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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
L’ultima creazione di Grillo: Renzi, l’uomo invisibile.
post pubblicato in POLITICA, il 13 aprile 2015


Ormai Grillo sembra arrivato nei piani alti dell’esistenza umana.

Leggo sul suo sito un post dal titolo emblematico “Blog derenzizzato”che ha reso invisibile sul suo blog Matteo Renzi.

Invisibile, cacchio!Sicuramente non conosce, o conosce e finge di non conoscere, tutte le ricadute sulla vita degli italiani.

Come al solito, il signor grillo ne inventa una ogni giorno. L’ultima riguarda il dono dell’invisibilità a Matteo Renzi - poco emerito leader del PD e del per nulla (almeno agli occhi e orecchie dei lavoratori e pensionati; ultimi beneficiari della sua politica) convincente governo italiano. Questa, però, è un’invenzione che, a differenza delle precedenti, non è a doppia lama, anzi, qui di lama ce n’è una sola; ed è sospesa sulla testa di tutti gli Italiani.

Ma si rende conto il signor grillo cosa significa rendere invisibile un essere umano? Beh, sembra di no! tanto vale allora che glielo spieghiamo un attimo in modo succinto ma chiaro.

Dunque, se io fossi invisibile, la prima cosa che farei sarebbe di entrare in una banca, aspettare la notte e prendere tutti i soldi possibili. Chiaramente non è possibile,ovvio; e come farei poi a portarli fuori? Mah! Ma questo è un pensierino,almeno credo, che milioni di persone farebbero.

Adesso immaginiamo un politico del calibro di Renzi diventare invisibile, ovvero, nessuno sa più cosa fa, ovvero, quali, perché e come fa le leggi che, già ora, ci paiono alquanto sbilanciate verso una piccola, anzi piccolissima, ma che dico, verso un esiguo numero di italiani, e pensate cosa potrebbe fare con a disposizione il paese in modo informale, tipo essere mitologico – perché se è invisibile chiaro che saranno altri a tenere i rapporti con il paese.

Se non ci riuscite non importa, tanto lo sta facendo già ora. Quello che cambierebbe sarebbe il potenziamento del suo potere che lo porterebbe ad agire indisturbato, tanto non esiste, è solo un’immagine virtuale della mente.

Insomma, non parlare di una persona non significa eliminarla, anzi, se la si ritiene pericolosa, in questo modo la si rende ancor più pericolosa proprio grazie alla sua invisibilità. Non s’è mai visto un’opposizione che non parli del leader della maggioranza che, anzi, parlarne (male) ne diminuisce la popolarità – si veda Berlusconi; ovviamente per lui conta anche il suo comportamento che, se per un verso, almeno per certe categorie di persone, è stato un comportamento ineccepibile, per altri versi è stato un comportamento a dir poco e per essere gentili - data la sua età e, comunque, offendere non paga che, anzi, può costare – alquanto discutibile.

Dunque grillo,probabilmente, non avendo più grillini da educare perché tutti epurati, ovvero,avendo già degrilinnizzato l’harem, si appresta, nella sua infinita goliardia,a depurare il paesaggio del suo blog da nomi non tollerati da lui e dai suoi accoliti. Ma, a questo punto, cosa dirà della politica italiana ai suoi se rende invisibile il premier che ne è l’autore primo? Bah! Balle della politica; sempre più bieca e cieca nei confronti degli italiani che, a loro volta, vedono la politica sempre più lontana e fantascientifica. 


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permalink | inviato da vfte il 13/4/2015 alle 15:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La finzione della democrazia.
post pubblicato in Riflessioni, il 29 marzo 2015


Si sa che la politica “moderna” italiana si basa essenzialmente sul protagonismo dei suoi componenti.Si sa anche che questo protagonismo si diletta anche nella diffamazione dell’avversario.  Si sa inoltre che ogni politico è convinto di avere la verità assoluta in tasca e che detta verità la deve tradurre a ogni costo nella realtà. Si sa pure che ogni politico si sforza di essere accettato e di conseguire un risultato consensuale tale da permettergli, se non di avere la maggioranza, almeno di contare nel legiferare.Quello che forse si sa poco o non si sa affatto o si sa e non lo si ammette è che ogni politico pensa di poter governare da solo; cosa che lascia presupporre che abbia – il politico – aspirazioni da dittatore.

Lo si è visto con Berlusconi, con le sue leggi o tentativi di legiferare sia per difendere la propria persona e posizione che per controllare meglio gli eventi sociali attraverso l’informazione nel tentativo, attraverso la propaganda, di acquisire un consenso assoluto che lo avrebbe portato a diventare l’unico governante. Lo si vede anche oggi con Renzi che dice di procedere comunque al di la della posizione del governo e parte del suo partito senza nessuna mediazione con le altre componenti della società; proprio in questi giorni è passata in commissione senato la legge sulle unioni civili che da agli omosessuali gli stessi diritti delle coppie etero – cosa buona e giusta, intendiamoci. Questo commento non vuole essere contrario a tale legge, anzi…. La legge è passata coni voti del Pd, ma non tutto, e del M5s, cioè, di una parte dell’opposizione,pertanto, al di fuori della maggioranza che ha visto l’N.c.d. contrario e, in modo trasversale, i cattolici. Dunque, senza tener conto delle varie componenti del governo, Renzi ha proposto e ottenuto la maggioranza con l’appoggio diparte dell’opposizione.

Lo si vede anche con Grillo che s’è posto il compito di “mandare tutti a casa scardinando il parlamento”, e che a ogni dissenso interno del suo M5s corrisponde l’espulsione. Ai leader maximi risponde in coro il partito o movimento che, salvo eccezioni rare, anche quando dissentono, lo fanno per assurgere essi stessi a leader maximi.

Dunque, la politica moderna, quella della seconda repubblica che avrebbe dovuto portare l’Italia a un sistema più “democratico” e più equo, si sta risolvendo con una lotta tra singole persone, come ai tempi della monarchia, per il potere. Lo scopo apparente di questa lotta, che viene portata avanti nascondendosi dietro la democrazia, la libertà, è il benessere degli italiani,  di fatto, tentano di portare l’Italia a un sistema, se non dittatoriale, di sicuro chiuso a ogni interferenza popolare.

Questo, comunque, è un difetto cronico dei politici - che da sempre aspirano a universalizzare le loro idee - che trae origine dalla cultura religiosa e ideologica; sono, da sempre,le religioni e le ideologie a determinare il tipo di governo. Questo significa che la democrazia (governo del popolo) è solo una finzione per mascherare le vere intenzioni. Inoltre, serve anche a illudere il popolo - attraverso il cosiddetto sistema parlamentare, dove i governanti vengono eletti in base a pseudo programmi, dal popolo con votazioni plebiscitarie ma che, una volta eletti i rappresentanti, non hanno più nessun controllo su di essi - di essere partecipi della politica che i governi fanno, ma anche responsabili dei loro errori. D’altra parte, coloro che si astengono dal voto per protesta, anche qualora fossero la maggioranza , non essendoci un quorum per la validità delle elezioni, deve accettare il governo, e le sue leggi, eletto “democraticamente”;praticamente, in modo particolare con l’attuale legge elettorale (porcellum) –ma anche con quella in discussione alle camere (italicum)-, un governo può governare, grazie al premio di maggioranza, anche con solo il 25-30% dei consensi.

D’altra parte, Le stesse politiche dei governi non trovano nessun riscontro nella realtà – basta vedere la legge sul lavoro (job act) - perché le leggi, essendo i politici “ricattati” dai poteri forti in termini di economia, tendono sempre a colpire le fasce di popolazione meno abbienti - operai, impiegati pensionati, partite Iva, ecc., senza mai toccare, anzi, agevolando, i grandi capitali finanziari e la grande e media industria.

In un contesto simile è difficile anche solo sperare in una possibile soluzione positiva per il popolo.I politici sembrano sempre più orientati verso una società verticale anziché predisporre, attraverso le leggi, un percorso verso una società orizzontale.

Orientamento che presuppone una società basata sulla dipendenza del popolo dal politico che a sua volta soggetto al ricatto finanziario, ne diviene l’esecutore con tutti i vantaggi del caso. E il popolo? Ritornerà ad essere il volg(are)o diseredato e spogliato di tutti i suoi diritti.


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permalink | inviato da vfte il 29/3/2015 alle 12:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Salvini e la presa di Roma
post pubblicato in POLITICA, il 2 marzo 2015


Quella della nuova lega di Salvini di ieri volevaessere una “marciasu Roma” per rimarcare il nuovo corso “nazionalista” leghista; l’obiettivoè quello di aiutare i vari gruppi “noi con Salvini” nati al centro sud adecollare, dimostrando che la lega non è più indipendentista padanista ma che,viceversa, ritiene che “l’unità italiana” sia fondamentale. Nel suo discorso,Salvini, ha sostenere il nuovo corso “nazionalista” basandosi su una politicatutta di destra, anzi, della destra estremista, fascista; non a caso Casa Pound– che era presente alla manifestazione con cartelli con la foto di Mussolini ealtri con la croce celtica (svastica) - lo sostiene incondizionatamentesostenendo che il programma di Salvini non si sposta di una virgola dal loro.Oltre Casa Pound era presente anche la Meloni, presidente di Fratelli d’Italia– altra formazione di estrema destra -, anche lei in sintonia con la “nuovalega nazionalista”.

Dunque, il risultato dellamarcia su Roma è lo spostamento della lega verso l’estrema destra italiana? Probabile.Visto che l’obiettivo di Salvini è quello di diventare il nuovo leader didestra all’opposizione a Renzi senza però il peso ingombrante del leader diForza Italia – tra l’altro, sembra che Forza Italia si stia avviando allosfascio – e anche dei centristi di Alfano impegnati a governare con Renzi.

Quante probabilità ci sonoche nasca una formazione politica tra Lega, Casa Pound e Fratelli d’Italia?

Quello che tiene insieme itre è un forte sentimento xenofobo nei confronti degli immigrati senzadistinzione di nazionalità e credo, un anti europeismo basato sulla perdita diidentità nazionale e un forte sentimento populista nell’affrontare i graviproblemi che attanagliano gli italiani: disoccupazione, pensioni, lavoro etasse. Ma quello che fa da catalizzatore è la necessità di trovare un leaderriconosciuto non solo a livello nazionale ma anche internazionale; si veda illegame con il movimento di MarineLe Pen - che comunque rifiuta il federalismo a favore di una concezionedura e centralista dello stato - e altri gruppi dell’estrema destra europea -,comunque europeo, che porti avanti le istanze del programma della destraestrema. E Salvini sembra essere quello giusto dato che rifiuta a prioriqualsiasi legame con il riformismo italiano di qualsiasi tipo.

Maquesto basta a legare indissolubilmente i tre? Basta un programma politico condivisosenza la condivisione dei principi ideologici? O c’è anche quello? Casa Poundnon è semplicemente nazionalista, anzi, è innanzi tutto fascista, ovvero, è perla dittatura, pertanto, se ci fosse anche un legame ideologico tra i tre,sicuramente la lega, al di la delle belle parole sul sociale, tenderà a imporreuna dittatura. In tal senso basti vedere come si sono presentati i militanti diC.P. alla manifestazioni; inquadrati in formazione militare.

Perconcludere, la lega non è semplicemente andata alla deriva a destra, ma hafatto un salto di “qualità” scegliendo la destra fascista. Potrebbe essereanche una scelta elettorale, ovvero, allearsi solo per aumentare il consensotogliendo voti al centrodestra; in modo particolare al centro sud. Ma se cosìfosse, la coalizione non durerebbe molto.

Lo sport e la violenza
post pubblicato in POLITICA, il 22 febbraio 2015


Grande scalpore  e sdegno sta facendo la vicenda dei tifosi del Feyenoord che, a Roma, hanno tenuto sotto pressione le forze dell’ordine in occasione della partita contro la Roma devastando il centro storico con atti di guerriglia e vandalismo. Uno scalpore e uno sdegno più che giustificato anche se la tifoseria del Feyenoord non è nuova a questo tipo di tifo calcistico e pertanto, prevedibile.

Ma, oltre allo scalpore e alle sdegno, in Italia, caso non strano che,anzi, è un’abitudine, scoppia la polemica politica. Polemica che convogli al’attenzione su eventuali mancanze della prefettura e la questura che non sarebbero state in grado di affrontare in modo adeguato la situazione. Una situazione alquanto confusa, sia per i tifosi olandesi che non si muovevano certo in modo prevedibile, che per la presenza di cittadini inermi e di molti turisti nel centro storico teatro degli scontri, invece che sui tifosi violenti che, a quanto sembra, sono stati condannati solo al risarcimento dei danni e alcuni anche a pene detentive ma tramutate in pene pecuniari. Ma questo, in un’Italia politicamente, eticamente e moralmente allo sbando, è una reazione normale; dato che ogni personaggio, movimento e partito agisce in solitario innescando, appunto, polemiche al solo scopo di portare acqua al suo mulino.Ovviamente, per fare ciò non c’è bisogno di analizzare i fatti nel tentativo di trovare una soluzione. L’importante è prendere la palla al balzo per condannare la politica dell’altro.

