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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Due parole su ... Anche gli orsi faranno la guerra.
post pubblicato in LIBRI: DUE PAROLE SU ..., il 16 gennaio 2012


Libera interpretazione del Romanzo di Paolo Alberti. Rizzoli editori Edizione del novembre 2011

Hai tredici anni, e giochi felice.
Libero per le vie del conosciuto quartiere
e hai un dono che tutti t’invidiano;
non sbagli un colpo.
Con la fionda o la cerbottana
il bersaglio non ha scampo.
Sei il migliore tra gli amici,
tutti lo sanno e t’ammirano.
L’unico in grado di farlo!
Ma non te ne vanti,
è solo un gioco
anche quando colpisci gli orsi degli zingari
quegli zingari tanto dileggiati …

Fosti contento
quando il tuo amato fratellone
ufficiale dell’esercito,
serio e rispettato,
in quel giorno d’agosto
ti diede il suo fucile.
Ricordi, la nel folto del bosco,
non riuscivi a crederci!
Un vero fucile,
con proiettili veri,
una cosa da uomini.
E tu,ancora ragazzino,
fu con quel fucile
che imparasti a mirare,
a centrare con arma che uccide.

Per mesi continuasti
ad ogni ritorno del fratello
a centrare, con sempre  
maggior perfezione, il bersaglio.
Perfezionasti il tuo dono
centrando lattine e bottiglie.

Poi venne il giorno
che non c’erano ne lattine ne bottiglie
ma un cane randagio raccolto per strada,
a cui, il tuo amato fratellone,
con tono serio e duro,
t’impose di sparare.

Piangesti quel giorno!
Per la prima volta pensasti
tuo fratello come essere cattivo.
Lo odiavi, quasi.
No! dicesti tra le lacrime.
Non si può uccidere un essere vivente.
Una cosa è il tiro al bersaglio
su lattine bottiglie e lampioni,
ma anche pure agli orsi
che la pallottola non entra,
non uccide.
Altra cosa è sparare per uccidere
con armi vere e pallottole che penetrano
mordendo la carne e togliendo la vita.

Nulla disse il tuo fratellone,
se non che pronto non eri ancora
che ci voleva ancora tempo
e tu, colpito nell’orgoglio,
sparasti d’istinto, e il cane stramazzzò
colpito dal proiettile che penetra e toglie la vita.

E qualcosa si ruppe dentro.
Percepisti il cambiamento
senza comprenderlo.
Sentisti la tua libertà fuggire
che uccidere significa essere soli.
Mai più libero di giocare alla guerra
ma uomo solitario nel mezzo del nulla.

Poi, di colpo, tutto cambia
il tuo adorato fratellone ti chiama.
E’ venuto il momento, dice,
i tempi precipitano, la festa è incominciata.
Capisti, tu, senza bisogno di altre parole,
ma senza comprendere il vero significato
che ancora ragazzino eri.
Senza comprendere quale sarebbe stato il tuo destino,
chiedesti al fratello che ti portasse con lui;
sono pronto! dicesti al fratello ancora incerto;
pensava alla crudeltà che già conosceva.
Ma solo due alternative aveva
e scelse quella che sembrava la migliore.
Lo fece per te, per non lasciarti solo
che, i genitori ormai stanchi,
più non potevano accudirti.

Vieni dunque, disse. E ti portò con se.
Strada facendo chiedesti il perché della guerra,
perché gente amica s’uccideva,
gente con cui si son divisi gli affanni della vita
ora era nemica.
non capivi quella necessità di combattere
i propri simili
Ma, pur non capendo le motivazioni del fratello,
lo seguisti convinto era nel giusto.

Prima di partire, saliste sui tetti
vicini all’accampamento degli zingari
e, nascosti dietro ad un comignolo,
t’indicò la feccia e ti disse: spara!
Sono pronto! rispondesti convinto
puntando la pistola che lui stesso ti regalò.
Il fratello, stupefatto, disse: che dici?
Non può essere, questa è cosa seria!
Non puoi essere pronto! la guerra è crudeltà,
e tu ancora troppo giovane sei.

Ma tu puntasti la pistola,
un colpo preciso nell’occhio
che neanche s’accorse,
lo zingaro, cos’era il bagliore che vide.

Sono pronto dicesti, e partisti verso l’ignoto.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/1/2012 alle 8:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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