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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Rifiuti in Campania
post pubblicato in POLITICA, il 24 ottobre 2010


Un'altra buca da riempire, ecco la soluzione del governo per far fronte all'ultima emergenza rifiuti in Campania.


Nel vertice di palazzo Chigi sui casini che stanno avvenendo a Terzigno per la discarica, il premier ha promesso la soluzione del problema in dieci giorni promettendo, inoltre, un fondo per le opere di compensazione da 14 milioni di euro destinato al comune di Terzigno che dovrà ospitare la discarica Sari. Ma contemporaneamente la presidente della Commissione d'inchiesta parlamentare europea, Judith Merkies, ha fatto sapere che le autorità campane “per l'apertura di una discarica in un parco nazionale (quello del Vesuvio) si possono scordare di vedere sbloccare i 145 milioni di euro di fondi europei attualmente congelati dalla Commissione”. Da una parte si concedono risorse insomma ma dall’altra, a causa di una politica che l’Ue non vede proprio di buon occhio, si perdono. I provvedimenti sono ancora quelli dell'emergenza precedente: affiancamento di altri due termovalorizzatori (Napoli e Caserta) a quello di Acerra e ….. altre discariche.

 

 

A parte (si fa per dire) i milioni che la Campania ci sta rimettendo a causa della mancata soluzione del problema, i punti principali di questa politica sono due: discariche e rapporto stato/enti pubblici (regioni province, comuni ma anche enti pubblici autonomi per la gestione del territorio come l'ente parco).

Discariche

In una situazione di eccessivo concentramento urbano dove i rifiuti sono milioni di tonnellate, pensare di risolvere il problema con le discariche significa ridurre il territorio a discarica, magari organizzata, magari nascosta sotto il terreno, ma sempre discarica con tutti i problemi d'inquinamento che ne deriva, considerando anche che il luogo scelto è un parco nazionale con vincoli precisi per l'utilizzo del suolo (vedi statuto). Tra le attività previste dallo statuto non sono certo previste discariche dal momento che si basa sulla riqualificazione del territorio in termini di vivibilità (aria e acqua pulite, attività inerenti alla salvaguardia dell'integrità del territorio e delle sue biodiversità).

Stato/enti pubblici

Nell'incontro - vedi PeaceReporter -  tra governo, regione Campania e provincia di Napoli si è giunti alla conclusione che ''L'unica strada  è il rispetto della legge - vedi DL 90/2008 art. 9 - e questa prevede la realizzazione della nuova discarica di Cava Vitiello'' dimenticandosi, come al solito, che la legge è fatta dagli uomini e che inoltre, questa legge, è stata fatta per affrontare l'emergenza di 2 anni fa, che aveva termine legale il 31 Dicembre 2009 e che, avendo previsto la discarica in un parco nazionale, è di per sé, fuorilegge.

A partire dall'introduzione del federalismo, in Italia si è dato maggior peso agli enti pubblici (comuni,province regioni ecc.) nella gestione del territorio, questo dovrebbe significare anche la scelta dei siti necessari a determinate attività, nello specifico le discariche. Ma, al di la di questo, il governo, continua a intervenire, con leggi proprie, proprio sulla scelta dei siti (oltre alle discariche, ci sono anche i siti delle centrali nucleari e dell'alta velocità), azione che si contrappone alle stesse scelte governative. Inoltre, quello che dovrebbe essere, in termini federalisti, un momento di maggior coinvolgimento della popolazione su problemi sensibili, diventa, invece, momento di esclusione dalle decisioni e abbandono.

Di conseguenza, l'intervento viene percepito come una vera e propria intrusione in questioni locali mentre è diffusa la percezione di uno stato assente su questioni nazionali come la criminalità organizzata che, al di la dei "successi" ottenuti (secondo la propaganda), continua ad essere fonte di forte disagio nei settori produttivi e del terziario. La forte contraddizione viene accentuata dall'intervento massiccio delle forze dell'ordine (reparti antisommossa) contro i manifestanti che, in questo modo, si sentono ancor più vilipesi nei loro diritti (diritto di scelta nella gestione del territorio e diritto di manifestare).

 

Dopo anni di "crisi dei rifiuti", il non aver ancora trovato (o non voluto applicare?) la soluzione - che comunque c'è e si chiama raccolta differenziata - è sintomo di una "malattia istituzionale" che ormai va oltre le capacità dei singoli enti. Considerando che il problema rifiuti esiste in tutto il mondo industrializzato e che in Italia, a quanto sembra, solo la provincia di Napoli presenta un'accentuazione del problema fino alla "rivolta" popolare, mentre nelle altre regioni , magari con difficoltà, si sta affrontando con la raccolta differenziata - che oltre ad avere il vantaggio di eliminare o ridurre le discariche, ha anche il vantaggio di creare lavoro nel settore di raccolta e riciclo -, non si capisce come mai a Napoli non si sia riusciti a realizzare un piano di raccolta differenziata e la relativa industria di riciclaggio. O forse il problema è sempre quello vecchio: l'interferenza della criminalità nella gestione pubblica. Solo che stavolta, se cosi fosse, a essere implicati non sono solo gli enti pubblici locali.

Il problema pensioni e le pensioni dei parlamentari
post pubblicato in LAVORO, il 21 ottobre 2010


Il 21 settembre 2010 si è svolta alla camera la votazione per abolire il vitalizio (dare la pensione ai parlamentari al raggiungimento degli anni previsti dalla legge, equiparare cioè, la pensione dei parlamentari a quella dei cittadini e non come succede oggi che basta una legislatura, anche se dura un solo giorno, per percepire la pensione.

La proposta è stata fatta dall'onorevole Antonio Borghese dell'IDV ed è stata bocciata a larga maggioranza.

Il risultato della  votazione:

Presenti 525

Votanti 520

Astenuti 5

Maggioranza 261

Hanno votato si 22

Hanno votato no 498

Come si vede, i contrari all'abolizione sono stati la stragrande maggioranza, ovvero, una bocciatura trasversale di tutti (meno l'IDV) i partiti.

