discutendo insieme discutendoinsieme discutendo insieme DISCUTENDOINSIEME | discutendoinsieme | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Regionali 2010
post pubblicato in Elezioni , il 31 marzo 2010


Premessa
Con il voto del 28 e 29 marzo, il centro destra si conferma come la coalizione di maggioranza aumentando le regioni da loro gestite; il dato più importante è la vittoria nelle regioni più popolose d'Italia: veneto, Lombardia,Piemonte, Lazio e Campania, questo comporta che, attualmente, i governi regionali gestiti dal centrodestra governano quasi la metà degli italiani, circa 30 milioni di italiani.

Da sempre, le regionali di metà legislatura, sono viste come un test al governo in carica perché rappresentano il voto di più della metà degli elettori, però è la prima volta che la campagna elettorale è stata improntata su tematiche nazionali - impegnando in prima persona i leader dei partiti - anziché locali proprie del tipo di consultazione; ciò è la causa principale dell'aumento dell'astensionismo verificatosi un pò ovunque con calo nelle preferenze dei maggiori partiti rispetto alle regionali del 2005.
Inoltre, durante la campagna, si sono privilegiati, in linea generale, i problemi di natura etico/morale invece di entrare in merito ai problemi reali della popolazione spingendo circa il 10% degli elettori ad astenersi.
Al proposito ci diranno, da destra, che la colpa, dell'astensione, è da addebitare all'intromissione in politica delle vicende private dei politici, in primis quelle del primo ministro, create ad arte dai giornali, d'accordo con l'opposizione, per delegittimare il premier stesso e dalla eslusione della lista Pdl nel Lazio; da sinistra che la colpa è da addebitare ai tanti, troppi, problemi reali non trattati nella campagna elettorale e ai tentativi di impedire il dibattito pubblicamente (divieto dei talk show politici nella tv pubblica).
 
Risultato
Tornando al risultato, bisogna chiedersi come mai, di fronte a problemi impellenti - e poco importa il tipo di propaganda fatta perché, comunque, la popolazione, di fronte alla perdita del lavoro o all'aumento dei prezzi o alle privatizzazioni di cose essenziali alla vita, come l'acqua, si aspetta dalle amministrazioni la soluzione di detti problemi - abbia optato per il centro destra - da sempre propenso a difendere interessi particolari attraverso una politica economica indirizzata sempre più verso il liberismo che verso il liberalismo sociale -  e non il centrosinistra - da sempre impegnato alla salvaguardia degli interessi dei più deboli e comunque alla conquista e difesa dei diritti e indirizzato ad una politica economica che tenga conto anche delle esigenze della gente e non solo quelle del mercato; la scelta fatta presuppone che l'elettore si sia convinto che l'economia non sia più al servizio della collettività ma, viceversa, che sia la collettività al servizio dell'economia.
Le scelte fatte dai governi, inclusi quelli di sinistra, precedenti indicano che la tendenza è proprio quella di un'economia liberista - si veda la legge Biagi che introduce il precariato e le privatizzazioni che hanno reso possibile la gestione della cosa pubblica da parte dei privati - rivolta ai bisogni del capitale più che a quelli della popolazione. Politiche che hanno messo in difficoltà un pò tutto il sistema assistenziale che era stato costruito nell'economia precedente (mista) e che oggi proprio i cittadini ne risentono maggiormente. Inoltre, la tendenza a costruire un sistema basato su equilibri politici di due coalizioni ha allontanato il partito stesso dalla base che era il presupposto dei vecchi partiti, e che, con essa (la base), costruivano le loro politiche. Questo a fatto si che l'elettorato, non avendo più il partito come riferimento reale del suo operare quotidiano ma solo come entità politica astratta, dovendo scegliere tra due entità che lo rappresentano solo nella misura in cui lui stesso decide di dare il voto, la sua scelta non si basa più su programmi derivati da una visione ideologica della società - la dove il programma è la fase iniziale di una lotta tesa a modificare la società - ma, più semplicemente sull'immediato, sull'oggi o per meglio dire, su chi riesce a rappresentare la realtà cosi come viene percepita, nell'immediato, dall'elettorato.

Elettore e informazione
In questo contesto viene spontaneo chiedersi se il cittadino ha ancora i mezzi per una decisione basata su un'analisi dei problemi visto che non ha più, come punto di riferimento, un'idea di quello che dovrebbe essere il futuro - che in passato era rappresentato all'interno dell'ideologia - anzi, è probabile che, in modo particolare i giovani, non sentano più il futuro come mezzo di paragone nell'analisi dei problemi. Inoltre, la maggior parte delle informazioni sui partiti gli vengono, non dai partiti stessi ma dall'informazione che, comunque, è costretta entro i limiti della concorrenza. 
Non per questo il cittadino è più ignorante del passato anzi, qualora gli vengono a mancare i dati necessari all'analisi o ritiene che i dati siano manipolati, lo manifesta col non voto; non voto che non dipende da ciò che dicono i politici e cioè dalla "noia" verso la politica ma dalla piena consapevolezza di non essere l'obiettivo finale della politica ma solo il mezzo dei politici per il raggiungimento del potere.
Perciò abbiamo, da una parte cittadini che scelgono a priori il partito - o perché militanti degli stessi o per simpatia verso i candidati o perché ritengono conveniente per loro il voto al tal partito, dall'altra parte cittadini che sono indecisi perché non riescono a riconoscersi, per mancanza di informazioni, in nessuno dei candidati o partiti. Ovvio che c'è una percentuale di non votanti per scelta.
 
Conclusione
Il voto delle regionali è lo specchio della società odierna dove l'elettore, invece di essere il destinatario del voto, è l'inconsapevole legittimatore di quella politica che tende sempre più ad escluderlo dalle decisioni.
 
Israele e la pace.
post pubblicato in Riflessioni, il 27 marzo 2010


In questi ultimi giorni si è riacceso il conflitto israeliano/palestinese. La causa è la decisione, presa dal governo di Benyamin Netanyahu, di costruire 700 alloggi nelle aree della Cisgiordania, che considera come appartenenti a Gerusalemme.
La decisione viene dopo quella di costruire 1600 nuovi alloggi a Gerusalemme est, in zona araba e che ha provocato violente proteste dei palestinesi di gerusalemme. QUesta decisione ha provocato reazioni negative anche negli stati uniti, il presidente Obama ha dichiarato che: l'annuncio di 1600 nuove costruzioni previste a Gerusalemme Est "non è stato di aiuto al processo di pace".

Continua dunque la politica di colonizzazione dei territori occupati di gaza e cisgiordania da parte di Israele; una politica che non si può certo addebitare tutta a Netanyahu ma che è la conseguenza diretta della politica di "rafforzamento dei confini" attraverso l'occupazione dei territori confinanti. Politica che, al di la delle belle parole, indica la volontà di Israele di arrivare alla pace solo dopo la colonizzazione dei territori, e conseguente estromissione dei palestinesi da ogni gestione, e di usare la stessa per questo scopo. La pace intesa come mezzo e non come fine; nel momento in cui i territori saranno colonizzati e gli israeliani si saranno insediati con le loro attività, parlare di pace diventerà superfluo.