Un altro aspetto della vicenda, inerente al primo, è la tendenza, almeno in Italia, non tanto a “giustificare” la tifoseria violenta che, si sa per esperienza, c’è anche da noi e provoca danni come quella straniera, e anche morti,ogni qualvolta si muovono, quanto a non intervenire drasticamente contro l’aspetto negativo e violento della tifoseria. Considerando che quello della tifoseria nostrana è molto più inquietante della violenza stessa perché coinvolge le stesse società sportive che lasciano margini di manovra, fino al ricatto, alle tifoserie per loro interessi. Inoltre, c’è l’aspetto “sociale”: si pensa che lo sport sia una valvola di sfogo per i giovani. Insomma, con lo sport si irreggimenta il giovane violento nella convinzione che così facendo lo si allontani dai problemi reali; ma questa è altra storia.

Questo significa che quello successo ieri non è altro che la conseguenza della sottovalutazione del problema tifoseria dei cosiddetti ultras di ogni tipo, grado e nazionalità. Sono, pertanto, del tutto inutili le accuse e controaccuse che si stanno lanciando i politici; il problema non sono le forze dell’ordine come sostiene qualcuno, il problema è a monte, è l’incapacità di comprendere il limite fino a cui si possono spingere i tifosi perché oltre quel limite bisogna intervenire a priori. E chi deve decidere il limite? Non certo i tifosi ultras, non certo le forze dell’ordine, ma le società stesse che non devono più lasciarsi ricattare ma, caso mai, denunciare ogni tentativo in questo senso. Ma l’ultima parola spetta alla politica poiché,senza una legislatura forte contro la violenza sportiva, a nulla servono le denunce.

Se non si prendono decisioni, coraggiose e senza la paura di scontentare parte dei tifosi “paganti”, per quanto riguarda le società, e dell’elettorato,per quanto riguarda i politici, ad ogni azione violenta ci ritroveremo a indignarci senza mai trovare la soluzione.


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permalink | inviato da vfte il 22/2/2015 alle 10:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Papa Bergoglio in Turchia
post pubblicato in RELIGIONE, il 1 dicembre 2014


La repubblica

Il Papa è in Turchia per un viaggio apostolico, cioè evangelico, ovvero, portare la parola del vangelo nel mondo. Ed è con questo spirito che, nel suo discorso alle autorità turche, ha parlato di libertà religiosa e di espressione – “La libertà religiosa e la libertà di espressione devono essere  efficacemente garantite a tuttie di eguali diritti e doveri per le religioni musulmana, ebraica e cristiana È fondamentale che i cittadini musulmani, ebrei e cristiani - tanto nelle disposizioni di legge,quanto nella loro effettiva attuazione - godano dei medesimi diritti e rispettino i medesimi doveri".  Però,la libertà per tutte ma diritti, e doveri, solo per cristiani, musulmani e ebrei. 

C’è qualcosa di strano in queste due affermazioni; se la libertà vale per tutte le religioni, non dovrebbero esserci anche uguali diritti, e doveri, per tutte? A quanto sembra, per il Papa Bergoglio no. Secondo lui, i diritti, e doveri,valgono solo per le tre religioni sorelle - o cugine?. Per le altre il trattamento deve essere diverso.

Hai,hai, hai e ancora hai! Uno strano senso di libertà ha papa Bergoglio, e anche di diritti e doveri. Ed ha anche uno strano senso evangelico.

Eh si! Se viaggio apostolico evangelico vuol dire portare la parola del vangelo nel mondo, cosa c’entrano queste differenze tra le diverse visioni di dio? non dovrebbe il papa parlare alla gente senza fare distinzioni? Senza fare politica? Macché!

-Purtroppo, la politica, ovvero l’arte di separare, è naturale nell’uomo di potere; non sia mai che tutti diventino uguali poiché i potenti perderebbero il loro potere essendo essi uguali ai loro sudditi – e il papa Bergoglio non si discosta minimamente da questo concetto.

famiglia marocchina picchia la figlia perché "troppo occidentale"
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 23 novembre 2014


Unaragazzina, di origine marocchina di quindici anni, viene presa a pugni e aschiaffi dal padre e dai due fratelli perché ritenevano che si comportasse troppo“all’occidentale”; la ragazza trova il coraggio di chiamare la polizia.

Afar esplodere la violenza sembra sia stato un giro fatto ad un centrocommerciale in compagnia di un suo amico connazionale.

Iresponsabili della violenza sono stati denunciati ma non arrestati; “non cisono gli estremi per un arresto” ha detto il Claudio Cagnini responsabile dellamobile di Forlì e, pertanto, questi signori sono a piede libero in attesa delprocesso. Tra l’altro, sembra che la ragazzina sia stata picchiata anche inpassato.

 

Questadella contrarietà all’occidentalizzazione delle figlie è, ormai, una cosa chesi sta ripetendo e sempre viene usata la violenza; anche fino a uccidere.

Certo,per quanto riguarda la violenza sulle donne, noi italiani, anche se per motividiversi, ma non troppo, non è che scherziamo. Questo caso, come altri, peròmette a nudo la volontà degli immigrati a mantenere ferma la loro cultura,ovvero, a non lasciarla inquinare da quella occidentale, nello specifico,quella italiana, pertanto, a rifiutarla. La conseguenza di questo comportamentoè il rifiuto delle leggi nazionali.

Unriferimento per valutare tale rifiuto può essere la religione con i suoi riti etradizioni. La maggior parte sono musulmani o, comunque, aderenti a religioniche non ammettono molti dei comportamenti occidentali; in modo particolarequelli che riguardano i diritti delle donne. Questo perché in molti paesi, lepopolazioni, anche la dove le leggi non lo permettono, continuano a praticareuna sorta di apartheid contro le donne in base a leggi arcaiche e tribali. Inoccidente la parificazione tra maschi e femmine è a buon punto e si cerca intutti i modi di eliminare anche quel rimasuglio di razzismo ancora purtroppoesistente.

Però,di questo, non si può dare la colpa ai politici poiché queste persone agisconoal di la degli interventi sull’integrazione rifiutandoli; ovviamente non si puòincludere la totalità degli immigrati; non tutti sono uguali e non tuttirifiutano l’integrazione.

Stadi fatto, però, che questi comportamenti si manifestano nell’ambito familiare enon è possibile quantificarli data la loro natura violenta; non sempre isoggetti colpiti si rivolgono all’autorità denunciando quelli che per noi sonosoprusi.  

Unacosa, comunque, è certa: uno stato non può permettersi di lasciare libere,anche se a piede libero in attesa di processo, persone che si sono macchiate diviolenza nei confronti dei minori. Bisogna rammentare al responsabile dellamobile di Forlì almeno due cose: primo, se fosse un italiano sarebbe dentro egli verrebbe tolta la custodia della figlia. Secondo, questi signori hannoagito in spregio alle leggi italiane.

Concludendo,tutto l’impianto legislativo sull’integrazione fa acqua da tutte le parti econtinuerà a farla dal momento che non vengono prese drastiche misure perimporre la legge italiana a tutti; il due pesi due misure non giova a nessuno,ne agli italiani ne agli stranieri. Non si tratta di bloccare l’immigrazione madi regolarla avendo come presupposto la conoscenza della nostra cultura.


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permalink | inviato da vfte il 23/11/2014 alle 12:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'inquinamento uccide? Secondo un convegno tenuto a Milano si!
post pubblicato in POLITICA, il 21 ottobre 2013


Secondo uno studio dell'Agenzia europea per l'ambiente la Lombardia è la regione d'Europa più inquinata e, di conseguenza, la sua capitale economica ed industriale, Milano, lo è altrettanto.
E' per questo motivo che è proprio a Milano che è stato tenuto sull'inquinamento il convegno RepiraMi all’Ospedale Maggiore Policlinico, organizzato da Sergio Harari, direttore di Pneumologia dell’Ospedale San Giuseppe, e da Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico dello stesso Policlinico.
Nel convegno si è fatto il punto sul rapporto tra inquinamento e salute ed è emerso, dati scientifici alla mano, che l'inquinamento è fonte di malattie e di morte e che gli inquinanti sotto processo sono le Pm10 e le No2 (biossido di azoto) presenti nell'aria rilasciate dal traffico dei veicoli a motore e dal riscaldamento degli edifici combinati alla natura del territorio caratterizzato da poche precipitazioni e scarsa circolazione di aria.  

Purtroppo, anche questa volta, dopo aver affermato che per far fronte all'emergenza bisogna imporre delle restrizioni alla circolazione dei mezzi su gomma, l'unica proposta è quella del divieto di circolazione alla domenica. Una cosa abbastanza limitata dal momento che questo tipo di intervento ha si dimostrato che in quel giorno l'inquinamento diminuisce di molto, ma è anche vero che il giorno dopo, con la ripresa del traffico, tutto ritorna come prima.

Insomma, sembra che anche la medicina, pur avendo la documentazione necessaria a dimostrare il danno provocato dai gas di scarico delle automobili, dei camion ecc., non abbia nessuna voglia di proporre misure drastiche che servirebbero a incentivare la ricerca di motori non inquinanti e potenziare il mercato di quelli già esistenti come il gas auto, metano e il motore elettrico.

EPPURE LA GENTE SI AMMALA E MUORE DI INQUINAMENTO.

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La democrazia e il vizio autoritario
post pubblicato in POLITICA, il 3 giugno 2013


Tra i tanti problemi dell'Italia, lo scontro politico, chissà perché, verte sempre su questioni, che pur essendo importanti, oltre a non risolvere i problemi di fondo della crisi italiana, innescano una discussione dispersiva su riforme importanti per la governabilità.
In questi giorni è riesploso il tema del semi-presidenzialismo proposto dal centro destra che, a quanto sembra, trova d'accordo anche una parte del centro sinistra. Questo accade in pieno dibattito sulla modifica, o annullamento, dell'attuale legge elettorale e, pertanto, va ad inserirsi nelle possibili riforme della stessa.
Quella del presidenzialismo, con quella del premierato, è da sempre il pallino di Berlusconi perché rispecchia la sua idea di dare maggiori poteri all'esecutivo che ritiene la base per la governabilità del paese visto le esperienze negative del parlamentarismo nelle sue varie varianti succedutesi dopo il sistema proporzionale.

Dunque, i politici, non soddisfatti delle riforme fatte da loro negli ultimi due decenni, sono alla ricerca di nuove soluzioni per dare al paese una parvenza di governo stabile. Il problema, a questo punto, è la possibilità che detta riforma non faccia ricadere, o perlomeno non ne provochi la tendenza, l'Italia in un sistema dove sull'esecutivo non viene applicato nessun controllo da parte del parlamento passando, di fatto, il potere legislativo - di cui il parlamento, secondo la costituzione, è l'unico garante - dal parlamento al presidente dello stato. Questo implicherebbe la possibilità del presidente di gestire l'apparato dello stato senza nessuna opposizione, ovvero, senza nessun controllo; il presidente che vince le elezioni governerà si stabilmente, ma non sarà soggetto a restrizioni sulle leggi che andrà a fare non dovendole più sottoporre al parlamento, diventando così sia legislatore che controllore di se stesso. Quello che succederebbe in questo caso lo si può immaginare senza nessuno sforzo.

Va detto che di presidenzialismi ne esistono di diversi tipi, tutti, più o meno, sottoposti al controllo del parlamento.
Questo, di per se, dovrebbe essere una garanzia se non fosse che, in Italia, la tendenza a convogliare il potere in mano a un solo partito è sempre stata forte e ha portato all'attuale situazione e all'attuale legge che ha tolto la possibilità, nelle elezioni politiche, all'elettore di scegliere direttamente i rappresentanti. Inoltre, l'ingovernabilità, più che dal mancato raggiungimento della maggioranza in parlamento, deriva dall'incapacità - o non volontà - di raggiungere accordi di collaborazione basati su programmi chiari sugli obiettivi da raggiungere; ogni qualvolta si presenta una situazione del genere - si veda l'attuale situazione - i programmi si basano esclusivamente su dichiarazioni più o meno generiche senza mai entrare in merito al come si andranno a risolvere lasciando così spazio alla possibilità, da parte di tutti i partiti coinvolti, di proporre soluzioni pratiche che quasi sempre sono agli antipodi rispetto alle proposte fatte dagli altri partiti allo scopo di indebolire l'avversario che, purtroppo, rimane tale anche in regime di collaborazione. Questo ha dato origine anche all'attuale situazione di perenne campagna elettorale, ovvero, i partiti usano i problemi reali come mezzi per raggiungere i propri scopi.
Ad essere più precisi, questo comportamento è servito a qualcuno per avvalorare l'idea che l'Italia è ingovernabile e, pertanto, serve un giro di vite in senso autoritario che, anche se basato sull'alternanza dei presidenti, produrrà, comunque, la possibilità di leggi illiberali. Non per niente, riguardo alla disoccupazione e alla diminuzione del benessere in generale che ha creato non poco malcontento tra la popolazione, si insiste su possibili problemi di ordine pubblico.