 

Percepire la pensione, e anche sostanziosa, dopo 5 anni di "lavoro" (si fa per dire) è una vergogna che va eliminata se si vuole essere una nazione democratica. Le considerazioni da fare sul perché sono tante, ma ne basta una: si chiede ai cittadini di lavorare fino ai 65, forse 70, anni con tutti i problemi che ne conseguono (tra cui, il principale, è il mancato turnover con conseguente disoccupazione giovanile) e poi un parlamentare, oltre al lauto stipendio, arrotondato (si fa per dire) dalle spese, può percepire la pensione dopo solo un mandato - che può anche durare un giorno. Il costo di queste pensioni è di 150 milioni di euro l'anno a carico dei cittadini.

Contraddizione e vergogna si mischiano nella difesa di una casta che, oltre a essere ormai staccata dal "Popolo sovrano", come ormai ci definiscono, si arroga anche il diritto di farsi leggi ad castam (diversa da ad personam). Credo che gli stipendi e pensioni dei parlamentari devono essere decisi in altra sede; un parlamento non deve essere il datore di lavoro di se stesso.

 

Ancor più vergognoso è l'aderenza del PD , a cui sono iscritto. Non è comprensibile e è contradditorio per un partito che persegue la politica del "tassare i redditi più alti", non si opponga a questi privilegi di casta. Privilegi che un partito veramente laico e moderno dovrebbe combattere.

PS: riguardo alle pensioni, Sarkozy ha dichiarato di non comprendere i giovani che stanno lottando con i lavoratori contro la riforma delle pensioni perché vivranno fino a 100 anni, evidentemente non ha capito il problema. Più si rimane sul lavoro, più tardi si libererà il posto, più tardi il giovane troverà occupazione. Naturalmente, questo non è l'unico problema che crea disoccupazione.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 21/10/2010 alle 23:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Polemica inutile e fuori luogo
post pubblicato in Riflessioni, il 19 ottobre 2010


   Ecco che dopo i simboli leghisti nella scuola di Adro, non potevano mancare quelli comunisti in una scuola materna di Livorno.

Ne ha dato notizia il Giornale, famoso quotidiano della casata Berlusconi e già salito alle cronache per le sue tristi indagini su personaggi scomodi (ultimo in ordine di tempo la Sig.ra Marcegaglia, presidente di Confindustria) aventi lo scopo di delegittimare gli stessi e, eventualmente, spingerli alle dimissioni (caso Boffo).

 

Cosa è successo nella scuola materna sotto inchiesta da parte de il Giornale?

La scuola materna è l'ex teatro San Marco dove il 21 gennaio 1921 avvenne la fondazione del partito comunista italiano da parte di Antonio Gramsci e Amedeo Bordiga, luogo di commemorazione da parte di coloro che, ancora oggi, credono in quei principi e che nessuno ha il diritto di contestare. Come ogni anno, il 21 gennaio, i comunisti italiani (che ancora esistono anche se si tenta in ogni modo, e questo è uno di quelli, di sotterrarli) ricordavano quella storica data ritrovandosi davanti al San Marco e affiggendo qua e là le loro bandiere. Solo che, quasi novant’anni dopo, quel che fu un teatro è diventato un asilo. Il muro dove sono state affisse e lasciate le bandiere, a dirla con il sindaco "per di più il muro di cui si parla è in un luogo completamente avulso rispetto alla scuola", cioè staccato.

Qui le cronache: il giornale leggendo l'articolo, la prima cosa che salta agli occhi è la sua natura IDEOLOGICA.       l'unità

 

Il giornale fa il paragone tra i fatti di Adro e quelli di Livorno: "Mentre in terra padana i simboli di partito, esposti in scuole e luoghi pubblici, hanno scatenato un putiferio mediatico nazionale, con tanto di proteste, prese di posizione e urla scandalizzate, manco si trattasse d’un colpo di stato, qui invece, nella terra del cacciucco, l’invasione di falce e martello è percepita come normale, almeno stando alla maggioranza cittadina. Questione di punti di vista. " la dove tre bandiere, dimenticate, diventano un'invasione.

 

Si dimentica che nella scuola di Adro i simboli leghisti erano ripetuti 700 volte a partire dall'esterno fin dentro sull'arredamento, inoltre, nel comune, anche le panchine del parco hanno i simboli leghisti e nessuno a protestato. In effetti, l'invasione è stata fatta ad Adro nel tentativo di attuare un vero e proprio "colpo di stato culturale".

Un paragone che per qualsiasi persona, anche la più sprovveduta (senza offesa) non può tenere, eppure …. Il nostro ministro dell'istruzione, dopo l'articolo de il giornale, decide di mandare ispettori per controllare.

Questo il comunicato: "Il ministero rende noto che è stata ordinata un'ispezione nella scuola dell'infanzia San Marco di Livorno. Il provvedimento si è reso indispensabile per verificare la notizia secondo cui sarebbe presente nell'istituto una bandiera del Partito dei Comunisti Italiani".

"Una bandiera del partito comunista italiano" neanche fosse il criminale più ricercato del mondo - o forse lo è. Il comunicato, per chi non l'avesse capito, riguarda la scuola di Livorno e non quella di Adro, come sarebbe giusto.

 

Quello che lascia perplessi, anche se scontato, è la celerità con cui la ministressa reagisce a un articolo di giornale mentre, a Adro, ci volle, come dice anche l'articolo de il giornale, una manifestazione  popolare per spingerla a dire che era un errore ma che, comunque, non era compito suo.

Con questo atto, la ministressa vorrebbe dimostrare che, ciò che vale per gli uni deve valere anche per gli altri, e fin qui posso anche essere d'accordo, quello che non condivido sono le diverse reazioni della ministressa: in un caso lo scarica barile, nel secondo il controllo immediato.

Per concludere, se le leggi valgono per tutti lo devono valere anche le reazioni e le misure. I controlli dovevano essere fatti anche ad Adro, ma forse non ce nera bisogno, era talmente evidente ………..


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 19/10/2010 alle 18:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il ministro e la monarchia
post pubblicato in Riflessioni, il 17 ottobre 2010


l'unità

Il ministro della difesa Ignazio La Russa ha accolto l'appella di Vittorio Emanuele di Savoia di riportare le salme degli ultimi due re d'Italia (sic) Vittorio Emanuele 3° e Umberto 2°. l'appello è stato fatto pervenire a un convegno sull'unità d'Italia svoltosi a Milano.

