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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Perché il M5S non appoggerà alcun governo
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 4 marzo 2013


Continua il battibecco, a distanza, tra PD e M5S per la formazione del nuovo governo. Il PD chiede l'appoggio del M5S e ottiene un secco rifiuto: "E' il mercato delle vacche, al M5S arrivano continue offerte di presidenza della Camera, di commissioni, di ministri, ma non siamo in vendita. Se il PD vuol trasformare il Parlamento in un Vietnam, non staremo a guardare. Nessuna trattativa ne calcolo sotto banco." 

Sembrerebbero cose dette da un personaggio nevrotico, invece sono parole dei due leader del M5S determinati a cambiare radicalmente le regole della politica e della società italiana; costi quel che costi. E fin qui tutto bene, ciò che non va è il metodo che vogliono usare. 

Mentre il PD chiede l'appoggio alla luce del sole - è alquanto chiara l'affermazione di Renzi: niente giri di parole, il centrosinistra ha perso. Non pugnalo Bersani alle spalle. La priorità é tornare in sintonia con gli italiani, non giocare al compro baratto e vendo dei seggi grillini - i due pensano, e vedono l'offerta, in termini di inciuci e accordi sotto banco. E' vero che la politica italiana è fatta anche di accordi e a volte anche sotto banco, ma è altrettanto vero che una persona preparata dovrebbe essere in grado di distinguere se la proposta è onesta e serve a formare il governo su basi condivise; gli inciuci non vengono certo resi pubblici. 

E poi di quale Vietnam si sta parlando? Pensano forse che in Italia sia in atto una guerra? Beh, se pensano questo significa che, o non hanno capito che per democrazia s'intende proprio la collaborazione tra diverse idee o, pur avendolo capito, cercano di evitarlo perché non è il loro obiettivo finale; il Vietnam, a questo punto, lo vogliono loro. 

Dicono: Se verrà messo insieme un governo, formato da altri partiti, il Movimento 5 Stelle darà il proprio voto a tutto ciò che costituisce parte integrante del proprio programma, ovvero, se il governo non lo formeremo noi, voteremo solo quelle leggi che rispecchieranno interamente il nostro programma. Ciò implica una richiesta, anche se velata, di formare il governo con il solo M5S. 

D'altra parte, quando Grillo nella campagna elettorale disse: Arrendetevi! Siete circondati dal popolo italiano Arrendetevi e vi prometto che non useremo violenza su di voi, vi accarezzeremo come si fa con i malati di mente. Dovete andarvene finché siete in tempo, sicuramente si riferiva proprio al fatto che con un risultato elettorale importante avrebbe cercato in tutti i modi di ottenere il mandato per formare il governo e, qualora non ci fosse riuscito, sarebbe stato a guardare. Anche se quel "stare a guardare" non è affatto passivo. Conosce benissimo l'impossibilità di un accordo tra PD e Pdl per il governo viste le differenze sostanziali dei programmi. Così come sa che il programma del PD è affine al suo anche se molto più elaborato e con riferimenti chiari ai principi su cui si deve basare la società. 

Quello di grillo non può che essere un gioco teso a spingere i "nemici"  a fare un governo che, dato la loro abissale distanza in quanto a programmi non sono affatto affini, porterebbe necessariamente, o a riforme non condivise dal M5S o alle elezioni anticipate senza nessuna riforma; nemmeno quella elettorale. Questo accrescerebbe nell'elettorato la sensazione di disagio e ripulsa verso l'istituzione dei partiti, visti tutti e senza distinzione di programmi e metodi erroneamente - grazie alla propaganda di Grillo che li accomuna sullo stesso piano sia nei contenuti che nel comportamento - come gli autori della crisi in corso; cosa di cui, Grillo, col suo comportamento e forte del risultato ottenuto, sembra determinato ad assecondare nella speranza/convinzione di raggiungere, nelle eventuali elezioni, un ulteriore aumento dei voti che gli darebbe la maggioranza assoluta in parlamento; il porcellum fa comodo anche a lui. 

In questo, però, sembra non aver fatto i conti con l'oste poiché il segretario del PD ha detto fermamente che un governo con il centrodestra non è possibile dato che nei quattro anni di governo dell'ultima legislazione non ha prodotto quei cambiamenti che nell'ultima campagna elettorale ha proposto; nell'intervista rilasciata a repubblica, alla domanda: Se salta lo schema del suo "governo di cambiamento" lei è pronto o no a fare il patto col diavolo, cioè un governo di larghe intese con il Berlusconi "statista" che dice "questa è l`ora della responsabilità"? risponde: Senta, in questi anni Berlusconi di "ore della responsabilità" ne ha avute a bizzeffe, e le ha mancate tutte. La responsabilità lui non la concepisce al di fuori degli interessi suoi e dei suoi. Dunque, lo voglio dire con assoluta chiarezza: l`ipotesi delle larghe intese non esiste e non esisterà mai.           

