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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Terza manifestazione a L'Aquila, "via le macerie dalla città"
post pubblicato in TERREMOTO, il 28 febbraio 2010


 Sono ridiscesi in piazza gli aquilani con tanto di carriole per togliere le macerie dalla città.
La prima volta, tre domeniche fa, erano qualche centinaio, domenica scorsa un migliaio, oggi seimila secondo le forze dell'ordine.

Dunque continua la lotta a dimostrazione che, a L'Aquila, poco o niente è stato fatto per la ricostruzione e che la popolazione non "esulta" come sembrerebbe guardando alcuni TG.

Se gli aquilani scendono in piazza, non è certo per ingratitudine nei confronti di chi li ha aiutati. Molto più semplicemente, chi aveva il dovere di organizzare la ricostruzione, si è limitato a promesse per uso propagandisdico. Ma, come dice il proverbio, tutti i nodi vengono al pettine.
E ci sono arrivati, i nodi al pettine, al punto di spingere la popolazione a prendere in mano, direttamente, il proprio destino.
Alla luce dei fatti, è evidente che non bastano poche casette e tante promesse a convincere una popolazione, carica di storia, a rinunciare a se stessa.
Spero che gli abruzzezi insieme al resto dell'Italia, riescano nel loro intento di riavere la loro città.
Sarebbe una bella lezione di "democrazia partecipativa" per qualcuno.


 

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Il sogno della chiesa per una nuova classe politica di cattolici
post pubblicato in POLITICA, il 25 febbraio 2010


Ieri il cardinale Bagnasco , oggi il cardinale Bertone : urge una nuova classe politica di cattolici che sappiano coniugare il vangelo con la storia.

L'idea è quella di politici che sappiano unire la vita sociale con quella privata, ovvero, portare l'individuo in una sfera esclusivamente sociale a scapito di quella individuale, ovvero, eliminare quella tendenza naturale dell'uomo a esprimere il proprio individualismo.

Secondo Bagnasco:Servono italiani e credenti che avvertono la responsabilità davanti a Dio come decisiva per l'agire politico. Per riuscire in una simile impresa ci vuole la Grazia abbondante di Dio, ma anche chi accetti di lasciarsi da essa investire”.

Secondo Bertone: "Con la speranza che essi possano riaffermare l'unicità dell'etica, la non distinzione tra vita pubblica e privata e soprattutto che siano esempio di rettitudine, dote richiesta a tutti i politici, e non solo ai credenti".

E ancora: La missione del cattolico in ogni attività umana è tutta impregnata di ideali superiori perché in tutto ci si riflette il divino. Se questo senso del divino manca tutto si deturpa: la politica diventa mezzo di arricchimento, l'economia arriva al furto e alla truffa".

Dio a parte, l'idea base è quella di un impegno politico che miri a riportare la società in una dimensione religiosa; a tale scopo si sfruttano diversi temi tra cui la corruzione "dello spirito?" insita nella società che, secondo i cardinali, deriva dall'allontanamento dell'uomo da dio, cioè dagli insegnamenti che, presumono loro, ci ha dato dio attraverso singoli individui umani che, presumono senpre loro, detti individui siano stati illuminati dallo stesso dio.
Sinceramente, che un individuo o gruppo abbia la libertà di vivere secondo il proprio credo unendo pubblico e privato è più che giusto - d'altra parte è ciò per cui le società moderne si impegnano - ciò che non condivido è la volontà di riportare "l'intera società" a un unico credo, cioè a una visione unica della vita; visione unica che contraddice proprio uno dei principi base del cristianesimo: il libero arbitrio.
Inoltre, il pensiero unico, nel corso dei secoli si è dimostrato disastroso proprio in riferimento ai principi stessi del cristianesimoi - e di questi disastri la chiesa ne è stata autrice e partecipe.

L'essere retto, scevro da ogni tentazione "umana", presuppone un individuo al di fuori della realtà (l'eremita), come può, allora, essere retto un individuo che della realtà ne fa ragione di vita?
Entrando in politica, il cattolico entra nella sfera di Cesare - date a dio ciò che è dio e a Cesare ciò che è di Cesare, contraddicendo cosi un'altro dei principi del cristianesimo - ponendosi sullo stesso piano materiale; ciò lo allontana da quello che era, originariamente, lo scopo: la salvezza nella purezza. Perché è proprio la visione del mondano ad allontanare l'uomo dalla via della salvezza cristiana.

Se l'uomo cristiano si adegua all'uomo mondano, cosa rimane in lui di spirituale (nell'accezione cristiana)? niente.
Questo ce lo dimostra la chiesa stessa; ogni qualvolta entra (praticamente sempre) nella sfera di cesare, è costretta ad adottare comportamenti che nulla hanno a che fare con l'originale. Sia nel passato (potere temporale, guerre, repressione, ecc.) sia nel presente (interessi economici in tutto il mondo e sostegno a governi non sempre in linea, nel loro operato, con essa), la chiesa ha sempre operato nella sfera di Cesare per cui lo "spirito" cristiano è sempre stato relegato in secondo piano rispetto agli interessi mondani.

Se, secondo Bertone, "la missione del cattolico in ogni attività umana è tutta impregnata di ideali superiori perché in tutto ci si riflette il divino. Se questo senso del divino manca tutto si deturpa: la politica diventa mezzo di arricchimento, l'economia arriva al furto e alla truffa", come si spiega la loro avversione nei confronti di quei cattolici che non condividono la "politica" del vaticano in merito ai problemi etici moderni?
Se consideriamo i grandi temi etici della nostra era e cioè: aborto, divorzio e testamento biologico, ci si rende conto immediatamente della contraddizione della chiesa; se da una parte chiama a "raccolta" i cattolici - che tra l'altro un partito cattolico esiste già ed è l'UDC (unione democratici cristiani) - dall'altra esclude quanti, pur essendo cattolici, non condividono le loro scelte in merito ai temi di cui sopra.
Contraddizione che mette a nudo le vere intenzioni del clero nel suo operare, non tanto nella società ma quanto nel porsi come guida politica anziché limitarsi al campo spirituale.

