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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Attacco israeliano alle navi che portavano viveri e attrezzature ai palestinesi imprigionati a Gaza.
post pubblicato in POLITICA, il 31 maggio 2010


Di nuovo infiammato il medio oriente.

Da actionforpeace-palestina-israele: **Stanotte, come purtroppo saprete, le navi cariche di aiuti per Gaza sono state attaccate dalla marina israeliana, ci sono stati morti e feriti, a seguire trovate i link per seguire la situazione e il comunicato della Piattaforma ONG per il Medio Oriente.
A fine mail una lista di citta' italiane dove oggi pomeriggio si terranno dei presidi, partecipate, diffondete.

Il governo israeliano ha dichiarato che impedirà in tutti i modi possibili (anche con la forza se necessario) l’arrivo delle navi e la consegna dei materiali.  

Questa notte, come aveva annunciato il governo israeliano, sono state abbordate, in acque internazionali, le navi della Freedom Flotilla che stavano portando aiuti a Gaza. L’abbordaggio, fatto da militari in pieno assetto di guerra, ha provocato la morte di almeno dieci morti tra i passeggeri, tutti civili e pacifisti. Secondo il governo israeliano, i militari sarebbero stati provocati – come a dire che, abbordare una nave civile in acque internazionali e, per giunta, da militari, non è una provocazione. Questo fatto è un’ulteriore dimostrazione che Israele non vuole la pace e che le sue azioni militari sono coperte dall’occidente – al di la delle belle parole e delle condanne, che si sono sprecate dopo l’eccidio.

Secondo Israele “non volevano portare aiuti ma provocare”   "Noi abbiamo provato a fermarli, abbiamo provato a farli venire nel porto di Ahsdot per poi trasferire gli aiuti umanitari a Gaza. Ma non hanno voluto. Non volevano entrare in acque israeliane" - ha detto in un'intervista il portavoce del governo israeliano, Avi Pazner - "non erano interessati agli aiuti umanitari, erano interessati alla provocazione. Ma non potevamo immaginare che fosse una provocazione armata. Hanno ferito dieci dei nostri soldati. E i nostri soldati hanno dovuto difendersi". Solo che il governo israeliano tiene sotto controllo i territori occupati di Gaza attraverso un regime di controllo di tutte le merci che entrano – attuando, di fatto, un embargo - e impedisce l’entrata a chiunque voglia portare aiuti in modo indipendenti.

Tra Israele che sostengono la tesi della provocazione e i pacifisti che sostengono di essere stati attaccati senza motivo, a chi si può credere se non a persone che non agiscono in base a interessi particolari? I pacifisti portavano materiale utile alla vita in Palestina dove la popolazione deve, quotidianamente, fare i conti con l’embargo israeliano.

È ora che la comunità internazionale prenda atto delle violenze perpetrate da Israele nei confronti di un popolo inerme – è vero che i palestinesi lanciano missili su Israele, ma è altrettanto vero che la reazione di Israele è sproporzionata rispetto all’offesa subita – e che prenda seri provvedimenti affinché vengano liberati i territori occupati e si formi uno stato palestinese indipendente e sovrano, libero di commerciare con il mondo.

 

 

Israele, Palestina e l’occidente.
post pubblicato in POLITICA, il 30 maggio 2010


Da diversi anni c’è, in occidente, una sorta di censura su ciò che riguarda Israele; le sue politiche di difesa del territorio e quelle sociali nei confronti delle popolazioni dei territori palestinesi sono generalmente accettate dall’occidente mentre tutto ciò che riguarda le critiche o azioni miranti a boicottare tale politica sono sempre tacciate, quando va bene, di anti israeliano, quando va male di razzismo. L’ultimo fatto riguarda la questione dei prodotti Israeliani dell’Agrexco, provenienti dalle zone occupate e “boicottati” dalle coop che ha provocato proteste (anche con manifestazioni davanti ai punti vendita e gruppi su face book), mentre, Israele continua la sua guerra “personale” contro i palestinesi civili lanciando bombe su zone abitate con la scusa di colpire gruppi terroristici.

Secondo Peace Reporter, riguardo a due missili sganciati da aerei israeliani su Beit Hanoun il 26 Maggio 2010: Secondo testimoni presenti sul posto l'aviazione israeliana ieri mattina ha utilizzato dei particolari tipi di ordigni denominati "dumb bombs", gli stessi che utilizza quando bombarda i tunnel al confine di Rafah. Le "dumb bombs" sono missili a guida laser ad alta penetrazione, come il PB500A1, che secondo gli esperti conferisce un impatto esplosivo pari a una bomba a due volte la sua dimensione. Sopra un frammento del missile ripescato fra le macerie è ancora impresso il numero di serie dell'industria USA che lo ha fabbricato. Oltre al campo estivo innumerevoli sono stati i danni agli edifici vicini, sino a 500 metri dall'impatto dei missili a terra.
Un negozio di acconciature e una farmacia sono state seriamente danneggiate dopo l'esplosione.
 

Inoltre, impedisce agli aiuti internazionali di arrivare entro i territori occupati. L’ultimo episodio riguarda 8 navi che trasportano materiali da costruzione, impianti di desalinizzazione dell'acqua, impianti fotovoltaici, generatori, materiale per la scuola e farmaci da consegnare alla società civile palestinese. Si tratta di un'azione di alcune organizzazioni e reti di solidarietà internazionale, necessaria per la sopravvivenza della popolazione di Gaza, che da più di tre anni vive sotto un assedio asfissiante, priva di generi di prima necessità e dei materiali indispensabili per ricostruire un territorio martoriato dall'operazione "piombo fuso" dell'esercito israeliano, che ha causato oltre 1400 morti, tra cui 400 bambini, e più di 5000 feriti dovuti anche all'uso di armi proibite dal Diritto Internazionale, quali l'uranio impoverito ed il fosforo bianco.

Il governo israeliano ha dichiarato che impedirà in tutti i modi
possibili (anche con la forza se necessario) l'arrivo delle navi e la
consegna dei materiali. Se ciò avvenisse sarebbero in pericolo anche i
600 passeggeri di oltre 40 nazionalità che sono imbarcati sulle navi.

Da questi avvenimenti sorgono spontanee diverse domande:

Come si può difendere uno stato che della guerra a fatto la sua unica politica di difesa sin dalla sua formazione? Solo se si considera il problema dal lato degli interessi  (e in medio oriente di interessi ce ne sono, a partire dal petrolio e tutto ciò che riguarda il suo prelievo  a costi bassi) si può capire la necessità dell’occidente di una politica a favore di Israele poiché rappresenta, in medio oriente, un fattore di destabilizzazione dell’area e, perciò, divisione delle nazioni arabe e conseguente miglior opportunità, per l’occidente, di appropriarsi delle materie prime.

Come è possibile che l’occidente, dopo l’esperienza diretta dello sterminio degli ebrei, ora si erga a difesa di uno stato che pratica gli stessi metodi usati contro il suo popolo nel passato (a parte lo sterminio programmato)? In effetti, all’occidente interessano di più le materie prime che la difesa dei diritti dei popoli; è vero che si sono scritte tante belle parole su di essi e che si sia arrivati alle “carta dei diritti”, ma se guardiamo alle guerre  nel mondo, ci accorgiamo che l’occidente vi è implicato alla pari dell’oriente, ciò significa che i diritti sono legati agli interessi.

Come è possibile che lo stato che subi lo sterminio, ora agisca con gli stessi metodi? Ogni stato ha il diritto di difendersi, ciò non implica l’utilizzo di metodi violenti; questa scelta è da valutare unicamente con la difesa, non dei confini, ma degli interessi legati al territorio.

Come è possibile accusare di razzismo coloro che operano per la pace? L’accusa di razzismo nei confronti di chi opera per la pace nell’area è da imputarsi alla necessità dell’occidente di mantenere quell’area instabile.

Sono gli interessi, dunque, alla base della situazione  Israele-Palestina, e di tutte le guerre, e non ciò che ci dicono – differenze culturali, economiche, difesa della libertà, lotta al terrorismo, divieto dellearmi atomiche ecc..

Mentre nel mondo le guerre proliferano, e le dichiarazioni a favore della pace si sprecano, in Italia si cerca di giustificare una situazione che tiene, di fatto, imprigionato un intero popolo. D’altra parte, l’Italia è direttamente coinvolta in azioni di guerra in Afganistan – anche se ufficialmente, lo si fa passare per “missione di pace”. Inoltre, è anche una delle maggiori esportatrici di armi; armi che vengono  vendute nelle aree del pianeta dove sono in corso guerre.

Non c’è da meravigliarsi, dunque, che l’Italia, se da una parte partecipa ai summit di pace firmando accordi internazionali, dall’altra si adoperi affinché le guerre continuino e accusi chi si oppone di disfattismo.

