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 22/10/2012 alle 15:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
E’ possibile una società religiosa pacificata?
post pubblicato in RELIGIONE, il 15 ottobre 2012


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Basta pensare alla storia del cristianesimo che, pur predicando l’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a dio e mettendo dio come giudice supremo del singolo individuo e dell’umanità, non disdegna di farsi carico esso stesso del compito di giudice supremo nel condannare, arrivando anche ad uccidere, al posto di dio adducendo a motivo la, presunta, idea d’essere l’esecutore materiale della volontà di dio.

Questo ci porta a porci una domanda seria: è possibile una società religiosa pacificata?

Anche ammesso e non concesso che dio esista e sia il creatore - anche considerando che le uniche prove della sua esistenza e della sua “parola” ci vengono date da esseri umani “magicamente” ispirati da dio - chi ci assicura che la politica delle religioni sia quella voluta da dio? In fondo, sono proprio i credenti a dirci che l’opera massima del diavolo, inteso come il male supremo, è stata quella di farci credere di non esistere.

Se consideriamo che l’uomo - che secondo i credenti è stato creato da dio - è un individuo e risponde a impulsi interiori, per forza di cose esprimerà sempre e comunque idee personali. Pertanto, pensare che sia possibile ridurlo al pensiero unico in una società pacificata è, non solo illusorio ma anche fuorviante da quello che è l’obiettivo logico dell’umanità: una società dove tutti possano convivere pacificamente al di la del credo personale o di gruppo.

E’ vero che l’uomo si confronta costantemente con i suoi simili, così come è vero che nella società si formano correnti di pensiero che danno origine a gruppi culturali organizzati ma è altrettanto vero che l’individuo rimane tale anche all’interno dei gruppi e che continuerà ad elaborare la società individualmente.
Questo comporta l’impossibilità per l’individuo umano di raggiungere la totale comunione di idee necessaria al raggiungimento del pensiero unico. Inoltre, la storia - dall’antichità ad oggi - ci insegna che la costrizione (anche non cruenta, basata cioè su una tradizione secolare) al pensiero unico degli individui e la loro massificazione in un corpo (di pensiero) unico è sempre stata perdente e ha prodotto solo repressione e guerre.
La religione, dunque, al di la della vericidità del suo pensiero, si trova nella posizione di dover imporre il suo credo per raggiungere lo scopo prefissato di una società pacifica, e questo proprio grazie alla sua pretesa di essere l’unica via possibile percorribile verso la salvezza perché è proprio quest’idea a porre il limite maggiore al conseguimento dell’obiettivo.

Ma, e va detto chiaramente, è l’individuo stesso, nel perseguire la propria libertà, il principale fautore del pensiero unico. Questo significa, anche qualora si dovesse superare il concetto di religione, che il pensiero unico è espresso anche nelle ideologie e filosofie di ogni tempo. Dunque, non solo la religione è portatrice di conflitti cruenti all’interno della società impedendone la pacificazione ma, nel momento in cui pretende di portare l’umanità ad un unico pensiero, è altresì essa stessa, nel tentativo di raggiungere il suo obiettivo, violenta, cioè, si trova nella necessità di assoggettare l’individuo al suo pensiero anche se questo non lo condivide.

Ma se le religioni, le ideologie e le filosofie d’ogni genere tendono a creare una società conflittuale basata sul pensiero unico con il concorso dell’individuo stesso, come è possibile arrivare alla pacificazione della società umana?

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/10/2012 alle 19:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L’intransigenza delle religioni e la loro espansione violenta
post pubblicato in RELIGIONE, il 10 ottobre 2012


La violenza musulmana e quella cristiana
Ogni idea ha il diritto di esistere e di esprimersi! Questo è, o dovrebbe essere, la base del vivere civile sia degli individui che dei popoli.
La formulazione di nuove idee muove da sempre il genere umano ed è alla base della grande varietà di culture e del conseguente progresso che tale varietà è in grado sviluppare.
Purtroppo, però, le idee stesse tendono a cristallizzarsi e a diventare assolute per la mancanza di flessibilità della stessa mente umana che le ha generate impedendo proprio l’applicazione del diritto all’esistenza ed espressione delle idee diverse dalla propria.