Oggi si parla di pace nel senso di dare ai palestinesi un territorio loro senza l'influsso di Israele e non di pace nel senso di dare a Israele il "comando del territorio". Ma per Israele questo non conta, per esso, la pace significa unicamente la sua sicurezza.

Ma la vera novità consiste nel rifiuto dell'occidente, USA in testa, di accettare tale visione. L'obiettivo iniziale dell'occidente era quello di creare all'interno dei paesi arabi, oltre all'instabilità del territorio, tensioni tali da dividerli affinché potesse controllare quei territori ricchi di materie prime, in modo particolare il petrolio, e di penetrare in essi, con la scusa di portare le libertà tipiche dell'occidente, modificando l'assetto politico e sociale dei paesi dell'area islamica. Questa politica, con l'ostinazione di Israele, rischia di fallire perché potrebbe creare i presupposti per una ritrovata unità delle nazioni islamiche in difesa dei loro interessi comuni socioeconomici e politici. Interessi che, a causa delle diverse opinioni sulla gestione sociale, quasi sempre non coincidono con l'occidente. Ciò comprometterebbe l'obiettivo finale della politica occidentale in medio oriente, cioè l'occidentalizzazione dell'area, presupposto essenziale per un controllo totale.

Inoltre, la formazione di un blocco islamico che si contrapponga all'occidente, oltre a creare evidenti problemi di approvvigionamento di energia, si rifletterebbe anche sulle politiche migratorie adottate finora e tendenti a integrare in esso il migrante. Questo comporterebbe la formazioni di forti tensioni interne al mondo islamico che in un qualche modo lo stesso dovrà risolvere.

In questo contesto, la politica israeliana non conviene ne agli arabi ne all'occidente.
L'unica soluzione, se si vuole mantenere quuella parvenza di pace esistente, è la creazione di uno stato palestinese indipendente.
UNA DIGA PER LA VITA? Come distruggere la vita in suo nome.
post pubblicato in BREVI, il 25 marzo 2010


in Etiopia si sta costruendo una diga - i lavori sono iniziati nel 2006 - sul fiume Omo che produrrà 1.870 MW. 
"La diga Gilgel Gibe 3 è il più grande progetto di investimento mai realizzato in Etiopia. Una volta completata, con i suoi 240 metri di altezza e i 1.870 MW di capacità, la diga ostacolerà la parte sud-occidentale del fiume Omo, creando un bacino di 150 km che comprometterà per sempre il fragile ecosistema del fiume, incidendo drammaticamente sulla vita di più di 400.000 persone che vivono nell’ Etiopia sud occidentale e nel Kenya del nord." leggi tutto
La diga provocherebbe un disastro ecologico lungo il percorso del fiume e nei pressi del lago Turkana. L’ecosistema e le tradizioni culturali della Bassa Valle dell’Omo e dello stesso lago Turkana, entrambi riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, andrebbero persi per sempre.
La ditta incaricata della costruzione è la società italiana Salini Costruttori.
Inoltre, la realizzazione è stata decisa in spregio della costituzione etiope.
In proposito è stata attivata la raccolta delle firme per impedire la realizzazione della diga, aderire significa un tassello in più per la conservazione dell'ambiente mondiale e contro quei governi che, con la scusa dello sviluppo, non tengono conto delle esigenze particolari sia dei territori che delle popolazioni.
Qui la storia del progetto e il coinvolgimento dell'italia.



Sbarca in tv il reality della morte
post pubblicato in POLITICA, il 18 marzo 2010


In Francia fa discutere il programma televisivo: il gioco della morte.
Il programma è stato realizzato, secondo gli autori, per capire come mai le persone sono soggette a obbedire a un'autorità e in modo particolare alla televisione.
Ma è proprio necessario mandare in onda programmi dove, di fatto (anche se è un gioco, i partecipanti sono chiamati a decidere se uno di loro deve essere condannato ed eseguire la condanna), viene eseguita una pena capitale o tortura?

Esiste in ognuno di noi un senso morale "innato" a cui facciamo riferimento; quando si tratta di danneggiare qualcuno dobbiamo sempre mediare con la nostra coscienza per giustificare l'azione. Ciò non toglie che, quando si è di fronte a decisioni che comportano la conflittualità con qualche autorità, la coscienza passi in secondo piano. L'autorità da ordini, in casi estremi, come la guerra (vedi esempio della prima guerra mondiale dove i "combattenti erano obbligati ad attaccare contro ogni logica pena la "decimazione"), la morale è quella del capo, nel senso che il militare non può averne una sua. Nella politica, pur non essendo estrema, la decisione spetta sempre al capo o all'organo dirigenziale.
Nella vita di tutti i giorni prevale il senso di conservazione dell'individuo, la dove, agendo al di fuori delle "regole" può comportare seri problemi per la propria sicurezza (mi riferisco non tanto alla vita quanto all'isolamento a cui si andrebbe incontro) e perciò si tende ad inserirsi in gruppi in grado di dare una certa sicurezza. E' ovvio che si sceglie il gruppo che abbia un senso morale simile al nostro, però, qualora il senso morale, nostro o del gruppo, incomincia a discostarsi si tende a rimanere comunque collegati e fare azioni contrarie alla coscienza per non correre il rischio di isolamento.
Questi aspetti del carattere umano vengono usati da millenni. Oggi sembra che se ne faccia un uso maggiore, ma in realtà, sono gli strumenti di coercizione ad essere cambiati.
La televisione è la massima espressione dei mezzi moderni. In Italia, e non solo, si arriva al top con l'introduzione della cosiddetta televisione libera che, in realtà, libera non è proprio perché la sua gestione è finalizzata a creare consenso intorno alle idee, cioè utilizzata per creare dipendenza.
Tale consenso, però, non passa necessariamente attraverso la diffusione di proclami propagandistici ma, quasi sempre, attraverso programmi di intrattenimento (grande fratello, isola dei famosi, ecc.) o di pesudo divulgazione scientifica che mirano a formare una morale in cui l'individuo si senta "protetto".
Perciò, la televisione ha un'importanza vitale nella formazione di masse moralmente dipendenti. In circa cinquantacinque anni si è passati da programmi istruttivi e di intrattenimento che potevano avere anche una valenza culturale a programmi decisamente acculturalizzati dove, a dominare, è il messaggio dell'uomo attivo e unicamente dedito a sfruttare tutte le opportunità date dal tipo di società in cui vive.
In un contesto simile, anche la violenza può essere mercizzata attribuendogli una valenza informativa e al contempo lanciando messaggi di accettazione della stessa.
Da qui al messaggio che la violenza può essere accettata entro certi schemi, che però vengono decisi dal "capo", il passo è breve.
Credo che quello che si sta facendo in Francia non sia una ricerca per capire come mai le persone si comportino in un determinato modo di fronte a ordini anche moralmente discutibili e perché lo fanno anche di fronte a ordini provenienti un organismo che, di per se, non è un'autorità. Quello che si sta facendo è un vero e proprio esperimento per valutare quale sia il grado di adesione che ha la televisione e quale il grado di accettazione della modifica della realtà proposta dalla televisione.
Esperimento che potrebbe portare, nei palinsesti delle emittenti televisive, all'inserimento di programmi sempre più improntati alla violenza esplicita attraverso giochi o reality dove la violenza, non essendo giustificata, avrebbe una valenza di gratuità e, pertanto, non soggetta a critica da parte dell'ascoltatore e, proprio per questo, più facilmente assimilabile inconsciamente.