 

Freedom Flotilla: Petizione, dichiarazione Ashton e solidarieta' coo
post pubblicato in ALTRO, il 29 maggio 2010


DA FAR GIRARE

Da action for peace Palestina-Israele

Raccolgo a seguire alcune informazioni sulla flotta di 8 navi che si
dirige in queste ore verso le coste della Striscia di Gaza.
Nathan Never

*Petizione della rete romana di solidarietà con il popolo palestinese

*
Questa lettera, già firmata da oltre 40 associazioni e quasi 200 privati
cittadini, è stata inviata a tutti i parlamentari italiani. Continuiamo
a raccogliere firme per dimostrare il nostro sostegno alla popolazione
di Gaza, per la fine dell'occupazione della Palestina. Allarghiamo le
braccia per trasportare la Freedom Flotilla sana e salva fino a Gaza!
------------------------------------------------------------------------
In questi giorni sta salpando dai porti di Irlanda, Turchia e Grecia,
alla volta di quello di Gaza City una flotta di otto navi che
trasportano materiali da costruzione, impianti di desalinizzazione
dell'acqua, impianti fotovoltaici, generatori, materiale per la scuola e
farmaci da consegnare alla società civile palestinese. Si tratta di
un'azione di alcune organizzazioni e reti di solidarietà internazionale,
necessaria per la sopravvivenza della popolazione di Gaza, che da più di
tre anni vive sotto un assedio asfissiante, priva di generi di prima
necessità e dei materiali indispensabili per ricostruire un territorio
martoriato dall'operazione "piombo fuso" dell'esercito israeliano, che
ha causato oltre 1400 morti, tra cui 400 bambini, e più di 5000 feriti
dovuti anche all'uso di armi proibite dal Diritto Internazionale, quali
l'uranio impoverito ed il fosforo bianco.

Il governo israeliano ha dichiarato che impedirà in tutti i modi
possibili (anche con la forza se necessario) l'arrivo delle navi e la
consegna dei materiali. Se ciò avvenisse sarebbero in pericolo anche i
600 passeggeri di oltre 40 nazionalità che sono imbarcati sulle navi.

Per evitare che ciò avvenga, e permettere che le navi possano consegnare
il materiale, chiediamo:
a) una chiara e pubblica presa di posizione delle forze politiche, dei
parlamentari, degli uomini di cultura e dell'associazionismo che
prevenga una ulteriore azione del governo israeliano condotta in spregio
alle leggi che regolano il diritto internazionale e la convivenza civile
dei popoli
b) che l'Italia eserciti una forte pressione politica e diplomatica sul
governo israeliano affinché non ostacoli l'arrivo della flotta al porto
di Gaza City, ripetendo, in acque internazionali, le azioni di pirateria
già effettuate in analoghe circostanze negli scorsi anni.

Il silenzio che nel nostro Paese circonda le sofferenze inflitte alla
popolazione di Gaza e l'assenza di attenzione verso le iniziative
umanitarie di associazioni e comitati di solidarietà è inaccettabile e
colpevole.

Le dichiarazioni del Governo Israeliano sono state esplicite, ora voi
sapete. Questa volta confidiamo nella vostra iniziativa.

*e' possibile firmare la petizione a questo link:
http://www.firmiamo.it/flotta-per-gaza
*

Maggiori informazioni sulla Freedom Flotilla a questi link

Breve servizio tg3 del 28/05/2010:
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-57237cce-2fae-43cf-839e-d\
cd0bcb46deb-tg3.html?p=0


Italiano
http://www.witnessgaza.com/it/
http://zeitun.ning.com/ (news nelle colonne di destra e sinistra)
http://www.firmiamo.it/flotta-per-gaza

Inglese
http://www.freegaza.org/
http://gazafreedommarch.org/cms/en/flotilla.aspx
http://www.witnessgaza.com/


*Dichiarazione del nuovo Ministro degli Affari Esteri dell'Unione Europea sulla
Freedom Flotilla*:
(originale in inglese allegato)

'UNIONE EUROPEA, Brussel, 28 Maggio 2010

Dichiarazione della Portavoce Ufficiale Catherine Ashton, relativa alla flotta
in navigazione verso Gaza.

La Portavoce Ufficiale degli Affari Esteri e delle Politiche per la Sicurezza
dell'Unione Europea e Vice Presidente della Commissione, Catherine
Ashton, ha reso oggi la seguente dichiarazione :

"Esortiamo con fermezza tutti i preposti ad agire con alto senso di
responsabilità e a lavorare per una risoluzione costruttiva.

L'Unione Europea è seriamente preoccupata per la situazione umanitaria a Gaza.

La politica di chiusura continuativa è inaccettabile e politicamente
controproducente.

Vorremo reiterare la richiesta dell'Unione Europea per una immediata,
ininterrotta e incondizionata apertura del passaggio degli aiuti umanitari, dei
prodotti commerciali e delle persone in uscita e in entrata a Gaza. "


*Break the siege - welcome to gaza*

Un gruppo di operatori umanitari e cooperanti italiani e di altre
nazionalità che vivono e lavorano nella Striscia di Gaza danno il
benvenuto alla Freedom Flottilla, il convoglio di 9 navi che intende
rompere l'assedio di Gaza, con un enorme striscione con la scritta
"break the siege" esposto di fronte al porto.

La Freedom Flotilla trasporta oltre 10,000 tonnellate di aiuti
umanitari, tra cui cemento, medicine, generi alimentari, e altri beni
fondamentali per la popolazione di Gaza, e oltre 700 passeggeri di 40
nazionalità.

Dal giugno 2007 la Striscia di Gaza e' sotto assedio: l'esercito
israeliano che controlla i confini blocca il passaggio di merci e
persone, permettendo l'entrata di un quantità molto limitata di aiuti
umanitari e rendendo la Striscia di Gaza una prigione a cielo aperto per
1,5 milioni di abitanti.

Dati della Nazioni Unite affermano che oltre il 60% della popolazione
della Striscia di Gaza e' a rischio di sicurezza alimentare. Israele non
permette l'ingresso di cemento, fondamentale per la ricostruzione di
Gaza dopo i danni e le distruzioni provocate dall'operazione Piombo
Fuso, che ha causato la morte di 1.400 persone.

Il governo israeliano in risposta all'azione della Freedom Flottilla ha
dichiarato che a Gaza non e' in atto una crisi umanitaria.

Questo contraddice tutti di dati delle agenzie delle Nazioni Unite e
delle organizzazioni internazionali, come sanno bene coloro che lavorano
in progetti di assistenza alla popolazione di Gaza.

Sono significative le parole della rappresentante della politica estera
dell'Unione Europea Catherine Ashton quando afferma "che l'Unione
Europea e' profondamente preoccupata dalla situazione umanitaria di
Gaza. La continua politica di chiusura e' inaccettabile e politicamente
controproducente. Bisogna arrivare ad una risoluzione costruttiva per un
immediata, sostenibile ed incondizionata apertura dei valichi per il
flusso degli aiuti umanitari, dei beni commerciali, delle persone per e
da Gaza."

Per questo diamo il benvenuto alla Freedom Flottilla che con la propria
azione ribadisce al mondo intero una inconfutabile verità: la Striscia
di Gaza e' sotto assedio ed e' necessario rompere l'assedio.





[Sono state eliminare la parti non di testo del messaggio]

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 29/5/2010 alle 18:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
La crisi, il lavoro e il potere d’acquisto.
post pubblicato in Riflessioni, il 27 maggio 2010


La crisi italiana che ha portato il governo a una manovra da 25 miliardi e sacrifici per “tutti?” è l’ennesima riprova che la politica sociale attuata in Italia dal 1990 in poi risulta dannosa sia alla popolazione sia all’industria.

Cosa centra la crisi con la politica sociale? Si domanderanno in molti. All’apparenza niente, ma se entriamo in profondità nel tessuto socioeconomico, risulta evidente che il disastro a cui stiamo andando incontro deriva dalla discontinuità della politica della seconda repubblica rispetto alla prima. Fino agli anni ottanta, la politica socioeconomica era improntata su una distribuzione del reddito, o comunque  veniva distribuito  in base a criteri che cercavano di salvaguardare la capacità economica di quasi tutti gli italiani. Questo anche grazie alle lotte operaie per stipendi più equi e il lavoro sicuro che permettessero loro di poter acquistare quei prodotti necessari, non solo a loro, ma anche al sistema produttivo. Questo, assieme al lavoro indeterminato – che permetteva di avere un reddito sicuro -, al turnover – che permetteva un ricambio costante del personale e pertanto agevolava anche la riduzione dello stesso qualora l’azienda ne avesse bisogno – e al pensionamento di anzianità - che permetteva: all’azienda di diminuire il personale senza licenziare e al lavoratore di uscire (ma non era obbligatorio) prima che diventasse poco produttivo e che l’azienda stessa cercasse di dimettere anzitempo con procedure costose per lo stato (prepensionamento). Inoltre, la rivalutazione periodica dello stipendio (scala mobile o contingenza), dava accesso al lavoratore a prestiti bancari senza il rischio di insolvenza.

Col venir meno di queste regole, è venuta meno anche la certezza e, di conseguenza, anche la quasi impossibilità di acquistare e investire per gran parte della popolazione; questo a portato a un regresso dell’occupazione fissa e a creare (grazie alla legge Biasi) una schiera di lavoratori a tempo determinato che sono da considerare, a tutti gli effetti, lavoratori precari peggiorando  ulteriormente la situazione. Considerando che le tasse si basano anche sulla persona fisica (dipendenti), meno lavoratori = meno tasse = meno entrate. Il risultato è il divario tra Pil e spese.

Da quanto detto sopra, risulta chiaro il nesso tra l’economia basata sul consumo e la possibilità della popolazione di acquistare i prodotti dell’industria; il lavoro del terziario tiene finché l’industria produce ricchezza, ovvero, finché l’industria mantiene l’occupazione e distribuisce ricchezza (non intesa come quantità ,ma come potere di acquisto dei salari), ma se l’industria non produce ricchezza, viene meno il presupposto del consumismo e, di conseguenza, anche i settori del terziario cedono.

 Certo, è vero che ci sono altri fattori di  crisi quali: speculazione finanziaria, evasione fiscale, lavoro nero, speculazione edilizia, sprechi ecc., ma va considerato che questi fattori “vivono” della ricchezza prodotta e della capacità di acquisto dei cittadini senza la quale, forse non esisterebbero neanche.