Nel mondo mussulmano questo avviene ogni qual volta idee diverse si permettono di criticare il credo islamico o di penetrare nei territori a cultura islamica o per difendere la loro penetrazione pretendendo, una volta diventato maggioranza, l’autonomia o l’indipendenza dalla cultura dominante anche con mezzi violenti.
L’ultimo in ordine di tempo, per quanto riguarda la critica, è stata la reazione violenta degli islamici al film “l’innocenza dell’islam” che ha fatto 4 morti e violente manifestazioni nel mondo arabo, e non solo, perché ritenuto blasfemo.
Per quanto riguarda la penetrazione islamica in territori con cultura diversa, è di oggi la notizia di un accordo di pace tra il governo filippino e i ribelli SEPARATISTI islamici; accordo che arriva dopo quarant’anni di conflitto e 120.000 morti e che prevede la creazione di una regione autonoma nel sud del paese dove hanno la loro base i separatisti islamici. Va detto che le Filippine sono a maggioranza cristiana (94%).
In ultimo, la penetrazione di altre culture in territorio islamico è sempre vista con sospetto e sono frequenti eccidi contro le minoranze - al proposito si vedano gli attacchi alle comunità cristiane in Nigeria e in Kenya.
Il pensiero unico e la salvezza
Se l’Islam è intransigente non di meno lo sono le altre religioni incluso il cristianesimo cattolico che, pur accettando il confronto, si ritiene l’unica religione, e l’unico popolo eletto da dio, in grado di salvare l’umanità.
Il fatto che non operi, nella sua penetrazione in altre culture, con la violenza, non diminuisce la sua volontà di evangelizzare - che significa semplicemente convertire i non cristiani al cristianesimo - i non credenti nel tentativo di dominare un sempre più vasto territorio allo scopo di portare l’umanità ad un solo scopo. Al riguardo, non deve trarre in inganno la sua attuale tendenza al laicismo inteso come convivenza pluriculturale; al riguardo basti leggere il discorso del papa tenuto in occasione della sua visita al presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 24-6-2005:
Cristo è il Salvatore di tutto l'uomo, del suo spirito e del suo corpo, del suo destino spirituale ed eterno e della sua vita temporale e terrestre. Così, quando il suo messaggio viene accolto, la comunità civile si fa anche più responsabile, più attenta alle esigenze del bene comune e più solidale con le persone povere, abbandonate ed emarginate. Scorrendo la storia italiana, si resta impressionati dalle innumerevoli opere di carità a cui la Chiesa, con grandi sacrifici, ha dato vita per il sollievo di ogni genere di sofferenza. Su questa stessa via la Chiesa intende oggi proseguire il suo cammino, senza mire di potere e senza chiedere privilegi o posizioni di vantaggio sociale o economico. L'esempio di Gesù Cristo, che "passò beneficando e risanando tutti" (At 10,3), resta per essa la norma suprema di condotta in mezzo ai popoli.
A parte l’ipocrisia delle affermazioni contenute nel testo riportato, il centro del pensiero cristiano rimane la centralità della figura di cristo come SALVATORE DI TUTTA L’UMANITA’, cioè, la salvezza può verificarsi solo quando tutto il mondo seguirà gli insegnamenti di Gesù.

Pertanto, anche se la differenza, attuale, tra le due religioni è il metodo, ciò non toglie che tutt’e e due ritengono essenziale la diffusione a livello totale del loro credo.
Penetrare in altre culture, anche se in modo “pacifico”, comporta sempre il formarsi di conflitti poiché, chi penetra, è portatore di istanze a volte opposte (ed è proprio il caso del cristianesimo e l’islam). Questo comporta la necessità di adeguamento della costituzione socio/religiosa del popolo ospitante che, però, non capisce il perché debba rinunciare a parte delle proprie strutture socio/culturali e legislative.
In ultima analisi, il conflitto tra religioni non ha e non può avere una soluzione poiché tutte hanno come presupposto la peculiarità di ritenersi gli unici eletti.