Il ministro a motivato la sua scelta dichiarando che:

Credo che sia giusto che al di là del giudizio che si può dare sul percorso personale e storico degli ultimi due re di Italia, a anni ormai dalla loro morte possa essere accolto il desiderio dei discendenti e anche di tanti italiani di vedere riposare nella terra italiana le salme degli ultimi due re e delle loro consorti». «Si tratta di un gesto di pietà - ha detto La Russa - ma anche un gesto che rinsalda la comune appartenenza alla nostra storia italiana.

 

Premesso che tutti hanno il diritto di farsi seppellire dove vogliono, l'affermazione del ministro lascia intendere che a monte ci sia ben altro che il semplice luogo di sepoltura.

Innanzi tutto, l'aggiunta del percorso storico, che è ciò che molti italiani condannano ai "nostri(?)" re. L'aver trascinato gli italiani in due guerre tra le più cruente mai vissute dall'uomo e in quelle coloniali non meno cruente.

In secondo luogo, la pietà dovrebbe andare ai milioni di morti e dispersi delle guerre invece che celebrarli ipocritamente come eroi quando si sa che in guerra sono stati mandati con la forza e, quando protestavano, venivano definiti traditori e fucilati.

In terzo luogo, di quale "comune appartenenza alla nostra Italia"  sta parlando, sig. ministro? Si dimentica forse che gli italiani nel 46 hanno deciso di dare un colpo di spugna a "quell'italia"? Che l'Italia uscita dalla guerra e dal periodo monarco/fascista non ha più nulla da spartire con la precedente?

 

Secondo il non nostro ministro, noi dovremmo onorare, perché è questo il senso delle sue affermazioni, coloro che, per decenni, hanno funestato il popolo con guerre - e qui va specificato, per chi se lo fosse dimenticato, che la monarchia italiana era colonialista, - voluto al solo scopo di rendere grande la casa regnante e poveri i cittadini.

Certo, si parla di eventi ormai lontani nel tempo, ma ciò non basta a cancellare il ricordo storico di quel periodo che, al di la dei tentativi di "revisionarlo", è ancor oggi molto vivo nella popolazione.

 

Per concludere, per quanto mi riguarda, e penso che molti la pensano come me, i cosiddetti re italiani, possono benissimo essere tumulati sul suolo italiano, ma come semplici cittadini e non come presupposto per una legittimazione della monarchia. In fondo, anche i criminali civili (civili per distinguerli da quelli militari) trovano sepoltura in Italia.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 17/10/2010 alle 18:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sciopero metalmeccanici oltre le previsioni
post pubblicato in LAVORO, il 16 ottobre 2010


La manifestazione dei metalmeccanici indetta dalla Fiom svoltasi oggi a Roma è andata oltre le aspettative per la massiccia partecipazione e per la totale mancanza di incidenti previsti dai ministri Maroni e Sacconi.

Una rivincita dei lavoratori che, dopo le polemiche seguite agli attacchi da parte di gruppi estremisti alle sedi di Cisl e Uil che volevano la Fiom violenta, i lavoratori hanno dimostrato un senso di responsabilità disattendendo le aspettative di coloro che speravano in un revival anni sessanta.

La manifestazione organizzata dalla Fiom per protestare contro gli attacchi ai diritti dei lavoratori portati avanti dalla dirigenza Fiat (accordo Pomigliano) e da Federmeccanica (disdetta contratto nazionale) ha aperto una nuova fase nei rapporti lavoro/capitale. 

Significativo è stato l'apporto degli studenti non tanto per il numero quanto per il significato della loro presenza che dimostra l'interesse dei giovani verso il loro futuro e la scelta di non adeguarsi a un sistema che non garantisce loro un futuro.

Se con l'accordo di Pomigliano il capitale e il governo pensavano di aver liquidato 50 anni di lotte, oggi dovranno ricredersi. Dopo la manifestazione di oggi, è evidente che l'accordo è stato possibile solo perché fatto sotto ricatto e che i giovani non sono disposti ad accettare un futuro di precariato.

 

Significativa anche la presenza dei partiti d'opposizione che, a parte Casini, hanno sostenuto la manifestazione dimostrando che la sinistra, oltre all'anti berlusconismo, ha a cuore i problemi dei cittadini.

A parte Casini perché quanto ha affermato "Oggi c'è una grandissima manifestazione della Fiom e con il cuore di democratico rispetto profondamente quella piazza non violenta - premette Casini, che poi attacca -. Ma con la testa dico con chiarezza che chi è in quella piazza è fuori da un disegno di governo riformista alternativo a Berlusconi. Perché non c'è riformismo e capacità alternativa credibile se questi sono gli argomenti. Con tutto il rispetto verso la Fiom e i manifestanti. Ma la piattaforma alternativa a Berlusconi è un'altra cosa" dimostra che la sua opposizione è solo frutto di calcoli politici e non per i cittadini. Per Casini, l'alternativa a Berlusconi non è il dissenso dei cittadini.

 

Per concludere, non credo che alla manifestazione siano stati presenti solo i CGILini ma chiunque ha capito la situazione dell'Italia.

Violenza, violenza e ancora violenza.
post pubblicato in Riflessioni, il 15 ottobre 2010


Un taxista viene aggredito a Milano per aver investito un cane, viene aggredito e finisce in ospedale in coma, a Roma, un'infermiera, dopo una banale discussione con un ventenne, si prende un pugno e finisce all'ospedale in coma.

Due episodi di violenza gratuita distanti tra loro ma, al contempo, molto vicini. Distanti perché si verificano a partire da situazioni diverse e in luoghi diversi (stazione metro e quartiere), vicini perché tutt'e due hanno in comune, oltre alla violenza, la paura dei testimoni ad intervenire.

A Roma, il sindaco ha sostenuto la tesi dell'indifferenza (dicendo d'essere pronto a denunciare chi non è intervenuto per omissione di soccorso) senza tener conto che i cittadini,di fronte ad azioni di violenza, hanno paura.