Però, dalle parole di Grillo emerge anche, come ho detto sopra, la speranza di formare lui il governo qualora Bersani non dovesse riuscire ad avere la fiducia in parlamento e Napolitano decidesse di dare l'incarico ad un altro. 

Per concludere, dalle dichiarazioni dei due nuovi capigruppo dei grillini è emerso che non daranno la fiducia ad un governo dei politici, valuteranno, però, la fiducia ad un governo tecnico, magari anche a Monti. 

Il paradosso italiano
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 28 febbraio 2013


Quella uscita dalle elezioni è un'Italia divisa in tre ma non nel senso di nord, centro e sud ma trasversalmente. Tutti e tre i partiti maggiori sono presenti, anche se non equamente - il Pdl è maggiormente presente al sud -, in tutte o quasi le regioni; praticamente, non esistono più le cosiddette roccaforti. In modo particolare, il PD ha perso molti consensi al centro dove era presente territorialmente da sempre. Di contro, la lega, ridotta al lumicino, con la vincita - grazie alla coalizione con il Pdl - di Maroni a Milano, praticamente controlla tutto il nord realizzando il sogno da sempre inseguito della padania; paradossalmente, però, in queste politiche ha più che dimezzato i consensi. La lega non è più il partito di maggioranza nelle tre regioni che controlla ma ha la possibilità di condizionare la cosiddetta macro regione (Piemonte, Lombardia e veneto).
Questo significa che, mentre a livello nazionale la coalizione di maggioranza relativa difficilmente riuscirà a fare un governo, a livello locale, un partito di minoranza - in queste politiche la lega ha ottenuto poco più del 4%; se consideriamo che i sostenitori sono per la maggioranza al nord, significa che anche la percentuale non è molto più alta. Maroni ha ottenuto la Lombardia con l'apporto del Pdl. - non solo ha la possibilità di governare, ma anche di condizionare la politica nazionale.
Mentre l'Italia si trova ad un bivio molto importante della sua storia con forze progressiste che spingono per un cambiamento sostanziale della politica nazionale, la lega, complice il pdl, può governare su presupposti territorialistici, le tre regioni economicamente più importanti d'Italia. E, se consideriamo la mai negata volontà scissionista della lega, ne consegue che un piccolo partito ha la possibilità di staccare il nord dall'Italia.
Certo, il pdl ha sempre e comunque il coltello per il manico; la possibilità di far cadere le amministrazioni delle tre regioni ma, considerando il leader, persona molto attaccata ai propri e molteplici interessi e implicato costantemente in processi come indagato, ha nessuno del pdl, considerando che nessuno, a parte il leader, comanda, viene in mente di contrastare le sue scelte che, come sempre, sono legate a interessi personali e, pertanto, anche passibili di inciuci con chiunque gli assicuri la governabilità che, come chiunque ormai sa anche se lo vota, gli serve per non finire in galera. 
La lega, dunque, dopo aver operato per cambiare l'assetto socio/politico dell'Italia con il cosiddetto federalismo fiscale e dopo aver cambiato la legge elettorale, il cosiddetto porcellum - definito così dal suo stesso creatore -, alla fine risulta l'unico partito vincente di queste elezioni.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 28/2/2013 alle 15:47 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il rifiuto di Grillo all'intervista in tivu
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 19 febbraio 2013