Questo ci porta a riflettere sulla validità di una società religiosa portatrice di pace considerando che la stessa religione è in conflitto con tutto ciò che non risponde alle sue esigenze. Inoltre, ritenere che la salvezza possa realizzarsi solo a patto che il mondo si conformi alla religione non si discosta per niente dalle società totalitarie poiché anch’esse partono dal presupposto che una società pacificata possa esistere unicamente se tutti esprimono un pensiero unico (e tutti ne conosciamo i risultati).
Dunque, meravigliarsi delle azioni violente dei musulmani non ha ragion d’essere perché ogni religione, ogni pensiero ideologico e filosofico risponde allo stesso principio, cioè: affinché si verifichi una società pacificata deve necessariamente verificarsi il pensiero unico e questo, storicamente, ha sempre prodotto invasioni cruente e repressione nei confronti di quanti, individui o popoli, sono portatori di altre idee.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 10/10/2012 alle 11:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La scienza al servizio della chiesa, secondo il sig. Ratzinger.
post pubblicato in RELIGIONE, il 26 febbraio 2012


foto da Nonciclopedia
“L'unione dell'uomo e della donna in quella comunità di amore e di vita che è il matrimonio, costituisce l'unico luogo degno per la chiamata all'esistenza di un nuovo essere umano, che è sempre un dono”.
Questo è quanto ha detto il Pontefice in occasione dell'udienza alla Pontificia Accademia per la Vita che ha organizzato un convegno sull'infertilità.
Come si possa definire una comunità di amore e di vita il matrimonio in una società tutta tesa all’individualismo, sicuramente, è uno dei misteri della fede. Misteri che non tengono fede della realtà in cui versa l’uomo oggi che, schiacciato tra le esigenze di sopravvivenza e il desiderio di un mondo giusto ed equo, deve rinunciare a quei presupposti necessari alla realizzazione dei suoi desideri.
Avere figli, oggi, implica un impegno che esula dal tema amore perché non basta amare per poter dare una vita degna di tale nome.
Se in passato  i figli erano vissuti come un fatto economico - in modo particolare nel mondo contadino dove i maschi rappresentavano braccia per la campagna e le femmine un’entrata economica al momento del matrimonio (cosa che avviene tutt’oggi in parecchie parti del mondo) - oggi, caduti i presupposti di tale visione, i figli, il più delle volte sono vissuti come ingombro per le difficoltà cui la famiglia, o coppia?, deve far fronte per sopravvivere. Pertanto, quello che il papa chiama dono, in realtà è un problema che mette alla prova la coppia portandola, molto spesso, al divorzio. E questo dimostra che la coppia non segue, e non ha mai seguito, un progetto “divino”, che l’amore è altra cosa dall’ideale con cui viene rappresentato.

Il papa afferma anche che le coppie sterili dovrebbero essere aiutate dalla scienza - cosa che la scienza fa da secoli senza l’approvazione del papa - entrando così in contraddizione con quanto detto sopra; se fare figli dipende da un atto d’amore all’interno di una istituzione sacra, che bisogno c’è della scienza?  
Se la scienza viene intesa come ricerca costante del significato della realtà, la teoria dell’amore cristiano cattolica, dato che basa la conoscenza sulla parola di dio, non è interessata ai suoi sviluppi che, costantemente, contrasta. Pertanto, affinché la scienza si adatti alla teoria dell’amore cristiano cattolica, non deve essere intesa come ricerca del significato della realtà ma come ricerca della verità della parola di dio; cioè, deve essere al servizio della verità divina che, in teoria, è già stata sviluppata completamente. Il servizio consisterebbe nel trovare prove da presentare ai dubbiosi e non credenti.
Questo modo di intendere la scienza implica lo snaturamento del suo significato intrinseco poiché verrebbe utilizzata, non più come metodo per la comprensione dell’universo e tutto ciò che contiene ma per sostenere la teologia cristiano/cattolica.