Sarebbe però un errore addebitare la responsabilità di questa politica a un solo partito - anche se Berlusconi prima e Grillo poi ne hanno maggiormente accentuato la necessità - perché ne sono, a vario titolo, tutti coinvolti. Un segnale viene dalla struttura interna dei partiti che si è spostata sempre più verso un tipo di organizzazione leaderistica con al centro un personaggio che oltre a essere il fondatore ne è anche il leader "proprietario".
Anche il PD, che attualmente mantiene una parvenza di democrazia interna, non è immune dalla tendenza al personalismo del partito; l'esempio è l'incapacità di trovare una linea comune all'interno dove le diverse tendenze sono sempre più sviluppate dal singolo sempre in cerca di consensi sia all'idea che alla sua persona.

In quest'ottica, l'idea del semi-presidenzialismo in Italia non può che destare preoccupazione sia per quanto riguarda la democrazia e la libertà individuale che per quanto riguarda la soluzione dei problemi e dell'eventuale protesta popolare pacifica contro i metodi proposti dall'esecutivo.
In tutto questo, un'unica cosa è certa: oggi in Italia, più che cercare la governabilità all'interno del sistema democratico parlamentare, si cerca di rafforzare il potere dell'esecutivo restringendo sempre più sia la partecipazione dell'elettorato e degli organismo che lo rappresentano.
Una giusta legge per regolare i partiti impedendo la loro privatizzazione
post pubblicato in POLITICA, il 25 maggio 2013


       DDL Finocchiaro Zanda            ddl salvo vikkini

Il Pd ha presentato una legge, firmata dalla senatrice Finocchiaro e dal senatore Zanda, che prevede l'esclusione dalla competizione elettorale dei movimenti politici che non abbiano lo statuto pubblicato sulla gazzetta ufficiale e che non sono soggetti giuridici. Una legge che sta già facendo discutere e trova opposizione da parte del M5S e del Pdl che affermano: i primi, che si vuol obbligare il M5S a diventare un partito, e dato che il movimento non lo sarà mai, significa che vogliono in impedirgli di partecipare alle elezioni e, pertanto, Grillo definisce la legge anti movimento. I secondi affermano che la legge serva al PD per eliminare il Pdl e il Movimento dalla competizione elettorale per poter correre da solo alle elezioni.

L'opposizione dei due non è altro che l'ennesima dimostrazione di non voler sottostare alle regole democratiche.
Se si considera che in democrazia, oltre ai diritti, ci sono anche i doveri e che tali doveri sono regolati da leggi, è ovvio che i due, rifiutando la legislazione sui partiti, non intendono difendere la democrazia, anzi ... 
Oggi come oggi, l'articolo che si riferisce ai partiti è il 49 e, guarda caso, Il disegno di legge proposto s'intitola: Disposizioni per l’attuazione dell’articolo 49 della Costituzione in materia di democrazia interna e trasparenza dei partiti politici.
L'articolo 49 recita: Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale [cfr. artt. 1898 c. 3XII c. 1].
Seguendo i link associati si trova scritto che: art.18: I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale [cfr. artt. 19203949]. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
Art.98: I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. Se sono membri del Parlamento, non possono conseguire promozioni se non per anzianità. Si possono con legge stabilire limitazioni al diritto d'iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari di carriera in servizio attivo, i funzionari ed agenti di polizia, i rappresentanti diplomatici e consolari all'estero[cfr. art. 49].
Art. 12 delle disposizioni transitorie e finali:  E` vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

Da questo si deduce che, a parte l'affermazione generica dell'articolo 49 e le specifiche riportate, che però non costituiscono un insieme, non esiste nessuna regolamentazione in merito ai partiti politici se non quella di registrarsi all'albo delle associazioni, ovvero, il partito politico è considerato una semplice associazione privata. Questo ha dato spazio per la formazione di partiti personalizzati dove le regole le fa il fondatore senza nessun contradditorio interno. Ed è quello che la legge si prefigge: evitare che il partito politico, date le funzioni gestionali del bene pubblico che ha, sia controllato da un singolo o da un ristretto gruppo con ideali e interessi personali da difendere.
Ed è questo che sia il Pdl che Il M5S - che si definiscono movimenti ma che sono partiti a tutti gli effetti - sono contrari alla legge proposta che vuole ripristinare la democrazia interna ai partiti o movimenti che vogliono partecipare alla gestione pubblica attraverso il parlamento nazionale o a quelli locali. 
Raggiungere la trasparenza - come viene predicato dal M5S nei partiti o movimenti presenti in parlamento o negli enti pubblici è difficile se non ci sono regole condivise e rispettate da tutti. Il partito o movimento che sia, visto il ruolo nella società, dovrebbe essere portatore di esempio per tutta la società; rifiutare una legge che ne regola il funzionamento interno, non significa solo rifiutare di aprirsi al confronto ma anche i principi che su questo confronto si basano.

La paura di essere messi fuori dalla competizione elettorale non deriva certo dall'obbligo di diventare soggetti giuridici dato che, almeno in teoria, lo sono già, e nemmeno dall'obbligo di avere uno statuto, visto che anche le associazioni sono obbligate ad averlo; l'unica novità è la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. Quello che preoccupa i due è l'obbligo di specificare nello statuto il funzionamento del partito, ovvero la specificazione nei particolari del ruolo dei partiti e la loro organizzazione interna che deve rispettare due principi fondamentali: la democrazia e la trasparenza.
Nell'introduzione al DDL, nella sezione "contenuti fondamentali dello statuto" c'è scritto:
"Secondo la nostra proposta, gli statuti dei partiti politici devono indicare quali sono gli organismi dirigenti, le loro competenze e le modalità della loro elezione e la durata degli incarichi, che sono conferiti a tempo determinato; quali sono le procedure richieste per l’approvazione degli atti che impegnano il partito, ovvero in che modo sono assunte le decisioni che caratterizzano la vita di un partito: le alleanze elettorali, la scelta di uno schieramento e così via. Lo statuto deve disciplinare i rapporti con le articolazioni territoriali e i casi in cui procedere nei loro confronti con atto di imperio (scioglimento, commissariamento e così via). Lo scopo è di assicurare che tutte le deliberazioni siano assunte, nella trasparenza, con la più ampia partecipazione degli iscritti. Devono inoltre essere regolate le procedure di iscrizione al partito; il diniego dell’iscrizione deve essere motivato e contro di esso è ammesso il ricorso agli organi di garanzia".
Come si può leggere, non c'è nulla che trascenda i principi fondamentali della costituzione riguardanti la libertà individuale e collettiva dei cittadini. Quello che si vuole ottenere è la regolamentazione concreta dei partiti come organismi rappresentativi della vita politica italiana al fine di evitare quelle incongruenze manifestatesi negli ultimi vent'anni che hanno visto la formazione di movimenti politici personali senza più nessun legame con i principi costituzionali e, pertanto, forieri di istanze contrarie ai principi stessi della costituzione.
Un dato di fatto di questo comportamento è la proprietà del movimento che, invece si essere patrimonio di tutti gli iscritti, ma anche dei sostenitori esterni (votanti), è proprietà personale del suo fondatore.
Inoltre, i sostenitori dell'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, giocando sul principio che ogni partito si debba autofinanziare per evitare che tutti siano obbligati a sostenere partiti di cui non condividono le idee, di fatto inseriscono il principio che solo chi ha disponibilità di denaro ha il diritto di fondare partiti, o movimenti. Questo significa la personalizzazione del partito e la sua privatizzazione con lo scopo di difendere gli interessi del fondatore e della sua categoria sociale.

Con la legge proposta, si vuol riportare al centro della competizione sociale un partito inteso come portatore di istanze dei cittadini ove tutti possono concorrere alla formazione delle idee di base dello stesso e della sua linea politica da tenere qualora riesca ad entrare in parlamento sia come partito di maggioranza che di opposizione.
Concludendo, ben venga la legge poiché il partito non deve essere esclusiva dei politici di professione, anzi, non deve esserci più nessun politico di professione, ma la libera organizzazione delle idee sociali utili a tutti. E questa legge ne è una prova concreta che si può eliminare dalla vita politica il carrierismo e il personalismo; é per questo che i due, ma anche altri, non la vogliono.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 25/5/2013 alle 11:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La democrazia diretta di grillo e la realtà oggettiva dell'essere umano.
post pubblicato in COMMENTI, il 5 aprile 2013


Perché hai votato M5S? chiede Grillo ai suoi critici interni che non accettano la sua negazione di ogni accordo. 
Sul suo blog, Grillo elenca tutta una serie di motivi per cui i critici avrebbero votato M5S e alla fine della lista afferma: se hai votato M5S per uno solo di questi punti, allora hai sbagliato voto; la prossima volta vota per un partito.

In primo luogo, che il M5S non sia un partito è tutto da verificare, che sia un partito totalitario è, ormai e purtroppo, una certezza. 
In secondo luogo, il sospetto che se i critici avessero votato un partito non avrebbe ottenuto il successo elettorale e non sarebbe diventato il primo o secondo o terzo partito non lo sfiora neanche. 

Quello che grillo non capisce è la struttura della società umana la dove a ogni individuo corrisponde un particolare modo di vedere la struttura sociale e che è proprio il dibattito, prima tra individui, che poi andranno a formare i gruppi, e poi tra gruppi, che si raggiunge una certa omogeneità di vedute sia sui problemi che sul modo per affrontarli. 
Il fatto che grillo rinunci al dibattito con i gruppi e si rivolga prevalentemente ai singoli, dovrebbe spingerlo a riflettere sulle origini sia dei gruppi che dei partiti perché è proprio dal dibattito che nascono prima i gruppi poi i partiti - tra l'altro, i partiti sono l'espressione più avanzata del sistema sociale; non va dimenticato che prima     esisteva il governo monarchico assolutista e quello religioso altrettanto assolutista.
Il fatto che Grillo non accetti la critica, sia interna che esterna, al suo programma prestabilito da lui stesso e Casaleggio e che rifiuti ogni confronto diretto, con contraddittorio, con altri individui (a quanto sembra, non risponde mai ai commenti che riceve) e gruppi sociali e basi tutto sul dibattito via web tra i sostenitori e i critici della sua linea - da dove trae spunto non tanto per correggere la linea la dove i commenti si scostano, ma per individuarne eventuali discordanze e restringere ulteriormente gli spazi del dibattito (si veda il suo post contro i troll) - sta a indicare la volontà di disconoscere quello che sta alla base della società, ovvero la naturale inclinazione umana, sia individuale che collettiva, al dibattito e all'aggregazione in base alle proprie idee e ai propri bisogni.
Disconoscere tale realtà in nome di una presunta "verità assoluta" serve - forse(?) - a nascondere un'altra realtà: la sua. Una realtà tesa ad affermare il proprio io coinvolgendo i cittadini sui problemi reali del paese pur conoscendone l'impossibilità di realizzazione; è' storicamente provata l'impossibilità di uniformare tutti ad un unico pensiero standard. Tutti i tentativi fatti fino ad oggi sono finiti in grandi tragedie.
Pertanto, la sua idea del "tutti a casa", riferito ai partiti, non è altro che un vano tentativo di modellare la società su uno schema predefinito - da lui - e non certo un serio tentativo di più democrazia e più moralità di chi comanda.
L’ira del cavaliere errante dopo la condanna e il possibile cambiamento di rotta del pdl.
post pubblicato in POLITICA, il 29 ottobre 2012


Berlusconi ha deciso; lascia la direzione del PDL MA NON ILLUDIAMOCI: NON E’ LA SUA FINE.
L’ira del cavaliere errante (c.e.) dopo la condanna a 4 anni di carcere - di cui tre già condonati - in fondo non è altro che la dimostrazione del fallimento del suo tentativo egemonico in Italia.
Dopo 19 anni di tentativi arroganti di egemonizzare la società italiana tutta attaccando duramente quanti si oppongono al suo credo e quanti s’ostinano a credere che la sua entrata in politica sia servita solo a mascherare le sue malefatte e dopo svariate leggi atte a metterlo al riparo da condanne nei processi intentati contro di lui, ecco che un uomo coraggioso decide il suo futuro condannandolo nel giudizio di primo grado per aver commesso un reato.
Questo signfica che la società civile sta raccogliendo i primi frutti della protesta durata anni contro la politica populista e illiberale dell’errante cavaliere che, di fronte all’evidenza dei fatti, ha dimostrato per l’ennesima volta la sua arroganza definendo la giustizia italiana, L’ITALIA STESSA E IL SUO POPOLO, BARBARA.