D'altra parte, agire solo nel campo spirituale comporta la rinuncia a ogni sorta di "agevolazioni" derivanti dal'essere guida politica; la guida spirituale, e questo lo insegna lo stesso Gesù con il suo comportamento (rinunciò ad ogni offerta fattagli di potere temporale), deve saper rinunciare al mondo e ai suoi benefici, solo cosi può "sperare" la salvezza che "risiede" nel "regno dei cieli" e non sulla terra.
Rinuncia che nella chiesa è al di la dall'essere praticata. Basti pensare ai casi di pedofilia all'interno del clero per rendersi conto che, invece di "praticare" il cristianesimo, si limita ad elencarne i principi. 
Un movimento politico cattolico legato (dipendente) al clero, lo porrebbe nella condizione di influenzare direttamente la politica e, di conseguenza, di proporre, in parlamento, sui problemi etici, soluzioni che rispecchierebbero solo una parte della società e, dato il suo carattere assolutista, bloccherebbe il dibattito in corso creando un muro contro muro tra le diverse tendenze.
 

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La corruzione e i Don Chisciotte. Come fare propaganda elettorale usando un problema reale.
post pubblicato in Riflessioni, il 24 febbraio 2010


 Da più parti ormai arrivano dichiarazioni in merito alla lotta alla corruzione. In ultimo le dichiarazioni del Sig. Montezemolo e delle presidente della confindustria Sig.ra Marcegaglia.
Tutti, chi più chi meno e nel loro ambito sociale, auspicano che l'Italia ritrovi quel senso "del rispetto delle regole" tipico di una società libera.
Montezemolo, seguito dalla marcegaglia, indica come una delle cause la mancata riforma dello stato e delle istituzioni che avrebbero dovuto impedire il formarsi di tendenze criminali all'interno dello stato.
Persino il presidente del consiglio ha proposto di escludere dalle liste elettorali chiunque sia implicato in processi per corruzione e a tal proposito ha proposto di fare una legge apposita.

Ma è possibile eliminare la corruzione che, comunque la si analizzi e in qualunque ambito della vita sociale si manifesti, fa parte dell'agire umano?
Il DDL anticorruzione che, tra l'altro prevede il controllo dei candidati alle elezioni, si basa sul comportamento dell'individuo prima di essere eletto, e questo sembrerebbe un passo importante, ma chi ci dice che una volta eletto e a contatto con il "potere" non si lasci corrompere? "Il potere corrompe", si diceva una volta, e alla luce dei fatti, niente di più vero.

Certo, si possono fare leggi che penalizzano fortemente il corruttore e il corrotto, leggi che facciano da deterrente; ma sappiamo che il criminale è tale proprio perché non rispetta le leggi, perciò, servirebbero a poco. Servirebbe a poco anche intervenire (e poi come?) sull'animo umano.
Inoltre, a che serve una legge quando ce ne un'altra che mitiga, quando non elimina, la prima? Il "legittimo impedimento", il "processo breve" e il "lodo Alfano" ne sono una prova lampante. Chi, se protetto da una legge che impedisce di agire contro di lui, non ne approfitterebbe? Diciamolo senza ipocrisia: NESSUNO!

Se, in ventanni, da "mani pulite", non si è riusciti a creare una parvenza di legislazione capace di impedire o limitare la corruzione e, peggio ancora, si cerca in tutti i modi, ultimo il dibattito su Craxi, di legittimare il comportamento di alcuni politici della prima repubblica, viene il dubbio che l'attuale dibattito - che rimane, comunque, "inquinato" dalla lotta tra le diverse fazioni - abbia come scopo la riforma dello stato. E, comunque, come dovrebbe essere lo stato? esiste lo stato perfetto? uno stato dove tutte le sue componenti, dai presidenti ai cittadini, siano dediti al rispetto delle regole espresse dal parlamento eletto democraticamente, presuppone che i legislatori (governo) siano i primi a rispettarle e comunque ad accettare i giudizi qualora vengano indicati come responsabili di condotte illegali. Purtroppo, in Italia, avviene esattamente il contrario.

Porre la corruzione come "problema morale" (e purtroppo lo fa anche la sinistra) è fuorviante perché: definendo la morale in termini religiosi, cioè un qualcosa di assoluto, innato nell'uomo, porta necessariamente alla ricerca della perfezione sociale; perfezione che l'uomo è al di la dall'avere; definendola in termini razionali, scientifici, cioè un insieme di regole utili a definire il comportamento umano e che devono essere riviste continuamente, si scontra con la molteplicità delle analisi dei comportamenti che rende difficile se non impossibile trovare accordo tra le parti perché, comunque, esse interpretano la morale in modi diversi.

Per concludere, se la corruzione è insita nell'uomo - come altri comportamenti che da millenni sono socialmente condannati ma che continuano ad essere praticati - va accettata per quello che é e agire trattandola come un qualsiasi reato grave. Se ci si ostina a vederla come un qualcosa da estirpare, si finisce col fare leggi repressive senza intaccare minimamente il problema. A farne le spese saranno sempre e comunque i "pesci piccoli" perché quelli grossi, cioè i corruttori, sanno, e lo stanno già facendo, trovare leggi per mettersi al riparo.
La regola deve essere semplice: CHI SBAGLIA PAGA. 
 
Berlusconi chieda scusa alle donne albanesi.
post pubblicato in BREVI, il 23 febbraio 2010


Da osservatotio balcani: "Durante un recente incontro con il premier albanese Berisha, Berlusconi ha attaccato gli scafisti. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze". Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla sua battuta."