Per concludere, se non si ripristina l’occupazione piena e la produzione, a poco serviranno i “risparmi”, a prevalere sarà una diffusa povertà del cittadino (povertà che va al di la della quantità di stipendio perché esso è legato ai prezzi, di fatto si innescherà una svalutazione della moneta).

Ma come arrivare alla piena occupazione se l’industria non riprende la produzione? Ripresa che è legata, purtroppo, alla finanza mondiale e non più alla capacità produttiva e alla qualità del prodotto?

Alla prossima puntata.

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 27/5/2010 alle 22:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L'aquila oggi
post pubblicato in TERREMOTO, il 27 maggio 2010


Per gentile concessione dell'autore pubblico il post sottoriportato. Ne consiglio la lettura perché è molto importante anche alla luce delle ultime novità sulla manovra che impegnerà tutti (sic.) gli italiani a fare sacrifici.

mercoledì 19 maggio 2010

Non è possibile

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere. Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla. Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa ,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un'appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore. E lei mi risponde, con la voce che le trema. " Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo."
LA NATO E LA CRISI ECONOMICA
post pubblicato in POLITICA, il 25 maggio 2010


Premessa

In un documento  redatto dalla nato e che verrà approvato a novembre, si invitano i paesi membri a non diminuire le spese militari poiché potrebbe venir meno la sicurezza internazionale; questo a fronte della grave crisi che sta attraversando il mondo.

 Secondo il segretario generale dell'Alleanza atlantica, Anders Fogh Rasmussen che, Lunedì, ha presentato con grande enfasi a Bruxelles il nuovo 'Concetto strategico', il documento di orientamento politico-strategico con cui periodicamente la Nato ridefinisce il suo ruolo e le sue funzioni alla luce dei cambiamenti occorsi nello scenario internazionale, si sta assistendo ad un abbassamento delle spese militari nell’area del patto. Nella sua presentazione, Rasmussen, fa pressione sugli alleati a non abbassare la spesa perché “questo produce un profondo gap tra gli Stati Uniti e il resto della Nato, uno sbilanciamento che se perdura può minare la coesione dell'Alleanza''. A preoccupare il segretario generale dell’alleanza, non è solo il pericolo della sicurezza, ma anche il divario tra la spesa Usa (4,7% del Pil) e quella europea (in media l’1,7% del Pil).

Riferendosi alla crisi economica in corso afferma che “sarebbe un errore diminuire la spesa, perché avrebbe ripercussioni anche sull’economia”. Il che è vero; l’Italia, che, tra guerre e armamenti, ha una spesa di 23 miliardi annui (1,5% del Pil), a in corso l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 che, se disdetti, sarebbero un buon risparmio per l’Italia (13 miliardi di euro) - ma non per Alenia aeronautica che li costruisce. Nella stessa situazione si trova la Grecia. La Grecia spende il 3,2% del Pil; al riguardo, il ministro della difesa ha annunciato un modesto ridimensionamento (0,4) del budget militare. Però, in questo caso, a differenza dei plausi ricevuti per i tagli imposti al popolo, ha ricevuto critiche e proteste di Francia e Germania per acquisti in corso che potrebbero venir meno. La Francia pretende che la Grecia confermi l’acquisto di sei navi da guerra (costo 2,5 miliardi) e la Germania che la Grecia comperi altri sotto marini (costo 150 milioni).

Nato e politica economica

Dunque, per la Nato, la “difesa”  dei confini è più importante del benessere dei popoli. A questo punto mi sorgono alcune domanda: a chi serve armare i popoli? Serve forse  ai popoli spendere soldi per la difesa dei confini, diventare potenti, far parte di un impero se, a casa loro non hanno di che sfamare la famiglia? Chi crea le condizioni che portano alla guerra?

Considerando che i soldi spesi annualmente in Italia, e non solo, per le armi e le guerre, basterebbero, da soli, a salvaguardare il benessere generale che avrebbe come conseguenza il ritorno alla spesa dei cittadini e alla produzione, sarebbe più opportuno pensare a risparmiare proprio in settori come quello militare. Certo, nell’attuale assetto geopolitico,  non si può negare il problema difesa. Va però ricordato che tale assetto è stato voluto dalle stesse potenze e che le reazioni degli stati “poveri” nei confronti dei ricchi, anche se non possono essere condivise, devono comunque essere viste nell’ottica della spartizione del territorio e affrontate con diplomazia e non con la forza e la Nato ne dovrebbe essere l’artefice.

Perciò, la richiesta di maggiori investimenti in armamenti, deve essere intesa come volontà di continuare sulla strada intrapresa con l’invasione dell’Iraq. Ciò significa che l’impoverimento delle popolazioni avviene non per ragioni intrinseche alle economie ma per ragioni che stanno al di sopra di esse.  

L’attuale crisi economica, come tutte le altre, parte da speculazioni finanziarie e non da saturazione di mercato (crisi cicliche) (anche le crisi di settore per l’ammodernamento delle strutture produttive, sotto certi aspetti, aderiscono a questa politica); questo implica una volontà esterna all’economia intesa come rapporti di scambio. Questa volontà, rappresentata da poteri occulti che si annidano  ovunque ci sono soldi da manovrare,, per sua natura, non è interessata al benessere dei popoli ma al loro dominio. Dominio che, però, per essere attuato, ha bisogno anche di forze capaci di gestire i conflitti che ne scaturiscono e queste forze non possono che essere militari.

È qui che entra in gioco la Nato, e non solo da oggi, anzi,si può dire è stata fondata a questo scopo. Con la scusa di difendere i “confini” – prima dal comunismo, adesso dai terroristi islamici (e qui ci sarebbe da analizzare il comportamento degli americani in Afganistan nel periodo dell’occupazione russa e della guerra tra Iraq e Iran) domani … - ha sempre operato a favore di una politica di divisione dei popoli; divisione che porta in sé il germe del dominio e della guerra.

Conclusione

Considerando che i popoli vengono indirizzati costantemente a credere nella loro superiorità rispetto agli altri e verso un sentimento di paura verso qualsiasi cultura diversa dalla propria, è facile capire la facilità con cui certe spese, anche se fatte in periodi di crisi e sacrifici, vengano accettate un po’ da tutti, sia essi singoli individui, sia movimenti politici. Un esempio è l’Italia del governo Prodi, che rifiutò di ritirare le truppe dal fronte iracheno su richiesta fatta da alcune componenti del governo stesso. E non serve a nulla pensare che il disastro dell’ultimo conflitto mondiale possa essere di monito, sarebbe come credere che una dittatura come il nazismo non possa più ripresentarsi.

La Nato, nel suo insieme, rappresenta tutti, o quasi, i paesi dell’UE, questo contribuisce molto a creare una sorta di unità “nazionale” in campo difensivo, al punto di ritenere utile la guerra e le spese che comporta arrivando a destinare una percentuale fissa del Pila costo di diminuire gli interventi a favore della popolazione.

 

 


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 25/5/2010 alle 23:19 | Versione per la stampa
Intercettazioni
post pubblicato in Riflessioni, il 25 maggio 2010


Dunque, il contestatissimo disegno di legge sulle intercettazioni - che dovrebbe essere parte integrante della riforma sulla giustizia - arriva oggi in aula al senato e, a quanto pare, senza significative modifiche al testo rivisto, dopo l'approvazione alla camera, in sede di commissione che prevede ulteriori difficoltà per i magistrati e giornalisti e inasprimenti delle pene.

A nulla è servito il lavoro dell'opposizione e le proteste del mondo della stampa - a cui stanno partecipando tutte le testate, destra, sinistra, centro, ecc. - la magistratura, le forze dell'ordine e la società civile (popolo viola, ovvero, i cittadini); il governo sembra deciso a continuare sulla propria strada in nome del "popolo sovrano".

Tra liti e insulti
, il testo esce dalla commissione per andare al senato.A dire del centrodestra, in senato si potrà parlare di modifiche e il  guardasigilli afferma: «Il testo della Camera ha rappresentato un compromesso alto tra tre principi costituzionali, privacy, diritto di cronaca e alle indagini. Nel passaggio tra commissione e aula valuteremo se è opportuno tornare a quel testo su alcune questioni».

Bene, anzi, male. Una legge che tiene in scacco il parlamento, che è fonte di disaccordi estremi - il PD e lIDV propongono di stracciare la legge -, che continua ad essere cambiata, che dopo mesi "forse è meglio com'era prima", da l'impressione (molto reale) di una maggioranza in cerca di consensi, non più popolari ma politici. Una maggioranza entrata al governo in pompa magna e che ora si ritrova a "giocare" al tira e molla per poter far passare la legge al senato.
Dico questo perché, la mia impressione è che non si sia più di fronte al solito giochetto di proporre, attendere le reazioni per poi aggiustare il tiro senza modifiche sostanziali, ma una resa di conti all'interno alla maggioranza e della comunità internazionale. Prima Fini che, in linea con il suo nuovo corso "liberal/democratico" la contesta quasi al pari dell'opposizione, poi gli USA che, a mezzo del suo rappresentante della giustizia, di fatto la  boccia. Non per nulla si è già paventato la possibilità della fiducia.

Per finire, l'impressione che questo governo sappia cosa vuole ma non sappia come ottenerlo è fonte di possibili reazioni estreme daparte della maggioranza per ottenere in altro modo ciò che vuole. D'altra parte, la legge stessa, se va in porto, sarebbe un inizio concreto, anche se soft (nel senso che non si usa violenza), per il disegno eversivo che è emerso concretamente in questa legislatura.

Pensioni: Le necessità dell’industria e quelle dello stato
post pubblicato in Riflessioni, il 23 maggio 2010


Le necessità dell’industria e quelle dello stato

Concludevo il post precedente con l’affermazione  che lo spostamento dell’età pensionabile non risolverà il problema dell’occupazione ne quello economico delle pensioni. 