Settimana nazionale per la prevenzione oncologica
post pubblicato in POLITICA, il 16 marzo 2010


 Si sta svolgendo, in Italia, la settimana "per la prevenzione oncologica" (dal 14 al 21 marzo prossimo).
La manifestazione, organizzata "dalla lega italiana per la lotta contro i tumori" (LILT) e si svolgerà nelle piazze italiane dove sara offerto l'olio d'oliva come simbolo della lotta al cancro. L'obiettivo è quello di sensibilizzare la popolazione sulla prevenzione del tumore e al riguardo saranno distribuiti opuscoli illustrativi.

L'evento è stato presentato in una conferenza stampa a Palazzo Chigi con la presenza dei ministri Ferruccio Fazio, Mara Carfagna, i sottosegretari Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, il presidente della Commissione cultura della Camera, Valentina Aprea, e il presidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori , Francesco Schittulli.

Nella presentazione si fa menzione degli obiettivi della campagna; obiettivi che si riassumono in primari: educazione alla corretta alimentazione, attività fisica, consumo limitato di alcol, lotta al tabagismo, e secondaria: visite mediche ed esami strumentali per la diagnosi precoce dei tumori.

Gli obiettivi sono esposti anche nella presentazione del Piano Oncologico Nazionale 2010-2012 che riassume le azioni programmatiche e il piano d'intervento della prevenzione.
Leggendolo, si nota che l'incidenza dell'ambiente (aria che respiriamo, sostanze respirate nell'industria durante la lavorazione ecc.), nell'insorgenza dei tumori, non viene menzionata mentre viene menzionata l'incidenza del "tabagismo".

Mancanza questa che riflette la tendenza a mascherare una causa che incide profondamente sui tumori, si legge sul sito tumori in Italia : Da diversi decenni ormai è provato che l'inquinamento atmosferico è causa di effetti nocivi sulla salute, dai sintomi respiratori fino ad arrivare ai decessi da malattie cardiopolmonarie e al tumore al polmone. Questi effetti sono associati all'esposizione, a breve e a lungo termine, ai livelli abitualmente registrati tra la popolazione dei centri urbani in tutto il mondo. Sito inizialmente finanziato dal Ministero della Sanità, è un progetto di ricerca nato dalla collaborazione tra Istituto Nazionale Tumori (INT) e Istituto Superiore di Sanità (ISS). Oggi si propone di collaborare con gli Istituti di Ricerca in campo oncologico (IRCCS) , con la rete dei Registri Tumore (AIRTum), con le Istituzioni, le Università, le organizzazioni di pazienti e utenti, le società mediche e scientifiche impegnate nella lotta contro il cancro.
Anche L'AIRC è sulla stessa linea.

E' ovvio, e lo si capisce leggendo la letteratura specialistica, che le cause del tumore sono molteplici e che ognuna di esse è riconducibile sia a determinati comportamenti sia all'ambiente esterno in cui si vive.
Pertanto,non mettere in evidenza il fattore esterno, significa limitare la conoscenza del destinatario del messaggio sulle cause e perciò limitarne la prevenzione.

Salvo restando l'importanza dell'evento, non si può evitare di osservare un'azione lesiva dei diritti nel comportamento del governo. inoltre, tale comportamento indica anche che, un intervento atto a sensibilizzare, può essere utilizzato allo scopo di concentrare l'attenzione su determinati comportamenti tralasciando quelli che, se affrontati, possono "disturbare" interessi particolari.
Il tutto a scapito della salute di tutti.
La destra e l'impossibilità di capire il futuro.
post pubblicato in POLITICA, il 15 marzo 2010


Leggo su Ffwebmagazine: "Eppure il futuro della democrazia, il futuro della politica è sul web. Piaccia o no, è così. Perché il dibattito, la connessione, l’ascolto, la condivisione (i semi e il sale della democrazia) hanno a disposizione spazi nuovi e ancora inesplorati, liberi (per ora) dalle maglie dei controlli. Si chiamano Google, Youtube, Facebook. Il web è diventato l’agorà del domani. Un domani che non solo non è affatto lontano, ma che in tutto il resto d’Occidente è già oggi. Forse, al di là del merito, la decisione del Tar sulla sospensione dei talk show è un segnale di ritorno alla realtà. Perché va bene la piazza. Ci sta. Ma è il simbolo di una politica invecchiata, che non riesce a capire il futuro e non sa interpretare fino in fondo il presente."
Questo, dopo una breve analisi del rapporto tra politica e manifestazioni di piazza che, per l'autore, Filippo Rossi, rappresentano un ritorno all'altro ieri perché, oggi, la rete ci da modo di interagire senza azioni eclatanti e pertanto, le "grandi manifestazioni" e il richiamo del popolo ad adunate d'identificazione, rappresentano, ormai, il passato che, "volenti o nolenti", è superato.