Dopo la lettera della scrittrice albanese al presidente del consiglio italiano, dove la scrittrice esprime il suo rammarico per la battuta, alquanto infelice, sulle donne albanesi e descrive situazioni, a dir poco aberranti, da lei direttamente osservate, delle ragazze che vengono portate in Italia, un gruppo di intellettuali, giornalisti, artisti e studenti italiani e albanesi, invita, con una lettera aperta, il premier italiano a chiedere scusa alle donne albanesi. Nel frattempo è stato creato a questo proposito un gruppo su facebook che ha raccolto oltre diecimila adesioni.

Inutile dire che il comportamento del Premier, non solo offende "le donne albanesi", ma anche le donne, incluse quelle del suo "enturage", in generale.
Sia inteso, nessuno vuole togliere al premier la sua vena "comica" di cui soffre frequentemente, quello che però dovrebbe capire lui stesso è che: se le sceneggiate napoletane sono accettate e apprezzate in Italia, lo stesso non si può dire, o comunque dato per scontato, che lo siano anche all'estero. Dovrebbe sapere che l'espressione comica è diversa da paese a paese perché diverse sono le culture che la esprimono. Un esempio per tutti è la stessa Italia che, da sempre divisa culturalmente, si ha difficolta ad accettare la comicità espressa in luoghi diversi dal proprio.

Quello di chiedere scusa è, per un capo di governo che si dice democratico, una prassi costante ogniqualvolta le cose dette risultano offensive.
Lo fa anche il singolo cittadino, a maggior ragione lo dovrebbe fare la persona chiamata a rappresentare tutto un popolo e di cui, la diplomazia, dovrebbe essere la prassi.

CI FACCI UN FAVORE, SIG. PRESIDENTE, CHIEDA SCUSA.

L'Aquila, la protesta delle mille chiavi.
post pubblicato in TERREMOTO, il 22 febbraio 2010


Ieri, a L'Aquila, è andata in scena la "protesta delle mille chiavi ovvero, i cittadini (circa un migliaio), dopo aver invaso la zona rossa, chiusa dal giorno del terremoto, hanno appeso le chiavi dei loro appartamenti che, dopo 10 mesi, sono ancora in attesa di poter essere ristrutturati.

La protesta, che mette a nudo la realtà della ricostruzione a L'Aquila e che è ben descritta nel servizio di Presa diretta, era rivolta al governo e all'amministrazione locale che, a detta dei dimostranti, non ha saputo essere abbastanza forte nei confronti del governo.
E' stato contestato anche il TG1 che, a detta dei dimostranti e a ragione, ha diffuso un'immagine falsata della situazione a L'Aquila.

Questa manifestazione da la misura della scontentezza degli aquilani e dei paesi limitrofi sulle misure adottate dal governo che, fin dall'inizio, ha cercato, riuscendoci, di monopolizzare l'emergenza preparando il terreno ad una ricostruzione che va al di la e che non soddifa le esigenze degli aquilani che, comunque, rimangono i primi interessati.

Quella di domenica non era la prima, e non sarà l'ultima, manifestazione di protesta perché, al di la dell'apparenza, le popolazioni non sono e non vogliono essere oggetti di propaganda fatta di promesse, ma vogliono fatti concreti (le casette dei puffi sono, per loro, delle sistemazioni temporanee) che mirino a riportare L'Aquila ad essere la città che era.
Certo, sicuramente qualcosa cambierà nella struttura architettonica ma, ciò che conta è la struttura culturale di una città.

Domenica scorsa, alla prima protesta, erano meno di trecento. Stavolta sono quasi mille. "Domenica prossima dobbiamo essere 30 mila..." speriamo che sia cosi, una bella scossa alla politica italiana non farebbe male.
Economia povera ma autosufficiente.
post pubblicato in COMMENTI, il 20 febbraio 2010


Ogni tanto - l'ultima volta oggi a "storie dell'altro geo" - sento una frase che, a mio avviso, è decisamente contraddittoria, "economia povera ma autosufficiente".

Cosa si intenda non l'ho mai capito. Se una economia è autosufficiente, come può essere povera?
Se per autosufficienza s'intende la capacità di produrre tutto l'occorrente per la vita della comunità e magari un qualcosa in più da poter "scambiare" con merci non necessarie (superflue) alla vita della comunità, la stessa non è povera. Questo non significa che sia ricca - concetto, questo, molto relativo perché dipende dalle aspettative della popolazione che a loro volta dipendono dal tipo di cultura - ma semplicemente che non ha bisogno di dipendere da altri per il suo sostentamento e perciò non è povera.
Comunità di questo tipo si trovano sia in Africa, America Latina e Asia; appartengono a diversi tipi di cultura ma hanno tutte la caratteristica di vivere a contatto con la natura e di sfruttarla quel tanto che basta loro per vivere e commerciare. Ciò non significa che vivono alla giornata, anchesse si basano sull'immagazzinaggio dei prodotti, in modo particolare il cibo. Alcune praticano, come attività principale, la pastorizia, altre l'agricoltura, altre ancora sia l'una che l'altra.

Tutte queste culture, oggi, sono in pericolo di estinzione a causa della "necessità" dei paesi sviluppati di procurarsi il cibo e materie prime e che, per far ciò, intervengono sui territori senza rispettare le culture preesistenti, e questo è risaputo.
Quel che lascia perplessi è il pericolo che, queste comunità, corrono a causa dell'interessamento di organizzazioni che, con l'intento di salvaguardarle, in effetti ottengono il risultato opposto portando loro la cultura "occidentale" e, di conseguenza, preparandole a rinunciare alla loro. Questo avviene perché anche queste organizzazioni operano nella convinzione che l'unica soluzione, per le comunità autosufficienti, sia quella di adeguarsi (integrarsi) ai modelli occidentali. Tutto ciò avviene con l'intenzione, dichiarata, di salvaguardia delle diversità culturali e di quelle ambientali.

In questo contesto, la frase riportata sopra, se riferita ai governi, non risulta contradditoria perché è parte di un programma internazionale di divisione del territorio e conseguente colonizzazione; risulta ingannevole più che contradditoria se riferita alle organizzazioni genericamente dette umanitarie.