Parlare di famiglia e figli in termini di amore come legante dei rapporti sia nella coppia che tra essa e i figli non ha nulla di scientifico, pertanto, chiedere alla scienza di supportare eventuali difetti fisici da parte di uomini di fede cattolica significa usare la scienza in modo utilitaristico poiché la fede, essendo basata sulla parola di dio, che, secondo i cristiano cattolici, è verità assoluta, non ha nessun bisogno della scienza umana.
Allontanato dal luogo di culto perché disturbava la funzione.
post pubblicato in RELIGIONE, il 20 febbraio 2012


Succede al policlinico di Cagliari che durante una funzione religiosa nella cappella - la funzione era dedicata alla giornata del malato - del policlinico, il prete addetto alla funzione allontani una signora, che era presente alla funzione col figlio epilettico, perché il figlio ha disturbato la funzione per una breve crisi del suo male dicendo: non riprendo la celebrazione finché non uscite.
Successivamente, a funzione finita, il prete ha ripreso la signora con la frase: non avrebbe dovuto accompagnare certi soggetti in chiesa. Al che, la signora, offesa dalla frase chiede al prete di ripetere affinché possa registrare col telefonino cosi che possa avvisare il vescovo, con prove alla mano, del comportamento del prete. Il prete s’arrabbia e cerca di strapparglielo provocandogli un danno al dito.

Un comportamento alquanto increscioso sia per la persona che l’ha tenuto sia per il luogo e per il significato della funzione ma, ancor di più, per la persona a cui era diretto e a cui era diretta la funzione stessa perché malato. Ma non è questa la cosa più raccapricciante della storia perché l’epilessia, in passato, non era ritenuta una malattia, bensì, una possessione demoniaca; si credeva che la persona affetta dall’epilessia fosse posseduta dal diavolo.

Pertanto, l’aver allontanato da una funzione religiosa e la frase “non avrebbe dovuto accompagnare certi soggetti in chiesa, lascia chiaramente intendere che il disturbo non era arrecato alla funzione ma che, l’ammalato era fuori luogo in chiesa essendo posseduto dal maligno.
Che la chiesa cattolica creda ancora al diavolo è risaputo, che l’esorcismo sia
Foto tratta dal sito tuttogratis
praticato ancora è altrettanto risaputo, e se è vero che questo lascia alquanto indifferenti coloro che in queste credenze e pratiche non credono, non lo è altrettanto quando si tratta di comportamenti che ledono sia la dignità della persona sia il suo diritto a partecipare ad un rito che condivide.
L’aver cacciato da un luogo di culto un epilettico, per le motivazioni dette sopra - anche se non dichiarate - è sicuramente un atto significativo del fatto che, la chiesa, crede ancora che certe disfunzioni organiche non siano malattie ma manifestazioni negative dell’individuo.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/2/2012 alle 14:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
I cattolici oltranzisti e gli immigrati
post pubblicato in RELIGIONE, il 4 gennaio 2012


Pontifex Roma
Ogni tanto, sia per curiosità che per conoscenza, faccio una visita a Pontifex Roma, sito cattolico oltranzista della destra religiosa anti comunista.
Leggendo qua e la, m’imbatto nell’articolo sull’aumento della tassa per il permesso di soggiorno.
L’autore, nella prima parte dell’articolo, partendo da pesanti offese nei confronti di quanti hanno protestato per quello che è, a tutti gli effetti, un balzello con due obiettivi: fare cassa sulle spalle dei disperati e limitare le possibilità agli immigrati di ottenere il permesso di soggiorno, arriva a teorizzare, anche se indirettamente, un vero e proprio pogrom contro gli immigrati.