Pensa e ci ripensa che alla fine ci rinuncia ad andare in tivù; forse troppo faticoso rispondere alle domande dei giornalisti sempre pronti, come avvoltoi, ad azzannare la preda con domande scomode che presuppongono risposte articolate tipo: quando sarai al governo e manderai a casa tutti, ma proprio tutti, i politici - meno i cinquestelline, s'intende, loro non sono politici - chi comanderà (nel senso di chi prenderà l'ultima decisione riguardo ad una legge)?
In fondo, se li mandi a casa tutti, e questo assomiglia molto all'azione intrapresa da un certo, tristemente noto, Mussolini il duce, rimani solo tu e il tuo gruppo; come farete ad organizzare la tanto conclamata "democrazia diretta"? regalerete a tutti un computer e li/ci obbligherete a starci davanti tutto il giorno ... no, forse è meglio inserirci in testa un microchip così che ci potete raggiungere ovunque e in un qualsiasi momento, magari ci trasmetterete comizi in continuazione - così ci eviterete - e quando non ci sono parole - perché anch'esse, comunque, prima o dopo finiscono - ci rilasserete la mente con la musica in modo che sia sempre altrove?
Sinceramente, la democrazia che proponi mi sembra alquanto strana. 
Oppure faranno domande sul: cosa farai dell'euro? rimetterai la lira e inizierai a stampare moneta e a distribuirla al popolo così che saranno tutti contenti e ... falliti? Insomma, beppe, dovrai pure dire al popolo quello che intendi fare nello specifico perché i discorsi generalizzati li sanno fare tutti.
Ma le domande dei giornalisti saranno molte di più e ben mirate, perciò ... è meglio evitarle. Meglio parlare alla "piazza" che ascolta e non chiede. 
Rifiuti il confronto in favore di un monologo che non lascia spazio al dibattito necessario alla democrazia per svilupparsi. Come in teatro, e tu come attore sai bene come funziona; uno parla l'altro ascolta.  
Questa non è democrazia - che come ci insegnarono i greci più di duemila anni fa, significa "governo del popolo", ovvero, decidere il da farsi attraverso il dibattito pubblico -, tutt'al più è populismo, ovvero, arringare le masse evitando che si interessino direttamente; il loro interesse deve rivolgersi unicamente verso il leader delegando a lui il potere di governare per loro accettandone tutti i presupposti, quali che siano.
E qui entra in gioco la vera essenza del tuo obiettivo; democrazia formale senza partecipazione e confronto tra le diverse anime della società. 
Ah, dimenticavo che tu raccogli gli umori dal web, dal tuo sito; eh, già, tu scrivi cosa bisogna fare e il tuo "esercito" esegue. E come in una dittatura che si rispetti, la responsabilità viene delegata dal capo ai sottoposti. In pratica, tu chiedi la delega del potere decisionale e poi deleghi la responsabilità delle azioni pratiche ai sottoposti; ma non è così geniale come forse credi, già l'hanno fatto in passato.
Eh, si, caro beppe. Perché il tuo rifiuto del confronto non si limiterà ai giornalisti e ai politici in lista per le elezioni. Eh, no! Si prolungherà anche dopo - sempre che ti riesca di vincere o di avere un peso in parlamento - perché certi comportamenti fanno parte del carattere della persona e non di una strategia, come affermano certi giornalisti, per essere presente sui media. 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 19/2/2013 alle 22:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Berlusconi e la legittimazioni delle tangenti.
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 17 febbraio 2013


“Le tangenti esistono ma sono un fenomeno tipico delle democrazie imperfette, come quelle dei paesi del terzo mondo e quando grandi gruppi, come Eni, Enel o Fin meccanica, trattano con paesi che non sono complete e perfette democrazie, ci sono delle condizioni che bisogna accettare per vendere i propri prodotti”. "Queste cose sono sempre proibite dalla legge.Ma sono cose a latere, certi Paesi magari ti chiedono di fare una scuola o un ospedale, che non sono cose contro la legge: sono costi che le aziende mettono in bilancio. Non vedo reati da parte delle nostre aziende. Io non posso dire di conoscere la situazione, ma e’ chiaro che le nostre aziende che vendono prodotti all'estero si devono confrontare con le abitudini dei paesi stranieri dove, se c'è una piena democrazia, non c'è nulla di più rispetto al bando di gara per l'appalto, ma ci sono situazioni in cui oltre alla gara d'appalto devi fare delle opere, oltre appunto all'appalto  stesso. E se si vuole essere presenti in questi mercati si devono accettare le regole, non dico che sono buone, ma sono una necessità se si vuole essere competitori".

Quando si supera l'assurdo tutto è possibile! E'possibile che un ex premier e capo/padrone di un partito che aspira, da sempre,a riformare la società italiana, si permetta di agire a favore di una politica dell'illegalità internazionale lasciando campo libero a coloro che per un motivo o per l'altro hanno a che fare con paesi esteri. 

Secondo Berlusconi, la dove esiste una"democrazia imperfetta" o "la dittatura", e pertanto, sonoin vigore modi di fare diversi dai nostri e da noi condannati, è possibile adeguarsi usandoli pur di raggiungere uno scopo economico che porti profitto all'azienda interessata. "Bisogna accettare le regole", dice, al di là della legalità, l'importante è essere presenti su quel mercato, anzi, secondo lui, è necessario accettarne le regole.

Ma è poi vero? E' vero che in altri paesi non ci sono regole che impediscono l'uso delle tangenti e la corruzione? Certo, il concetto di corruzione può diversificarsi in base alle culture specifiche, questo è vero, e in certo qual modo, certi paesi chiedono l'impegno per il finanziamento di opere pubbliche, ma questo non c'entra per niente con le tangenti date agli intermediari. Le possibili richieste di finanziamenti per opere pubbliche sono legali e fanno parte dei contratti d'appalto pertanto registrate nei conti delle aziende, le tangenti no! Quelle viaggiano da sole in nero esentasse. Non per niente, il governo indiano ha mandato persone a controllare se nella faccenda Fin meccanica fossero implicati, a livello di tangenti, i suoi intermediari; in questo caso, però, l'intermediario è una persona ufficiale.

Le cose "a letere" che dice Berlusconi sono integrative dei contratti, perciò ufficiali, le tangenti no! 