Chiaro che non mi riferisco a organizzazioni tipo medici senza frontiere o croce rossa che operano nel solo ambito del soccorso..

 
In nome delle belle ragazze albanesi
post pubblicato in BREVI, il 19 febbraio 2010


Da osservatorio balcani:
Durante un recente incontro con il premier albanese Berisha, Berlusconi ha attaccato gli scafisti. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni solo per chi porta belle ragazze". Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla sua battuta.

Consiglio vivamente di leggere l'articolo allegato.
 
La lettera da la misura giusta di come siamo visti nel mondo.


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L'ENERGIA ALTERNATIVA DI BARAK OBAMA
post pubblicato in BREVI, il 18 febbraio 2010


l'annncio dato da Obama di stanziare 8,3 miliardi di dollari per la costruzione di 2 nuove centrali nucleari a avuto non poche reazioni negative da parte degli ambientalisti americani.
Oltre alla contraddizione rispetto al programma elettorale, le critiche si basano essenzialmente sull'inutilità del nucleare come fonte di energia in grado di soddisfare le esigenze, (secondo i calcoli i nuovi reattori forniranno energia elettrica a 1,4 milioni di persone. Se questo fosse vero, per dare energia a 300 milioni di persone ce ne vorrebbero? fate voi il calcolo.) energetiche degli usa, sui costi che ricadrebbero sugli utenti, su una politica tesa a soddisfare singoli interessi (quelli delle lobby dell'energia) invece di mirare ad una politica di rinnovamento più sicura e che creerebbe più posti lavoro e, ovviamente, sulla inaffidabilità delle centrali in termini di sicurezza.
Obama, dopo aver ILLUSO i suoi elettori sulla possibilità, per l'America, di porsi all'avanguardia nella ricerca e attuazione di energie alternative, fa un enorme passo indietro e dice, sostanzialmente, agli americani che, se vogliono continuare ad avere il meglio, devono accettare anche il nucleare al di la dei rischi.

Questo cade proprio in un momento delicato della politica energetica italiana; il governo ha serie difficoltà a far accettare il decreto sulla localizzazione dei siti agli enti locali. La nuova politica americana potrebbe dare un nuovo impulso a quella italiana facendo cadere definitivamente quella parvenza di opposizione al nucleare delle amministrazioni locali del centro destra e comunque anche del centro sinistra visto che tale opposizione era, più che altro, sostanzialmente politica.

decreto siti da rinnovabili.it
 

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MILANO, QUINDICI ANNI DI DESTRA E LA GUERRIGLIA
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 16 febbraio 2010


E' scoppiata la guerriglia a Milano. A innescarla, ufficialmente , è l'omicidio di un giovane egiziano causato da una diatriba con un gruppo di latinoamericani.
Milano come Rosarno? no!
Qui la rivolta è contro altri extracomunitari in una zona a forte componente straniera, dove 1 su 3 esercizi commerciali sono gestiti da extracomunitari di cui molti sono anche proprietari di appartamenti e la mescolanza tra diverse etnie è molto forte.

Una zona che, da dieci-quindici anni sta vivendo un forte degrado non tanto per la presenza degli extracomunitari ma per la NON PRESENZA delle istituzioni cittadine.
Degrado che si manifesta a causa di una forte concentrazione di situazioni negative come vivere in dieci in tuguri di due stanze ad affitti proibitivi, lavoro gestito dai CAPORALI, con conseguente povertà che spinge a utilizzare strumenti di sopravvivenza illegali (spaccio, fruttamento e prostituzione).
Situazioni estreme che l'amministrazione, gestita da quindici anni dalla destra, non è riuscita non solo a gestire ma neanche a controllare.
Ad agosto è entrata in vigore la legge sulla sicurezza che prevede, tra l'altro, che, qualora un lavoratore straniero regolare perda il posto di lavoro e non ne trova uno entro ? diventa irregolare, cioè clandestino; questa legge ha creato situazioni alquanto irreali. Lavoratori in Italia da molti anni con regolare permesso, lavoro e famiglia, si sino ritrovati clandestini e rinchiusi nei Cie.

Se a Rosarno la rivolta era indirizzata contro i cittadini e le autorità Rosarnesi per motivi inerenti al trattamento subito dai lavoratori stranieri, a Milano siamo di fronte a una situazione del tutto diversa; situazione che vede comunità diverse lottare per il controllo del territorio come da copione hollywoodiano visto in tanti films.

Come è possibile che in una città come Milano - uno dei più sviluppati centri industriali del nord e dell'Italia e gestita dalla destra che, della lotta alla clandestinità che, secondo loro, è alla base dell'aumento della criminalità, ha fatto la sua bandiera - si sia giunti alla formazione di una subcultura tipica delle grandi metropoli? Milano che con 1.304 mila abitanti non è paragonabile a citta come New York che, con 8 milioni e passa abitanti e dove le minoranze sono ben più numerose e radicate, ha sicuramente problemi ben più gravi.

Forse la risposta ce la da il vice sindaco leghista De Corato: «Questo accoltellamento testimonia che i numeri dell'immigrazione quando sono troppo alti è difficile governarli - ha proseguito l'esponente politico- . È evidente che per Milano, che ha duecentomila extracomunitari regolari e 40 mila clandestini, è un numero enorme. Il 15,4% della popolazione milanese è fatta di extracomunitari e via Padova, che è la via più multietnica di Milano, testimonia che con questi numeri è difficile governare l'immigrazione. E non si dica che Milano è una città chiusa. Gli incidenti di questa sera dicono in maniera chiara che l'integrazione la si può fare solo con numeri accettabili altrimenti si crea razzismo tra le stesse comunità di stranieri, come accade stasera tra nordafricani e sudamericani».