Le necessità dell’industria di fronte ai problemi posti dall’occupazione sono molteplici e seguono una precisa direzione. A partire dalla necessità del ricambio per arrivare alla necessità di gestirlo in modi e tempi non conformi a una seria politica dell’occupazione. l’industria, se da una richiede manodopera sempre più qualificata, dall’altra, proprio a causa del crescente sviluppo tecnologico,  tende a  diminuire il personale partendo proprio dagli anziani. Ma non basta; affinché l’industria possa operare senza impedimento alcuno, ha bisogno di gestire l’occupazione in modo libero, cioè, con la possibilità di gestire in prima persona sia le assunzioni che i licenziamenti - Al riguardo, fanno testo i vari tentativi fatti dal governo Berlusconi di modificare lo statuto dei lavoratori nella parte riguardante i licenziamenti (art. 18 dello statuto), ultimo in ordine di tempo quello di introdurre l’obbligo di scegliere, all’atto dell’assunzione, in caso di licenziamento, se affidarsi al giudice del lavoro o al giudice privato creando uno stato di inferiorità del lavoratore nei confronti del datore;  tentativo bocciato dall’opposizione in parlamento, ma che il governo insiste a riproporre .

 Già nel 2003, si mise a punto un sistema di assunzioni con contratto a termine (legge Biagi), che aggira l’articolo 18 perché permette al datore di assumere per un tempo determinato senza l’obbligo di integrare il lavoratore alla fine del periodo. La legge, che aveva il compito di introdurre maggiore flessibilità nel mondo del lavoro, si è invece tramutata in una situazione di lavoro precario perché,ad essa, non ha fatto seguito una riforma perpendicolare sugli ammortizzatori sociali.

È ovvio supporre che questo stato di cose è a esclusivo vantaggio del datore che, non avendo l’obbligo di reintegro,  non ha più il problema del licenziamento di “giusta causa”.

Questo sta creando, già ora, una schiera di lavoratori che, probabilmente, dato l’impossibilità di mantenere il lavoro costante, non riusciranno ad avere i requisiti per la pensione neanche a 65 anni. Perciò, l’industria non ha nessun interesse ne a mantenere l’anziano al lavoro, ne tantomeno a creare un sistema capace a portare il cittadino alla pensione visto la sua necessità di avere a disposizione manodopera da utilizzare a piacimento.

In questo quadro, la pensione a 65 anni non può essere la soluzione ai problemi dell’economia ne tantomeno a quelli della spesa pubblica perché per poter attuare un programma del genere servono almeno due cose:

1)      La disponibilità dell’industria a utilizzare la manodopera a tempo indeterminato

2)      La capacità dello stato ad assicurare agli esclusi dal lavoro uno stato sociale adeguato.


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Amministrazione Obama contro il ddl intercettazioni (aggiunta nota)
post pubblicato in Riflessioni, il 22 maggio 2010


 Secondo l'amministrazione Obama, la legge in discussione al parlamento italiano limita fortemente la libertà di parola; questo è il senso delle dichiarazioni del sottosegretario del Dipartimento Penale Usa con delega per la lotta alla criminalità organizzata, Lanny Breuer, che, commentando il disegno di legge in discussione al senato, dice: le intercettazioni telefoniche sono uno "strumento essenziale delle indagini" che non va indebolito. "Non vogliamo che succeda niente che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l'ottimo lavoro fatto finora".

Nel corso di un incontro con la stampa all'ambasciata americana a Roma, Bleuer ha ricordato l'"ottimo livello di cooperazione" con la giustizia italiana. "Sono cosciente del fatto che contro la criminalità possiamo e dobbiamo fare di piu'".
"L'Italia ha fatto grandi progressi nelle indagini e nel perseguimento di gruppi mafiosi operanti entro i suoi confini", ha ricordato Breuer, "siamo consapevoli che insieme possiamo fare di più". Il sottosegretario Usa ha assicurato che "continueremo a discutere della solida partnership tra Stati Uniti e Italia in diverse indagini e procedimenti in corso".

Lanny Breuer è in Italia come rappresentate degli stati uniti alla cerimonia di commemorazione di Giovanni Falcone e per testimoniare l'impegno degli Stati Uniti sono impegnati a fondo per rendere onore a quanto ci hanno insegnato - Falcone e Borsellino) nella lotta contro la criminalità organizzata.

Dunque, anche l'amministrazione Obama dice la sua sull’importanza delle intercettazioni nella lotta alla criminalità e, dalle affermazioni, risulta evidente la contrarietà a quanto si sta facendo in Italia. Il “giro di vite” che il governo vuol imprimere alle intercettazioni, oltre che ha limitare fortemente il lavoro di polizia e magistrati italiani, è in collisione con le indagini a livello internazionale poiché non permetterebbe una concreta collaborazione tra le diverse magistrature: una prova di colpevolezza acquisita all’estero con metodi non permessi in Italia, potrebbe rendere nullo il lavoro delle magistrature estere qualora il processo si tenesse in Italia. Questo ci escluderebbe dalle indagini coordinate tra i diversi paesi con grave danno alla giustizia italiana, in modo particolare alle indagini riguardanti la criminalità organizzata; ma anche il problema evasione fiscale, riciclaggio e esportazione illecita di capitali dove, la collaborazione internazionale è determinante ai fini preposti.

Per concludere, questa legge, non solo imbavaglia la stampa eliminando il diritto di cronaca – diritto che serve al cittadino per avere conoscenza sia del lavoro delle forze dell’ordine in termini di lotta alla criminalità – ma ci pone in una situazione di inferiorità rispetto agli altri. Inferiorità che ci priverà, in futuro, dei collegamenti essenziali alla conclusione delle indagini. Inoltre, essendo la libertà di cronaca, assieme alla libertà di pensiero, uno dei punti essenziali della democrazia, questa legge comporta anche una limitazione della democrazia stessa.

Una nota dell'ambasciata americana precisa il pensiero di Lanny Breuer, lo riporta  l'APCOM.

Secondo l'APCOM, l'ambasciata americana, nella sua nota, avrebbe precisato che il governo USA non intende entrare in merito alla politica del governo italiano, "elogiando la collaborazione giudiziaria   tra le forze dell'ordine italiane e statunitensi nella lotta alla criminalità organizzata".                             Alla domanda di commentare la legislazione attualmente in esame al Parlamento italiano in materia di intercettazioni, prosegue la nota, Breuer ha precisato: "Non spetta a me entrare nel merito di decisioni politiche o giudiziarie riguardanti l'Italia", rifiutandosi di commentare sulla legislazione in discussione. Ha aggiunto: "Non conosco i provvedimenti legislativi in discussione." Breuer, durante la conferenza stampa, aveva affermato: "Quello che non vorremmo mai è che succeda qualcosa che impedisca ai magistrati italiani di continuare a fare l'ottimo lavoro svolto finora", ha spiegato il funzionario americano. "Avete ottimi magistrati e ottimi investigatori. La legislazione finora in vigore in Italia è stata molto efficace".


Rapporto tra mondo del lavoro e pensioni
post pubblicato in Riflessioni, il 19 maggio 2010


Nel post precedente mi ero posto alcune domande riguardo il rapporto tra età pensionabile, lavoro giovanile e necessità dell’industria.

Il mondo del lavoro, di per sé, è un mondo che ha bisogno di ricambio (turnover) continuo della sua componente umana; ricambio che serve, sia a preparare i giovani attraverso l’esperienza degli anziani (in termini di anzianità lavorativa)sia a dare modo all’industria di rinnovare, attraverso le nuove generazioni, le conoscenze necessarie al suo sviluppo (le nuove generazioni sono portatrici “spontanee” di quelle tecnologie necessarie oggi in ogni campo produttivo). Con lo spostamento dell’età pensionabile, questo ricambio viene a mancare o, comunque, si diluirebbe nel tempo.  

Detto questo, che è cosa importantissima ma non determinante in termini di posti di lavoro, la domanda prima è: se l’uscita dal lavoro passa a 65 anni - prima era a 50, perciò un operaio lavora 15 anni in più -  come si può pensare di dar lavoro ai giovani? L’entrata dei giovani nel mondo del lavoro è regolata dalla necessità di nuovo personale da parte dell’industria, necessità che si forma, oltre che per ragioni  intrinseche all’industria stessa (aumento del mercato), anche con l’uscita degli occupati attraverso il pensionamento. Perciò, più si dilata, nel tempo, il pensionamento, meno spazio rimane all’industria per nuove assunzioni – a ciò va aggiunto anche il continuo sviluppo tecnologico che ha come effetto, sia a breve che a medio termine, la riduzione della presenza umana nella produzione. Questo comporterà una dilatazione, nel tempo, dell’entrata nel mondo del lavoro dei giovani; se prima, mediamente, si entrava a sedici anni, col nuovo sistema non si entrerà prima dei venti e oltre.

Al riguardo, si è pensato di incentivare i giovani a entrare nel mondo del lavoro come liberi professionisti o come piccoli imprenditori in aziende, perlopiù, situate nel terziario. Questo, perché l’industria, con il continuo miglioramento tecnologico, ha sempre meno bisogno di fornitori esterni e, comunque, non assicura continuità a questo tipo di aziende. Comunque molti lo hanno fatto.  

Ma non basta. Per creare attività redditizie e ,comunque, durevoli, bisogna che il mercato sia disponibile. Ma, come può essere disponibile un mercato che ha come presupposto il terziario? Traendo esso la sua ragione di esistere dalla ricchezza prodotta dalla produzione, se questa si trova in difficoltà, il primo settore a pagarne le conseguenze è proprio il terziario.  