Nelle sue tristi affermazioni, Berlusconi lascia intendere che in occidente non esistono tangenti: “Le tangenti esistono ma sono un fenomeno tipico delle democrazie imperfette, come quelle dei paesi del terzo mondo ...". Niente di di più falso e questo signore è il primo a saperlo.

La cosa che lascia maggiormente perplessi, però, è che quello che dice, se applicato in generale, ovvero, se ognuno di noi si dovesse comportare all'estero a seconda delle regole non scritte in quei paesi ma esistenti in forza della consuetudine culturale, si renderebbe legale ogni tipo di nefandezze.

Prendiamo ad esempio il turismo pedofilo in voga tra gli occidentali e condannato dai governi occidentali; secondo Berlusconi è una cosa legale perché in certi paesi la questione sessuale è interpretata in modo diverso rispetto all'occidente e dove i minorenni possono essere impunemente fatti oggetto di attenzioni sessuali.

Inoltre, le donne possono essere sposate anche se adolescenti attraverso una sorta di contratto tra genitori e pretendente; cosa che da noi, anche se non esiste una legge specifica, esistono dei principi inalienabili sui diritti dei minori.

Ma non solo, ci sono paesi dove vige la dittatura socio/politico/economica e non esistono diritti per i "cittadini"; in questi paesi non dovrebbe essere permesso, da parte dei paesi che si definiscono democratici e che hanno la pretesa di "esportare la democrazia" anche con l'uso delle armi, fare affari quando non c'è la certezza che i soldi investiti siano usati a favore dei cittadini. Questo significa che alle aziende come Finmeccanica, che costruisce e vende armi, non deve essere permesso di fare affari con essi. Questo anche in considerazione che le armi da noi vendute vengono usate per mantenere il potere del dittatore e, comunque, anche contro di noi.

Insomma, le affermazioni di Berlusconi, in merito al rispetto della cultura in un dato paese, non si limitano alle tangenti in se,ma possono dare inizio ad una pratica di sostegno, diretto e indiretto, a pratiche socio/politiche da noi stessi condannate legittimandole. Possono portare alla delegittimazione internazionale dei diritti che noi stessi riteniamo fondamentali per uno sviluppo mondiale omogeneo e pacifico e che abbiamo, come paese democratico, firmato in sede ONU.

Una domanda: chi ci assicura che domani la stessa pratica non diventi legittima anche da noi? In fondo, il sig. Berlusconi non è nuovo a richieste che tendono a ripristinare in Italia la dittatura.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 17/2/2013 alle 14:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Io come Ceausescu? magari, così avrei i poteri per governare davvero.
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 11 febbraio 2013


Dice il premier rumeno:" un'Italia governata dal cavaliere sarebbe come la Romania governata da Ceausescu". 

Risponde il cavaliere: "io come Ceausescu? magari, così avrei i poteri per governare davvero". 

Dopo l'affermazione su Mussolini in occasione della giornata della memoria, ecco che il cavaliere torna a battere sui "maggiori poteri al premier" e lo fa dichiarando apertamente la sua preferenza, nonché condivisione, della dittatura in se; fascista o comunista poco importa perché ciò che conta è comandare senza opposizione. 

Queste affermazioni chiariscono anche il significato della sua proposta di riformare il ruolo del premier (premierato) dandogli più poteri e, di conseguenza, la possibilità di riformare la costituzione sia nella seconda parte, ruolo e organizzazione del parlamento, sia nella prima, i principi fondanti. 

In questo senso deve essere intesa anche l'affermazione di un accordo con la sinistra, rifiutata da Bersani: "Siamo assolutamente disponibili a un accordo con la sinistra ove si trovasse una posizione comune sulle modifiche costituzionali, che considero essenziali per arrivare a un Paese davvero governabile"; la dove per "modifiche costituzionali ... per arrivare a un paese davvero governabile" s'intende la possibilità di avere una maggioranza reale che dia la possibilità al vincitore di riformare a suo piacimento usando, inizialmente, il parlamento, ma solo come proforma, con l'obiettivo di esautorarlo, privarlo, cioè, della sua autorità attraverso, appunto, le riforme. 

Si potrà dire che chiunque, avendo una maggioranza reale, potrà riformare a suo piacimento. Questo è vero, ma solo Berlusconi vuole le riforme in senso "autoritario". Inoltre, si dice "fermamente convinto che vincerà sia alla Camera che al Senato".   

Un'altra cosa da tener presente sono le sue promesse elettorali; promesse che sa potrebbero essere deleterie per l'Italia, e per tutta l'Europa, data la situazione di crisi economica, ma che continua a riproporre in spregio al benessere generale e alle reali esigenze del paese. 

Inoltre, sa bene che il PD, data la sua struttura multiculturale (il PD, oggi, racchiude al suo interno diverse componenti culturali che vanno dal comunismo al socialismo, dal liberalismo al libertario, dal cattolicesimo a altre componenti religiose, e che non rifiuta altre componenti qualora accettino il principio di rispetto delle diversità),  è un partito aperto a qualsiasi componente culturale e lo statuto si basa sul presupposto paritario dei componenti e non proprietà di qualcuno, è un partito che non può in nessun modo proporre soluzioni restrittive sul piano istituzionale pena il suo disgregamento.   