Secondo Corato, la situazione non è da imputare all'amministrazione, ma al numero "eccessivo" di immigrati presenti, tra cui 40 mila clandestini. Clandestini che, secondo la legge - voluta dalla lega - dovrebbero essere rimpatriati ma che, invece, si trovano tuttora sul territorio senza che l'amministrazione, attraverso le istituzioni preposte, intervenga.
Intervento che, comunque, non riguarda solo il controllo sui clandestini, ma anche su quelle forme di "sfruttamento economico" - in modo particolare nell'edilizia abitativa e commerciale - che inizia prorpio con la concentrazione degli extracomunitari atto a invogliare la popolazione locale ad andarsene vendendo o lasciando le strutture, creando cosi, a causa dell'eccessiva offerta e della nuova particolarità delle componenti etniche presenti sul territorio, il presupposto per svalutare i prezzi. Svalutazione, però, che, successivamente, con l'ulteriore introduzione di extracomunitari e conseguente aumento della domanda di alloggi, porta ad un abnorme aumento degli stessi. A questo punto viene normale supporre che i proprietari degli immobili non si curino minimamente della messa a punto degli alloggi.
Inoltre, per mancanza di controlli, la pratica di affittare o subaffittare ai clandestini, o di concentrare in poche decine di metri quadri un numero eccessivo di persone facendo pagare il posto letto, arrivando a realizzare anche 2.000 euro al mese, essendo proibita dalla legge,ha come unica conseguenza l'evasione fiscale.
Ed è proprio la concentrazione di più etnie su un territorio ristretto e senza strutture adeguate - oltre allo sfruttamento -  che da origine a situazioni estreme di degrado che, a loro volta, danno origine a strutture sociali nate spontaneamente e conformi alla cultura d'origine delle etnie senza nessun apporto da parte della cultura ospitante (in particolar modo la mancanza di contatti reali che, di solito, nascono sul luogo di lavoro).
In questo contesto, la richiesta dell'eurodeputato, Matteo Salvini, di controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano (già scartata dallo stesso Bossi) e di manifestazioni del PDL in via Padova (ieri 15) in solidarietà ai cittadini e ai negozianti vittime degli scontri di sabato - caratterizzata da slogan tipo:  'Ricordatelo bene signor magistrato la clandestinità è già reato' e 'Clandestini fuori dai confini', dimenticandosi che il comune è amministrato proprio da loro e che, perciò, spetta a loro intervenire sulle irregolarità -, lascia chiaramente intendere la forte incapacità di applicare le leggi da lei stessa fatte.
Inoltre, l'idea di "integrazione" intesa come "aquizisione della cultura locale" fa da deterrente a quanti, arrivati in Italia, si portano comunque dietro, oltre alla loaro cultura, il loro bagaglio di abitudini e tradizioni a cui difficilmente riusciranno a dimenticare.

Ciò che serve non è la pretesa che l'immigrato diventi italiano, ma una legislazione che metta sullo stesso piano chiunque viva sul territorio, però, per fare questo, bisogna perseguire tutti coloro che agiscono fuori dalla legge, italiani o stranieri che siano.



 


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LA CHIESA E L'OMOSESSUALITA'
post pubblicato in Riflessioni, il 11 febbraio 2010


Ogni tanto, purtroppo, la chiesa emette sentenze (commettendo, forse, il più grave dei peccati atribuiti all'uomo, quello originale, che proibisce all'uomo di giudicare cosa è bene e cosa è male) sul comportamento umano, questa volta di tratta dell'omosessualità.
A farlo è il Vescovo Emerito di Pistoia, Monsignor Simone Scatizzi.
In una sua intervista a pontifex.roma dichiara il gia noto: in relazione alla chiesa, l'omosessualità, in quanto tale, è un disordine, in ogni caso, con gli omosessuali é necessario usare delicatezza e misericordia e alla fine il giudice ultimo é Dio, pertanto sulla terra nessuno é autorizzato ad emettere sentenze.
Poi però aggiunge: coloro che ostentano e praticano l'omosessualità non meritano la comunione con dio (quella data dall'uomo attraverso l'eucarestia), affermando, con ciò, la volontà dell'uomo di sostituirsi a dio.

Omosessualità come disordine, dunque, cioè incapacità di realizzarsi come essere razionale.
D'altra parte, dal punto di vista creazionista, l'uomo, essendo creatura, è sostanzialmente un essere finito (nel senso che non può modificarsi), perciò, non può subire mutazioni che lo deviano dal suo percorso prestabilito. Ma il problema sta proprio in questo. L'uomo, come ogni altra specie vivente, non è immodificabile anzi, lo è, addirittura, anche artificialmente sia fisicamente sia psichicamente. Inoltre, come si sta ampiamente dimostrando nella società tecnologica (ma era già successo anche in passato), lo si può influenzare con strumenti che di naturale non hanno niente fino a portarlo a perdere la sua identità.
La chiesa parla sempre di dimensione naturale dell'uomo pur sapendo che, l'essere umano, al di la d'essere un essere perfetto, è soggetto a ogni sorta di sollecitazioni derivanti dal proprio essere emotivo e questo lo si riscontra anche negli organismi ecclesiali stessi che, al di la delle belle parole, cadono nella "tentazione" arrivando persino a praticare la pedofilia.
Proibire la pratica dell'omosessualità non comporta, comunque, solo la negazione del divenire derivante dalla natura stessa, ma rientra nel tentativo, praticato da ogni potere secolare, di creare un'unica dimensione umana, una società a senso unico dove l'uomo, anziché esprimere liberamente il proprio divenire, è soggetto a realizzarsi solo e unicamente all'interno di una dimensione prestabilita dove nessun individuo ha modo di esprimersi secondo la sua natura. 

Pensiero unico, dunque, in contrapposizione alla natura stessa creata da quel dio a cui dovremmo soccombere (libero arbitrio).

Il punto fondamentale su cui si dovrebbe discorrere per quanto riguarda l'omosessualità, e non solo, non è tanto cosa sia o non sia, ma la semplice constatazione che, se la natura crea determinate situazioni non è a causa dei "peccati" umani ma del corso naturale delle cose che dio stesso a creato e della loro imperfezione.