Va anche detto che l’industria, per ragioni intrinseche, preferisce assumere giovani non più a tempo indeterminato ma con contratto a termine; questo per non dover affrontare il problema della riduzione di personale legata sia alla fluttuazione del mercato sia all’ammodernamento continuo degli impianti; ma anche per poter spostare, senza troppi problemi, la produzione in ambienti meno onerosi sul piano dei costi.

Per concludere, se il rapporto tra pensioni e dipendenti non può superare il punto critico, è altrettanto vero che, spostando l’età pensionabile, non si risolverà il problema perché, diminuirebbe comunque il gettito fiscale a fini pensionistici a causa della riduzione dell’occupazione.

 

 

 


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Inutilità del nucleare in Italia.
post pubblicato in Amando, il 19 maggio 2010


La fondazione per lo sviluppo sostenibile è un’associazione fondata nel 2008 senza scopo di lucro e ha come scopo quello di favorire la green economy in Italia. Effettua rapporti e ricerche su energia e clima, gestione dei rifiuti, mobilità sostenibile, management ambientale, diffusione di tecnologie innovative, normativa. Organizza workshop, convegni, seminari ed eventi di formazione e fornisce supporto tecnico ad imprese ed enti sulle tematiche della sostenibilità.
In merito alla nuclearizzazione dell’Italia, la fondazione ha redatto un rapporto sul fabbisogno reale considerando due scenari: un aumento di consumo e una diminuzione dello stesso.
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PENSIONI: Dimezzamento delle "finestre" di uscita per la pensione di anzianità e per quella di vecchiaia nel 2011.
post pubblicato in LAVORO, il 18 maggio 2010


Una delle misure per recuperare i 25-27 miliardi occorrenti alle casse dello stato per rimettere a posto i conti è la riduzione delle finestre di uscita per chi deve andare in pensione di anzianità e vecchiaia; in questo modo si recuperano 1,6 miliardi. Attualmente sono previste 2 finestre, gennaio e luglio, perciò si ridurranno a una con un'attesa minima di 6 mesi. Questo è l'ipotesi allo studio del governo. Un'altra ipotesi è il blocco, sin da quest’anno, per chi deve uscire a luglio con la pensione di anzianità, con un recupero immediato di 800 milioni.

Inoltre, è previsto, per le pensioni di vecchiaia, (  65 anni di età per gli uomini) la riduzione delle finestre da 4 a 2 con ulteriore recupero di soldi.

In merito a queste ipotesi, il ministro della funzione pubblica Brunetta dice, confermando la riduzione: "Il ritardo di qualche mese per chi aveva deciso di andare in pensione, è un sacrificio? Chiamiamola piccola iattura, ma non mi sembra una cosa insopportabile di fronte a tutto quello che sta succedendo in Europa e in giro per il mondo", ha dichiarato in una intervista."

Iattura, la chiama il ministro, cioè sfortuna. Peccato però, che detta "sfortuna" abbia anche dei nomi.
A partire dai parlamentari che, si guardano bene dal ridurre i propri privilegi - non considero le affermazioni dei giorni scorsi sugli stipendi (vedi post precedente) perché hanno tutta l’aria di presa in giro - cioè, eliminare le loro pensioni acquisite con due legislature, cioè 8 anni di presenza (si fa per dire perché i più continuano a fare il proprio lavoro pre-elezioni) in parlamento e tutti i bonus che hanno oltre allo stipendio, per arrivare a quegli investimenti fatti unicamente per vanagloria di qualche ministro tipo ponte sullo stretto di Messina passando per gli “sprechi” degli appalti, condoni fiscali, edilizi, senza parlare del personale che lavora nei vari ministeri che guadagnano quasi, se non come, i parlamentari stessi e che percepiscono pensioni da nababbo.

Ma quello che lascia perplessi è il rapporto tra pensione a 65 anni, come prevede la legge in corso e il mondo del lavoro. Come pensano di dare lavoro ai giovani se si esce dal mondo del lavoro a 65 anni? E come pensano di far fronte alle esigenze dell’industria che, di fatto, tende a dimissionare gli ultracinquantenni? Come pensano di risolvere quella che è a tutti gli effetti, una contraddizione?

Il turnover  era un ricambio “naturale” che permetteva l’inserimento nel lavoro dei giovani, ma con lo spostamento dell’età pensionabile, viene a mancare il presupposto concreto perché si possa attuare.



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Riduzione stipendi a parlamentari e ministri
post pubblicato in POLITICA, il 17 maggio 2010


E' incominciata da qualche giorno la giostra delle proposte di ministri e parlamentari sull'eventuale riduzione degli stipendi a ministri e parlamentari. ad incominciare è stato Calderoli con la proposta di una riduzione del 5%, seguito da Gasparre con il versamento (dove?) di 3 stipendi, Santanche con riduzione del 10% e La Russa con il versamento di uno stipendio (dove?).
La Russa giustifica cosi la sua proposta, e c'è da credere che sia condivisa: "se con una manovra finanziaria chiederemo agli italiani qualche sacrificio, pur modesto, ma comunque un sacrificio, dobbiamo dare l'esempio".

Le parole chiave sono queste: "Chiederemo qualche sacrificio" e "dobbiamo dare l'esempio"; dunque, per La Russa, una manovra da 25 miliardi di euro, è cosa da poco; è vero(?) che, come sostiene il governo, non ci sarà nessun aumento delle tasse - statali - ma è altrettanto vero che, se non si interviene dando aiuti più concreti all'economia non servirà a niente. Non mi riferisco ad aiuti in termini di soldi dati agli industriali e neanche ai cosiddetti incentivi, ma a misure atte a mantenere la produzione sul suolo italiano e ad accordi con nazioni estere per l'esportazione.
Prelevare soldi, qualsiasi formula si usi, non servirà a niente se la produzione non riprende e non si risolve il problema disoccupazione, l'8% di disoccupati, significa sia diminuzione delle vendite sia diminuzione di entrate fiscali.

Tornando ai sacrifici e alle tasse, ridurre la spesa pubblica significa mettere in difficoltà il cittadino perché, se non c'è sostegno statale all'assistenza sanitaria, servizi pubblici, scuole ecc., nel nuovo sistema federalista, il cittadino si troverà a pagare tasse in più dato che lo stato non le diminuirà per bilanciare quelle delle regioni e province che saranno costrette a chiederle per far fronte al mancato flusso dallo stato. Questo significa sin da ora enormi sacrifici, altro che "qualche sacrificio". Inoltre, quello di diminuire stipendi di 13.000€ e più di un misero 5% è, oltre che ridicolo, una presa in giro, e lo sarebbe anche se arrivassero a ridurli di tre stipendi; due conti: 13000x12=156000-(13000x3)39000=117000 annui, e questi sarebbero sacrifici? ci sono famiglie che vivono con 1500-2000€ e anche meno mensili. Oòtre che ridicolo e una presa in giro è anche offensivo.

Se in Italia i conti non tornano non sono certo gli stipendi la causa; sanno bene, i governanti, che le cause della crisi sono altrove, in settori che loro stessi hanno difficoltà a controllare, figuriamoci a gestire. Inoltre, uno dei fattori ormai noti è l'evazione fiscale  che nel 2010 è aumentata di nuovo; un'altro è il lavoro nero, un'altro la criminalità organizzata.

Un governo che non tiene conto, volontariamente, di questo, cercherà sempre di scaricare le soluzioni sulle spalle del popolo.

Oter che laurà per ol be del popol.
An ga sè mia scec, che l'è tut de rifà.



Enel Green Power in Bulgaria.
post pubblicato in LAVORO, il 16 maggio 2010


La società italiana Enel Green Power ha messo in funzione una centrale eolica di sette pale in Bulgaria capace di produrre 21 mw. La centrale è situata nel nord-est a Shabla; le sette pale sono in grado di generare circa 55 milioni di kWh, equivalenti al consumo di 19 mila famiglie e evitare l’immissione in atmosfera di circa 45mila tonnellate di CO2.
L'Enel Green Power è la società del Gruppo  Enel nata per sviluppare e gestire le attività di generazione dell'energia da fonti rinnovabili in Italia e nel mondo. Alla nuova società fanno capo tutte le attività di Enel nel settore dell’energia eolica,  solare, geotermica, idro fluente e biomasse.
Oltre che in Italia (2.513 MW installati), Enel Green Power è presente in Nord America (573 MW), America Latina (664 MW), Spagna (374 MW), Grecia (91 MW), Francia (8 MW), e ha in corso importanti progetti di sviluppo in alcuni i Paesi dell’Est Europa (dati aggiornati al 30 settembre 2008). Progetti mirati di investimenti ad alto valore sono previsti in tutte le fonti di energia rinnovabili, con l’obiettivo di incrementare sostanzialmente la capacità installata nei prossimi 5 anni.
L'enel è dal 1992 è una  società per azioni, in parte privatizzata. Fino al  1999 era monopolista statale del settore, escluse alcune aziende municipalizzate ed investitori - stranieri e non - minori. Tuttora il  ministero dell'economia e delle finanze italiano è l'azionista di riferimento, con una quota diretta ed indiretta del 31%.

Il tutto mentre l'Italia si sta preparando a mettersi "in linea" con i paesi nuclearizzati costruendo 4 centrali nucleari acquistate dalla Francia.
Considerando l'attuale crisi economica che sta mettendo in ginocchio la popolazione - si sta preparando una manovra correttiva alla finanziaria del 2009 di 25 miliardi -, non sarebbe più redditizio se le aziende italiane operassero in Italia nei settori più produttivi, e le rinnovabili, oggi, fanno parte di questi settori, invece di andare altrove ad investire?
Creando lavoro sul posto si limiterebbe la disoccupazione e di conseguenza si avrebbero più entrate fiscali diminuendo il divario debito-pil.
Invece, secondo il nostro governo, è preferibile una politica di esportazione della nostra tecnologia, e capitali, in paesi in via di sviluppo aquisendo crediti che, probabilmente, questi paesi, non saranno in grado di evadere a breve termine, e, contemporaneamente, una politica di importazione di tecnologia estera che comporta l'esportazione di capitali.
A me sembra una politica suicida.