Dunque, un politico italiano con chiare tendenze dittatoriali, dopo aver già fallito nei suoi propositi, sta ora ritentando la scalata al potere utilizzando le libertà democratiche con lo scopo di eliminarle. Che ci riesca o meno sta, almeno per ora, al popolo deciderlo. 

L'Imu, una tassa che non doveva neanche essere pensata.
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 5 febbraio 2013


L'Imu (imposta municipale propria) è da abolire? Si, certo. E chi si sognerebbe di dire no all'abolizione di una tassa? Il problema, però, sta a monte: non doveva neanche essere pensata sotto ogni possibile forma. E invece è stata pensata fin nei minimi termini nel decreto Legislativo 14 marzo 2011 (governo Berlusconi), n.23 "Disposizioni in materia  di federalismo Fiscale Municipale" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 67 del 23 marzo 2011.

Berlusconi s'è fatto garante dell'abolizione dell'Imu qualora il Pdl vinca le elezioni. Una mossa furbescamente nobile perché l'idea dell'Imu l'ha avuta proprio il governo da lui presieduto. Non solo, il Pdl era il maggior partito della coalizione che ha sostenuto il governo Monti, pertanto poteva benissimo contrastare la legge almeno nelle due importanti modifiche apportate, cioè l'anticipo della legge al 2012 e l'inserimento della prima casa e le pertinenze della stessa. Invece, non solo non l'ha contrastata, ma l'ha anche votata. Questo significa che, per un motivo o per l'altro, gli stava bene.

Alla luce dei fatti, gli stava bene per poterla sfruttare nella propaganda elettorale- d'altra parte, come ammesso da Monti stesso, il governo Monti c'è stato proprio per fare quelle leggi che il Pdl non poteva fare dopo aver promesso a più riprese che non avrebbe mai aumentato le tasse e che, addirittura,le avrebbe diminuite. Sfruttare al meglio la sua tendenza alle promesse che sa di non poter mantenere.

In questo caso ha un vantaggio in più: anche se la legge c'era ed eraopera del suo governo - in certo qual modo, poteva anche essere accettataperché non includeva la prima casa, eccetto quelle di lusso, e poteva passareper una patrimoniale, e poi sarebbe entrata in vigore nel 2014, o forse mai -,anche se ha dato lo spunto e la possibilità al governo monti di usarla, ilfatto che sia stata fatta da un altro governo e modificata rendendola piùpesante, in particolar modo per le famiglie che di più sentono la crisi, lomette al riparo dall'accusa d'averla fatta il governo da lui presieduto, e nonè poco, specialmente per i suoi elettori abituali.

 Questo, però, non diminuisce la gravità della proposta che da più parti è stata bocciata per l'impossibilità di coprire il mancato introito e che, inoltre, ha indebolito la credibilità dell'Italia nei confronti dei mercati - ma questo, ormai, succede ad ogni sparata del cavaliere.

Ovvio che la gravità non sta nell'aver proposto l'abolizione di una tassa da tutti ritenuta iniqua perché contraria all'equilibrio creatosi con il governo Monti e da Berlusconi sostenuto, ma nel fatto di non avere un programma economico idoneo a sostenere la proposta stessa; un programma che si basa su punti generici senza esprimere ne i principi su cui si basa ne le modalità di applicazione dei punti stessi.Un programma che non indica i metodi di attuazione rimane aperto ad ogni soluzione. Il che non implica necessariamente che le leggi siano condivise dagli elettori e anche che al momento di preparare la proposta di legge non ci sia battaglia tra i componenti della coalizione. Un esempio dell'ultim'ora è il rifiuto di Maroni sul condono fiscale proposto da Berlusconi.

Per concludere, la proposta di abolire l'Imu sfrutta il desiderio reale di quanti l'anno pagata, magari con sacrifici, al solo scopo di aggiudicarsi qualche voto in più; come se parlare di tasse sia la stessa cosa dell'acquisto di un giocatore. Ma quel che è peggio è l'intenzione di usare i bisogni dei cittadini per scopi personali e egoistici. Ancor peggio sono le promesse di alleggerimento fiscale a scapito dei servizi: i soldi verrebbero da una riduzione della spesa pubblica di 80 miliardi.

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 5/2/2013 alle 15:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Scandalo Monte dei Paschi di Siena e conseguente sfruttamento elettorale
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 25 gennaio 2013


Ed ecco che in Italia scoppia l'ennesimo scandalo nato, a quanto sembra, da una gestione allegra - e segreta - della più antica banca del mondo: il Monte dei Paschi di Siena. 