Inoltre, il libero arbitrio "datoci da dio", cioè la libertà di scelta, dovrebbe essere un punto base per una società libera.

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REGIONE LOMBARDIA: AL POSTO DELLE RONDE, COLLABORAZIONE TRA FORZE DELL'ORDINE E TABACCAI.
post pubblicato in BREVI, il 10 febbraio 2010


E' stato siglato un accordo tra Regione lombardia e la Federazione italiana tabaccai (Fit) in merito ad una politica di collaborazione tra forze dell'ordine e cittadini che niente a a che fare con le cosiddette ronde.
L'accordo,  fatto su richiesta della categoria dei tabaccai soggetti a frequenti rapine, prevede corsi di formazione, da parte della polizia locale, per i gestori per far fronte a eventuali rapine senza incorrere in inconvenienti tipo sparatorie dove ci può scappare anche il morto.

E' evidente che la famosa legge sulle ronde non viene applicata neanche la dove la gestione pubblica è affidata a partiti della coalizione al governo e ciò è un ulteriore dimostrazione della discontinuità esistente tra l'attuale maggioranza e la società reale.
 
D'altronde, già a novembre si registrava un flop in tutta italia.

Il coinvolgimento dei cittadini in fatto di sicurezza non deve essere inteso come una richiesta da parte dello stato di delazione, ma come un modo più realistico di controllo del territorio. Credo che chiunque, di fronte ad un atto di delinquenza, tipo lo stupro, spaccio, furti e altro, senta la necessità di collaborare ma viene impedito proprio dalla mancanza di collegamento con le forze dell'ordine che dovrebbero impedire eventuali ritorsioni; questo lo si può evitare solo attraverso un contatto diretto tra cittadini e forze dell'ordine.
Inoltre, impedisce la possibilità, presente nelle ronde, del formarsi di gruppi che, attraverso le ronde, mirano ad altri obiettivi.
BERLUSCONI,ISRAELE E LA REALTA' NEGATA
post pubblicato in POLITICA, il 8 febbraio 2010


Nella sua visita a Israele, il presidente del consiglio italiano, dopo aver elogiato Israele: "questo Parlamento rappresenta la più straordinaria vicenda del Novecento. Voi rappresentate ideali che sono universali, siete il più grande esempio, se non l' unico, di democrazia e di libertà nel Medio Oriente, un esempio che ha radici profonde nella Bibbia e nell' ideale sionista. Grazie di esistere",
ha espresso la sua totale adesione alla politica di Israele nei confronti di gaza arrivando a  giustificare, senza nessuna incertezza, l' operazione «Piombo fuso» che un anno fa mise a ferro e fuoco la striscia di Gaza come "giusta reazione" in risposta ai missili Kassam di Hamas.
Questo senza tener minimamente conto dell'inchiesta in corso per determinare le responsabilità dei militari sull'utilizzo di armi proibite e dell'uccisione di civili durante le operazioni. Nell'inchiesta condotta dalle Nazioni Unite

Inoltre, il primo ministro, ha chiesto scusa per le leggi marziali del 1938 messe in atto in Italia perché: " contraddissero secoli di civiltà cosmopolìta e di rispetto umanistico della persona e della sua dignità" (non so a che periodo si riferisca, sta di fatto che, a suo tempo, papa Giovanni Paolo secondo, chiese perdono agli ebrei "per le mancanze e i peccati dei cristiani verso i "fratelli maggiori" nel corso dei secoli, riferendosi alle persecuzioni da essi subite in Europa").
Il suo discorso alla Knesset, durato venti minuti, ha riscosso molti consensi in campo israeliano.

In questo contesto, le sue affermazioni sull'errore delle colonie e la necesssità di due stati per arrivare ad una pace tra Israele e palestina lasciano il tempo che trovano. Il punto centrale rimane la necessità per l'occidente di avere un garante in territotio straniero e poco importa con quali mezzi il garante operi.

Al giornalista che gli chiedeva la sua opinione sul muro, che di fatto rende Gaza una prigione, il primo ministro risponde: "non me ne sono accorto. Ero concentrato sulle cose che avrei detto ad Abu Mazen ed ero intento a prendere appunti"; chiaro che una domanda simile è molto più complessa di quanto sembri perché mette a nudo la politica di Israele nei confronti della palestina, ma quel "non me ne sono accorto", propio mentre si apprestava a un colloquio con Abu Mazen, chiarisce molto la sua posizione di come deve essere intesa la pace tra Israele e Palestina. Ed è altrettanto chiaro che le affermazioni si basano sulla non conoscenza? della situazione di Gaza e della politica di israele sul controllo del territorio fatta , oltre che con le armi, anche di arresti arbitrari espropri di case ecc..
Una cosa detta che dovrebbe preoccupare molto chiunque ha a cuore la pace è l'idea di portare Israele nell'UE.
All'articolo I-41 (Disposizioni particolari relative alla politica di sicurezza e di difesa comune) paragrafo sette della costituzione europea si legge:
Qualora uno Stato membro subisca un’aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri sono tenuti a prestargli aiuto e assistenza con tutti i mezzi in loro possesso, in conformità dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Ciò non pregiudica il carattere specifico della politica di sicurezza e di difesa di taluni Stati membri. Gli impegni e la cooperazione in questo settore rimangono conformi agli impegni assunti nell'ambito dell'Organizzazione del trattato del Nord-Atlantico che resta, per gli Stati che ne sono membri, il fondamento della loro difesa collettiva e l'istanza di attuazione della stessa.
Questo comporterebbe, alla luce della situazione del medio oriente, la seria possibilità dell'entrata in guerra dell'Europa a difesa di Israele qualora i confini di questi venissero compromessi.
Questo non riguarda solo l'Iran, fermamente ostile a Israele al punto di dichiarare la volontà di distruggerlo, ma anche una possibile radicalizzazione della questione palestinese. 
Questa politica contraddice la stessa costituzione italiana la dove all'articolo 11 dei principi fondamentali sta scritto: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Leggi anche:
viaggio a gaza
PEDEMONTANA LOMBARDA
post pubblicato in POLITICA, il 7 febbraio 2010