Mi sembra che a Filippo Rossi sfugga qualcosa. Innanzi tutto la rete è ormai da tempo luogo, anche per i partiti, di comunicazione e di dibattito, almeno interno. Aprendo i diversi siti politici si può facilmente capire che, sia i politici sia i cittadini, sono partecipi di un dibattito che, altrimenti, sarebbe impossibile (o meglio si limiterebbe agli aderenti al partito) nella vita quotidiana. E vero che non tutti i siti rappresentano una piattaforma ideale dove tutti possano intervenire con le loro idee che possono anche essere di critica.
Alcuni, come il sito del Pdl, lasciano spazio solo agli elettori e ai simpatizzanti:
"SPAZIO AZZURRO è una bacheca dedicata alle opinioni degli elettori e dei simpatizzanti del Popolo della Libertà che frequentano il nostro sito. Tutti i messaggi ricevuti vengono letti e una parte di essi, rappresentativa delle opinioni espresse con maggiore frequenza dai nostri elettori, sono scelti per la pubblicazione, che viene ripetuta diverse volte al giorno. I messaggi pubblicati non riflettono necessariamente la posizione ufficiale del nostro partito o quella della maggioranza dei suoi elettori, ma offrono a chi legge spunti di riflessione e di discussione.
Di seguito trovate una lista di forum indipendenti ma vicini alle posizioni del Popolo della Libertà, consigliati dai nostri utenti".
O come il sito della Lega Nord dove l'unico dibattito si riduce a: "DILLO ALLA LEGA, Puoi inviarci messaggi che vuoi sottoporre all'attenzione della Segreteria Federale della Lega Nord, anche in forma anonima. Questi messaggi non verranno pubblicati, ma saranno inoltratri alle persone più competenti a seconda della questione. Facciamo presente agli utenti, che qualunque messaggio contenente insulti, ingiurie o offese dirette, non verrà preso in considerazione. Utilizza i campi sottostanti per lasciarci i tuoi messaggi avendo cura di indicare l'oggetto della tua richiesta, ricordando di compilare il campo e-mail per ricevere la risposta. Non è invece obbligatorio lasciare i propri dati anagrafici o il
telefono.
"
Altri, come il sito del partito democratico dove è popssibile interagire attraverso commenti o post avendo la forma di un network, o il sito dell'IDV dove a ogni articolo si puo scrivere un commento.
Come si può leggere, a destra la rete serve solo per comunicazioni di partito a sinistra a coinvolgere il cittadino nel dibattito.
Da ciò si può facilmente arguire che la rete viene utilizzata, da alcuni come supporto di informazione immediata, da altri, oltre che a dare informazione immediata, come momento di partecipazione attiva, trasversale, alla discussione sui problemi.
In questo quadro, l'utilizzo della piazza virtuale dipende dalla visione dei partiti nei confronti del popolo.
Da una parte abbiamo coloro (sinistra e udc) che, derivando dai vecchi partiti (PCI, DC, PSI) hanno mantenuto le stesse peculiarità di rapportarsi con la popolazione in nome di un umanesimo rivolto al bene pubblico.
Dall'altra abbiamo coloro (PDL) che, essendo nati dopo la "fine delle ideologie" e contro di esse, si basano su presupposti populistici tipici dei partiti unici tesi a soddisfare esigenze particolari nella, erratamente voluta, convinzione che solo cosi si possa elevare le masse.
Mentre partiti come AN, che deriva da un partito (MSI) di stampo populista/fascista ha finito con il confluire nel PDL, senza peraltro apportare nulla di innovativo in esso ma rafforzando la componente del partito unico. 
Cosa a parte è la Lega Nord che, basandosi su presupposti razzisti, è finita col diventare il baluardo "nazionale" delle componenti sociali nazional/fasciste.
In definitiva, non è vero che i politici non usano la rete, anzi - su internet si possono trovare blog di politici famosi -, la usano e "abusano". Tutto dipende dalle motivazioni.
Pertanto, le manifestazioni di piazza vanno inquadrate nel contesto "ideologico del partito" e non in una visione generale della politica.
Le manifestazioni politiche, di per se, non sono nientre altro che la manifestazione "pubblica" della popolazione a sostegno di un'idea.
E' vero che vengono anche usate per altri scopi quali, ad esempio, avvalorare "l'idea del capo" qualunque essa sia, ma ciò riguarda quei partiti basati sulla teoria del "partito unico" e che in genere coinvolgono le masse solo per i loro scopi. 
La rete, pur con tutte le sue potenzialità, non può e non deve sostituirsi alla piazza che rimane il fulcro dell'incontro tra individui. La rete è informazione e dibattito, la piazza è incontro e costruzione reale del dibattito.
 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica manifestazioni rete

permalink | inviato da verduccifrancesco il 15/3/2010 alle 18:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Dalla plastica, il modulo abitativo.
post pubblicato in BREVI, il 14 marzo 2010


Ricliclare la plastica è cosa che ormai si fa da anni. Non tutta però viene riciclata; è il caso dei polimeri che vengono generalmente bruciati.
quello che mancava era la sua applicazione in campi forse impensabili. Viene da una piccola azienda inglese la scoperta di una sostanza, ottenuta con il riciclaggio dei polimeri di bassa qualità o autoindurenti, in grado di sostituire il cemento nella costruzione di moduli abitativi: Una piccola azienda britannica che ha fatto del problema la soluzione. La società, dopo due anni di lavoro e in collaborazione con le università di Cardiff e di Glamorgan, il Building Research Establishment (BRE) e il Carbon Trust, ha sviluppato a partire da rifiuti plastici e minerali un nuovo materiale da reimpiegare in edilizia. Thermo Poli Rock (TPR) è il nome di battesimo per il prodotto, frutto di un processo di lavorazione a freddo della plastica ed a ridotto consumo energetico; fattore importante soprattutto se si considera che ad esclusione di materiali polimerici come il Pet o l’HDPE, le plastiche di bassa qualità o termoindurenti richiedono una procedura complessa con notevoli costi di rilavorazione. In questo caso rifiuti pre-selezionati sono stati riciclati e ridotti di taglia, quindi miscelati a resine e gomme termoplastiche ottenendo un composto liquido modellabile al pari del cemento, impermeabile, ignifugo, e con eccellenti proprietà di isolamento. Il TPR è stato impiegato per realizzare pannelli strutturali, leggeri ed al tempo stesso ad alta resistenza a loro volta al 100% riciclabili e sicuri dal punto di vista chimico.

Utilizzo che per ora ha un limite: la durata del materiale è di 80 anni, pertanto, dopo tale data il modulo dovrà essere demolito, va notato però che il materiale può essere riciclato al 100%.
Certo, si dovrà cambiare "mentalità" nell'utilizzo, finalità e destinazione dei moduli, in modo particolare in quelli abitativi - oggi esistono costruzioni che resistono da secoli.
Se però consideriamo la "fame" di case esistente oggi, nulla vieta di costruire per l'immediato, e a costi bassi, per dare modo a chi ne ha bisogno di avere comunque una casa, senza per questo, come succede nei terremoti, usare materiali come il legno che comportano, comunque, un intervento dannoso al territorio.
Si potrebbero, comunque, usare per capannoni industriali che, comunque, hanno bisogno di modifiche periodiche per adeguarli alle esigenze dell'azienda; o per quelle costruzioni che servono per determinati scopi e per periodi brevi - penso alle strutture costruite per olimpiadi dove il problema maggiore è il loro riutilizzo dopo l'evento che è sempre fonte di polemiche; con queste strutture si potrebbe trovare la soluzione adatta per "costruire, demolire e riciclare".

Una innovazione che dovrebbe trovare immediata applicazione visto i vantaggi che presenta.


SCIOPERO GENERALE DELLA GGIL.
post pubblicato in LAVORO, il 12 marzo 2010


Oggi si è svolto in tutta Italia lo sciopero generale dei lavoratori indetto dalla CGIL a cui vi hanno partecipato, secondo la CGIL stessa, alcune centinaia di migliaia nelle varie manifestazioni.
Sciopero atteso dai lavoratori, ma che purtroppo, le altre sigle sindacali non hanno partecipato.
Lo sciopero ha avuto come motivazione la sensibilizzazione, oltre che sul problema lavoro, sui problemi della società tutta che, negli ultimi anni, ha visto decresciere il suo potere di intervento sulle decisioni del governo; ultima quella dell'aggiramento dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Evento importante nell'attuale quadro della politica italiana. Da anni, ormai, i sindacati erano "latitanti sul piano nazionale; dall'inizio della crisi si sono visti i lavoratori che, per difendere il posto di lavoro, si sono "ingegnati" in diversi tipi di proteste dimostrando, ancora una volta, di essere, quando vengono lesi i loro interessi, all'altezza di manifestare il proprio dissenso democraticamente a differenza dello stato che, in diverse occasioni, ha agito caricandoli.

Lo sciopero indica l'insofferenza dei lavoratori alle affermazioni del governo sulla crisi; affermazioni che indicano più una volontà politica di "nascondere per non affrontare" che di affrontare i problemi inerenti al lavoro. Comportamento, questo, incomprensibile in un regime di economia basata sul consumo.