Ed ecco che, complici le prossime elezioni politiche, scoppia la polemica sulla commistione tra politica e banche che viene usata a fini propagandistici. 

Ma ormai tutto fa brodo in campagna elettorale quando si tratta di attaccare l'avversario, specialmente quando l'avversario è titolare dell'amministrazione dove avvengono i fatti. A lasciare perplessi e a far arrabbiare è il fatto che la politica di palazzo, in un modo o nell'altro, direttamente o indirettamente, è colpevole di commistione tra politica e privato; banche, industrie e altro ... 

Eppure: 

Monti attacca il Pd perché, secondo lui, ha avuto influenza - come amministratore, da sempre, del comune della provincia e della regione.  

La lega attacca monti perché, a suo dire, per il prestito del governo alla banca sono stati usati i soldi dell'Imu 

Il Pdl attacca il Pd perché, a suo dire, è responsabile essendo a capo dell'amministrazione comunale da sempre e, pertanto, non può fare a finta di non sapere. 

Grillo attacca il Pd perché, a suo dire, ha messo i suoi uomini nella fondazione. 

Il caso MPS dunque, da economico diventa politico a causa dell'approssimarsi delle elezioni. E questo è un guaio perché si rischia di perdere di vista il vero problema: l'utilizzo dei soldi dei risparmiatori in investimenti rischiosi al solo scopo di aumentare i profitti - delle banch/e/ieri - invece di ridistribuirli sia nelle attività produttive e commerciali atte ad aiutare la crescita, che nell'aiuto dei privati qualora decidano acquisti al di sopra delle loro possibilità immediate.  

Insomma, come al solito, i nostri politici, invece di mettersi al lavoro per trovare soluzioni che riportino le banche alla loro funzione reale al servizio del cittadino con leggi appropriate, si limitano a cavalcare l'onda di uno scandalo di cui i primi colpevoli sono proprio loro nella misura in cui non lo affrontano giuridicamente lasciando che le banche continuino la loro disgregazione del tessuto economico attraverso lo spostamento dei capitali dal mondo produttivo al mondo fittizio e virtuale della finanza. 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 25/1/2013 alle 21:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Gli inviti di Berlusconi al lavoro nero.
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 13 gennaio 2013


Nel grande marasma di affermazioni, che promettono mari e monti, della propaganda elettorale, ce n'è una che lascia perplessi e chiarisce, a chi ancora non ha capito, di quali interessi è portatore il signor Berlusconi.  

Berlusconi, mollemente adagiato sulla poltrona dello studio di porta a porta, riprende un tema che, a quanto sembra, gli è molto caro: Visto che abbiamo 4 milioni di imprese, una delle cose che si può fare immediatamente è che se assumono almeno una persona in più con un contratto a tempo indeterminato, su questa persona non dovranno pagare i contributi previdenziali, che saranno a carico dello Stato, né le tasse per 3, 4 o 5 anni; come se assumessero in nero.  

Già nel 2002, in merito ai cassaintegrati Fiat disse: I lavoratori Fiat che resteranno fuori dalle fabbriche potranno integrare il loro reddito con dei lavori non ufficiali.  

 Insomma, una vera e propria fissazione quella di invitare sia i lavoratori che gli industriali a non pagare le tasse che conferma, per l'ennesima volta, la volontà di agevolare gli interessi del solo industriale anche se, in apparenza, sembrerebbe curi anche quella dei lavoratori.  

Ma è solo apparenza perché i lavoratori, comunque, continuerebbero a percepire lo stesso salario perché sarebbe inutileper l'industriale, dare i soldi delle tasse non pagate ai lavoratori se lo scopo è quello di incentivarli ad assumere senza oneri. Il tutto si risolverebbe in un maggior guadagno per l'industriale. E poi, le assunzioni a tempo indeterminato avverranno comunque la dove c'è effettivamente bisogno - nessun industriale assumerebbe solo per avere uno sgravio fiscale sulla persona assunta perché, comunque, avrebbe uno stipendio, superiore allo sgravio, da elargire. E dato che il lavoro umano sta diminuendo anche per altri motivi oltre alla crisi - basti pensare al costante aumento e miglioramento della tecnologia sia alla produzione che alla distribuzione - la possibilità di assunzioni a tempo indeterminato rimarrebbe comunque minima.  

 

Ma, a parte questo, rimane l'assurdità di un uomo politico che cerca di legittimare il lavoro nero e, di riflesso, anche l'evasione ad esso legata. Inoltre, quel "che saranno a carico dello stato" indica che alla fine saranno sempre i lavoratori a pagare attraverso le tasse. 