L’ira del c.e. oltre ad essere rivolta ai giudici, lo è anche contro l’attuale governo e al suo leader.
L’attuale premier, dopo essere stato elogiato: Il presidente del Consiglio e i suoi collaboratori hanno fatto quel che hanno potuto, cioè molto, nella situazione istituzionale, parlamentare e politica interna, e nelle condizioni europee e mondiali in cui la nostra economia e la nostra società hanno dovuto affrontare la grande crisi finanziaria da debito, viene ora descritto come colui che: ha introdotto misure che portano l'economia in una spirale recessiva spingendo oltre modo la pressione fiscale - ovviamente si riferisce a quelle misure fiscali, per altro minime, che colpiscono i redditi alti (si veda la tassa sui redditi oltre i 300mila euro) e non le misure tipo il blocco dell’adeguamento delle pensioni oltre i 1450 euro, la riforma dell’articolo 118 dello statuto dei lavoratori e i tagli all’welfare, vera causa del disagio popolare, tanto per citarne qualcuna.

Sembra chiara la confusione in cui versa il c.e.. Confusione che emerge dalle sue dichiarazioni degli ultimi giorni. Una persona che dopo essere stata messa alle strette, prima dalle critiche spietate della società civile, poi dal fallimento della sua politica anticrisi - che peraltro non riteneva grave per l’Italia - e ora dalla condanna, sembra impossibilitato a trovare l’equilibrio necessario per poter valutare la situazione in cui si trova.

Le critiche più o meno velate, più o meno chiare, interne, che denotano la volontà del popolo pidiellino di affrancarsi dalla guida verticale del partito a favore di una gestione più democratica attraverso le primarie - ciò significa che il pdl sente la necessità di adeguarsi a quegli schemi di democrazia predicati dallo stesso c.e. -, hanno contribuito a creare quel clima di confusione che lo ha spinto, prima a dare le dimissioni da leader del partito e a ritirarsi dalle primarie e, subito dopo la sentenza, a riproporsi per la paura delle conseguenze che il ritiro comportava; questo anche a causa del diminuito appoggio incondizionato alla sua persona da parte di molti esponenti del partito.

D’altra parte, l’arroganza che lo ha distinto sin dall’inizio e che lo ha portato a credere di essere indispensabile, gli impedisce ora di vedere la fine della sua leadership all’interno del partito stesso e del suo essere politico nella società italiana.
A metterlo in crisi anche Il fatto che il populismo decrepito da lui proposto e fatto passare per moderno sistema di governo democratico sia ormai rifiutato anche dai sui stessi sostenitori.  

Concludendo, la disfatta del c.e. e il possibile cambio di rotta del pdl non ci deve trarre in inganno sulla futura politica socio/economica futura del partito poiché non è tanto il partito ad essere decrepito ma il suo fondatore. Le primarie, pur essendo un sintomo di insofferenza verso un metodo di gestione verticale, non sono la prova concreta di una politica più UMANA.
Inoltre, come scrivevo nell’articolo precedente, questo non implica la sua scomparsa dalla scena politica perché nel partito rimarranno sempre vivi i principi fondanti del partito e, pertanto. anche il nostro c.e. rimarrà come simbolo di un certo modo di fare politica.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 29/10/2012 alle 12:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Berlusconi ha deciso; lascia la direzione del PDL MA NON ILLUDIAMOCI: NON E’ LA SUA FINE.
post pubblicato in POLITICA, il 27 ottobre 2012


Sito pdl
In una nota, Silvio Berlusconi, ex presidente del consiglio e ora anche del pdl, dichiara di lasciare la direzione del pdl, da lui fondato sul predellino di un’automobile, in quanto: "Per amore dell’Italia si possono fare pazzie e cose sagge. Diciotto anni fa sono entrato in campo, una follia non priva di saggezza: ora preferisco fare un passo indietro per le stesse ragioni d’amore che mi spinsero a muovermi allora. Non ripresenterò la mia candidatura a Premier ma rimango a fianco dei più giovani che debbono giocare e fare gol. Ho ancora buoni muscoli e un po’ di testa, ma quel che mi spetta è dare consigli, offrire memoria, raccontare e giudicare senza intrusività.

Berlusconi dunque non si candiderà come leader alle politiche del 2013. Il pdl dovrà scegliere un altro leader e lo farà con le primarie, un metodo democratico che presuppone la rinuncia di un partito al leaderismo, cosa di cui fa pensare visto che Berlusconi di leaderismo ci vive da sempre. Secondo logica, con le sue dimissioni, ci si sarebbe aspettato la nomina di un suo successore (Alfano?). Ma così non è stato, almeno così sembra.
E’ probabile che a influire sull’accettazione delle primarie sia stata la spinta dei pidiellini che chiedevano la rottamazione della vecchia dirigenza per lasciare spazio ad una più giovane. Oppure la certezza (arrogante) che il partito abbia recepito i principi su cui si basa il partito da lui fondato anche se per questo bisognerà aspettare di sapere se saranno aperte a tutti coloro che militano nell’area moderata.

Comunque sia, chi si aspetta un cambiamento nella politica del pdl rimarrà decisamente deluso; l’ex premier si è premunito, nella sua dichiarazione, di sostenere la continuità del “nuovo” partito con il “vecchio”: saranno gli italiani che credono nell’individuo e nei suoi diritti naturali, nella libertà politica e civile di fronte allo Stato, ad aprire democraticamente una pagina nuova di una storia nuova, quella che abbiamo fatto insieme, uomini e donne, dal gennaio del 1994 ad oggi. E più oltre, parlando della sinistra scrive: La continuità con lo sforzo riformatore cominciato diciotto anni fa è in pericolo serio. Una coalizione di sinistra che vuole tornare indietro alle logiche di centralizzazione pianificatrice che hanno prodotto la montagna del debito pubblico e l’esplosione del paese corporativo e pigro che conosciamo, chiede di governare con uno stuolo di professionisti di partito educati e formati nelle vecchie ideologie egualitarie, solidariste e collettiviste del Novecento. Sta al Popolo della Libertà, al segretario Angelino Alfano, e a una generazione giovane che riproduca il miracolo del 1994, dare una seria e impegnativa battaglia per fermare questa deriva. Dunque, per il cavaliere, la base del suo pensiero, ovvero i suoi principi, sono sempre gli stessi e si possono riassumere in una sola frase: guerra spietata a tutto ciò che riguarda la cooperazione umana basata sulla solidarietà e l’uguaglianza degli individui a favore di una spietata concorrenza tra gli stessi messa a base di una società più dinamica a scapito dei più deboli, cioè, di coloro che non sono in grado di sostenere il ritmo imposto - è’ pur vero che parte del mondo della cooperazione ha disatteso le promesse, ma è altrettanto vero che la causa va ricercata nell’infiltrazione di elementi estranei e portatori proprio dei principi che Berlusconi celebra.
Berlusconi parla si di libertà dell’individuo: “nella libertà politica e civile di fronte allo Stato”, ma lo fa nell’ottica di un individualismo improntato verso l’egoismo nel rapporto verso gli altri e non come base aggregativa verso una società solidale basata, appunto, sulla cooperazione.

Che lasci e non si ripresenti come leader non può che far piacere a quanti credono in una società improntata sulla libertà individuale e al contempo solidale nei confronti di quanti non riescono ad inserirsi.
Ma Berlusconi non lascerà la politica. Ci tiene troppo a che la sua creazione sopravviva. Rimarrà pertanto nell’ombra a dirigere l’orchestra. Quell’orchestra creata nel 1993 e che da 19 anni ha guidato quelle orrende riforme che ci hanno resi sempre più succubi del cosiddetto mercato e che oggi ne stiamo pagando le conseguenze.
Questo è stato fatto alleandosi con un partito come la lega che a sua volta a preteso l’attuazione del federalismo fiscale e attuativo che ha portato alla creazione di sempre più poteri periferici con la conseguenza di creare altre forme di tasse - affiancate a quelle statali e non sostitutive -  e l’aumento delle spese di gestione. Inoltre, come ampiamente dimostrato negli ultimi anni, è stata aperta la porta ad ogni tipo di avventurieri.  
Concludendo, illudersi che le sue dimissioni da premier significhi una diversa politica da parte del pdl è l’errore più grande che l’opposizione possa fare in questo momento.
L'uomo e il pianeta: consumiamo di più di quanto la terra ci può offrire.
post pubblicato in NOTIZIE, il 30 agosto 2012


 Green report

Si fa un gran parlare, oggi, dei debiti che gli stati hanno contratto perché superano le entrate e ci si sta attivando per ridurre le spese affinché rientrino al di sotto delle entrate.
E’ ovvio che in una economia sana e senza debiti, le uscite non devono superare le entrate, ovvero, bisogna spendere meno di quanto si guadagna, ovvero, si deve consumare meno di quanto si produce.
Questo comportamento, però, non deve riguardare solo l’economia degli stati (e delle singole persone o gruppi) ma anche il rapporto tra consumo delle risorse naturali e capacità della natura di rigenerarsi.

A quanto sembra, però, sta succedendo esattamente il contrario. L’umanità, al di la delle enormi sacche di miseria esistenti, sta consumando molto più di quanto la natura riesca a rigenerare.
A dirlo è il Global Footprint Network. Nell’agosto di quest’anno, l’uomo ha esaurito le risorse disponibili per l’intero anno 2012. Questo significa che stiamo usando risorse non ancora disponibili, ovvero, stiamo consumando spendendo più risorse di quante ve ne siano a disposizione; le uscite hanno superato le entrate.

Se però consideriamo che la natura non è l’economia umana, non basta ridurre le spese per rigenerarla dal momento che ha ritmi diversi e molto più lunghi e che, in certi casi, il materiale sottratto non è riproducibile. Questo implica che stiamo andando incontro al default del sistema natura perché le materie consumate, inclusa la terra coltivabile, non si possono ripristinare con moneta come se fosse un debito economico.

Materie prime come aria, terra, acqua (ma anche vegetazione), essenziali alla vita umana, animale e vegetale, non possono essere trattate al pari di una qualsiasi merce di scambio. Essendo esse alla base della vita stessa, non possono essere sacrificate sull’altare dell’economia moderna basata sul “consumare per produrre, produrre per consumare”, utile a dare benessere immediato ma estremamente dannoso sul piano del mantenimento dell’economia naturale (certo, ci sono un miliardo di persone che soffrono la fame e la sete, ma l’economia moderna pur producendo in eccesso, non riesce, a causa del sistema socio/politico ed economico, a soddisfare le esigenze di tutti gli abitanti del pianeta).
La coltivazione e l’allevamento intensivi, l’acqua per l’industria e il continuo uso industriale di sostanze altamente inquinanti che vengono disperse sia nel terreno che nell’aria e il taglio delle foreste e dei boschi per ampliare lo spazio fertile per poter coltivare in eccesso e che sta diminuendo drasticamente la capacità della stessa di assorbire l’anidride carbonica che è alla base dell’effetto serra, se risultano utili per soddisfare le esigenze del momento dettate dal sistema socio/economico esistente, nel lungo periodo (che non è poi più cosi lungo) stanno risultando deleterie per il futuro della vita e della stessa umanità.

La politica e la società civile dovrebbero incentrare, in primo luogo, il loro interesse sul mantenimento dell’economia naturale sviluppando, e rafforzando quelli esistenti, sistemi di produzione dove al centro ci sia la salvaguardia del patrimonio naturale. In secondo luogo, non meno importante del primo, sviluppare una divisione equa delle risorse naturali per evitare un futuro di guerre che, alla fine, accellererebbe il disastro, invece di perdersi nei meandri di svariati tentativi di salvare un’economia ormai giunta alla sua fine.

Parlare ancora di crescita (industriale ed economica) basandosi sulla crescita della produzione, ovvero, sulla possibilità di ampliare la produzione di beni di consumo nel tentativo di salvaguardare il benessere basato sul consumo smodato senza preoccuparsi del danno che si reca alla natura in termini di consumo delle risorse, è essenzialmente suicida dal momento che, ormai risulta chiaro, che invertito il rapporto tra consumo delle risorse e capacità di rigenerarle, anche l’economia umana non ne trarrà profitto e che anzi, tenderà sempre più a decadere provocando, oltre ai disastri naturali già in corso, anche il crollo della stessa civiltà.