I due milioni e più di disoccupati o aspiranti tali e a quanti, vivendo di lavoro, possono trovarsi in condizioni di necessità, non possono accettare una politica del lavoro basata sull'esclusione dalla produzione e, di conseguenza, dal fruire dei beni tipici della nostra società perché porterebbe ad un impoverimento sia materiale che culturale e aumenterebbe lo spazio a manovre politiche, per certi versi già in atto, miranti a instaurare un sistema basato sulla competizione tra poveri.
Il lavoro è, innanzi tutto, una necessità primaria che serve a produrre beni di prima necessità ma è anche un mezzo di ricatto se a gestirlo sono i proprietari. E' in questo contesto che si rende necessario un intervento più incisivo dei sindacati affinché si ripristino quei principi - lavoro fisso, cassa integrazione fino ad altra collocazione, scala mobile per il recupero salario e altri - che hanno permesso ai lavoratori di contribuire in modo attivo allo sviluppo e che, senza di essi, tutto sta crollando.
E' impensabile che una società, basata sul sistema del precariato, possa riuscire a mantenere il livello di civiltà raggiunto. Tale società è destinata a retrocedere al livello di terzo mondo, la dove, anche se tutti lavorano, ma i salari bastano appena per sopravvivere, cadrebbero tutti quei lavori che, per loro natura, non essendo produttivi (servizi) dipendono, appunto, dalla produzione; produzione che, attraverso un salario adeguato dato ai dipendenti, permette loro di acquistare anche beni non necessari e di usare servizi che altrimenti non potrebbero permettersi. Ciò significa, non solo diminuizione del fatturato nei servizi, ma anche nell'industria che produce per i servizi. Inoltre, la diminuizione di lavoratori implica anche la diminuizione delle tasse con conseguente calo dei servizi sociali (sanità,case,scuole,ecc.).

C'è da auspicarsi che i sindacati ritrovino l'unità e ricomincino ad operare in base ai bisogni della gente e non a quelli dei politici.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. lavoro sciopero sindacati

permalink | inviato da verduccifrancesco il 12/3/2010 alle 23:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Aggiornamento al post precedente "Mentana e il web, ripristino della parcondicio o appropriazione dell'web?
post pubblicato in Riflessioni, il 12 marzo 2010


E' di oggi la notizia, riportata dal corriere della sera , che il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media (ovvero La 7) a favore della sospensione del regolamento, esattamente all'art. 6 comma 2, varato dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni e così stamattina hanno deciso i giudici.
Una presa di posizione, questa, importante ai fini di una maggior chiarezza sul significato della par condicio che dovrebbe far riflettere l'editoria tradizionale sull'opportunità di non ricorrere a soluzioni "non coerenti" con il problema affrontato. Problema che, come si può constatare, si può risolvere nel suo ambito naturale, cioè la televisione, attraverso i poteri preposti dallo stato. E' chiaro che, a questo punto, anche la rai è costretta a rivedere le sue decisioni in merito.




Mentana e il web, ripristino della parcondicio o appropriazione dell'web?
post pubblicato in Riflessioni, il 11 marzo 2010


Da oggi su corriere tv alle 15,30 inizia il programma, condotto da Enrico Mentana, Mentana condicio-vietati in tv, liberi sul web.
Una serie di confronti tra i candidati alle regionali che, nelle intenzioni, dovrebbe sopperire alla "repressione" attuata dalla rai in nome della legge sulla par condicio, ma è proprio questo il vero motivo?
In una lettera al corriere Mentana scrive: "E cioè la vicenda dai tanti risvolti politici, istituzionali, giuridici e di costume che un quotidiano autorevole come il Corriere racconta giustamente in tutti i suoi risvolti da ormai dieci giorni. Nessuno ha potuto rappresentarla in tv: vietato ai programmi privati, addirittura impossibile per quelli pubblici, visto che sono in quarantena. Altri effetti di quella norma autolesionistica stanno per concretizzarsi davanti ai nostri occhi: infatti nessuna televisione potrà raccontare la campagna elettorale al lume dell'interesse giornalistico, ma solo rispettando il bilancino della par condicio, quello per il quale i candidati alla guida di una regione hanno diritto allo stesso spazio e a confrontarsi insieme, compresi quelli che — già lo sanno tutti — non raggiungeranno l’un per cento dei suffragi."

E ancora:
Il giornalismo libero e l’opinione pubblica possono confrontare, ad esempio, Formigoni e Penati, la Bresso e Cota, la Bonino e la Polverini, unici possibili vincitori nelle loro regioni. In tv no, è vietato, al massimo ci potranno essere delle pletoriche tribune politiche, o le dichiarazioni in pillole cui saranno costretti i tg. Insomma, proprio nel momento in cui il passaggio al digitale e l’allargamento del satellitare ci hanno dato l’illusione di una formidabile crescita dell’offerta a nostra disposizione, possiamo vedere come lo strumento televisivo sia stato brutalmente sterilizzato in un suo settore cruciale.

In se, le parole riportate indicherebbero la volontà di superare gli schemi finora adottati dalla politica nei confronti dell'informazione pubblica, se non fosse per le frasi evidenziate che però indicano tutt'altro.
Nello spazio da lui condotto "il pubblico potrà vedere il confronto tra quanti, tra i candidati, hanno la possibilità di vincere mentre quelli di cui tutti sanno che non raggiungeranno l'uno per cento saranno esclusi?

La par condicio, se applicata correttamente - il fatto che la rai abbia chiuso i programmi "Politici o politicizzati" non significa che sia la legge ad essere sbagliata anzi, ad essere sbagliata è l'interpretazione della legge da parte della rai - implica che tutti i partiti, in corsa alle elezioni, devono essere rappresentati nei programmi televisivi in pari misura. Per Mentana no.

Mentana apre la lettera con queste parole: "Caro direttore, c’è un’occasione da non perdere per chi ama l’informazione. La vogliamo cogliere insieme? In questi giorni stiamo vedendo quanto stupida può essere una regola che spegne tutti i programmi televisivi di approfondimento, pur di non correre il rischio di influenzare la campagna elettorale per le Regionali. Il primo ed esemplare risultato è che il cittadino-elettore non ha potuto farsi attraverso lo strumento televisivo un’idea più motivata sul caos delle liste."

A parte il "caos delle liste", per Mentana, la colpa è della legge, che definisce stupida. Ed è partendo da questo che costruisce la sua idea di usare la rete - cosa che viene già fatta da milioni di persone in tutto il mondo - per aggirare l'intoppo causato dalla legge. Però, inserendo in rete, non più articoli stampati anche su carta o video che altrimenti non si vedrebbero, ma veri e propri programmi televisivi che presuppongono un'organizzazione a parte rispetto al normale, significa occupare uno spazio che dovrebbe rimanere libero o comunque gestito in modo non professionale.
E qui s'innesta il problema posto dal titolo. Se l'editoria tradizionale, che usa già la rete, interferisce, con programmi suoi, in rete, non lo fa certo per "amore" della legge. Sappiamo tutti come è finanziata (pubblico) e di chi è la proprietà (privata), ed è per questo che sorge il dubbio che la "manovra" ha come scopo la "colonizzazione" della rete. Colonizzazione che toglierebbe alla rete la sua peculiarità di oggetto non sottoposto a controlli invasivi.
 Di conseguenza comporterebbe una richiesta di revisione delle norme che regolano la rete.
Norme che già sono state prese di mira con il DDL sulle intercettazioni e che, per fortuna, non sono state modificate.