Dice l’autore: A costoro, di venire in Italia, non lo ha ordinato il medico e se le tasse sono salate, possono serenamente tornare da dove sono arrivati. In sincerità: saremmo contenti di vedere tanti figuri del genere in meno nelle nostre città, ne guadagneremmo in sicurezza, felicità e pulizia (sono semplici constatazioni, dato che gli immigrati sono abbandonati a loro stessi e sono vittime della malavita). …  vale a dire che, l’immigrazione, non è il frutto della devastazione socio/politica/economica/culturale e RELIGIOSA di quei paesi attuata dal colonialismo moderno occidentale a vocazione CRISTIANA E CATTOLICA e che noi, come responsabili del loro declino, dovremmo aiutare.
Per l’autore, invece, dovremmo difenderci da un’invasione che sta minando la nostra civiltà - che, comunque, non è cattolica come vorrebbe farci credere, ma multi culturale e lo stato è laico e non religioso - con mezzi legislativi repressivi.
L’autore, inoltre, si chiede perché ci prendiamo a cuore la sorte degli immigrati e non facciamo niente per i nostri poveri; sicuramente sta parlando di se e del suo gruppo perché, la società civile, di proteste contro l’attuale politica ne ha fatte, e ne sta facendo, tante, in modo particolare contro la tassazione dei redditi poveri e le pensioni.

Nella seconda parte, l’autore, partendo da un problema condivisibile, quello delle spese militari e, in modo particolare, i caccia F35, si chiede, giustamente, se non sarebbe meglio revocare l’acquisto e spendere quei soldi per cose più importanti. Peccato, però, che queste parole, collegate alla prima parte dell’articolo, suonino alquanto strumentali perché di movimenti pacifisti e anti militaristi ce ne sono e fanno parte di una realtà trasversale e non di parte. Le proteste per le spese militari, e in modo particolare per gli F35, sono molte sia da parte dei movimenti pacifisti  e antimilitaristi sia dalla stampa nazionale. Tutti si chiedono se non sia il caso di usare quei soldi per affrontare l’attuale crisi senza dover intervenire sulle tasse, incluso il balzello sulla tassa di soggiorno, che, comunque, sono la causa prima dei disagi attuali.

E’ evidente che all’autore sfugge l’impegno civile contro ogni sopruso, sia esso rivolto agli italiani che agli stranieri, Tutto preso dalla condanna di quelli che chama atei e comunisti, non si accorge di essere scivolato nel più bieco conformismo reazionario cattolico.
L’ortodossia religiosa all’attacco dello stato laico.
post pubblicato in RELIGIONE, il 2 gennaio 2012


Dal corriere della sera: “Nel quartiere ultra ortodosso di Mea Sharim, la sera dell’ultimo dell’anno, la polizia è stata ricevuta da un migliaio di manifestanti, alcuni dei quali indossavano provocatoriamente le famigerate casacche a righe, come relativo copricapo, le stelle gialle di Davide, le scritte “ebreo”, in tedesco, cucite sul petto”.
La protesta di sabato, organizzata dagli ultra ortodossi, è, chiaramente, una provocazione, ma ha in se una volontà di rivolta nei confronti delle libertà laiche che permettono modi e usi nella vita quotidiana contrari al credo ebraico ortodosso
Gli ebrei ultra ortodossi sono in conflitto con lo stato d’Israele per le sue aperture al mondo laico e stanno lottando affinché le donne non siedano accanto agli uomini sui mezzi pubblici e che tengano un contegno “morale” secondo i dettami della legge ebraica. Che ci siano marciapiedi separati per uomini e donne e, a quanto sembra, anche porte separate per i negozi. Oltre a questo, vorrebbero che le donne portassero il velo.
Diversi episodi, nel recente passato, hanno chiaramente dato l’idea di cosa vogliano gli ortodossi.
Uno tra tutti è quello di Na’ama, una ragazzina di 8 anni che, a causa del suo abbigliamento infantile e colorato, viene quotidianamente fatta oggetto, da parte degli ultra, di pesanti invettive.

Come tutto ciò possa accadere in uno stato laico, forse è riconducibile al fatto che lo stato d’Israele nasce su presupposti religiosi che ne hanno determinato lo sviluppo sin dalle origini.