 Un'altra cosa degna di nota (negativa) nel caso di Roma è l'attribuire alla donna la colpa dell'aggressione. Un testimone ha affermato: "Ero dietro di loro quando sono usciti dal bar. Il ragazzo camminava davanti e la donna lo seguiva, insultandolo e poi prendendolo a calci e pugni. Il giovane si è girato dicendo 'Ma falla finita' e con una mano l'ha colpita involontariamente. Lei è caduta a terra come un sacco di patate",   mentre il video mostra invece un'altra realtà. Comportamento che denota anche un forte senso di solidarietà di genere: per un maschio ha sempre ragione il maschio.

 

Mentre a Milano viene bruciata l'auto a uno dei testimoni, atto che dimostra, da una parte la presenza di gruppi delinquenziali organizzati che nel quartiere che dettano una legge non scritta ma che agisce da deterrente creando una spinta verso l'omertà dei cittadini, dall'altra, se esiste una situazione del genere, la causa è da imputarsi alla mancata presenza delle forze dell'ordine sul territorio.

 

La paura,dunque, e non l'indifferenza!

 

Si è detto e scritto che le persone presenti si sono comportate da indifferenti di fronte ad atti che invece presupporrebbero, in una società civile, l'interesse di tutti (dal video (Roma), comunque, sembra che qualcuno sia intervenuto immediatamente a bloccare l'aggressore, e, sicuramente si è avvisato l'autorità dell'accaduto. Per quanto riguarda l'assistenza alla vittima, non è facile intervenire se non si conoscono le procedure).

Questo è vero, in una società civile, l'incolumità di uno è l'incolumità di tutti; ma il problema è proprio questo! Intervenire, il più delle volte, oltre al rischio di essere aggrediti, significa andare incontro ad una serie infinita di obblighi, inclusa la testimonianza in tribunale che esporrebbe il testimone alla vendetta dell'aggressore/i (come dimostrato nel caso di Milano) e, pertanto, a rischiare di vedersi distrutta la propria incolumità.

Perciò, alla base di questa supposta indifferenza c'è la paura del cittadino che, non sentendosi tutelato, preferisce tacere, e ha maggior ragione, in situazioni di degrado, come sembra sia la situazione nel quartiere milanese. Degrado determinato dalla mancanza delle istituzioni preposte alla tutela del cittadino. Mancanza che si accentua maggiormente al nord la dove nel passato la presenza era più reale.

 

Per concludere, non è tanto il coraggio a mancare quanto la certezza di una copertura che può venire solo dalle forze dell'ordine, copertura che si può realizzare solo con un approccio, da parte delle istituzioni, pratico nei confronti dei cittadini attraverso la loro preparazione sia di fronte alla violenza (sapere a chi rivolgersi, nei casi specifici il 118, ela certezza di essere protetti in modo naturale nel quartiere da agenti che abbiano un rapporto quotidiano con i cittadini) che di fronte all'assistenza sanitaria agli aggrediti (con la formazione di base delle procedure che, sia la protezione civile che la croce rossa sarebbero disposte a fare in modo gratuito).

 

Dire che il cittadino è indifferente è offensivo e se a dirlo è il rappresentante del cittadino è …...


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/10/2010 alle 17:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Abruzzo, come estirpare la prostituzione.
post pubblicato in POLITICA, il 12 ottobre 2010


Come stroncare la prostituzione? Semplice, disboscare i circa 28 ettari di bosco lungo il fiume Tronto che, a quanto sembra, è il luogo di ritrovo per sesso a pagamento.

La notizia viene dalla regione Abruzzo che, per far fronte al commercio sessuale sviluppatosi lungo la strada provinciale Bonifica del Tronto. Ad opporsi, oltre alla popolazione, ci sono anche tre associazioni: Lipu, Wwf e pronatura che hanno segnalato la vicenda.

Che la lotta alla prostituzione in luogo pubblico abbia ragione di esistere nella misura in cui lede la morale altrui è giusto, che ci debbano andare di mezzo circa mille alberi no! Nel modo più assoluto! Anche perché, le prostitute verrebbero spostate in altra zona e, comunque, a nulla sono servite le ordinanze di quei comuni che hanno cercato con multe, denunce e altro ai clienti, di fermare il fenomeno.

La prostituzione, e il suo conseguente sfruttamento,, si sa, è mestiere antico come la civiltà umana ed è esistito in ogni civiltà conosciuta, naturalmente, ciò non toglie che debba essere accettato e basta. Ci sono in esso componenti come lo sfruttamento che andrebbero soppresse; inoltre, una buona politica sarebbe la regolamentazione della prostituzione, ma si sa, in una società moralmente finta univoca, il solo pensiero di regolare un comportamento ritenuto depravato, è a sua volta depravato. Allora si preferisce affrontare il problema con azioni eclatanti, mediatiche, nella piena consapevolezza che tutto rimarrà come prima, invece di affrontare il problema per quello che è: sfruttamento della donna. Mettendo a punto misure atte a proteggere la persona che ne è coinvolta al fine di metterla in condizione di sicurezza qualora volesse denunciare il racket e approntando servizi di assistenza alla stessa, forse si potrebbe riuscire a debellare il commercio di donne e a dare dignità a chi, comunque, per ragioni sue, vuole praticare tale professione.

Tagliare 28 ettari di bosco non è cosa da tutti i giorni. Si mettono a rischio sia l'equilibrio ecologico della zona togliendo spazio agli animali che in essa hanno trovato rifugio, sia l'equilibrio idrogeologico con le conseguenze che ormai si verificano a ogni acquazzone.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 12/10/2010 alle 14:45 | Versione per la stampa
Abruzzo, come estirpare la prostituzione.
post pubblicato in POLITICA, il 12 ottobre 2010


Come stroncare la prostituzione? Semplice, disboscare i circa 28 ettari di bosco lungo il fiume Tronto che, a quanto sembra, è il luogo di ritrovo per sesso a pagamento.

La notizia viene dalla regione Abruzzo che, per far fronte al commercio sessuale sviluppatosi lungo la strada provinciale Bonifica del Tronto. Ad opporsi, oltre alla popolazione, ci sono anche tre associazioni: Lipu, Wwf e pronatura che hanno segnalato la vicenda.