 

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. rete libertà programmi televisione

permalink | inviato da verduccifrancesco il 11/3/2010 alle 22:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Il vapor d’acqua contribuisce al riscaldamento del pianeta.
post pubblicato in BREVI, il 10 marzo 2010


Secondo una ricerca condotta da Susan Solomon - ricercatrice presso la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) e presso la Chemical Sciences Division dello Earth System Research Laboratory, di Boulder, in Colorado, Stati Uniti – la concentrazione del vapor acqueo nella stratosfera contribuisce in modo importante a determinare la temperatura sulla superficie del pianeta.

Nell’ultimo decennio, la quantità di vapor acqueo è diminuita del 10% e ciò a determinato un riscaldamento inferiore al previsto perché, nelle analisi fatte, non si considerava il vapor Acqueo.

Secondo la Solomon, in futuro si dovrà, se si vuole avere dati più precisi sul riscaldamento del pianeta, tener conto anche del gas vapor acqueo.

 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. clima riscaldamento vapor acqueo

permalink | inviato da verduccifrancesco il 10/3/2010 alle 18:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Scienza e ricerca: scoperto un modo nuovo di produrre elettricità.
post pubblicato in BREVI, il 10 marzo 2010


Nell'articolo proposto, alcuni ricercatori hanno scoperto la possibilità di produrre elettricità attraverso i nanotubi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. scienza energia

permalink | inviato da verduccifrancesco il 10/3/2010 alle 15:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Licenziamento per giusta causa a rischio.
post pubblicato in LAVORO, il 8 marzo 2010


Il tre marzo, il senato a approvato in via definitiva il testo della legge 1167-B sui lavori usuranti ma che contiene anche la riforma delle procedure di conciliazione e arbitrato ((articolo 31).  
La riforma fatta nell'articolo 31 prevede la possibilità di scegliere se usare, in una eventuale vertenza, l'arbitrato o il giudice; scelta che però viene vanificata dalla possibilità del datore di lavoro di chiedere di scegliere al momento dell'assunzione e dato che per il datore è più conveniente l'arbitrato - , è ovvio supporre che il lavoratore si troverà indebolito sin dall'inizio perché, se dovesse scegliere il giudice, la possibilità che non venga assunto è alta. Inoltre, la scelta fatta non può più essere cambiata.

Una modifica, questa, che va ad aggirare l'articolo 18 - peraltro già aggirato con i contratti a termine - dello statuto dei lavoratori anche se nell'articolo 31 non se ne fa menzione.
Secondo Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil, "è una norma di carattere generale che interviene sul complesso delle procedure per la difesa dei diritti dei lavoratori. Nella prima versione della legge era addirittura prevista l'obbligatorietà del ricorso all'arbitrato che poi è diventato facoltativo. Tuttavia il punto vero è che nel momento dell'assunzione il datore di lavoro può chiedere a un lavoratore di rinunciare alla via giudiziale per la tutela dei propri diritti. E, in quel particolare momento, il lavoratore è più debole e più "ricattabile". Per questo potrebbe accettare la proposta precludendosi per tutta la durata del rapporto di lavoro di ricorrere al giudice".

Questa legge assieme ad altre come la privatizzazione dell'acqua e dell'esercito, indicano la volontà di spogliare - attraverso modifiche che, tra l'altro, vengono proposte all'interno di altre leggi (nel caso specifico la legge sui "lavori usuranti") - il cittadino dei suoi diritti reali (la modifica in questione, di fatto, elimina il "licenziamento per giusta causa" dato che, sin dall'assunzione, il cittadino lavoratore sarà chiamato a decidere tra le due possibilità e, chiaramente, dovrà, se vuole essere assunto, scegliere l'arbitrato) attraverso metodi che, all'apparenza, sembrano democratici, ma che, in realtà, si basano sul ricatto.

Inoltre, per mascherare questa linea politica, si usano anche forme di "deviazione" dai problemi reali inventandosi problemi che, con quelli reali, non hanno nulla a che fare. L'ultimo, in ordine cronologico, quello delle schede elettorali che segue a presunti scandali privati. Ciò che lascia perplessi è la "disponibilità" dell'opposizione a una "collaborazione" inconscia a questa politica.
Le manifestazioni - che con le schede a raggiunto toni, anche violenti,  di repulsa nei confronti del governo e del suo leader, lasciano il tempo che trovano se a farne le spese sono poi i cittadini che, dei programmi elettorali dei partiti in gara, non avranno la minima conoscenza, voteranno in base a simpatie personali o in base a convinzioni nate dalla propaganda dei mas media. Propaganda fatta attraverso programmi presunti di svago ma che, in realtà, trasmettono comportamenti a sostegno dell'idea base del liberismo: il più forte vince. 
Se questa è la politica post ideologica, c'è da rimpiangere la "prima repubblica".

I problemi reali e la loro soluzione rimangono appannaggio dei politici che, seguendo una logica estranea alla democrazia, si sono appropriati del diritto di decidere arbitrariamente il destino del popolo.
E' vero che la democrazia partecipativa è di difficile applicazione, ma, perlomeno, portare a conoscenza dei cittadini i programmi in modo che possano valutare, sia prima che dopo, l'operato del partito scelto è sicuramente facile e gradito.





Barbara Rosenkranz: aboliamo la legge che vieta il nazismo.
post pubblicato in Riflessioni, il 7 marzo 2010


Barbara Rosenkranz, candidata alla presidenza in Austria per il partito di estrema destra Fpoe, sostiene l'abolizione della legge che vieta il nazismo.
La giustificazione di Barbara Rosenkranz è: la difesa del diritto alla libertà di opinione.

La proposta ha sollevato proteste da tutto il mondo politico austriaco e  una denuncia di un avvocato viennese per apologia di reato cui la Fpoe ha reagito con contro-denuncia per diffamazione.

Rendere legale il nazismo, una "teoria politica" che della libertà fece scempio e che, nelle intenzioni dei nuovi movimenti nazifascisti è rimasta tale e quale, in nome della "libertà di espressione" è una provocazione enorme alla società civile e democratica. Provocazione che deriva dalla troppa "indulgenza" che nel mondo occidentale si ha nei confronti delle teorie totalitarie. Teorie che, il più delle volte, si presentano mascherate da democratiche ma che richiamano alla memoria il passato più buio della storia europea. Basti pensare al razzismo insito in molti partiti di "destra". Razzismo che si manifesta, oggi come oggi, nella totale contrarietà all'islam e agli extracomunitari in genere.

La "ripresa" del fenomeno razzista in Europa è resa possibile, in prima misura, dalla perdita di identità ideologica sopravvenuta dopo la caduta del muro di berlino e conseguente fine di quel comunismo dittatoriale che fu punto di riferimento ideologico di parte della popolazione europea. Inoltre, la perdita di consensi della socialdemocrazia nordica, con conseguente avanzata di partiti neo liberisti/cristiani, rappresenta la fine del modello sociale basato su rapporti equilibrati (welfare state) tra governo, industriali e dipendenti; modello che nasceva dalla necessità di dare al socialismo una connotazione più umana rispetto al comunismo dittatoriale.
La fine di questi due modelli "ideologici" e l'avanzata del liberismo (teoria economica) a creato un vuoto all'interno della società impossibile da colmare anche se, in teoria, dovrebbe essere colmato dall'ideologia liberale, ma che non avviene perché, il liberalismo stesso, è propenso a incentivare il capitale assoggettando il resto a esso; questo ha portato a credere che ciò che conta non sono i modelli ideologici ma unicamente l'economia; se l'economia va bene stiamo bene tutti, se va male ci "perdiamo tutti" (e non c'è niente di più falso).