Non va dimenticato che l’ebreo fa riferimento ad una storia basata sulla religione, quella ebraica, appunto, e che il movimento fondante dello stato, il sionismo, pur essendo laico, porta in se la componente religiosa sin dal nome, che deriva da Sion, il monte dove sorse il primo nucleo di Gerusalemme e che, col tempo, divenne il punto di riferimento per gli ebrei sparsi in tutto il mondo siano essi ortodossi - lo stato d’israele si ricostituirà con la venuta del messia - o nazionalisti nelle loro varie forme: i sionisti che vogliono lo stato d’israele nella terra d’origine con capitale Gerusalemme, i territorialisti che chiedono uno stato senza preferenza del territorio e gli autonomisti che chiedevano l’autonomia degli ebrei nei rispettivi paesi di residenza.
inoltre, il termine Israele è il nome dato da dio ad Abramo quando lo condusse alla terra promessa.

Comunque sia, la religione è talmente presente che, in Israele, esistono e sono riconosciuti, al punto di essere presenti in parlamento, partiti dichiaratamente religiosi - nel senso che possono influenzare lo stato proponendo leggi contrarie ai principi dello stesso. Questo implica la presenza nel parlamento componenti anti sioniste. Componenti che, per loro natura, sono contrarie all’esistenza dello stato; queste componenti sono quelle ortodosse.

In base a quanto detto sopra, risulta evidente la contraddizione dello stato d’Israele; se da una parte, per la sua natura laica, accetta l’esistenza di  movimenti estremisti e fondamentalisti, dall’altra, non può permettersi di lasciare la libertà di agire agli stessi perché comprometterebbero l’esistenza stessa dello stato laico.
Detto ciò, c’è poco da meravigliarsi delle proteste degli ultra ortodossi ne, tantomeno della loro pretesa di imporre allo stato la loro legge.
L’integralismo cattolico e la punizione divina
post pubblicato in RELIGIONE, il 17 dicembre 2011


 Solitamente si parla sempre di integralismo islamico  e mai di quello cattolico. Forse ciò deriva dal fatto che la chiesa cattolica, a partire da papa Roncalli, ha avuto delle aperture nei confronti della società civile lasciando liberi i fedeli di interpretare la fede anche in modo personale. Forse anche dal fatto che, la chiesa cattolica si è impegnata a trovare unità all’interno del mondo cristiano e a sviluppare il dialogo tra le religioni. Questo, però, non significa che i cattolici abbiano rinunciato, in maggioranza, quello che è il presupposto di ogni religione: l’integralismo.
Ne è testimonianza l’esortazione dell’attuale papa affinché i cattolici siano sempre più presenti nel mondo politico anche con un loro partito.

Un esempio di integralismo cattolico lo si trova nel sito Pontifex Roma.
In merito alla morte del giovane operaio, a Trieste, durante la costruzione del palco per il concerto di Jovanotti scrive: “A Trieste, mentre si montava una tribuna per il concerto di Jovanotti, un crollo improvviso è costato la vita ad un operaio e diversi feriti. Piangiamo una vittima senza colpa, preghiamo per lui e chiediamo sia fatta giustizia, indipendentemente dal nome o dal passato di chi sia responsabile per colpa. Davanti alle morti sul lavoro occorre massima fermezza, in quanto non è pensabile lasciare la vita e la famiglia per pochi soldi, mentre artisti e vip ingrassano. Detto questo, passiamo al resto. Ricorderete che una settimana fa, Fiorello si esibì con il suo penoso "salvalavita Beghelli", alludendo e facendosi apostolo del profilattico, dunque incoraggiando via etere il libertinaggio sessuale, quindi il peccato mortale? Bene, in quella circostanza, Fiorello ebbe come partner proprio Jovanotti, colui il quale avrebbe dovuto esibirsi a Trieste. Dio non manda certamente il male che non vuole. Dio non chiede sofferenze agli umani, ma si ribella e acconsente
... acché Satana ci metta alla prova”.
L’autore, partendo da un fatto reale e triste, cerca di costruire una tesi presupponendo che il fatto sia successo a causa del presunto “peccato” di Jovanotti liquidando in poche parole il fattore più importante, la responsabilità.