La trasparenza di Grillo.
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 11 gennaio 2013


Il Messaggero

Dopo due mesi di silenzio, perfino a casa non lo sopportano pù, è grillo che lo dice. Ma sorvoliamo.
Cosa dice grillo di nuovo? niente che non sia già stato detto a parte la teoria della rete che sarebbe fonte di trasparenza - dovrebbe comunque chiedersi se tutti un computer ce l'hanno. Secondo l'ISTAT, sono il 55,5% le famiglie che hanno accesso a internet e il 59,3% quelle che possiedono un personal computer e il 48,6% le famiglie che accedono al web mediante la banda larga. Un po poco per organizzare alcunché, in modo particolare le elezioni - perché, secondo grillo, se si trasmettesse in diretta i lavori del parlamento, tutti li potrebbero seguirli e contribuire con commenti. 
Potrebbero, appunto, perché:

primo, stando ai dati, chi ha accesso a internet sono poco più della metà, 

secondo, i lavori parlamentari non si riducono alla discussione alla camera e senato. Ci sono anche le commissioni della camera, del senato e bicamerali, che si riuniscono per discutere e definire le leggi da presentare alle camere.

terzo, anche se si dovesse seguire tutte le discussioni, sia in diretta che in secondo tempo, e proporre soluzioni nuove, non c'è nessun controllo sulla reale presa in considerazione delle proposte da parte dei parlamentari,

quarto, se dovessimo seguire tutti i lavori del parlamento, non ci basterebbero le ore libere.

Questo significa che, comunque, saranno in pochi ad interessarsi direttamente a quanto succede in parlamento, il resto dei cittadini si rifaranno a quanto quei pochi riferiranno nei loro blog; esattamente come succede con i giornali. Non ci sarà nessuna cewrtezza che quanto riportato da loro corrisponda alla realtà.

Insomma, la tanto celebrata, da Grillo, rete, non può certo sostituirsi ai procedimenti reali che permettono ai cittadini di realizzare, attraverso la loro partecipazione alla scelta dei candidati, una democrazia reale. 
Certo, si può dire che le leggi attuali sulle elezioni non sono affatto indirizzate alla creazione di una democrazia reale. Giusto! Sono perfettamente d'accordo. Ma non è certo la proposta di Grillo a cambiare le cose, perché è la legge che va cambiata, la dove non permette la scelta diretta dei candidati e la dove prevede un premio di maggioranza che permette al partito o coalizione di maggioranza relativa di governare senza la maggioranza dei voti.
Inoltre, scegliere un candidato unicamente da quello che scrive su un blog, non significa conoscerlo. La rete serve ad amplificare le idee dei candidati, ma la loro conoscenza deve avvenire nella quotidianità. Il candidato dovrebbe stare in mezzo alla gente e non davanti al computer.
L'unico modo per cambiare la situazione è quello di cambiare sia la legge che la struttura dei partiti. Cosa che, a quanto ne so,  non risulta nel programma del M5S.

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Berlusconi architetto
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 8 gennaio 2013


Berlusconi architetto, e perché no? dirà qualcuno. Così ce lo togliamo di torno.  

In realtà, Berlusconi non cambia mestiere.  

Il titolo deriva da una delle sue affermazioni fatte durante l'intervista rilasciata a teleradiostereo 92.7.  

"Il mio primo provvedimento sarà l'avvio della riforma dell'architettura istituzionale".  

Un altro che mette in primo piano nel suo programma - sempre che ce l'abbia un programma - riforme che pur essendo importanti - sempre che siano fatte nel modo giusto - non lo saranno mai quanto la soluzione dei problemi reali della vita quotidiana.   

Affermazione fatta probabilmente per non essere da meno del suo attuale nemico: Mario Monti che ha affermato: primo atto (del mio governo) sarà riforma elettorale.  

Questa affermazione non cade però a caso nel baratro del vuoto d'idee e nel marasma del frazionamento del centro destra, ma segue la linea del suo sogno primario: aumentare i poteri del primo ministro. Difatti, Berlusconi lo "riscopre" periodicamente. Un modo come un altro per risolvere i problemi senza contradditorio. 

In una conferenza stampa del 2009berlusconi afferma: "Il premier dovrebbe avere gli stessi poteri dei colleghi europei, così come vanno ridotti i tempi per l'approvazione delle leggiLe difficoltà - ha aggiunto il Cavaliere, riferendosi anche alla situazione in Abruzzo - dipendono dalla nostra architettura istituzionale. Non voglio fare polemiche ma dobbiamo tenere conto dei tempi parlamentari per l'approvazione di una legge. Il nostro sistema istituzionale deve essere adeguato alle esigenze di un Paese moderno". 

La stesse parole dell'intervista a teleradiostereo: "Il mio primo provvedimento sarà l'avvio della riforma dell'architettura istituzionale. Oggi in Italia il primo ministro non ha poteri, i tempi di approvazione di un disegno di legge sono troppi lunghi"con l'aggiunta, "la Corte costituzionale non è più un'istituzione di garanzia ma un organismo politico della sinistra. Per questo urge una riforma costituzionale". 