Ieri è stato aperto il cantiere della pedemontana che collegherà Bergamo a Varese, la fine dell'opera è prevista per il 2014.
Secondo il presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni, "È un'opera epocale, desiderata da tutti ed è un segnale per l'Italia che le grandi opere si possono fare, fare bene e in tempi ristretti e costi certi, e verranno evitati alle nostre imprese perdite per milioni di euro, perchè il tempo è oramai un fattore concorrenziale".
Un'opera, questa, molto importante per le province di Bergamo, Lecco, Como e Varese perché evita di passare per Milano a chi, provenendo da Venezia, deve andare a Varese. Inoltre alleggerisce il traffico del tratto Brescia-Milano da sempre, anche dopo la costruzione della quarta corsia, intasato.
Talmente importante che, per attuarla, ci son voluti 45 anni e comunque, la prima ipotesi risale agli anni cinquanta. Si è preferito incrementare la Milano-Venezia e la costruzione della Brescia-Piacenza invece della pedemontana, lasciando le province pedemontane isolate. Anche sulla linea ferroviaria Venezia-Milano, ad esempio, l'unica fermata in provincia di Bergamo è a Treviglio (circa venti chilometri a sud del capoluogo).

I commenti a questo risultato, sia da parte della provincia sia del governo, non si sprecano.

Riporto quello del presidente del consiglio: È un'altra dimostrazione del fatto che nonostante questa crisi l'Italia c'è e c'è soprattutto un governo che ha continuato a lavorare bene per tutti gli italiani. Credo che la grave crisi economica sia stata affrontata bene: non abbiamo aumentato le tasse e abbiamo superato con misure sagge e lungimiranti gli effetti peggiori della crisi, abbiamo aiutato le famiglie a basso reddito, gli anziani e abbiamo assicurato un sostengo a tutti coloro che hanno perso il lavoro e introdotto nuove tutele a chi non aveva la cassa integrazione.

E quello del presidente della regione: la Regione Lombardia si è confrontata con tutti i governi che si sono succeduti dal '95 in poi. Ogni governo ha fatto un pezzettino e ci mancava altro che qualche governo dicesse di no, saremmo andati ad invadere Palazzo Chigi. Ognuno ha fatto il suo dovere.

Quello del presidente del consiglio è l'ennesima dimostrazione di propaganda partendo da un dato di fatto evitando di analizzarlo nella sua intierezza e aggiungendo cose fuori dal contesto.
Quello del presidente della regione è più realista e onesto.

Due commenti che, in contrasto tra loro, dimostrano quanto il centro sia lontano dalla periferia sulle necessità reali dal paese.

IN MANCANZA D'ALTRO, LA PENNA RIMANE L'UNICA ALTERNATIVA
post pubblicato in BREVI, il 6 febbraio 2010


Succede nella sezione distaccata di Treviglio del tribunale civile di Bergamo. Nell'ufficio del giudice onorario del tribunale da due mesi il computer è andato in tilt e, per mancanza di soldi, non è ancora stato sostituito. Questo a obbligato il giudice a scrivere le sentenze a MANO.
Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che, in una società sempre più tecnologicizzata, un settore come quello della giustizia debba ridursi a usare mezzi che, di certo, non agevolano il lavoro.
Con tutto il parlare di riduzione dei tempi giudiziari, essere ridotti a usare mezzi "antropologici" non è proprio il massimo.
A QUANDO L'UTILIZZO DEI GEROGLIFICI???



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permalink | inviato da verduccifrancesco il 6/2/2010 alle 11:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
IL FEDERALISMO E LE NECESSITA' DELLO STATO
post pubblicato in POLITICA, il 5 febbraio 2010


Il consiglio dei Ministri ha deciso di impugnare davanti alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Basilicata e Campania che impediscono di costruire centrali nucleari sul loro territorio. Una scelta fatta dall'esecutivo su proposta del ministro dello Sviluppo Claudio Scajola d'accordo con il ministro per gli Affari regionali Raffaele Fitto.

Secondo Scajola , l'impugnativa delle tre leggi è necessaria per questioni di diritto e di merito.

In punto di diritto le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato (produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica) e non riconoscono l'esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell'ambiente della sicurezza interna e della concorrenza (art. 117 comma 2 della Costituzione)". "Non impugnare le tre leggi avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese".

Nel merito, il ritorno al nucleare è un punto fondamentale del programma del governo Berlusconi, indispensabile per garantire la sicurezza energetica, ridurre i costi dell'energia per le famiglie e per le imprese, combattere il cambiamento climatico riducendo le emissioni di gas serra  secondo gli impegni presi in ambito europeo.

Secondo l'articolo V della costituzione: La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Secondo l'articolo 117 menzionato da Scajola: La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

In nessuno dei due casi si menziona la possibiklità dello stato di intervenire direttamente, scavalcando le regioni, in materia di territorio. Qui (dopo l'articolo 117) le materie di pertinenza statale.

Come si può vedere, l'azione intrappresa dal governo è una prevaricazione nei confronti dei diritti degli enti locali in fatto di territorio; se è suo diritto fare leggi anche in materia di nucleare (questo diritto va considerato anche in merito a come si espressero gli italiani nel referendum che di fatto dovrebbe impedire la costruzioni delle centrali nucleari), non può, però, interferire sulla scelta dei siti che spetta alle regioni.