Ghè prope nigot che a be in Italia.
l'è tut de rifà.


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Tragedia a napoli per disagio lavoro.
post pubblicato in Riflessioni, il 14 maggio 2010


Morire a 45 anni per un diritto essenziale.
E' successo a Napoli. Una donna dipendente dell'ospedale San Paolo di Napoli, per protestare alla mancata erogazione dello stipendio da parte della Asl 1, aveva iniziato la protesta togliendosi 150 ml di sangue al giorno. A quanto pare, però, la causa della morte non è direttamente imputabile al prelievo. Secondo l'ematologo Bruno Zuccarelli "non sono stati i prelievi forzati a provocare la tragedia: "Una donazione di sangue è di 500 millilitri. A meno che la signora non avesse condizioni cliniche già compromesse", il gesto di togliersi 150 millilitri al giorno per quattro giorni "non avrebbe dovuto avere conseguenze. Piuttosto, se stava male o se la vicenda è andata oltre i quattro giorni, bisognava bloccarla."
"Purtroppo la protesta della signora è la punta di un iceberg, la spia di quale possa essere il disagio di una famiglia, magari monoreddito, che si trova a dover affrontare scadenze e pagamenti". 
Quello del lavoro, dunque, è un disagio che può portare conseguenze letali se si considera lo stres a cui sono sottoposti i lavoratori in difficoltà, in modo particolare, quelli che il lavoro lo perdono e, magari, hanno pure fatto dei debiti come la signora che, dopo aver comperato casa con il mutuo, e a causa del ritardo nei pagamenti dello stipendio, è stata costretta a chiedere un ulteriore prestito. A questo punto, lo stipendio diventa essenziale.

Non voglio fare polemiche sulla morte di una persona che sarebbe fuori luogo, però una domanda sulla situazione sanitaria e sugli interventi del governo, me la devo porre: E' vero che in certe regioni e province c'è speculazione, basta vedere la sperequazione dei prezzi, ma è altrettanto vero che i cittadini, di questo, non ne hanno alcuna colpa, allora perché, invece di prendere provvedimenti che penalizzano i cittadini, non si aprono indagini per verificare a causa di chi e come avvengono gli sprechi?
Situazioni come quella della signora esistono anche in altri ambiti lavorativi, ma nel caso specifico, colpisce in modo particolare l'inadeguato supporto statale per far fronte alla crisi in un settore di vitale importanza.
Il comportamento del governo che, proprio in questi giorni, ha bloccato l'erogazione dei fondi alle quattro regioni con i maggiori deficit sanitari dicendo ai governatori delle regioni coinvolte di aumentare le tasse per far fronte alle spese in eccesso, suona come un monito, non tanto ai profittatori quanto ai cittadini stessi; cittadini che, oltre a dover affrontare immensi disagi sull'erogazione del servizio e del lavoro stesso, si trovano a dover pagare per la "furbizia" degli altri.
Un'altra domanda: A cosa serve dare più competenze alle regioni se poi, queste, devono mendicare i finanziamenti?
Avere più competenze da parte degli enti locali e pagare le tasse per sostenere le spese necessarie è, in sè, giusto, deve però esserci un equilibrio tra le tasse statali e quelle regionali e provinciali; l'addizionale irpef non dovrebbe essere in più, ma una ripartizione equa tra stato e enti locali delle tasse esistenti.
A nulla serve il presupposto che lo stato da in base al reddito che il territorio controllato  dagli enti locali produce, questo significherebbe responsabilizzarli in settori che non sono di loro competenza e che, comunque non possono controllare. Se possono controllare il versamento dell'addizionale, non possono certo controllare l'effettivo versamento delle tasse statali che è di competenza del fisco, ne tantomeno intervenire con controlli.
A questo punto, la dipendenza dallo stato per i finanziamenti è totale perché sarà lo stato a decidere chi è il più "bravo" e "onesto", vale a dire che, il federalismo leghista, in realtà, è statalismo nella sua forma più pura.

Per concludere, l'attuale maggioranza e la lega in primis, con la scusa del federalismo e attraverso il patto di stabilità con gli enti locali, sta responsabilizzando gli stessi attraverso le competenze ma, a decidere chi, come e quando sarà sempre lo stato.
Nel federalismo, invece, dovrebbe essere il contrario. Le regioni e province, attraverso le tasse locali, che devono essere tolte da quelle statali - sulla tassa che si paga oggi, una percentuale rimane alle regioni e province; percentuale che verra decisa in base alle necessità; necessità che lo stato ha il dovere di controllare -, e dopo aver deciso, con lo stato le competenze a cui potranno far fronte, opereranno per attuare i programmi di loro competenza, mentre lo stato farà da garante e controllo tra le province, regioni e i cittadini.

Insoma, l'è tut de rifà.

Coragio Italià, che la strada l'è longa e dùra.


Luca Zaia e la conquista del trentino
post pubblicato in Elezioni , il 13 maggio 2010


Il 16 Maggio si terranno in trentino le elezioni comunali e, come è d'obbligo, l'attività propagandistica dei partiti si sta facendo intensa.

Ad Avio, nella bassa val lagarina, sul confine col veneto, è arrivato anche Zaia, neo governatore veneto a sostegno dei candidati sindaco della lega. Già dopo la sua elezione, Zaia si era espresso in favore di una più concreta collaborazione con il vicino trentino. Collaborazione che era stata accolta da Dellai con sospetto. Zaia, parlando ad Avio, Ala, Rovereto e Mori, i quattro centri più grossi della bassa val lagarina ha toccato i temi scottanti del trentino; vino, tav e sanità.


l tempo dell'accordo e dei buoni rapporti che hanno contrassegnato la stagione educatissima dei governatorati Dellai - Galan è finito”, questo il senso delle parole di Zaia in merito ai rapporti, improntati su una collaborazione transfrontaliera basata sul rispetto reciproco delle proprie culture. Difatti, Zaia, dice due frasi ben chiare:

“In questo momento non abbiamo il compito di rassicurare i credenti (i veneti che già votano in massa il Carroccio, ndr), ma piuttosto quello di evangelizzare gli infedeli (il Trentino che ancora fa fatica a riconoscersi nella Lega, ndr); quindi siamo qui a fare la nostra rivoluzione ghandiana, una rivoluzione del sorriso”. Cosa centri Gandi con la lega e il federalismo lo sa solo lui.

“Noi siamo quelli che vogliono i crocefissi nelle scuole e soprattutto siamo quelli che chiedono ai sindaci di impiegare la polizia urbana per controllare i documenti agli extracomunitari e non per usare gli autovelox contro i poveri automobilisti italiani”. E le ronde, non erano, forse, addette proprio al controllo del territorio?

Come si può leggere, l'interesse della lega per il trentino non è quello dichiarato appena sbarcato ad Avio: “I trentini e i veneti sono fratelli. Noi non vogliamo toccare la vostra autonomia. Se solo un millesimo dei vostri diritti venisse leso, sarebbe il fallimento del nostro progetto politico”.

“Non toccare la vostra autonomia” e poi si presentano come i fautori di un ordine che in trentino c'è già. L'interesse è quello di penetrare per poter modificare l'assetto socio/politico costruito in decine di anni, e che, pur con tutti i suoi limiti, rappresenta, o dovrebbe rappresentare, un modello proprio per loro. Va considerato anche che, l'ultimo patto di stabilità fatto tra governo e regioni autonome dice: sarà una speciale commissione bilaterale (in realtà sei, una per ogni realtà) a portare avanti la negoziazione che verrà tradotta in norme di attuazione, nel rispetto degli statuti.  In parole povere: saranno le autonomie, stabilito il quantum, a decidere come e dove tagliare. O, se del caso, a chiedere nuove competenze. Continua a leggere L'accordo è stato fatto dall'attuale presidente della provincia Dellai.

Come si legge, l'autonomia trentina è gia sancita e in linea con il federalismo, non serve altro.

Per concludere, Zaia non tiene minimamente conto dei referendum fatti da diversi comuni veneti, tra cui cortina, per entrare a far parte della provincia.

Moratti, la clandestinità e la delinquenza
post pubblicato in ALTRO, il 13 maggio 2010


Una frase basta a volte a definire il pensiero di una persona. È il caso del sindaco di Milano che, al convegno ”per un’integrazione possibile” tenuto all’Università Cattolica ha detto:
"I clandestini che non hanno un lavoro regolare normalmente delinquono".
La frase è stata poi negata dallo stesso sindaco.

Nell’intervista seguita al suo intervento, alla domanda di chiarimenti, il sindaco risponde: "Io non ho detto che chi è clandestino è criminale, ho fatto presente che il Comune di Milano sta portando avanti una politica fatta di assistenza, solidarietà, integrazione, con tantissimi fondi dedicati a questo percorso di sostegno e aiuto a chi, nel nostro Paese, ha scelto di vivere in maniera regolare".