Come è stato possibile tutto ciò?
Per passare da uno stato sociale dove diritti come la casa, il lavoro, la salute, la libertà di espressione erano al primo posto ( e proprio perché sostenuti dai modelli ideologici), ad uno stato dove passano in secondo piano e comunque legati all'andamento dell'economia col consenso delle popolazioni, almeno la maggioranza, bisogna che i fautori abbiano sostituito i modelli "sociali" (ideologici) con modelli "economici". Questo è possibile spostando la collettività dal centro per far posto all'individuo - operazione resa facilmente possibile dai moderni mezzi di comunicazione di massa. Dove l'individuo è più soggetto ai ricatti economici mentre la collettività, in ragione della forza data dall'essere organizzata come società, lo è molto meno.

E' facile, a questo punto, supporre che, in una società simile, l'individuo stesso perda quei valori tipici della civiltà umana e, in primo luogo, quello della solidarietà. Perciò, istillare nella popolazione idee razziste diventa cosa facile, se poi consideriamo che la necessità di un'identificazione rimane, comunque, la base della convivenza, si rende necessario spostare l'attenzione dalla solidarietà generalizzata a quella del gruppo di appartenenza.
Non bisogna però pensare che il razzismo sia un fine - il nazismo ne è un'eccezione - ma, semplicemente un mezzo per il controllo delle popolazioni.

In questo quadro, la presenza di formazioni politiche di natura razzista "ufficialmente regolari", non è altro che uno dei tanti aspetti del liberismo.




Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. razzismo elezioni austria

permalink | inviato da verduccifrancesco il 7/3/2010 alle 16:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Niente parlamentari eletti all'estero.
post pubblicato in BREVI, il 4 marzo 2010


La lega, con Calderoli, avanza la proposta di bloccare l'elezione di parlamentari che vivono all'estero.

Proposta che mi trova perfettamente d'accordo anzi, proporrei, addirittura di smettere di far votare gli italiani che vivono all'estero.

In generale, penso che una persona debba contribuire allo sviluppo del luogo in cui vive, qualunque sia, in ogni suo aspetto e non solo quello economico (tasse). Che abbia o no la nazionalità, poco importa. La residenza dovrebbe bastare.

In particolare, a parte coloro che sono all'estero per lavoro con contratti italiani, sia i residenti all'estero di prima generazione che quelli di seconda, terza ecc, vivendo fuori dall'Italia, non sono essere a conoscenza diretta degli avvenimenti che accadono in Italia, ma attraverso l'informazione della stampa del posto in cui vivono. Inoltre, come possono essere partecipi attivi se vivono lontano?
Anche qualora decicessero di ritornare, è giusto che la politica italiana venga influenzata da loro?
io credo di no.
Credo sia giusto che ognuno partecipi alla vita sociale nel luogo dove vive.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. italiani all'estero elezioni

permalink | inviato da verduccifrancesco il 4/3/2010 alle 23:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Il Pdl e l'organizzazione di un partito.
post pubblicato in POLITICA, il 4 marzo 2010


Come tutti sanno, nel Lazio e in Lombardia, le liste del Pdl non sono state registrate in tribunale e, pertanto, non possono partecipare (salvo salvataggio all'ultimo minuto) alle prossime elezioni amministrative. La storia sul come e il perché penso la sappiano tutti.

Premetto che l'esclusione del maggior (attualmente) partito italiano significherebbe un ulteriore deterioramento della democrazia in Italia; chiunque vinca le elezioni nel Lazio e in Lombardia, si troverebbe a governare una regione dove, parte degli elettori, non si sono presentati alle urne o hanno dato il voto a partiti minori, non perché l'esclusione è avvenuta per brogli o perché "sfiduciati dalla politica", ma perché il "partito" a cui avrebbero dato il voto, non ha potuto presentarsi per errori burocratici, creando, cosi, una realtà sfalsata. Per ciò, il vincitore non potrà mai affermare di rappresentare la maggioranza e, di conseguenza, di governare in suo nome. Vincere le elezioni in questo modo non serve a niente e, comunque, non è democratico

La situazione che si è venuta a creare, a cui il centro destra imputa la responsabilità alla burocrazia ma che, in realtà, è imputabile unicamente alla mancanza di serietà del partito , pone un problema di fondo: se è vero che le regole vanno rispettate, è altrettanto vero che non devono servire ad escludere nessuno dalla competizione; spetta agli elettori selezionare, col proprio voto, i partiti in "gara".

Quello che è accaduto dovrebbe far riflettere sull'opportunità di rivedere la legge elettorale vigente anche in merito alla parte burocratica, la dove la regola potrebbe essere meno rigida affinché un errore non comprometta l'esito. Tuttal più si potrebbero, invece della pena massima (l'esclusione), penalizzare chi sbaglia con multe, magari salate.

Quanto detto sopra non vuole giustificare errori che, sicuramente, sono stati commessi o per troppa leggerezza o per mancanza di organizzazione. Comportamenti, questi, che danno la giusta misura di quel che è un partito, in questo caso il Pdl.
La troppa leggerezza e la mancanza di organizzazione nascono, sia dalla certezza di vincere, tipica di chi crede di essere il più forte, sia dall'arroganza di chi crede di poter, comunque, manipolare gli eventi.
Il Pdl esiste ormai da 15 anni e dovrebbe aver aquisito l'esperieza e la conoscenza necessaria per tenere un comportamento responsabile nei confronti dei propri elettori, ma cosi non è. 
Questo perché la sua essenza risiede nelle idee e capacità di una persona che, essendone il "capo" indiscusso, ha creato la dipendenza, da lui, dei componenti; dipendenza che impedisce il formarsi di un dibattito al suo interno necessarie ad organizzarlo. Tutti dipendono dal leader, lui solo ne è l'ideatore e il responsabile e a lui solo è demandato il compito proporre idee, pertanto, la sua incapacità diventa di tutti.

Un partito basato su questi presupposti, non sarà mai in grado di avere una coesione nazionale proprio per la mancanza di organizzazione; i fatti lo dimostrano chiaramente. Il problema grosso è che l'incapacità interna si riflette sulla politica del governo; il continuo richiamo al voto di fiducia, in parlamento, ne è la conseguenza.  
Anche il governo Prodi, formato da più partiti che non riuscivano a trovare una linea comune, ne pagò le conseguenze, in quel caso, però, si trattava, appunto, di più partiti. Nel caso del Pdl, il partito è unico. 
Se il partito al governo non ha la necessaria coesione, o meglio, se la coesione deriva esclusivamente dalla sottomissione dei componenti al leader, è impossibile che riesca a fare una politica nel bene del paese senplicemente perché tutte le energie sono rivolte a soddisfare le esigenze del leader.
Tornando alle liste, non giova a nessuno la sua eslusione; gli stessi leader dell'opposizione si sino detti contrari; una vittoria a tavolino, anche se valorizzata da una sentenza legislativa, è cosa diversa, e comunque svalorizzata, da una vittoria sul campo.