Nel merito, che il governo abbia incentrato la sua politica sul nucleare, non giustifica l'atto intrappreso nei confronti delle regioni che, a loro volta, sono espressione diretta dei cittadini; espressione, questa, tanto cara agli esponenti del centro destra.
Che poi questa politica abbia il potere di risolvere il problema energia in Italia è tutto da dimostrare.
Tre dati bastano a dimostrare il contrario: costo 5 miliardi di euro, messa in opera 10 anni, smaltimento con costi elevatissimi.
Già i costi di progettazione e realizzazione sono elevatissimi, essendo altissima la tecnologia e la competenza richiesta ai progettatori di un impianto, al quale deve necessariamente compartecipare la finanza pubblica. E, una volta terminata la costruzione, si devono aggiungere i costi per la messa in sicurezza militare contro eventi terroristici o naturali: in quest'ottica parrebbe inevitabile un intervento sulla bolletta elettrica. Inoltre, è innegabile un legame tra l'utilizzo di uranio e la produzione di armi, anche in paesi in via di sviluppo e con governi instabili o tendenzialmente "aggressivi": una situazione che preoccupa una buona parte dei cittadini. Cittadini che, tra l'altro, accettano mal volentieri di convivere a fianco di una centrale nucleare o di uno stoccaggio di scorie radioattive. Questo rappresenta un altro ostacolo, quello della localizzazione di un impianto nucleare.
Inoltre, la durata media si aggira intorno ai 30 anni, il che significa che dopo venti anni si devono costruirne altrettante per sostituire le prime con costi periodici per poter continuare a rinnovare l'energia atomica. Per ultimo, il costo dell'uranio che, al pari di ogni altra materia prima necessaria, con l'aumento della richiesta corrisponde l'aumento del prezzo.
Altre informazioni qui.

Tornando al "punto di diritto", bisogna valutare le affermazioni di Scajola anche in merito allo sviluppo del federalismo in Italia, fortemente voluto dalla lega e accettato dalla maggioranza. Il federalismo, che per sua natura prevede l'autonomia degli enti locali, non può convivere con uno stato centralizzato che impone la sua visione della soluzione dei problemi scavalcando proprio la prima prerogativa del federalismo stesso. In tal caso, anziché parlare di federalismo, si dovrebbe parlare di decentramento delle responsabilità atte a sollevare il governo centrale delle proprie; vale a dire che, nel momento in cui lo stato emana una legge, ne delega poi la gestione all'ente pubblico declinando allo stesso tutte le responsabilità.

 

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IL TERREMOTO ITALIA
post pubblicato in TERREMOTO, il 4 febbraio 2010


Il terremoto , tecnicamente, è: movimento improvviso e rapido della crosta terrestre, provocato dalla liberazione di energia in un punto interno, detto ipocentro; di qui, una serie di onde elastiche, dette "onde sismiche", si propagano in tutte le direzioni, anche all'interno della Terra stessa; il luogo della superficie terrestre posto sulla verticale dell'ipocentro, si chiama epicentro ed è generalmente quello più interessato dal fenomeno.
Normalmente, nell'immaginario collettivo, il terremoto è quel movimento tellurico in grado di distruggere le strutture fisiche umane e uccidere quanti si trovano in esse.
Ci sono, però, altri tipi di terremoti in grado di far crollare (metaforicamente parlando) la casa sulla testa di chi la abita e di uccidere socialmente un individuo; mi riferisco a quello economico che, pur essendo di natura diversa da quello terrestre, ha lo stesso efffetto, rimanere senza casa, il che vuol dire morte sociale.
E' quello che succede in Italia da quando è stata innescata la privatizzazione dell'edilizia; l'idea che la casa, come luogo di abitazione, sia una merce e non un bene essenziale, ha creato nei cittadini l'errata convinzione che la casa sia uno status simbol. Questo a portato all'aspettativa di poter acquisire la casa come proprietà, ma anche bella e grande pur non essendoci necessità, spingendo i cittadini all'acquisto basandosi unicamente su entrate derivanti dal lavoro impegnando una parte consistente di esse nel mutuo che prevede l'ipoteca dell'immobile acquistato. Ciò è stato possibile anche attraverso la politica degli affitti (anche in situazioni di aumento dell'offerta e diminuizione della richiesta, gli affitti tendono ad aumentare a causa dello sfruttamento di situazioni comunque stabili come quella degli studenti e immigrati), in certe situazioni, come nelle grandi città , essi superano di molto il costo del mutuo (a Roma si pagano anche 1.000€ per un appartamento di 40 metri quadri) e del mutuo senza controllo dei redditi.
Gli effetti immediati di questa poitica sono stati: la necessità di più entrate (lavorare in due) e, l'impegno prolungato (anche vent'anni) del mutuo, la dipendenza da esso con la conseguente paura della perdita del posto di lavoro con tutto ciò che ne consegue.
Naturalmente, le agenzie immobiliari, si sono guardate bene dal mettere sull'avviso gli acquirenti di un possibile crollo (l'ultimo arrivato dall'america) di questo modo di fare economia.
Crollo che si è presentato puntualmente e che ha coinvolto, non solo il mercato immobiliare, ma tutta, o quasi, l'economia con conseguente chiusura delle fabbriche e calo dei consumi.
Chiusura delle fabbriche = perdita del posto di lavoro, ovvero la base economica su cui si era basato tutto il meccanismo.  
Il risultato di questa politica, oltre alla diminuizione dell'edilizia pubblica e proprio a causa di essa, è la difficoltà di molte famiglie a pagare il mutuo della prima casa e l'affitto; mentre il governo, pur essendo intervenuto a sostegno dei mutui, ma non degli affitti, non ha prodotto una politica in grado di evitare la perdita della casa ne gli sfratti.
Nell'attuale crisi, sono molte le famiglie in difficoltà. Difficoltà che non cesseranno nel breve periodo perché sarà nel 2010 che la disoccupazione aumenterà, toccando il suo massimo, lasciando molti senza prospettive per il futuro.
 
legge anticrisi "mutui"
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/mutui_primacasa/circolare291208.pdf
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/mutui_primacasa/circolare_mutui130209.pdf
rinegoziazione
A quanto sembra, la rinegoziazione e il limite percentuale del 4% sul mutuo comportano sia l'allungamento sia un costo aggiuntivo.

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