Già la forma della frase e della successiva precisazione è un segno di confusione; il “clandestino che non lavora ecc.”,  ma il clandestino, di per sé, se lavora, lo fa in nero, questo perché qualcuno – il vero delinquente – non lo regolarizza, cioè lo fa lavorare al di fuori della legge.
continua a leggere qui
Ol senadur e l'italia unita.
post pubblicato in BREVI, il 11 maggio 2010


Una cosa la dice giusta ol senadur: "Bisognerebbe scrivere bene la storia, dire la verità. E’ stata troppo semplificata mentre invece la storia è una partita doppia. Da una parte c'è il popolo, dall’altra c'è la classe dirigente dominante; da una parte c'è chi spende, dall’altra c'è chi paga". Eh, si signor senadur, dall'altra c'è chi paga, cioè, noi, non certo lei. :Lei è dalla parte di chi spende.
Ma quale verità, la sua? Se la storia la scrivono i vincitori, significa che la scrivono a modo loro, tutti!!
Ma per fortuna esistono gli storici, quelli veri, quelli non condizionati dalle ideologie. Loro dovrebbero scrivere la storia e per fortuna la scrivono.

Ol senadur ritiene le celebrazioni dell'unità cose inutili, un po' retoriche, però, se ci fosse il federalismo, allora si che diventerebbero degne di essere celebrate, magari partendo dalla sorgente del po con l'anfora celtica fino alla foce, lasciando tre quarti dell'italia a se stessa. Diventerebbero la celebrazione della nuova rivoluzione, della nuova padania, nazione creata a tavolino senza nessun apporto popolare, condivisa solo da coloro che non credono nell'Italia.
Ah, dimenticavo. C'è il federalismo, quella vecchia idea di Cavour - chissa poi perché il sig. Cavour si è adeguato alla monarchia, mistero.
Già il federalismo, dare alle regioni competenze maggiori in modo che possano gestire il loro territorio indipendentemente, peccato che le tasse vadano comunque a Roma - quella Roma ladrona di cui i leghisti si sono fatti tantissima propaganda - e che sia la stessa vecchia Roma ladrona a distribuirli. Certo, li distribuirebbe in modo adeguato, secondo una certa, vecchia, meritocrazia, chi paga più tasse avrà un maggior premio (biscottino). Peccato che anche in questo caso a decidere chi e come sarà la stessa, vacchia Roma ladrona.
Una cosa non gli si può obiettare al Senadur: che in realtà non vuole distruggere l'italia, "ma solo" dividere gli italiani.
DIVIDE ET IMPERA

Eh si, la imparata bene la lezione.

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Le modalità "consone" dello stupro.
post pubblicato in BREVI, il 10 maggio 2010


A proposito di un "caso di cronaca" e del modo di darne notizia

di Marcella Ràiola

Si vorrebbe almeno una tregua, come nelle peggiori guerre pure è concessa, per raccogliere e seppellire i morti, ma a noi donne non è data tregua alcuna. Violenza, violenza e ancora violenza. Violenza fascista, violenza legalistica, violenza patriarcale, violenza paterna, violenza giornalistica.
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Fermato e picchiato dalle forze antisommossa.
post pubblicato in Riflessioni, il 10 maggio 2010


Un ragazzo di 25 anni, il 5 maggio, viene fermato e subito picchiato dalle forze antisommossa dispiegate per la finale di coppa Italia.

È successo a Roma. Il ragazzo, dopo essere uscito di casa per andare al compleanno di un cugino, viene fermato perché scambiato con un ultrà che aveva scagliato oggetti contro gli antisommossa. Subito dopo essere stato fermato viene picchiato - e, a quanto pare, senza controlli da parte degli antisommossa – e portato in caserma in cella di isolamento.

Innanzi tutto va specificato che se non ci fossero stati i cittadini che, con le loro telecamere, hanno ripreso l’evento, sicuramente oggi non ne saremmo a conoscenza; cittadini che, tra l’altro, si sono comportati in modo adeguato usando i filmati in termini “legali”.

Un episodio alquanto preoccupante; da questo episodio si può tranquillamente supporre che le forze dell’ordine, preposte a certi eventi che possono evolversi in azioni violente, invece di essere preparate ad affrontare l’evento in modo “democratico” ovvero, ad evitare che la violenza degli altri degeneri in guerriglia, , vengano addestrate alla repressione, ma non tanto di chi crea gli “scontri” quanto di coloro che vi si trovano coinvolti loro malgrado per il semplice fatto di trovarsi nei dintorni. L’episodio dimostra che, una volta innescati gli scontri (da chi?), gli antisommossa li usino per mettere alla prova la loro in-capacità di gestirli creando una sorta di coprifuoco – vietato uscire in strada perché chi lo fa sarà ritenuto responsabile delle violenze.   

Inoltre, la risposta degli antisommossa in un contesto simile, è legale?

Da la repubblica: “Secondo la questura Stefano Gugliotta ha partecipato agli scontri dei tifosi. Armato di un bastone - "ma era una stampella dell'amico infortunato che era con lui sul motorino, secondo il difensore Cesare Piraino - ha scagliato oggetti contro i poliziotti e sarebbe fuggito. Riconosciuto in viale del Pinturicchio è stato fermato. "La polizia cercava un ragazzo con una maglietta rossa, come quella di Stefano - osserva l'avvocato - Forse generato da questo lo scambio di persona". 

Dal video trasmesso sul tg3, si può vedere chiaramente che l’approccio non è stato di controllo ma di aggressione. Gli antisommossa si difendono dicendo che il ragazzo aveva partecipato agli scontri e di averlo riconosciuto dalla maglietta, ma basta questo per infierire contro una persona indifesa? Non è questa un’azione in dispregio totale dei diritti universali dell’uomo?

All’articolo 5 si proclama: Nessun individuo potrà essere sottoposto a trattamento o punizioni crudeli, inumani o degradanti.

All’articolo 6 si proclama: Ogni individuo ha diritto, in ogni luogo, al riconoscimento della sua personalità giuridica.

All’articolo 30 si proclama: Nulla nella presente Dichiarazione può essere interpretato nel senso di implicare un diritto di qualsiasi Stato gruppo o persona di esercitare un'attività o di compiere un atto mirante alla distruzione dei diritti e delle libertà in essa enunciati.

Da ciò si deduce che, in Italia, ma anche altrove, le “forze dell’ordine” preposte alla sicurezza del cittadino, in realtà si stanno muovendo in senso opposto; la sicurezza del cittadino non implica che la repressione delle forze violente presenti nella società debba essere attuata con l’annullamento dei diritti, ne tantomeno che vadano annullati i controlli per verificare l’effettiva partecipazione della persona sospetta.

Ogni  comportamento che esula dai principi su cui si basano i diritti universali e la nostra costituzione, e chiunque li commetta, sia esso privato cittadino o forze dell’ordine, dovrebbe essere condannato a priori. Invece, il gip ha convalidato l’arresto del ragazzo per resistenza a pubblico ufficiale, vale a dire che, se un qualsiasi poliziotto ferma un cittadino e lo “tratta” in modo inadeguato e se, il cittadino, reagisce, quest’ultimo finisce in galera.

Per concludere, anche se forse è superfluo dirlo, la decisione del gip non fa altro che sancire un principio contrario a quello costituzionale e universale.
Modelli creati per uso e consumo dell’utente
post pubblicato in Riflessioni, il 8 maggio 2010


Nel post precedente ho evidenziato le difficoltà della famiglia ha educare l’adolescente nel mondo d’oggi, ma i modelli chi li crea?
Quasi sempre i riferimenti vengono dal mondo reale mediato dai mezzi di comunicazione: televisione, cinema, ma anche giochi virtuali.
Il problema, perciò, non è la famiglia, ma il rapporto che esiste tra essa e l'esterno, rappresentato da una miriade di informazioni quasi mai coerenti tra loro e la famiglia stessa.
Questo fa si che l'adolescente non abbia più un riferimento preciso da seguire.

Solitamente si tende a credere, perché cosi ci dicono, che la televisione e il cinema, ma anche la moda, che i modelli proposti sono copiati dalla realtà e di conseguenza anche i loro comportamenti.  Ciò è vero in parte; i modelli possono si essere copiati dalla realtà, a essere modificato, cioè creato, sono i loro comportamenti, le loro filosofie. Ciò che essi propongono è un mondo sempre reale ma al contempo si discosta dalla realtà nel momento in cui pensano in modi che, anche se sembrano simile, perché partono dalle aspettative delle persone,  al modello reale, si discostano da esso nel momento in cui, le loro azioni, sono contrarie al modo di pensare dell’originale. Il pensiero “televisivo” nasce si dalle aspettative delle persone, ma nella sua analisi cerca di convogliare tali aspettative su  modelli comportamentali che, nel loro evolversi, creano aspettative simili ma, al contempo, modificate al punto di cambiare radicalmente il modello.

Tutti hanno l’aspettativa di avere un tenore di vita che permetta loro di usufruire dei vantaggi sociali, partendo da questa aspettativa, i media la sviluppano al punto di convincere le persone che tutti hanno la possibilità di arricchirsi; per far ciò usano il concetto di potenzialità: cioè, in una società libera, avendo tutti   le stesse possibilità di azione, ne consegue che, chiunque possa arricchire. Questo in sé, come principio, è vero; ma nel momento in cui, per arricchire, oltre alle potenzialità, un individuo ha bisogno anche dei mezzi per svilupparle e che questi mezzi sono gestiti da chi detiene il potere, solo chi si adegua, rinunciando a sé stesso come individuo, ne può usufruire.; ma questo, ovviamente, non viene detto, anzi, l’individuo deve crescere nella convinzione che i modelli che segue sono il frutto della sua inventiva.

In un contesto simile, dove i media creano tutta una serie di modelli a cui, e in modo particolare gli adolescenti, ci si dovrebbe identificare, la famiglia viene messa in secondo piano, quando, addirittura, annullata.