Che la lotta alla prostituzione in luogo pubblico abbia ragione di esistere nella misura in cui lede la morale altrui è giusto, che ci debbano andare di mezzo circa mille alberi no! Nel modo più assoluto! Anche perché, le prostitute verrebbero spostate in altra zona e, comunque, a nulla sono servite le ordinanze di quei comuni che hanno cercato con multe, denunce e altro ai clienti, di fermare il fenomeno.

La prostituzione, e il suo conseguente sfruttamento,, si sa, è mestiere antico come la civiltà umana ed è esistito in ogni civiltà conosciuta, naturalmente, ciò non toglie che debba essere accettato e basta. Ci sono in esso componenti come lo sfruttamento che andrebbero soppresse; inoltre, una buona politica sarebbe la regolamentazione della prostituzione, ma si sa, in una società moralmente finta univoca, il solo pensiero di regolare un comportamento ritenuto depravato, è a sua volta depravato. Allora si preferisce affrontare il problema con azioni eclatanti, mediatiche, nella piena consapevolezza che tutto rimarrà come prima, invece di affrontare il problema per quello che è: sfruttamento della donna. Mettendo a punto misure atte a proteggere la persona che ne è coinvolta al fine di metterla in condizione di sicurezza qualora volesse denunciare il racket e approntando servizi di assistenza alla stessa, forse si potrebbe riuscire a debellare il commercio di donne e a dare dignità a chi, comunque, per ragioni sue, vuole praticare tale professione.

Tagliare 28 ettari di bosco non è cosa da tutti i giorni. Si mettono a rischio sia l'equilibrio ecologico della zona togliendo spazio agli animali che in essa hanno trovato rifugio, sia l'equilibrio idrogeologico con le conseguenze che ormai si verificano a ogni acquazzone.


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Scritte "anteguerra"
post pubblicato in Riflessioni, il 12 ottobre 2010


Scritte sui muri delle brigate rosse o, comunque, è stato usato il simbolo della stella a cinque punte.

 

Questa mattina, sui muri di Torino, sono comparse scritte firmate col simbolo delle brigate rosse.

Le scritte "quattro a zero per gli afghani" - "Afghanistan 4 Italia 0" richiamano alla mente il periodo buio del terrorismo italiano che ha visto uccisi anche operai sindacalisti per il solo fatto di non essere in linea con la "rivoluzione" propugnata dalle BR.

Un fatto sicuramente da condannare perché, la violenza, anche se al momento solo verbale, non ha mai prodotto una società più giusta, anzi ….

Si può non essere d’accordo con la guerra in Afghanistan e con i militari che la combattono - io non lo sono - e per questo la si deve criticare anche fino alla nausea, ma frasi come quelle scritte risultano offensive anche a chi quella guerra non la condivide e con essa tutte le guerre.

In primo luogo denotano una forte volontà di usare la violenza per far fronte ad essa, il che produrrebbe altra violenza in un circolo che non si chiuderà mai.

In secondo luogo, i giovani morti non fanno certo parte della classe dirigente che questa guerra la vuole, anzi, sono giovani che probabilmente hanno scelto quella strada o per necessità o perché caduti nell'inganno della propaganda.

 

Certo, scegliere la carriera militare potrebbe apparire come un atto cosciente fatto in sintonia con le proprie idee, ma, considerando il mondo in cui viviamo dove, oltre alla violenza esiste anche tanta voglia di azioni per il bene comune e dove l'appartenenza a idee ben definite e organizzate (ideologie organizzate in partiti ) che in passato hanno fatto da "casa" a molti giovani impedendo loro di cadere nella violenza sembra svanita nel nulla ci può dare un'idea dello smarrimento dei giovani e, di conseguenza, delle loro scelte.

Decretare la "fine delle ideologie" è stato il più grande inganno nei confronti dei giovani cosi come lo è stato togliere loro la certezza del futuro con l'abolizione del lavoro fisso. È scontato che il potere cerchi consenso distorcendo la realtà, cosi come è scontato che cerchi in ogni modo di far apparire "bene comune" ciò che in realtà è interesse di pochi.

 

Questo, però, non può essere una giustificazione per azioni, o dimostrazioni, violente (i fischi negli stadi e contestazioni verbali violente) nei confronti di personaggi che, secondo la propria idea personale, non agiscono per il bene comune.

Chi è contro la guerra lo deve essere fino in fondo, deve essere contro tutte le guerre!!! Altrimenti, non si fa altro che cambiare padrone!

Per concludere, azioni di questo tipo non fanno altro che giustificare la reazione violenta del potere, ma forse è proprio quello che vogliono.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 12/10/2010 alle 0:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Il maschilismo mascherato
post pubblicato in Riflessioni, il 7 ottobre 2010


Alla fine, Sarah è stata trovata. Purtroppo, però, morta strangolata. Ha ucciderla è stata lo zio Michele e l'avrebbe fatto perché, sembra,  rifiutava le sue avance.

Una storia che non ha nulla da invidiare a quelle degli immigrati  che vorrebbero le loro figlie mantenessero le tradizioni dei luoghi di origine; chiaro che la vicenda di Avetrana si pone su un piano diverso rispetto alle altre. Ciò non toglie la violenza con cui viene, ancora troppo spesso, affrontato il rapporto uomo donna.

In Italia, questi sono casi estremi, ovvio, ma ciò che conta non è tanto la frequenza, quanto l'evento in se. Se nel mondo esistono ancora culture che, dichiaratamente, sostengono l'inferiorità della donna e, di conseguenza, per loro la violenza su di essa assume un aspetto legislativo accettato da tutti i componenti della collettività - in modo passivo dalla donna -, in occidente, questo tipo di cultura è stato, attraverso una seria legislazione, abolito rendendo legale la parità dei sessi. Parità che, purtroppo, esiste solo a parole in tutti i campi e in modo particolare tra le mura domestiche.