Processo Mills, reato prescritto.
post pubblicato in Riflessioni, il 2 marzo 2010


La cassazione prescrive il reato a Mills. La prescrizione si è giocata sulla differenza di circa quattro mesi; per il pg della Cassazione, Gianfranco Ciani, è dall'11 novembre 1999 che decorrono i termini di prescrizione e non a partire dal 29 febbraio 2000, come ritenuto invece dai giudici della Corte di appello di Milano. Prescrizione che, comunque, è stata possibile grazie alla legge del 2005 (legge ex cirielli - governo Berlusconi) che ha ridotto i termini da 15 a dieci anni.

Nel PDL, con in testa Berlusconi, c'è euforia. Per il premier, in sostanza, il fatto che si sia dovuti arrivare in Cassazione e che la condanna di David Mills sia stata annullata solo per prescrizione dimostra che l'accusa si è mossa unicamente sulla base di quella "persecuzione giudiziaria" più volte denunciata, da anni, dallo stesso premier.
Mentre per Denis Verdini (coordinatore del Pdl) anche i muri sapevano ciò che oggi ha sancito la corte di Cassazione. Solo la protervia dei giudici milanesi, che colpendo Mills intendevano colpire Berlusconi, ha fatto sì che il processo contro l'avvocato inglese venisse trascinato per mesi attraverso continui strattonamenti al codice. È questo il prezzo che si deve pagare, anche a danno del contribuente, per l'incredibile persecuzione giudiziaria di cui è fatto oggetto il presidente del Consiglio». «Per fortuna - prosegue - esiste una maggioranza silenziosa e autorevole della magistratura non militante che applica il diritto e non lo altera solo per sovvertire la volontà degli italiani».

Da quanto si legge, il Pdl interpreta la prescrizione come se fosse un'assoluzione e prende lo spunto per attaccare di nuovo quei giudici che, di fatto, cercano di interpretare la costituzione (la legge è uguale per tutti) proprio la dove il sig. Verdini lo attribuisce all'attuale sentenza.

Anche il guardasigilli interpreta allo stesso modo e anche lui prende lo spunto per dare più enfasi alle leggi in discussione al parlamento sulle intercettazioni, processo breve e legittimo impedimento;
Leggi che, se dovessero passare, renderebbero più agevole la corruzione poiché toglierebbero ai magistrati la possibilità di: indagare (intercettazioni), emettere sentenze con la calma e tranquillità che dovrebbe essere propria di chi esercita la giustizia dato che, anche un minimo errore potrebbe determinare la rovina delle persone (processo breve) e l'impossibilità di programmare le udienze (legittimo impedimento).

Ed è proprio l'interpretazione data a rendere inquietante il quadro della giustizia in Italia. Da una parte c'è un governo tutto teso nella difesa a priori dei suoi - inchiesta G8 - dall'altra, un'opposizione che non riesce a staccarsi dal pantano del giustizialismo (rivoluzionar/reazionario) che porta con se tutti gli elementi della lotta per il potere. Il tutto in nome di un popolo che è sempre più destinato a fare da spettatore anziché essere partecipe della politica intesa come momento di realizzazione di programmi per la soluzione dei problemi.

Dare alla sentenza, che non ha annullato il reato ma lo ha prescritto a causa del restringimento dei termini, una valenza politica significa, a tutti gli effetti, politicizzare la giustizia stessa, ovvero l'istituzione preposta. Politicizzazione che, la stessa maggioranza, almeno formalmente, addebita all'opposizione.

Tutto questo accade proprio all'inizio della campagna elettorale per le amministrative; campagna che dovrebbe vedere le formazioni politiche in campo con programmi ben definiti e chiari da proporre ai cittadini per la soluzione dei problemi. Invece ci ritroviamo, noi cittadini, ad assistere all'ennesima disputa sui problemi dei soli politici e sul come renderli tema principale della politica italiana, evitando cosi di affrontare i temi essenziali alla vita sociale quali:

1) stato sociale, reso ancor più urgente dalla crisi economica in corso,
2) gestione dell'ambiente, sia nell'ambito dell'edilizia (che ha portato al dissesto idrogeologico di    cui se ne vedono gli effetti ogni giorno), sia in quello agricolo e paesaggistico,
3) energia,
4) edilizia abitativa pubblica,
5) sanità
6) scuola
e altri non meno importanti. Problemi, questi, che se non affrontati in modo adeguato e senza un vero consenso delle parti, potrebbero influire negativamente sullo sviluppo democratico del'Italia
Qualcuno opporrà sicuramente l'obiezione che questi settori sono stati tutti affrontati, ma come? e con quale consenso? Quando il cittadino è stato chiamato - attraverso i suoi rappresentanti locali - ad esprimersi direttamente?
Basta il consenso delle elezioni per fare riforme di tale portata? 
Basti pensare al problema "energia"; mentre le regioni in maggioranza si sono espresse contrarie ai siti sul loro territorio, il governo si è affrettato a fare un decreto che di fatto obbliga le regioni scelte ad accettare.

Certo, la corruzione in ambito pubblico, ma anche privato, è un comportamento che va combattuto, ma c'è veramente bisogno di leggi straordinarie? In Italia esistono già leggi in grado, se applicate, di constrastare la corruzione ad ogni livello e in qualsiasi ambito si manifesta, ma per far ciò bisogna che TUTTI siano ritenuti UGUALI di fronte alla LEGGE.
E ciò non avviene. Ci sono, in Italia, delle forti resistenze a favore di una giustizia egualitaria - e tra dette forze c'è anche l'attuale maggioranza. Resistenze che hanno spostato l'attenzione del parlamento prevalentemente sul problema giustizia dando l'impressione che, in Italia, essa sia il problema principale. Questo fa si che, anche in campagna elettorale, non si presenti più un programma complessivo, e tantomeno dettagliato, dei problemi concreti.
Questo modo di fare politica si è ulteriormente concretizzato con le ultime indagini dei magistrati che coinvolgono anche personaggi politici eletti in parlamento.
Tutto questo indica che, sia il centro sinistra che il centro destra, ma anche il sindacato, pongono i problemi concreti, per la popolazione, in secondo piano.
Problemi come la disoccupazione, la casa, la sanità, la scuola e il fisco, non essendo ritenuti emotivamente rilevanti, o ritenuti emotivamente negativi, ai fini elettorali e comunque scomodi perché, per la soluzione, richiedono interventi che potrebbero essere impopolari e di conseguenza potrebbero creare divisioni interne, si guardano bene dal porli come momento di dibattito  elettorale tra i candidati e i cittadini. Dibattito che oggi è agevolato dai mezzi di comunicazione moderni.
Il cittadino oggi deve accontentarsi di programmi generici e confidare negli "eletti".


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica corruzione leggi

permalink | inviato da verduccifrancesco il 2/3/2010 alle 23:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Sfoglia febbraio        aprile
calendario
adv