A parte il fatto che esistono problemi ben più urgenti da mettere in testa all'agenda politica del governo, il problema qui è la sua ostilità al parlamento:  qui una mia precedente analisi come momento di dibattito di tutte le forze sociali ivi rappresentate. Più potere al primo ministro significa anche eliminare il ruolo dei ministri che si troverebbero a dover agire sulle disposizioni del primo ministro senza possibilità di dibattito interno. 

Cosa centri, poi, con l'ingovernabilità la corte costituzionale lo sa solo lui. E' vero che il compito della corte costituzionale è quello di decidere se una legge è costituzionale o no. D'altra parte, la corte costituzionale è stata pensata proprio come garanzia che nessuno si arroghi il diritto di fare o modificare leggi che possano inficiare la democrazia.  

Pertanto, la governabilità di un paese dipende, innanzi tutto, dalla sua capacità di avere una maggioranza coesa e dalle  

leggi che propone che devono rispettare i principi della costituzione, la corte costituzionale deve agire indipendentemente dalle scelte politiche di ogni suo  

componente. 

Accusarla di sinistra perché mette in discussioni le sue leggi a volte bocciandole come la legge sul legittimo impedimento o la legge sulla privatizzazione dei servizi pubblici locali, significa che Berlusconi vorrebbe una corte costituzionale politicizzata contradicendo se stesso. 

Monti: 'Primo atto sarà riforma legge elettorale indegna'
post pubblicato in ELEZIONI 2013, il 6 gennaio 2013


Ansa  

Monti promette, rispondendo alla domanda su Twitter, che il primo atto del suo eventuale governo sarà la riforma della legge elettorale.   

Ben venga visto che l'attuale è definita "legge porcellum" anche dal suo ideatore Roberto Calderoli.  

Naturalmente, per poter giudicare, tutto dipenderà dalle modifiche che verranno apportate; se, ad esempio, verrà eliminato il premio di maggioranza che permette al partito o coalizione di maggioranza relativa di avere la maggioranza assoluta al senato pur non avendo i voti necessari o se verranno reinserite le liste dei candidati per dar modo ai cittadini di sceglierli.  

Della modifica della legge elettorale si parla ormai da anni, si sono fatte proposte in parlamento, si sono discusse … senza nessun risultato finale; chissà perché?  

Il governo Monti non aveva il mandato di attuare le riforme istituzionali che però vennero comunque affrontate dal parlamento senza però raggiungere nessun risultato. Inoltre, la dove c'era la possibilità di qualche modifica (si veda la legge sull'accorpamento delle provincie) tutto è caduto con le dimissioni di Monti causate dal venir meno della fiducia del Pdl; chissà perché?. 

A questo punto viene spontanea una domanda 

Perché Monti, con tutti i problemi sul tappeto mette come primo atto del suo governo la riforma elettorale? Domanda che riguarda specificatamente l'agenda Monti (punto 4 primo capitolo "Riformare le Istituzioni") perché in essa inserita.  

C'è un problema di natura strutturale nell'azione del partito o movimento di Monti 

E' vero che il programma politico abbraccia, anche se in modo generale, tutte le tematiche della società dal rapporto con l'Europa e l'apporto dell'Italia alla sua "ricostruzione", alla crescita economica all'interno di un'economia sociale di mercato, alla famiglia, lavoro, welfare, giustizia ecc., ma mettere la legge elettorale al primo posto nell'azione del governo quando altri problemi ben più importanti premono è sbagliato. Questo non significa lasciare le cose come stanno ma - considerando anche che una legislatura dura 5 anni - cercare di affrontare il problema con la massima calma per arrivare ad una soluzione adeguata a una democrazia più diretta. Questo vale per ogni riforma. 

Che l'attuale legge elettorale sia una "porcata" è fuori discussione, che sia il problema più importante no! Perché, se così fosse, sarebbe stata cambiata da tempo.  

Diciamo piuttosto che questa legge fa comodo a tutte le formazioni politiche che hanno la possibilità di diventare partito o coalizione di maggioranza poiché, col premio di maggioranza superano il 50 + 1% acquisendo così la possibilità di imporre il proprio punto di vista sui problemi importanti senza, o non tenendo conto, del dibattito parlamentare. Inoltre, a tutti i leader fa gola la possibilità di scegliere le persone da proporre come candidati perché così limitano la possibilità di essere contestati dall'interno.  

Dunque, proporre, come primo punto nel programma politico, la riforma della legge elettorale sa tanto di demagogia populista perché si "cavalca" un malessere diffuso tra gli elettori.  

Questo significa che nessuno ha veramente voglia di cambiarla, che il suo utilizzo è puramente propagandistico per attirare voti e deviare l'attenzione dai problemi che riguardano la vita di tutti i giorni come il lavoro, la pensione la sanità, l'istruzione ecc.; tutti problemi inseriti nell'agenda ma che verranno risolti in modi che non soddisferanno le esigenze della maggioranza dei cittadini.


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