 

Il parallelo con le culture maschiliste potrebbe sembrare eccessivo ma, come ho detto, a contare è l'evento in se, il fatto che, al di la delle belle parole, i maschi si ritengono, sotto molti aspetti, superiori. Lo si può costatare, oltre che in famiglia anche sul lavoro, la dove la donna non riesce a superare lo scoglio di "portaborse" e in politica, dove i maschi sono, a tutt'oggi la stragrande maggioranza (non basta fare ministro qualche donna, più che parità, sembra il "gioco del bastone e della carota = se fai la brava ti do il dolcetto).

Nelle culture maschiliste, la donna è palesemente tenuta in soggezione dal maschio, nella cultura occidentale, invece, la superiorità si maschera con una parvenza di libertà che, alla fine, non produce nulla (essere liberi significa, oltre a poter parlare, anche mettere in atto le proprie idee). Questo significa che il fatto di Avetrana non è da considerarsi fine a se stesso ma va visto nella complessità del problema. Non è neanche la punta visibile di un movimento repressivo della donna ma, più semplicemente (tra molte virgolette), l'espressione estrema di quello che in realtà siamo, un genere che non riesce ad accettare la condivisione dei ruoli all'interno della società.

 

Un'ultima considerazione riguarda il tipo di violenza usata. Se qualcuno pensa di essere assolto solo perché non usa quella fisica temo che si sbagli di grosso, fa più male quella psicologica! d'altronde, la legge sullo stalking (persecuzione) dimostra quanto ancora siamo lontani dall'essere un genere libero e quanto siamo vicini a quelle comunità che, spesso e volentieri, condanniamo per le loro azioni contro le donne.


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LA FIAT E IL MODELLO POMIGLIANO.
post pubblicato in LAVORO, il 6 ottobre 2010


La Repubblica

 

Come si poteva facilmente prevedere, la fiat pretende ora dai sindacati di usare l'accordo di Pomigliano come base per le future trattative sul lavoro. Non solo, affinché investa i 20 miliardi promessi per la promozione di "AZIENDA ITALIA" , chiede che i sindacati si impegnino a dare garanzie certe sulla stabilità dei rapporti di lavoro e utilizzo degli impianti.

 

Alla fine, dunque, quello che la Fiom aveva previsto (riduzione dei diritti dei lavoratori per ristrutturare l'azienda) la fiat l'ha messo sul piatto.

 

O cosi o niente, scordatevi gli investimenti in Italia! Questo, in sintesi, il succo delle richieste della fiat che però non trova d'accordo i sindacati, a parte la Fismic che si dichiara soddisfatta perché "Abbiamo fatto un ulteriore passo avanti per consolidare l'accordo di Pomigliano, stabilimento ormai messo in sicurezza, e per estendere lo spirito di Pomigliano agli altri siti".

Il disaccordo della Fiom, Fim-Cisl e la Uilm riguarda proprio l'utilizzo dell'accordo di Pomigliano come base per gli accordi sugli altri stabilimenti.

 

L'eufemismo "AZIENDA ITALIA", se in un primo momento, a qualcuno, poteva sembrare  positivo, alla fine si sta rivelando per quello che è, un giro di parole per nascondere la cruda realtà.

 L'"AZIENDA ITALIA" NON È ALTRO CHE LA RIEDIZIONE DELLA VECCHIA RISTRUTTURAZIONE!

 

Quando ci sono investimenti da fare per rendere l'azienda competitiva, la fiat, oggi come ieri, sfrutta la situazione per incentivare una politica di riduzione dei diritti. Diritti  che prima venivano salvaguardati con l'intervento dello stato attraverso finanziamenti pubblici. Ora che lo stato è palesemente assente, per scelta, agisce direttamente su di essi.

 

 

 

 

 

 

 

 


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Alluvioni e la indisponibilità dello stato.
post pubblicato in TERREMOTO, il 5 ottobre 2010


 

 

    Nei giorni scorsi si è verificato, in Liguria, un disastro ambientale determinato da piogge torrenziali che hanno causato esondazioni di piccoli torrenti che normalmente non causano disagi.

    Le esondazioni sono sopravvenute dopo un'ora di pioggia, ciò fa pensare che la precipitazione non rientra nei normali standard. Considerando che la Liguria è una regione che, pur essendo situata al nord, presenta condizioni di tempo ottimali e un clima temperato (è sempre stata meta di vacanze invernali da parte di anziani) tipico del sud, dovrebbe far riflettere, in concreto, sull'andamento del clima.

    Ormai, tra terremoti e eventi climatici estremi (che per il momento non hanno ancora raggiunto livelli drammatici come avvenuto in Pakistan e altrove), non c'è stagione che non porti con se un qualche disastro.  Disastri che, inesorabilmente, trovano la popolazione impreparata ad affrontarli.

     

    Si è discusso molto, e molto si discuterà ancora, sul perché (cambiamento climatico) e sul come prevenirli, ma fino ad oggi poco o nulla si è fatto e, comunque, si pensa sempre a come evitare l'inondazione (argini ai fiumi, canali di scolo più capaci ecc.) e a come mettere in sicurezza il territorio - azioni sicuramente importanti ma che da sole non bastano a evitare il disastro perché nessuno conosce la portata dei cambiamenti che si stanno verificando e, di conseguenza, se le misure prese saranno idonee a evitarlo - e mai alla sicurezza della popolazione durante e subito dopo l'evento.

    Un modo di affrontare il problema alquanto limitato che porta le strutture di soccorso (protezione civile, soccorso sanitario, vigili del fuoco) ad operare in pieno caos dato che i cittadini non sanno quale comportamento tenere durante l'evento.

    Ed è proprio l'impreparazione dei cittadini unita alla mancanza di strutture (luoghi adibiti a rifugio temporaneo per la popolazione) di emergenza a creare i maggiori problemi; se l'evento si verifica, nulla si può più fare per evitarlo, però si può fare molto per evitare danni e ulteriori disagi alla popolazione.

     

    Basterebbero due strutture tipo:

  1. campi di raccolta permanenti attrezzati - in tutte le province è presente la protezione civile con le sue strutture, basterebbe ampliarle e dislocarle sul territorio in modo diverso.
  2. preparazione dei cittadini sulle procedure da seguire in caso di calamità -  ogni struttura esistente ha le sue procedure, basterebbe unificarle creandone una adatta alla popolazione.
  3.  