Dio punisce perché offeso - sarebbe da chiarire perché, invece di colpire direttamente i colpevoli, colpisce un “innocente”, una persona che con Jovannotti nulla ha a che fare - e punisce duro condannando, a morte, un innocente e non i colpevoli.
Pertanto, secondo l’autore, chi non rispetta le leggi (divine?) commettendo “peccato mortale” è passibile di morte; ma non della sua, bensì di quella di tutto ciò che gli sta intorno. Come a dire che la sua opera deve essere distrutta - ma non lui.

Difatti afferma: “Una positiva conseguenza del crollo è stata la sospensione del concerto di questo menestrello del vietato vietare, del tutto è permesso, della vita sregolata e dell'incitamento ad ogni scompostezza esistenziale”. E più avanti: “Chi violenta il genere umano, chi istiga alle perversioni, non piace a Dio, in quanto degno servitore del Suo nemico, dell'angelo perverso e corruttore che è "principe di questo mondo" e che va combattuto, non appoggiato”. E in un altro articolo scrive: “Ci sono 2 schieramenti: intelligenti e stupidi. I primi, se parlano, lo fanno con criterio. I secondi, di solito liberali e democratici, cinguettano e si autoproclamano difensori della libertà. A costoro chiediamo: come mai quando qualcuno richiama alla moralità, o quando parla la Chiesa, non siete più liberali e insultate, minacciate, bestemmiate e vi stracciate le vesti? Ipocriti. Accettate solo le vostre libertà: scelleratezza e droga.


L’autore esprime tre concetti che lasciano chiaramente intendere la volontà integralista:

1) (la pena di morte) E’ contento della morte del giovane perché, come conseguenza, ha avuto la sospensione del concerto.  

2) (negazione del diverso) Chi esprime idee diverse al credo religioso (in questo caso cattolico) è  per sua natura, perverso e deve essere condannato perché non piace a dio.

3) (proibizione del libero pensiero) Ogni pensiero (cita quello liberale e democratico) che non “contempla” dio e una il metodo di analisi critica della società è ipocrita perché, secondo l’autore, il libero pensiero parla di libertà propria negando quella altrui - come a dire che la chiesa cattolica non ha la libertà di esprimersi nella società laica, democratica e liberale.


Purtroppo, quello che magari sembra un caso isolato - se leggiamo famiglia cristiana possiamo anche credere che il mondo cattolico accetti, o condivida, le libertà laiche -, non lo è. Se valutiamo l’operato dai vari movimenti per la vita cattolici, ci rendiamo immediatamente conto dell’obiettivo del cattolicesimo che, pur vivendo in una società libera, ma forse proprio per questo, dove ogni individuo è libero di scegliere (libero arbitrio) se “salvarsi” o “perire” senza compromettere la “salvezza” altrui, dove lo stato garantisce il pieno sviluppo di ogni idea (va precisato che l’idea cattolica è tra,quelle che, più delle altre, hanno la libertà, ma anche l’esistenza, assicurata dallo stato stesso), continua a proporre soluzioni miranti a delegittimare, ma anche ad annicchilire, le basi dello stato laico.


L’autore dell’articolo dice concludendo: “Questa è fede, non è invenzione o superstizione, questo è scritto anche nel Catechismo delle scuole elementari”. E ancora: “Sappiamo bene che queste parole susciteranno le ire e gli insulti di uomini di poca fede o di siti di spam, ma di loro: chissenefrega".


Certo, aver fede significa aderire alle proprie idee senza riserve, questo, però, non comportare la distruzione del diverso. Però, quello che lascia perplessi è la frase finale; chissenefrega di quello che pensano gli altri - sempre che lo pensino davvero quello che scrive l’autore -, questo in barba alle belle parole di dialogo dei vari papi che si sono succeduti a partire da papa Roncalli.

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