Per Feltri, i parlamentari sono straccioni.
post pubblicato in POLITICA, il 16 giugno 2012



AGI
Feltri, il nuovo mago della politica.
"I parlamentari sono degli straccioni. Io guadagno 700 mila euro l'anno, non posso rinunciare all'attuale reddito per andare a prendere quella straccia di indennità parlamentare. Non voglio campare, voglio vivere".
Questo ciò che ha detto Il sig. Feltri, giornalista ex direttore de il giornale e libero ora editorialista de il giornale, in un’intervista su radio 24 in merito a una sua possibile candidatura in una lista civica del pdl.

Dunque, per il nostro eroe, quello dei parlamentari è uno stipendio da straccioni.
Ma il nostro eroe non si ferma qui, non si accontenta di ridurre gran parte del popolo italiano alla categoria di miserabili morti di fame e continua: “Sicuramente non voglio andare ai giardini pubblici a leggere i giornali, preferisco fare. E piuttosto che andare a casa, o spingere il carrello della spesa al supermercato su ordine di mia moglie, andrei persino a fare il parlamentare. Anche solo per pigiare i bottoni, pur di non tornare a casa".
Eh già, tanto coda gli costa pigiare i bottoni senza nessuna responsabilità? Magari continuando a fare il giornalista a 700.000 euro all’anno.

E ancora:  "Mi piacerebbe una dittatura con me al vertice. Sarebbe una dittatura molto illuminata. Potremmo fare qualcosa di buono, visto che i professori hanno solo aumentato il debito pubblico”.
Già, una dittatura dell’illuminato Feltri, il “nuovo” mago della politica che potrebbe fare
qualcosa di buono, non farà, ma potrebbe.

E per concludere la ciliegina sulla torta:
"I nipotini  non li voglio neanche vedere. Mi piacciono ma li sopporto per solo 3- 4 secondi. Piuttosto mi sparo".

Che dire di un personaggio simile se non che sarebbe meglio non fosse mai esistito?

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 16/6/2012 alle 13:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
E’ nata la nuova monarKia politica
post pubblicato in ALTRO, il 18 maggio 2012


 Il Fatto Quotidiano
Possiamo anche essere assuefatti agli sprechi, ai trota che percepiscono paghette da migliaia di euro mensili, agli intrallazzi dei partiti ecc. in fondo, diciamo o pensiamo, prima o dopo tutto viene a galla, il che è vero - ma solo in parte.
Quello che non può venire a galla, per il semplice motivo che è già a galla, nel senso che viene fatto alla luce del sole, ci lascia però l’amaro in bocca ( e tanta rabbia) proprio per la sua visibilità immediata.
Sembra che i politici d’ogni specie, ci tengano a farci notare la differenza sociale, a mettere in mostra la loro ricchezza in spregio al fatto che deriva da noi sia perché noi li eleggiamo sia perché noi li manteniamo.

L’esuberanza del loro agire supera alla grande ogni decenza civile al pari dei monarchi che, un tempo, non si preoccupavano minimamente di coloro che producevano la loro ricchezza e che trattavano come inferiori.
La tracotanza di certi comportamenti è la riprova della loro presunzione d’essere una specie chiamata a dominare. Una specie eletta non più dal popolo ma da qualche divinità, anche se ancora da inventare.

Il caso in questione riguarda la boss del Lazio, Renata S-Polverini che per festeggiare il suo compleanno ha organizzato un party in uno dei più rinomati ristoranti di Roma con 300 invitati tra politici nazionali e locali e personaggio d’ogni tipo. Invitati arrivati anche con le auto blu dello stato (politici) e con un look rigorosamente in linea con i desideri della boss.

C’è da chiedersi da dove vengano i soldi spesi. Ma questo, pur essendo un aspetto importante, non lo è di fronte all’immoralità dell’evento.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 18/5/2012 alle 17:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'allegra brigata.
post pubblicato in POESIE, il 29 aprile 2012


… mentre il mondo di sotto frana,
come dei assisi su troni dorati
se ne stanno quelli dell’allegra brigata.

… mentre il volgo triste, nella miseria annaspa,
in allegri, goliardici, festini, l’epiloogo consumano
del sogno d’un popolo in-deciso.

Sordi ai richiami di chi li ha deificati
imperterriti continuano nel loro cammino
su lussuosi, imbanditi, convogli.

Ossequiati e serviti da compiacenti inservienti
come manichini agghindati la sorte sfidano
compilando sonetti d’amore al popolo tradito.

Di lussuosi sperperi di inganni legali
di politiche sorde ai necessari bisogni
son fatte le leggi da loro redatte.

Forti del consenso con l’inganno strappato
da propagande d’infrante promesse
negano ora d’essere del mondo i padroni
al popolo giurando eterna fedeltà.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 29/4/2012 alle 13:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il mago trasformista e trasformatore
post pubblicato in SATIRA, il 21 aprile 2012


Dopo l’imprenditoria e la politica, oggi il sig. Pre si sta cimentando nell’arte della magia. Ad onor del vero, il sig. Pre si era già, a suo tempo, allenato in quest’arte con la creazione miracolosa di un partito politico che, visto la tendenza al magico di molti umani, ebbe un enorme successo al di la dei contenuti che si basavano, essenzialmente, sul sostegno alla finanza e alle aziende nella loro politica di ripristino dei privilegi dei pochi; basti pensare che anche lavoratori già strigliati dalla politica lo votarono.

Il nostro - si fa per dire -, dunque, dopo quell’esperienza, per lui più redditizia che positiva, sta ora mettendo in pratica la sua magia di trasformare il fatto reale facendolo apparire altro da quello che è realmente.

Essendo il sig. Pre un emerito e conosciutissimo Manlo, è incorso in azioni ritenute deprecabili non solo da parte della società civile che, comunque, ritiene le loro argomentazioni contraffatte, ma ritenute tali anche dai tutori della giustizia che gli hanno notificato una serie di reati a dir poco ributtanti. Il nostro, che come tutti sanno, è un vecchio Trone, si sarebbe divertito a giocare, allestendo festini nella sua abitazione, al travestimento con signorine non del tutto consapevoli del loro ruolo all’atto dell’invito.
Bene, il nostro - si fa per dire - aspirante mago sta ora cercando, con la sua magia, di trasformare detti festini in giochi, anzi, “gare di burlesque (burlesche)” e se stesso in benefattore delle signorine che, a suo dire, sono state rovinate perché coinvolte nell’inchiesta a suo carico.

Un gioco di prestigio che comporta tutta una serie di manovre e un’enorme quantità di energia “contante” che, al confronto, i più grandi trasformisti della storia della magia risulteranno formiche nane.
A onor del vero va detto che il trasformismo è abbastanza comune nel mondo della politica, ma il nostro - si fa per dire - oltre a trasformare se stesso - e qui va detto che quella del auto trasformista è un’attività che il nostro - si fa per dire - pratica sin dalla culla - sta sperimentando la magia su altre persone. Infatti, se la sua trasformazione in benefattore è cosa risaputa, non lo è quella di trasformatore di situazioni e persone.
E questa è la novità del nostro - si fa per dire - poliedrico mago nonché politico, nonché imprenditore, nonché Pre, Trone, Manlo ecc.

Dopo la sperimentazione dell’istrionismo di piazza che l’ha portato a creare dal nulla, stando assiso sul predellino dell’automobile, un partito, movimento, associazione ad, ora stanco del suo creato, si diletta ha modificarne gli attori a suo piacimento.

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 21/4/2012 alle 15:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Roma capitale, Roma violenta, la criminalità dilaga e la politica guarda.
post pubblicato in POLITICA, il 5 gennaio 2012


Fonte
Alemanno, sindaco di Roma dal 2007, aveva promesso che, se eletto, avrebbe reso più sicura la capitale e fino all’anno scorso ha sostenuto la sua tesi senza tener conto del crescente dilagare della criminalità.
La tesi di Alemanno si basava sulla criminalità mafiosa e estracomunitaria.
Solo dopo l’agguato di Ostia, lo scorso novembre, dove persero la vita Giovanni Galleoni e Franco Antonini, ammise apertamente il pericolo mafia.
L’ultimo omicidio è di ieri a TorPignattara dove hanno perso la vita un commerciante cinese e sua figlia di nove mesi. Una famiglia di quegli immigrati che Alemanno indicò come portatori di criminalità.

Quello che è successo ieri a Roma non è un semplice atto criminale. Uccidere una vita di pochi mesi non può essere considerato solo un atto criminale ma qualcosa di più efferato che nulla ha a che fare con l’essere umano. Uccidere per 5000 euro succede, anzi, si uccide anche per meno, e si può considerare umano. Uccidere un innocente no! nel modo più assoluto!
Questo ci porta a pensare che nella capitale la criminalità comune abbia perso il senso della vita - cosa già avvenuta nel mondo mafioso,- che la vita conta solo nel momento in cui è utile per certi fini.

Ma perché succede tutto questo? Perché la criminalità comune si comporta al pari di quella organizzata e mafiosa?

Non credo che la risposta sia da ricercare nell’immigrazione come sottostrato della società - Le vittime  di TorPignattara sono anch’esse immigrate - da cui la criminalità trae la manovalanza.  Credo, invece, che la responsabilità di quanto sta accadendo sia da ricercare nelle istituzioni, in modo particolare nella politica.
Alemanno, sull’esempio del suo leader, ha praticato la politica della negazione, del nascondere, facendo credere che la situazione fosse sotto controllo e, pertanto, tralasciando quegli interventi necessari a controllare il territorio - in questo aiutato anche dalla mancanza di mezzi derivanti dai tagli del governo Berlusconi.

E’ la mancanza dello stato, come già successo in altre regioni - Campania, Calabria e Sicilia -, ad aver permesso sia l’espansione della mafia che quella della criminalità comune. Mancanza che, per quanto riguarda la mafia, si traduce in presenza collaborativa con la criminalità attraverso la “concussione”, cioè, sfruttare la propria posizione per il proprio vantaggio economico. Questo fa da traino anche alla criminalità comune nella misura in cui i vantaggi acquisiti dalla mafia in termini di sicurezza possono essere sfruttati anche dai criminali comuni che, comunque, anche loro hanno la possibilità di scendere a compromessi con le istituzioni.

Si potrebbe parlare di “liberalizzazione” del mondo criminale; in fondo, si tratta di un business miliardario.
Tassa sul fumo, la poca serietà della politica italiana.
post pubblicato in Riflessioni, il 3 agosto 2011


Umberto Bossi lancia la palla e riceve un si corale e bipartisan dalla politica italiana.

Dice Bossi: piuttosto che tassare la sanità sarebbe meglio tassare il fumo anche se sono un fumatore di sigari.

L’affermazione è giusta, meglio tassare una cosa superflua che una utile (sempre che i fumatori, trovandosi di fronte a una spesa eccessiva, non decidano di smettere, il che ci porterebbe al punto di partenza). A questo punto, almeno dal mio punto di vista, si potrebbe tassare anche l’alcool, incluso il vino, e tanti altri prodotti superflui.

Ma tutto ciò servirebbe a rimettere i conti a posto? Servirebbe a creare un sistema in grado di soddisfare le esigenze di tutti i cittadini senza creare debito?

Non credo proprio! A meno che non ci si fermi al recupero dei soldi necessari a riportare in pareggio il bilancio lasciando la struttura socio economica inalterata. Cosa che servirebbe a ben poco perché il debito si riformerebbe.

La manovra, di cui la tassa sulla sanità ne fa parte, è molto di più di una semplice recupero di soldi. La manovra serve a mettere i conti dello stato in pari, ovvero, non tanto a recuperare soldi ma a dare un diverso indirizzo alla politica economica del paese; indirizzo che dovrebbe restituire all’economia la sua indipendenza e la capacità di investire e, inoltre, creare un nuovo sistema di distribuzione della ricchezza eliminando i privilegi che, attualmente, sono tutti a favore della classe politica. In pratica si tratta di ridistribuire meglio i soldi delle tasse individuando le priorità sia economiche che sociali e solo in un secondo tempo, quando cioè sono state soddisfatte le prime, passare alle seconde.