    Le due strutture, come risulta evidente, esistono già ma sono utilizzate dai soli volontari del soccorso che abbiano acquisito il brevetto o che lo vogliano acquisire. Tutti gli altri ne sono esclusi ( la C.R.I. sta cercando di ampliare la conoscenza del soccorso sanitario anche nelle scuole e questo è un notevole passo avanti).

    Certo, per ri-organizzare le strutture ci vuole tempo e impegno dei volontari.

     

     Innanzi tutto serve:

  4. procedure adatte e comprensibili alla popolazione.
  5. ri-organizzare i campi distribuendoli diversamente sul territorio di modo che siano accessibili dalla popolazione che vive nei dintorni.
  6. organizzare corsi per la popolazione sulle procedure da seguire.
  7. Inserire nelle materie scolastiche anche l'emergenza.
  8.  

    Sia le strutture sia la preparazione dei cittadini sono determinanti  perché  eviterebbero il caos che generalmente si instaura all'inizio dell'emergenza; se i cittadini sanno cosa fare e dove andare, si renderebbe più facile il compito della protezione civile (a cui sono collegate le strutture sanitarie, dei vigili del fuoco, della forestale, delle forze dell'ordine) e, di conseguenza, riuscirebbero a dare un contributo più qualificato.

     

    Purtroppo per noi, però, si preferisce lasciare i cittadini al loro destino piuttosto che investire soldi nella "prevenzione" e nella preparazione dei cittadini. Quello che è successo in Liguria è solo l'ultimo di una serie e altri, purtroppo, ne seguiranno.

    Sarebbe interessante sapere il perché dell'assenza dello stato nella preparazione delle strutture; ciò che posso ipotizzare è che la conoscenza dei metodi implica anche la capacità di analisi poi sugli stessi, vale a dire che il cittadino, messo a conoscenza delle procedure, avrà poi modo di criticare, nel concreto, l'operato delle strutture e, dal momento che le stesse dipendono dallo stato, lo stato stesso. Di conseguenza, preferiscono lasciare le cose come stanno!!!!

     

Nozioni sul soccorso sanitario per soccorritori occazionali (laici) 3 (VALUTAZIONE PRIMARIA E CLASSIFICAZIONE DELLE URGENZE
post pubblicato in C.R.I., il 4 ottobre 2010


CROCE ROSSA ITALIANA - V.d.S. Torino - Manuale Corso BEPS 5

VALUTAZIONE PRIMARIA DELL'INFORTUNATO E CLASSIFICAZIONE DELLE URGENZE

Di fronte ad un infortunato il primo soccorritore deve innanzitutto seguire delle regole fondamentali: a) Valutazione della sicurezza: in breve, AUTOPROTEZIONE, per sè stessi, per l'infortunato, per le altre persone presenti

b) Valutazione della scena, della dinamica: l'ambiente, lo scenario, può fornirci degli indizi utili ai primi soccorsi: Es. in caso di trauma capire la dinamica dell'incidente diventa fondamentale per supporre il tipo di lesione. Cosè come il luogo in cui troviamo l'infortunato può essere rilevante (a tavola, mentre stava mangiando, a letto, in un luogo molto freddo o molto caldo o affollato, in presenza di sostanze chimiche, al lavoro, a casa sua, per strada..). Guardiamoci attorno!

c) Valutazione iniziale: prima di tutto bisogna valutare l'ABC (coscienza, respiro e circolo) , dovra verificare il grado di coscienza del paziente, se le sue vie aeree sono pervie e quindi se la sua respirazione ? difficoltosa, per finire se battito cardiaco e circolazione (perfusione) sono adeguati. Utili saranno notare la posizione del paziente seduto, sdraiato etc. , ed eventuali sintomi associati febbre, catarro, tosse etc.

d) In caso di trauma: anche solo sospettato o possibile, e soprattutto se c'? il rischio di lesioni alla colonna vertebrale, evitare nel modo pi? assoluto di muovere l'infortunato

e) Raccogliere informazioni/documentazione: eventuale documentazione medica disponibile al domicilio dell'infortunato dovr? essere consegnata al personale dell'ambulanza per essere trasportata insieme a lui per evitare che all'arrivo in pronto soccorso si debbano attendere i f amiliari per avere informazioni indispensabili per le cure del paziente. Inoltre stando vicini all'infortunato e parlandogli, possiamo venire a conoscenza di altre informazioni utili al personale sanitario.

ABC DEL SOCCORSO

Tre sono i cosiddetti "parametr i vitali" da valutare per primi, in quest'ordine:
a) A - coscienza e pervietà delle vie aeree : è fondamentale riconoscere subito un infortunato incosciente: un rischio immediato che corre ? quello di soffocarsi, non avendo più il riflesso della deglutizione; spesso il primo corpo che va ad ostruire le vie aeree è la lingua stessa dell'infortunato che cade all'indietro, per perdita di tono muscolare
b) B - respiro : vedere se l'infortunato respira (in caso contrario iniziare la rianimazione) e se la sua respirazione è normale o difficoltosa
c) C - circolo : infine valutare se c'è adeguata circolazione del sangue, valutando il colorito, eventuali segni di shock, il polso (se si è addestrati a farlo), se vi sono importanti emorragie..

CLASSIFICAZIONE DELLE URGENZE

La gravità (di un trauma, di una malattia) è cosa diversa dall'urgenza.
Il primo soccorritore rappresenta un "ponte" fra l'avvenuto infortunio o malore e il Soccorso qualificato. Il primo soccorritore
deve :
evitare azioni inconsulte e dannose
evitare l'aggravamento delle condizioni dell'infortunato
proteggere l'infortunato da ulteriori rischi favorire la sua sopravvivenza
saper distinguere i casi
urgenti dai casi gravi ma non urgenti
saper effettuare una corretta chiamata di soccorso

URGENZA: la vita dell'inf ortunato è in pericolo, le sue funzioni vitali (respiro, battito cardiaco, circolazione sanguigna) sono compromesse bisogna intervenire immediatamente.

GRAVITA': la gravità non comporta necessariamente urgenza. Esistono situazioni molto gravi, come ad esempio la sospetta frattura di colonna vertebrale, che possono attendere: potrebbero aggravarsi irrimediabilmente con un soccorso precipitoso e scoordinato. E meglio non muovere l'infortunato ed attendere con calma il soccorso qualificato. Per questo proviamo a fare un elenco delle urgenze principali, facendo una sorta di "classifica". Questo ? utile anche se ci si trova di fronte a pi? feriti: in tali situazioni bisogna saper valutare quelli pi? bisognosi di assistenza e soccorso immediato. Attenzione: non sempre l'infortunato che urla di più ? il più urgente...

 ESTREMA URGENZA URGENZA PRIMARIA

Vanno soccorsi senza indugio sul posto e segnalati
fra i primi al 118 i casi di:
Arresto respiratorio
Arresto cardio -respiratorio
Emorragie arteriose imponenti .
Sono in generale urgenze estreme tutte le lesioni che impediscono o alterano gravemente la respirazione o la circolazione del sangue. Sono casi gravissimi e da rimuovere urgentemente anche i politraumatizzati e gli infortunati in coma .
emorragie gravi
portatori di laccio emostatico
membra sfracellate
gravi traumi toracici ed addominali ? grave stato di shock
gravi e diffuse ustioni
donne in fase avanzata di parto
avvelenamenti da sostanze di elevata tossicit?

URGENZE SECONDARIE  (da rimuovere per ultime)

traumi cranici e vertebrali
sospette fratture di bacino
? fratture esposte degli arti

NON URGENTI

ferite non gravi                 
piccole ustioni localizzate
fratture non esposte degli arti


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Nozioni sul soccorso sanitario per soccorritori occazionali (laici) 2 (protezoine e valutazione)
post pubblicato in C.R.I., il 3 ottobre 2010


CROCE ROSSA ITALIANA - V.d.S. Torino - Manuale Corso BEPS 4

                                             AUTOPROTEZIONE E VALUTAZIONE DELLA SCENA

Quando si ? in presenza di un incidente o di un malore improvviso, la prima e fondamentale cosa da fare ? valutare attentamente la situazione. Questo permetter? di allertare il sistema di soccorso fornendo dati esatti, impedendo un inutile spreco di risorse, utilizzando quindi quelle pi? idonee al tipo di intervento richiesto. Il primo atto di ogni intervento di s occorso ? rilevare la presenza di eventuali pericoli ambientali per i soccorritori e/o per il soggetto colpito e rimuoverne le cause se ci? ? possibile senza esporsi a rischi (per esempio, in caso di folgorazione staccare la corrente, etc.). Quando si entra in luoghi chiusi prestare massima attenzione alla presenza di caminetti, stufe, scaldabagni etc. Nel sospetto di un'intossicazione aerare l'ambiente e allontanarsi con il paziente. In caso di arresto respiratorio e sospetta intossicazione, iniziare le ev entuali manovre di primo soccorso (BLS) al di fuori del locale contaminato. Riferire al personale sanitario il proprio dubbio. Come primi soccorritori vi sar? quindi richiesto di seguire passo dopo passo questi punti:

a) Valutate rapidamente la situazione

o numero delle persone bisognose di aiuto, ricordando che alcune potrebbero essere incoscienti e quindi incapaci di attirare l' attenzione su di s?
o presenza di eventuali pericoli ambientali per vittime e soccorritori (es.: fuoco, fumi o gas tossici, macchine in mezzo alla carreggiata o in arrivo) e quindi la necessit? o meno di chiamare altri aiuti specializzati (Polizia di Stato o CC, Polizia Municipale, Vigili del Fuoco)
b) Proteggete voi stessi ed il ferito

o non esponetevi a pericoli inutili: un soccorritore ferito diventa a sua volta un paziente! o Provvedete alla sicurezza della scena, allontanate eventuali fonti di pericolo se possibile o Allontanate i curiosi o chi crea solo confusione; meglio se gli date un compito da eseguire o Preparate una via di accesso per i v eicoli di soccorso professionale
o Se il paziente ? ancora in pericolo mettetelo in salvo; il pericolo deve essere reale ed imminente, altrimenti lasciate il paziente sul posto ed attendete il soccorso professionale: una manovra errata pu? causare gravi lesi oni!
o Attenzione alla presenza di persone violente o in qualche modo pericolose: chiamate la polizia! o Prevenzione delle infezioni: non entrate il contatto con liquidi biologici (sangue, vomito, etc.) di estranei. Lavatevi le mani se possibile prima e dopo f ornire primo soccorso; sempre se possibile usate guanti protettivi, o una barriera come un sacchetto di plastica.
Attenzione ad oggetti taglienti (es. vetri, siringhe..)

c) In caso di incidente stradale

o Parcheggiare la propria macchina a lato della carreggiat a, a debita distanza, accendere le 4 frecce o indossare il gilet ad alta visibilit? (obbligatorio averlo in auto)
o Segnalare l'incidente (triangolo ben posizionato ad almeno 50m, torce elettriche per segnalare agli altri veicoli in arrivo una situazione di pe ricolo)
o Non avvicinarsi con sigarette accese
o Se le auto coinvolte sono in bilico, stabilizzarle (facendo attenzione!)
o Spegnere i motori e staccare le chiavi dal cruscotto
o Tenere lontani i curiosi o i soccorritori "fai-da-te" (improvvisati o incompetenti)
o Spostare l'infortunato solo se vi ? un incendio o altro rischio immediato (in sicurezza!) o Non causare intralcio ai mezzi di soccorso, lasciando libere le vie di accesso e fuga o Prestiamo attenzione anche affinch? eventuali altre persone presenti non corrano rischi (per esempio fermandosi lungo la strada per guardare un incidente)
o Se sono presenti sostanze pericolose allertare i Vigili del Fuoco (115), magari chiedendo spiegazioni sul come comportarsi comunicando eventualmente i numeri che si leggono sul cartello arancione presente sui veicoli che le trasportano
(cosiddetto codice Kemler). Su questi mezzi ? presente inoltre un pannello romboidale con un codice colore.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/10/2010 alle 11:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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