La sanità, ovvero la salute dei cittadini, è sicuramente una delle priorità sociali e sarebbe da incentivare invece di disincentivare come si sta facendo (a parte la tassa in questione). Una politica seria non avrebbe neanche preso in considerazione ne la chiusura di strutture ne ulteriori ticket. Avrebbe, sin dall’inizio, preso in considerazione la possibilità di sospendere quelle opere “sociali” – ponte sullo stretto, Tav, ecc. – megagalattiche volute al solo scopo di farsi propaganda e destinare i soldi alle cose utili. Al riguardo, il costo della politica – la spesa del palazzo del potere – e gli sprechi derivanti, dovrebbero, in un momento di forte crisi, essere stati presi in considerazione sin dall’inizio e ridotti all’istante. Ma non solo non è stato fatto, anzi, dopo averlo inserito nella finanziaria, ne è stata rimandata l’applicazione al 2013 magari sperando che la crisi rientri.

La palla lanciata da Bossi e raccolta dalla politica sembra più lo specchietto per le allodole. Il solito palliativo che attutisce il dolore ma non cura. Crea solo l’illusione dell’interesse della politica nei confronti del popolo.  


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/8/2011 alle 18:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Quando la finiranno di prenderci in giro? Le solite sparate della lega.
post pubblicato in POLITICA, il 20 giugno 2011


Il raduno di Pontida era atteso come evento chiarificatore nella politica della lega e, in modo particolare, nel rapporto col Pdl.

Però, leggendo quanto detto da Bossi e dagli altri esponenti del “caret”, sembra, anzi, è evidente la riedizione della politica fatta fin’ora.

Innanzi tutto non c’è rottura col Pdl (e perché mai? Senza, la lega, che alle politiche del 2008 ha raggiunto alla camera 8,3% e al senato l’8,1%, non andrebbe da nessuna parte), solo il solito avviso/ricatto a Berlusconi. Per il resto, i soliti annunci/propaganda: riforma fiscale/tasse, secessione, ministeri, costi politica, impegni militari, guerra in Libia e immigrati. Nulla però di veramente nuovo a lasciar intendere, non tanto un cambiamento nella politica della lega, quanto il suo rapporto con il Pdl. Ormai è risaputo, pertanto ovvio, che la lega non si discosterà mai dai suoi obiettivi – d’altra parte, essendo un partito a conduzione leaderista/populista (il che significa che l’impegno con la base non deve essere disatteso pena, come nel caso dei referendum, la perdita di consensi)  e basato su principi univoci, non variabili, gli è impossibile accettare compromessi in grado di determinare analisi a loro volta in grado di rendere più flessibile il partito per quanto riguarda le alleanze.

La lega, insomma, continua per la sua strada appoggiandosi, per raggiungere i suoi obiettivi, sul Pdl che, a sua volta, senza la lega nella maggioranza, non saprebbe con chi allearsi per restare al governo. Due partiti interdipendenti, dunque, dove nessuno dei due è in grado di sopravvivere da solo.

Questo, in sostanza, è l’indicazione più chiara uscita dal raduno di Pontida. Ed è questo che sta bloccando l’Italia – oltre, naturalmente, ad un governo che governa solo in funzione e a difesa del leader primo ministro.

Bisogna però dire che, oltre ad essere bloccata, l’Italia sta subendo il ricatto di un partito minoritario in grado, però, di determinarne la politica verso soluzioni auspicate solo dai suoi aderenti.

Partito che, se per sua natura è regionalista/territoriali, sta comunque influendo sulla vita di tutta la Nazione proponendo e affermando legalmente soluzioni che mirano a modificare anche i concetti base della costituzione. Un esempio è il concetto di Nazione che, con l’introduzione del federalismo, viene snaturato riducendolo a mero concetto astratto dal fatto che il federalismo leghista non si basa sull’unità culturale e linguista – presupposti essenziali per una Nazione - ma sulla sua divisione. Ovvero, ogni singola provincia/regione, secondo la lega, deve avere una sua cultura indipendente senza nessun catalizzatore che la identifichi con le altre e senza nessun impegno ad una unificazione culturale.

Per tornare agli annunci/propaganda, dopo tre anni di governo non s’è ancora visto niente di concreto, anzi, bisogna dire che la situazione italiana è andata sempre più  deteriorandosi proprio a causa dell’inattività del governo. Inattività che deriva anche dal costante diverbio della maggioranza stessa. In ultimo la faccenda dello spostamento al nord dei ministeri che, voluti dalla lega, trova una forte resistenza all’interno del Pdl. Ma anche in termini di fiscalità, le posizioni lega/Pdl si trovano su versanti opposti poiché ciò che chiede la lega (riduzione delle tasse algli artigiani e alle piccole industrie) è costantemente disatteso dal Pdl. oltre a ciò, lo stesso ministro Tremonti (lega), sulla riduzione delle tasse, risponde picche.

Se consideriamo che la richiesta ultimativa ( o si fa o si va a casa) di riforma fiscale arriva dopo la batosta delle comunali e dei referendum, il che ci porta conferma che, la lega, ma anche il Pdl, operino/adeguino la loro politica unicamente per il mantenimento del potere e non per il bene comune come annunciano costantemente.

Per concludere, un programma serio, o perlomeno indicazioni reali, dovrebbe parlare di interventi concreti a favore delle categorie che dicono di difendere e non basarsi sulle solite affermazioni generiche.  Il fatto che non ci siano indicazioni concrete in termini di lavoro, giovani, precariato, scuola, sanità, ammortizzatori sociali, ecc. indica una mancanza di programmazione nella società.


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La serietà dei politici europei e certi politici italiani.
post pubblicato in NOTIZIE, il 29 maggio 2011


Parecchie volte il premier ha affermato che “in nessun altro paese civile e democratico la magistratura si accanisce contro un politico allo scopo di “toglierlo” di mezzo”; niente di più vero, negli altri paesi, i politici, si dimettono immediatamente!!!!

L’ultimo, in ordine di tempo, è il segretario di stato francese alla funzione pubblica Georges Tron che, dopo essergli stata rivolta l’accusa di molestie e aggressioni sessuali, si è dimesso dall’incarico, senza nessuna pressione,  su richiesta del primo ministro Francois Fillon. dimissioni che lui stesso ha anticipato se a richiederle fosse stato il primo ministro o il presidente Nicolas Sarkuzy.

Che siano vere o false le accuse si vedrà al processo. Quello che ci deve interessare è la serietà morale dei politici in altri paesi che non si riscontra sempre in Italia..Di casi come questo ce ne sono parecchi all’estero, e in tutti i casi, gli interessati si dimettono per affrontare il processo, solo dopo, qualora venissero scagionati, tornano in politica.

Anche all’estero, in politica, la lotta tra le varie fazioni si svolge all’insegna di colpi bassi che include anche denuncie di azioni personali non rispondenti alla moralità comune e azioni nella loro funzione pubblica e privata nel campo aziendale. All’estero, però, questo non implica l’accanimento ne della magistratura ne dell’opposizione per “toglierli di mezzo”.


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IL VESCOVO DI TRIESTE E LA POLITICA.
post pubblicato in POLITICA, il 13 maggio 2011


           

Mons. Gianpaolo Crepaldi ha lanciato, su internet, un appello ai cattolici per non votare alle prossime amministrative chi non sostiene i principi della chiesa cattolica.

Ovvio che chiunque è libero di scegliere i propri rappresentanti e che ogni organizzazione può invitare ai suoi aderenti a votare un certo gruppo politico anziché un altro. Il problema dell'invito è, però, la contraddizione dell'indicazione che emerge dalla definizione dei principi e che, di fatto, indica come voto utile il centro destra che, in fin dei conti, anche la chiese cattolica ha criticato, almeno nella persona del suo leader, come uomo poco incline alla morale cristiana la politica del centro destra.

 

Vediamo alcune indicazioni:

  1. “Non è lecito al cristiano appoggiare partiti che su questioni etiche fondamentali hanno espresso posizioni contrarie (alla chiesa cattolica). Il riferimento è chiaramente riferito alle questioni del testamento biologico, divorzio, contraccettivi, copie di fatto e omosessuali, ecc. dove il centro sinistra si è sempre dichiarato per una libertà individuale a difesa del diritto del singolo a decidere dalla propria vita.
  2. “distinguerà nei programmi le questioni su cui sono lecite molte opinioni da quelle che invece obbligano la sua coscienza”.  Impedire, cioè, che il cattolico cada "nell'errore" di scelta che lo porterebbe lontano dalle scelte della chiesa.
  3.  Non solo bisogna guardare alla “onestà personale dei candidati”, ma anche alla “accettabilità dei loro programmi dal punto di vista dei valori fondamentali”. E, dal momento che i valori fondamentali interni al programma politico sono più importanti "dell'onestà" dei singoli, perde importanza il valore morale dei politici portatori del programma. Vale a dire: i mezzi giustificano il fine.

 

E ancora: Infatti oggi gli enti locali, avendo sempre più competenze, possono influire su questioni fondamentali: possono o meno “danneggiare o aiutare la famiglia”, “aprire il riconoscimento pubblico a ‘nuove forme di famiglia’”, “mettere in atto aiuti concreti contro l’aborto”, o “promuovere forme di pubblicità offensive del diritto alla vita”, “soffocare la libertà di educazione delle famiglie”, “sistematicamente combattere la presenza pubblica del cristianesimo o aprirsi ad una collaborazione nel reciproco rispetto”.

 

Come si legge, il problema, per monsignore, non è tanto la difesa della morale cristiana da attacchi miranti alla sua eliminazione, altrimenti avrebbe dato indicazione di non votare coloro che questa morale la calpestano tutti i giorni, quanto un programma politico in grado di mantenere, nella società,  quelle istituzioni miranti a racchiudere la morale entro schemi da loro controllabili. E qui sta la contraddizione, o la falsità?.

Privilegiare personaggi che, costantemente, sia in privato che pubblicamente attraverso il loro ruolo di legislatori, attraverso comportamenti amorali evidenti e leggi basate sulla negazione dei diritti, significa anteporre al diritto alla vita il diritto al comando. Ma questo entra in contrasto con gli stessi principi del cristianesimo!

 

Fonte


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 13/5/2011 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Volantini fascisti sui muri delle facoltà universitarie di Firenze.
post pubblicato in POLITICA, il 30 aprile 2011


           

Sono comparsi, sui muri di alcune facoltà universitarie di Firenze volantini, inneggianti alla  Rsi (repubblica sociale italiana); sono firmati dal centro sociale di destra antagonista di Firenze. I manifesti riportano le scritte: "Onore d'Italia" e l'immagine di alcuni combattenti di Salò. E poi: "Tu va' sicuro con il tuo motto: non ho tradito". E ancora: "Ai caduti della Rsi morti per la patria". 

Il tutto nell'indifferenza delle istituzioni preposte a far rispettare la legge.

 

Inneggiare alla repubblica di salò e ai suoi caduti significa inneggiare al fascismo, ovvero, apologia di fascismo in una nazione dove la costituzione lo proibisce cosi come proibisce la ricostituzione del partito nazionale fascista ma anche le idee che ne sono alla base. Questo è possibile solo grazie ai continui attacchi sia alla costituzione antifascista, democratica e repubblicana da parte del centro destra sia alla cultura nata dalla costituzione.

 

Gli attacchi alla costituzione portati avanti in questi anni, uniti a proposte di leggi miranti a creare la cultura del più forte, stanno dando sempre più spazio a tendenze reazionarie - la dove per reazionario s'intende l'opposizione a un tipo di cultura basata sullo stato sociale e ugualitaria - permettendo la formazione di gruppi basati sulle idee fasciste o, comunque, dittatoriali.

È pur vero che anche a sinistra esistono gruppi che basano le loro idee sulla dittatura, ciò non toglie che, questi gruppi sono costantemente presi di mira e accusati di essere sovversivi nei confronti della democrazia, mentre i gruppi di destra no, che, anzi, vengono difesi se non addirittura condivisi anche da esponenti del governo.

 

Questa politica si basa su una menzogna ben precisa e va individuata nella falsa idea che in democrazia tutti, inclusi coloro che inneggiano alla dittatura, possano esprimere le proprie idee e organizzarsi in conformità ad esse.

È una menzogna poiché, un'idea contraria e opposta alla democrazia, come la dittatura, non può convivere con la democrazia stessa senza entrare in conflitto con essa. Conflitto che sposterà il dibattito politico su un piano sempre più conflittuale fino alla spaccatura degli equilibri sociali.

 

Si può pensare che oggi ciò non stia avvenendo, che, anzi, il dibattito avviene sul piano costituzionale e non violento, che i gruppi di stampo fascista non usano la violenza per affermarsi ecc.. Certo, non siamo nel 22 del secolo scorso, ma ciò non significa che detti gruppi, ma anche l'attuale centro destra, non abbia come fine l'instaurazione di una dittatura. I metodi usati riflettono, semplicemente, lo stato attuale delle cose; tanto per intenderci, se dovessero usare oggi il manganello e l'olio di ricino, verrebbero condannati da quegli stessi elettori che oggi votano il centro destra. Inoltre, nel 22 la situazione socio politica era ben diversa dall'attuale. Era normale amministrazione usare metodi violenti da ambo gli schieramenti così come era comune l'idea della dittatura per affermare i propri principi - con questo non intendo dire che oggi non si usi la violenza. Ieri a Milano, il gruppo di forza nuova ha tentato un blitz contro una manifestazione di giovani di sinistra innestando disordini sedati poi dalla polizia.

 

Ecco che, allora, scatta la necessità di presentarsi al popolo, anziché come portatori di una dittatura, come portatori di un ordine democratico forte e capace di soddisfare (almeno a parole) quelle istanze che da sempre gli elettori chiedono: sicurezza, lavoro, etica ecc.

Ed è qui la menzogna! Lasciar intendere, a mezzo della parola e attraverso la propaganda mediatica, che non c'è nessun altro in grado di realizzare una società equa, perché coloro che in passato hanno sostenuto la società equa, in realtà stanno, ora, difendendo i risultati raggiunti dalla classe che li sostenenva a danno degli altri.

Perciò, per evitare il perpetuarsi di una situazione sociale considerata statica, c'è bisogno di modificare la struttura sociale attraverso la modifica dei principi su cui si basa l'attuale società che ha prodotto i privilegi.

In questo modo, si riesce a nascondere il vero intento che, pur essendo esplicito nelle leggi approvate o in fase di approvazione, viene occultato dalla propaganda.

 

Per concludere, la formazione, più o meno legale, dei gruppi fascisti, ma anche nazisti, pur essendo a parole condannata, nei fatti viene accettata, dalla destra, come necessità di avere un supporto forte in caso il disegno politico attuale non dovesse produrre i risultati sperati.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 30/4/2011 alle 18:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfiducia mancata, esulta il partito dell'instabilità da prima repubblica.
post pubblicato in Riflessioni, il 15 dicembre 2010


Sono 314, contro 311, i voti alla camera che permetteranno al governo di continuare la sua opera deleteria nei confronti del popolo italiano. Un esito forse scontato, sia per l'esiguo margine su cui potevano contare i fautori della sfiducia che per le manovre della maggioranza per assicurarsi qualche voto in più . Gli scenari che si presentano nel prossimo futuro non sono certo floridi data l'esiguità dello scarto di voti. Tre voti non fanno la differenza, lo sa bene Prodi che governò per quasi mezza legislatura nell'incertezza totale. Incertezza che si traduce, in queste occasioni, nella mancata governabilità del paese e conseguente disagio dei cittadini.

La maggioranza uscita dal voto del 14 non rappresenta più quella uscita dal voto delle politiche del 2008, e neanche ne è il fantasma, come si potrebbe pensare.

Se dopo le politiche, e grazie al premio di maggioranza, il governo poteva contare su una maggioranza stabile - nel senso che qualche dissenso su una determinata legge non comprometteva la maggioranza -, strada facendo s'è verificato, al suo interno, uno strappo derivato da una diversa visione politica dei problemi da risolvere, ovvero come risolvere i tanti problemi italiani. Lo strappo, basato su due punti cruciali: lo stato sociale e i diritti, ha portato una parte esigua, ma sufficiente, alla quasi opposizione su molte leggi rendendo la maggioranza instabile sul piano legislativo. Ogni legge proposta dalla maggioranza doveva essere mediata con la corrente dissenziente.

 

Ora, con una maggioranza alla camera risicata, il governo Berlusconi, se non vuole governare esattamente come prima del 14, se vuole avere una maggioranza stabile per poter completare il suo programma elettorale, dovrà trovare appoggi esterni pescando voti con alleanze esterne alla coalizione che aveva vinto le elezioni. Questo, dopo che la lega e parte del pdl avevano ribadito insistentemente che può governare solo la coalizione uscita dalle elezioni politiche, che solo chi è eletto dal popolo può formare un governo. In modo particolare, la lega che, oltre a nutrire avversione verso il possibile alleato (UDC), ha sempre sostenuto che se non c'è più la maggioranza si va al voto. Oggi, dopo il voto del 14, si dice disponibile ad accettare alleanze fuori dalla coalizione. Oppure, cercare di pescare singoli personaggi nei partiti di opposizione - come ha fatto nei giorni precedenti il voto di sfiducia - nel tentativo di aumentare il divario. In ogni caso,Berlusconi sta usando i metodi del sistema proporzionale con la differenza che, nel proporzionale esistevano regole diverse e controllabili dal parlamento. Mentre nel sistema bipolare non esiste nessuna regola che permetta di usare le regole del proporzionale. Questo implica, nel prossimo futuro,  il ritorno mascherato al proporzionale.

 

Per concludere, una cosa è evidente: le regole vanno fatte in base alle esigenze di potere. Poco importa se così facendo si disattende proprio il principio su cui si è basato tutta la propaganda degli ultimi 15 anni: il bipolarismo - "Si definisce bipolare un sistema politico che vede la contrapposizione di due blocchi distinti, rappresentati, di solito, da due coalizioni o raggruppamenti di partiti e/o movimenti, che si contendono la conquista del potere"-, ovvero, la coalizione uscita vincente dalle elezioni deve dimettersi nel momento in cui non può governare. Quello che sta succedendo è proprio il contrario. La maggioranza sarà costretta a mediare in continuazione verso l'esterno per poter governare, ovvero, sarà costretta ad allargarsi coinvolgendo gruppi o singoli della/e coalizione/i perdente. Esattamente com'era nel sistema proporzionale. Perciò, nulla è cambiato!

Il ricco nord e la gestione del territorio.
post pubblicato in NOTIZIE, il 8 novembre 2010


Propongo, su gentile concessione del sito "No amianto a Montichiari"( che consiglio di aprire) la lettera di una leghista della "prima ora" che, dopo l'esperienza della "lega al potere", critica in modo chiaro, la gestione del territorio, cavallo di battaglia della lega.

 

 

La lettera:

 

Carissima Lega Nord....

Ciao a tutti, ieri sera abbiamo ricevuto una lettera via mail da parte di una cittadina monteclarense. Ci è piaciuta molta e abbiamo pensato di pubblicarla per condividerla. Buona lettura.

 

 

Carissima Lega Nord,

premetto che mi fa un po' strano scrivere ad un partito, sarebbe stato più semplice indirizzare la mia lettera al segretario, al presidente della provincia, all'assessore Dotti, al dott. Frosio, forse anche allo stesso Bossi, ma quello a cui oggi vorrei parlare è l'ideale, nel suo complesso, che la Lega esprime e rappresenta.

Premetto, e non è cosa da poco, che ho condiviso lo spirito leghista dei primi anni e, anche oggi, trovo giuste alcune posizioni.

In questo clima di attesa elettorale stiamo sentendo di continuo il "verde" ritornello dell'amore per il territorio, della lotta contro un resto del paese inefficiente e sprecone, della difesa del nostro tessuto sociale, in altre parole la retorica del "padroni a casa nostra".

Vede cara Lega, a me che sono di Montichiari tutti questi slogan suonano un poco antipatici. Noi viviamo in un comune amministrato da parecchi anni dalla lega, e pure la provincia è leghista, così come la regione. Se ci mettiamo l'attuale governo abbiamo la situazione perfetta. Verrebbe da pensare che con queste condizioni dovremmo vivere nel miglior territorio possibile, difeso e rispettato e invece...

Come ormai tutti sanno noi rivendichiamo il triste record europeo, forse mondiale, dello smaltimento di rifiuti con una dozzina di discariche attive e chiuse, una serie di nuovi impianti in via di approvazione e un'infinità di battaglie per fermare progetti abominevoli ( non ultimo il progetto "aspireco"). Solitamente la tendenza della politica è quella di scaricare la colpa di gestioni impopolari sulle precedenti amministrazioni, ecco qui da noi questo rischio proprio non lo corriamo.

Basta scorrere le date di approvazione delle varie discariche per capire che in qualche forma voi le avete autorizzate.

Allora non posso esimermi dal chiedermi perché?

Perché un'ideale si fa carico di parole come territorio, radici, popoli e poi non considera il futuro? Scendendo dal mondo delle idee al concreto:

Che futuro pensate di dare al nostro territorio monteclarense e al suo popolo che sarà costituito dai nostri e vostri figli?

E' mai possibile che il mondo degli ideali parta con i migliori propositi ma finisca sempre per impantanarsi nel fango delle scelte economiche, di comodo, di gerarchie di potere?

La cosa che più mi indigna é che ora gli indifferenti alla domanda di futuro dei popoli siete voi, gli stessi che fra qualche mese elemosineranno un voto garantendo di nuovo amore per il territorio e promettendoci che saremo "padroni a casa nostra".

Un saluto, con molta amarezza, Sabrina, mamma di tre splendidi bimbi.

 

 

 

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 8/11/2010 alle 21:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le mani della lega sulla scuola pubblica.
post pubblicato in POLITICA, il 12 settembre 2010


La notizia su il Corriere della sera

Un altro esempio di come sarà l’Italia federalista/leghista.

Succede ad Adro, comune in provincia di Brescia, dove il sindaco leghista ha messo il timbro della lega in ogni angolo della nuova scuola.

La scuola è stata costruita  da una ditta privata a cui il comune aveva ceduto gratuitamente le vecchie scuole con l’impegno, da parte della ditta, di costruire le nuove gratis, insomma uno scambio e, come sempre avviene negli scambi, qualcuno ci ha guadagnato. Mancando però l’arredamento, il sindaco si è rivolto ai cittadini chiedendo loro un “contributo” per contribuire all’acquisto dell’arredamento, e i cittadini vi hanno aderito, sembra, volentieri.

Fin qui, in periodo di federalismo, sembrerebbe tutto a posto se non si considera che il cittadino ha pagato due volte: le tasse e il contributo “volontario”.

Il problema che si pone sono i simboli leghisti messi all’interno della scuola. Eh si, proprio cosi. Il Sole delle Alpi (il simbolo leghista) compare ossessivamente riprodotto sulle finestre, agli ingressi, sugli arredi e persino sui contenitori dell'immondizia; il nastro dell'inaugurazione è verde e l'edificio da ieri aperto al pubblico è intitolato a Gianfranco Miglio. Sembrerebbe una scuola privata o un tempio leghista invece che una scuola pubblica. Ma è pubblica, costruita con soldi pubblici (le vecchie scuole).

Come è possibile che un partito si sia appropriato in questo modo di una struttura pubblica che dovrebbe essere uno dei massimi simboli di uno stato laico? È legale tutto ciò?

Va bene che il comune di Adro e a maggioranza leghista, ma ciò non autorizza ad appropriarsi dei luoghi pubblici. Se cosi fosse, in Italia ci troveremmo ad avere scuole con simboli che esprimono la maggioranza del momento e che verrebbero cambiati ogni qualvolta la maggioranza cambia. Inoltre, un comportamento del genere non è semplicemente una “rivalsa” del federalismo perché, i ragazzi che la frequentano vedrebbero in quei simboli gli unici validi. Questo sistema è usato da ogni dittatura. Da sempre, il dittatore mette i propri simboli nei luoghi pubblici per abituare la popolazione a credere che non ci sono alternative.

Il problema dunque è di natura politica e andrebbe affrontato con la massima solerzia da parte delle istituzioni. Non ci si può permettere di accettare azioni simili senza correre il rischio reale che la fiducia nelle istituzioni, almeno in quei luoghi dove vengono compiute, venga meno a favore di un’istituzione che, pur essendo importante, ha però carattere puramente locale.

Eppure, sembra che fin’ora nessuno si sia mosso. Forse perché lo vuole la gente?


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 12/9/2010 alle 16:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Fondi straordinari per adeguare le nuove esigenze del processo breve
post pubblicato in POLITICA, il 28 agosto 2010


Dal corriere della sera «Noi siamo pronti a investimenti straordinari nel sistema giustizia per adeguare la macchina alle nuove esigenze del processo breve».

La frase, rilasciata dal guardasigilli Angelino Alfano, ha un che di inquietante visto la difficoltà in cui si trova l’Italia riguardo al debito pubblico; debito che ha “partorito” l’ultima finanziaria di 25 miliardi proprio per far fronte al debito. La prima cosa che viene da chiedersi è: dove pensano di prendere i soldi? A meno che non li abbiano messi da parte prima della finanziaria, cioè, nel calcolo del debito c’èra già questo fondo – il che sarebbe molto grave. Non si capisce, dopo i consistenti tagli fatti su importanti strutture dello stato dove, tra l’altro, era inclusa anche la giustizia (tagli alle forze dell’ordine e alle relative strutture), come possano saltar fuori adesso i soldi per poter finanziare il processo breve. È pur vero che, il processo breve – ovvero la riduzione dei tempi di durata dei processi -, in se dovrebbe far risparmiare soldi allo stato nel lungo termine, ma, il problema non è questo. Riguarda piuttosto la contraddizione di un governo che, prima chiede sacrifici per il forte indebitamento dello stato causato dall’alacrità con cui ha usato i soldi pubblici (inclusi gli stipendi dei dirigenti pubblici– ovviamente escludendo i politici, almeno in linea di principio) fino ad oggi, ora però, di fronte alla necessità di far passare urgentemente un provvedimento (processo breve) che, da come è stato impostato, serve di più ai processi pendenti del premier che a migliorare lo stato della giustizia, si trovano soldi.

Europa e nomadismo moderno.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 22 agosto 2010


 Una nuova cultura sta nascendo in Europa. Una cultura che nasce dal basso senza tener conto delle politiche nazionali dei paesi membri.

È il caso di molti lavoratori provenienti dai paesi dell’est europeo; lavoratori che, nella necessità di migliorare le proprie condizioni economiche, si spostano in altri paesi europei per lavoro lasciando la famiglia nel paese d’origine senza però abbandonarla, anzi, il ricavato del loro lavoro viene mandato alla famiglia. Un nomadismo che ha come presupposto non l’emigrazione tradizionale – vivere e mettere radici nel paese ospite – ma basata esclusivamente sulla necessità con l’impegno, oltre quello familiare, di portare capitale, e non solo economico ma anche culturale, nel proprio paese.

Grazie alle possibilità date dall’entrata nell’UE, dalla tecnologia e dai trasporti veloci, molte persone che vivono nei paesi “poveri” dell’Europa, si spostano per lavoro nei paesi più ricchi come se l’Europa fosse una nazione, come se, invece di andare in terra straniera, si spostassero in un’altra città della nazione. Persone che vivono in Bulgaria (come nell’esempio dell’articolo) si spostano in Inghilterra ritornando periodicamente a “casa” in famiglia. Una sorta di nomadismo “interno”. Un nomadismo che, però, a causa dell’incapacità dei governanti europei di creare un’identità nazionale, o sovrannazionale?, europea, tiene il villaggio d’origine come riferimento della loro identità culturale e linguistica.

 Ciò nulla toglie all’importanza che questo movimento di persone dovrebbe assumere nella formazione dell’Europa. A parte la ritrosia delle nazioni europee di aprirsi, non solo economicamente ma anche culturalmente, il continuo spostamento di persone dovrebbe aprire un nuovo corso nella nostra storia che, dopo secoli di conflitti, è comunque riuscita a dare un senso unitario all’Europa.

È indubbio che tutti traggono profitto da questo movimento. Oltre all’economia con l’apertura di nuovi mercati – e siti di produzione -, anche l’esperienza individuale e collettiva delle comunità ospitanti traggono vantaggio venendo a contatto con culture fino ad ieri pressoché sconosciute arricchendo il proprio bagaglio culturale. Le popolazioni, che questi spostamenti li vivono in prima persona perché sono loro a convivere con i migranti sia sul lavoro sia come datori di lavoro (pensiamo alle famiglie che hanno in casa la badante che, generalmente, proviene da uno di questi paesi), si stanno (a parte singole realtà) convincendo sempre più che le differenze culturali in Europa non sono poi cosi enormi, e che anzi, le culture sono molto vicine tra loro. Una situazione a parte sono le comunità islamiche provenienti da paesi come la Bulgaria.

Mentre sta avvenendo tutto ciò, i governanti dei singoli paesi dibattono, e fanno, leggi per controllare/limitare questa migrazione; il problema però, non è tanto la legge quanto l’incapacità dei governanti di capire ciò che sta avvenendo nella realtà. Realtà che, se gestita correttamente, creerebbe una cultura, almeno in termini generali, capace di produrre leggi meno “repressive” e più liberali, ma ciò che più conta, capace di assolvere al compito di dare senso compiuto alla società multietnica già in essere.

Inoltre, i nostri governanti, la smetterebbero di propagandare una cultura basata sulla difesa del “proprio orticello” mirante a creare paure che i cittadini, nella realtà non provano.

È vero che i governi contrari a questo cambiamento, tra cui l’Italia, si opporranno fermamente, ma è altrettanto vero che quando il cambiamento viene veramente dal basso, alla fine si realizzerà pienamente.

Elezioni anticipate o governo di “transizione”? il groviglio dell’opposizione.
post pubblicato in POLITICA, il 7 agosto 2010


Dopo l’esclusione di Fini, e dei suoi alleati (33 deputati e 10 senatori), che ha ridotto i margini di maggioranza del governo, dal PDL da parte di Berlusconi, si è innescata, nell’opposizione, una gara, in previsione di nuove elezioni, qualora il governo dovesse cadere, a proporre soluzioni per uscire dall’impasse in cui si caccerebbe l’Italia. Le proposte si possono raggruppare in due filoni principali: i favorevoli alle elezioni anticipate e i favorevoli a un governo di transizione composto da persone non aderenti a partiti (governo tecnico) in grado di legiferare su temi principali come: legge elettorale, giustizia, editoria e stato sociale.

Gli assertori principali delle due posizioni opposte sono l’IDV di Di Pietro, il PD di Bersani e l’UDC di Casini.

 Il PD sostiene il governo di transizione. I punti essenziali a sostegno del governo di transizione sono la necessità di cambiare la legge elettorale, i temi sociali e la corruzione della politica.  In un’intervista a La Repubblica pubblicata sul sito del PD, Bersani dice: "In questa situazione, con la barca che fa acqua, non si può andare a un immediato scontro elettorale. Bisogna affrontare i temi sociali, cambiare una legge elettorale deleteria, bonificare le norme che favoriscono la corruzione. Non è un ribaltone, è una fase che consente al Paese di scegliere alternative che non siano nel vecchio film. è il nostro modo per predisporre il sistema alle elezioni. Ma non temiamo affatto il voto. Se ci si arriva però deve essere chiaro che è Berlusconi a far precipitare tutto. Per problemi suoi, solo suoi. Io non divido con lui questa responsabilità".  

 L’UDC, sostiene la stessa cosa anche se lascia al premier di scegliere “se governare o no”, dice Casini: 'L'area di responsabilità nazionale dice al presidente del Consiglio di governare, ma se vuole gettare la spugna si assuma la responsabilità di fuggire davanti al Paese'. E' l'appello che Casini rivolge al premier Silvio Berlusconi all'indomani del voto sulla mozione di sfiducia al sottosegretario Caliendo. E ancora: “Il presidente del Consiglio è chiamato a dire con serenità: 'mi dimetto' oppure 'governo' ". “Tornare alle urne sarebbe una prova di irresponsabilità totale” ”'un governo di responsabilità nazionale è indispensabile per risolvere i problemi degli italiani”. Per Casini, dunque, le elezioni sarebbero un danno per il paese ma sarebbe disposto

Mentre Di Pietro sostiene la necessità di elezioni anticipate. Sul suo blog scrive: “Le elezioni sono una scelta obbligata per il bene dei cittadini e, a questo punto, anche l'ultima spiaggia per salvare il Paese.”

In tutt’e due i casi, si presuppone la fine del governo.

Naturalmente, sia per le elezioni anticipate sia per un governo transitorio, si sta mettendo in moto tutto l’apparato politico per creare le alleanze necessarie per portare a termine il proprio disegno politico; l’impressione che se ne ricava è l’arresto, sin da ora, del lavoro parlamentare. Come se il governo fosse già caduto, il che sarebbe la notizia più bella. Ma non è cosi!

Prodi, con una maggioranza risicata, rimase al governo per quasi due anni, lo stesso potrebbe fare Berlusconi. Inoltre, non è ancora chiaro il ruolo che avranno i finiani. Fini ha sempre ribadito che sosterrà il governo qualora non metterà in pericolo la legalità, la democrazia e sosterrà lo stato sociale. Queste affermazioni potrebbero far pensare che Fini sarà all’opposizione visto che è proprio su questi temi che si è consumata la rottura. Ma ciò non basta. Il tentativo, da parte del PDL, di convincere, o costringere(?), i finiani a votare la fiducia al governo da lui proposta per settembre (all’inizio dei lavori parlamentari) sui quattro punti fondamentali dell’accordo della coalizione - giustizia, fisco, federalismo e Mezzogiorno -, ricordando loro che è su questi problemi e sulla loro soluzione – di destra - che si era basato l’accordo, minacciando elezioni anticipate qualora non la dovesse ottenere la fiducia, potrebbe convincere, se non tutti, alcuni finiani a rientrare.

Dunque, il governo esiste e potrebbe continuare ad esistere e legiferare per altri tre anni. Certo, non avrà più la maggioranza certa, ma questo non ha mai impedito a nessuno di governare, semplicemente, si ritornerà alla vecchia politica delle alleanze trasversali.

Sperare che un governo cada per l’uscita dallo schieramento di maggioranza di un gruppo di parlamentari mi sembra troppo eccessivo. Un governo cade quando la maggioranza viene a mancare su tutto il lavoro parlamentare e non solo su determinate leggi.

Meglio sarebbe se l’opposizione proseguisse nel suo lavoro di “logoramento” del governo e, con l’appoggio dei finiani, impedire che passino le leggi contro la libertà e lo stato sociale proposte dal governo. Il governo cadrà da solo se non riuscirà a legiferare, in modo particolare sul federalismo leghista.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 7/8/2010 alle 15:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Berlusconi, la costituzione e lo stato sociale
post pubblicato in POLITICA, il 10 giugno 2010


Articolo 41 della costituzione:

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Cito l’articolo della costituzione in merito a quanto detto dal premier in occasione dell’assemblea di Confartigiato: "Sono due i progetti ai quali lavoriamo: lo statuto delle imprese, che è già depositato alla Camera e la proposta del ministro [dell'Economia, Giulio] Tremonti di sospendere per 2-3 anni tutte le autorizzazioni richieste per aprire le attività. Pensiamo a una legge ordinaria e a riscrivere l'articolo 41 della Costituzione che [in materia di lavoro e impresa] è datata", ha detto Berlusconi lamentando la matrice "catto-comunista" di questa parte della Carta. Questo al fine di: "riconoscere finalmente diritti agli imprenditori che finora hanno avuto solo doveri".

Di quali diritti “negati” parla? Se l’iniziativa economica privata è libera, significa che se ci sono dei diritti negati dipende dalle leggi, ma in questo caso cosa centra la costituzione? A meno che non si riferisca ai “programmi e controlli” che servono ad indirizzare l’attività economica a fini sociali. Forse è  questo che da fastidio al premier, non la mancanza di diritti degli industriali.

Ma cambiare questo aspetto, che comunque è regolato dalle leggi e, di conseguenza basterebbe modificare le stesse senza disturbare la costituzione, significa cambiare il fine; e quale fine metterebbe il premier? Quello del profitto? Credo proprio di si. Il premier fa riferimento anche alla mancanza del termine “mercato”. Vero, ma se l’economia è libera, è ovvio che operi in un mercato libero. Ma, allora, qual è il problema?

L’articolo parla esplicitamente di libertà, e gli industriali ne hanno sempre usufruito. Non solo, hanno anche avuto agevolazioni dallo stato, con soldi pubblici, quando entravano in crisi o dovevano ristrutturare l’azienda. Agevolazioni che andavano dalle tasse (chi investiva in zone “depresse”), al prepensionamento (quando, dopo le ristrutturazioni si trovavano nella necessità di ridurre il personale), dalla cassa integrazione (nei momenti di crisi sia aziendale sia generale) alla mobilità interna per evitare assunzioni temporanee. Inoltre, i finanziamenti che le aziende hanno ricevuto dallo stato, sono state usate anche per investimenti all’estero dove, però, non si è avuto nessun riscontro in termini di tasse (sempre che le paghino). A questo va aggiunta la legge sul contratto a termine che aggira in modo concreto il divieto di licenziamento e che regala alle aziende un diritto a senso unico.  I diritti, dunque, le aziende li hanno e ne hanno fatto uso in ogni modo; ciò che rimane, perciò, è il fine, lo scopo dell’economia sancito dalla costituzione: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.” Ecco quello che il premier, e gli industriali, vorrebbe/ro modificare, o meglio, sopprimere. il punto è che Il principio non sancisce solo l’indirizzo dell’economia, ma, di conseguenza, anche tutto l’impianto delle leggi che regolano il mondo del lavoro. Se venisse cambiato/soppresso, cadrebbero anche i presupposti alla base di tali leggi.

Questo non è altro che uno dei tanti tasselli che l’attuale primo ministro sta modificando con un unico scopo, quale?


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 10/6/2010 alle 17:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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