Questo non significa che la famiglia venga soppressa, essa rimane come nucleo base, a cambiare è il suo scopo. Invece di essere il riferimento come modello, diviene cassa di risonanza della propaganda occulta del potere.

Condannata famiglia per "educazione inadeguata".
post pubblicato in Riflessioni, il 7 maggio 2010


Il tribunale ha condannato la famiglia a un risarcimento di 200.000 euro per non aver educato in modo adeguato il figlio ritenendola colpevole del danno (morte) provocato dallo stesso in un incidente con la bici.
Il fatto è avvenuto nel 2002 a Robecco sul naviglio. Il figlio, mentre pedalava sulla ciclabile, facendo un sorpasso urtò un'anziana signora facendola finire nel canale, dopo un anno di coma la signora è morta.
la motivazione del tribunale dichiara che: l'affidamento del minore alla custodia di terzi solleva il genitore dalla presunzione di colpa in vigilando ma non da quella di colpa in educando». Insomma, anche se non sono presenti, i genitori rimangono «comunque tenuti a dimostrare di avere impartito al minore stesso un'educazione adeguata a prevenirne comportamenti illeciti». Questo significa che la manovra di sorpasso che ha causato l'incidente è "Opera" dell'inadeguata" educazione impartita dai genitori.

Che dire. L'educazione dei figli è già, di per sè, un'impresa difficile, pretendere che i figlii si comportino seguendo tutte le "istruzioni" impartitegli, è impossibile. Se cosi fosse avremmo un popolo di pecore nel vero senso della parola.
Che i genitori abbiano il compito di educare i figli è risaputo, lo è da sempre e da sempre i genitori lo fanno anche senza assurde sentenze dei tribunali, che abbiano anche la responsabilità civile e penale quando il figlio commette infrazioni in loro mancanza e affidati a terzi è inammissibile.
Chiunque ha a che fare con gli adolescenti sa che il loro comportamento deriva più dal dimostrare qualcosa agli altri che al rispetto delle regole e questo succede a chiunque, anche a quei ragazzi educati nel rispetto degli altri con metodi "repressivi". La tendenza dell'adolescente è proprio la ribellione verso le regole degli adulti.
La pretesa si avere un controllo totale sull'adolescente indica la volontà di controllo dell'adulto.
A mio avviso,è' in questo senso che va letta la sentenza, obbligando i genitori a un controllo totale, il passo successivo sarà il controllo totale della famiglia stessa perché, se si vuole che l'adolescente si comporti conformemente alle regoli sociali esistenti in un dato momento, nasce la necessità che anche la famiglia abbia lo stesso comportamento.
E' ovvio che certi comportamenti - bullismo in genere -  debbano essere evitati, ma non ha senso prendersela con la famiglia perché, comunque, l'adolescente continuerà a comportarsi in modo inadeguato proprio perché è nella sua natura. Non dimentichiamo che a quell'età, l'individuo è in fase di ricerca di una identità e che i modelli che segue non sempre, anzi, quasi mai, sono riferibili alla famiglia, in modo particolare oggi che, con i mezzi moderni, ha accesso a più esempi.
Continua.
Energia nucleare in italia
post pubblicato in Amando, il 7 maggio 2010


Mentre, per far fronte all'esigenza energetica e all'inquinamento atmosferico causato dagli idrocarburi, l'Italia sta riportando sul territorio il nucleare infatti entro il 2013 inizieranno i lavori di costruzione delle nuove centrali, un pò in tutto il mondo continua la ricerca di fonti energetiche alternative, sia al nucleare che al petrolio, e del miglior utilizzo delle risorse naturali in campo energetico.


Dai polimeri per costruire una sostanza in grado di sostituire il cemento alle centrali elettriche a gas naturale e bio etanolo, dall'asfalto fatto col letame suino, alle dighe olandesi per la produzione di elettricità, dalle automobili cinesi YeZ alimentate da moduli  fotovoltaici posizionati sul tetto e da rotori eolici integrati nei pneumatici, al caricabatterie cinetico in grado di caricare il cellulare col solo moto del corpo e tante altre.  continua a leggere

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Attivazione numero tel. d'emergenza europea 112.
post pubblicato in BREVI, il 6 maggio 2010


Dal corriere della sera
BRUXELLES
- La Commissione europea ha deciso, mercoledì a Bruxelles, di adire per la seconda volta la Corte europea di giustizia contro l’Italia per non aver ancora attivato, unico fra gli Stati membri, il numero telefonico d’emergenza 112. L’Italia era già stata condannata dalla Corte per questo inadempimento il 15 gennaio 2009. Il secondo ricorso in Corte è accompagnato dalla richiesta di una forte sanzione pecuniaria: l’Italia dovrà pagare 39.680 euro al giorno per tutto il tempo che sarà intercorso fra la prima e la seconda condanna della Corte, più 178.560 euro al giorno, a partire dalla seconda sentenza di condanna e fino a quando il Paese non si metterà in regola. Gli stati sono tenuti a garantire che quando una persona chiama il numero unico di emergenza europeo, il 112, da un cellulare le informazioni sulla sua ubicazione siano trasmesse ai servizi di emergenza.

Secondo la commissione, in Italia si muore per il mancato adeguamento delle norme sull'emergenza.
Il n. 112, è predisposto affinché il cittadino che chiama sia localizzabile senza problemi dai mezzi di soccorso; questo significa, per l'intervento sanitario, un intervento più veloce che, in certi casi come l'arresto cardiocircolatorio, è determinante al fine di salvare una vita, anche pochi minuti possono essere determinanti.
Il governo italiano ha, finora, risposto alle sollecitudini della commissione prendendo tempo. il portavoce, Jonathan Todd dice: Ci hanno sempre assicurato che stavano provvedendo, ma le assicurazioni verbali non bastano. È necessario che l’Italia attivi il servizio d’emergenza del 112 come hanno fatto tutti gli altri paesi dell’Ue.

E' alquanto deprecabile che, su un problema cosi importante, il governo non si sia attivato immediatamente per adeguarsi alle normative europee., Se consideriamo che l'emergenza in Italia è molto attiva e che ci sono strutture in grado di intervenire in ogni campo, il mancato adeguamento risulta offensivo, e in modo particolare per il volontariato.

Decine di migliaia di persone, per la maggioranza volontarie, si impegnano ogni giorno per sostenere la popolazione nei momenti di emergenza, sia collettiva sia individuale; dare a queste persone un maggior apporto logistico significa aiutarle nello svolgimento della loro attività.
Inoltre, nel campo dell'emergenza sanitaria, il tempo è il nemico primo per la buona riuscita dell'intervento.

Purtroppo, attualmente in Italia, tutto viene fatto rientrare nel badget economico, i finanziamente devono essere necessariamente coperti dalle entrate, quando in settori come l'emergenza, anche quella individuale, il finanziamento dello stato dovrebbe essere a priori e indipendente dal badget economico.
Com'è possibile che una società civile faccia rientrare la "salute" dei cittadini (italiani o stranieri che siano) nel conto economico dello stato?

Questo comportamento, può benissimo essere considerato come un atto di arroganza del potere perché dimostra quanta poca attenzione ha nei confronti dei cittadini che dovrebbe tutelare.
 

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Marea nera nel Golfo del Messico
post pubblicato in Amando, il 4 maggio 2010


Dopo l'affondamento della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon di proprietà della British Petroleum, non si è riusciti a bloccare la fuoriuscita del petrolio che si espande a macchia d'olio nell'oceano. Se la macchia dovesse espandersi ancora e raggiungere le coste si avrebbe il più grave danno ambientale mai avvenuto.
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Messico: vietato l'aborto ad una bambina di 10 anni
post pubblicato in BREVI, il 3 maggio 2010


L’aborto è legale nella capitale del Messico, ma spesso è proibito o significativamente limitato negli stati federali.
E’ di pochi giorni il caso di una bambina di 10 anni violentata dal patrigno nello stato di Quintana Roo dove l’aborto è consentito se praticato entro i 90 giorni dall’inizio della gravidanza.
Purtroppo la gravidanza della bambina è iniziata da 17 settimane, un mese oltre il limite stabilito e quindi sembra che dovrà portarla a termine anche se a detta di alcune esperte la madre bambina rischia serie conseguenze sia sul piano fisico che su quello mentale. continua a leggere

Da facebook di anita silviano.


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Lotta all'alcol per i guidatori secondo la lega.
post pubblicato in Riflessioni, il 3 maggio 2010


Dopo la legge che ha diminuito il tasso alcolico nel sangue, 0,50 g., la lega parte all'attacco per aggirarla.
Il ministro Zaia (ora presidente del veneto) ritiene che 2 bicchieri di vino non comportano motivo di pericolo; l'affermazione parte da una ricerca fatta da Piepoli, sul tema  "Le cause degli incidenti stradali: percezione vs realtà".
Dice Zaia:
a) “La ricerca Piepoli evidenzia una vera e propria distorsione percettiva per ciò che riguarda alcol e guida. Una delle cause minoritarie, seppur gravi, degli incidenti è percepita come la causa principale. E questo potrebbe spingere a pericolose campagne demagogiche contro il vino, bevanda nobile della nostra storia, perdendo ogni giorno una buona occasione per indagare le reali cause di incidenti e combatterle alla radice”. finisci di leggere qui
Leggendo queste parole vie da porsi una sola domanda: ma allora perché l'anno votata?? la risposta, comunque si sa, non far andar sotto il governo.
E poi è completamente fuori contesto quel richiamo al vino come "bevanda nobile"; se uno sa che deve guidare, può anche fare a meno di bere per una volta. Inoltre,è proprio in compagnia come momento goliardico a spingere a bere.

Mentre il senatore leghista Gianpaolo Vallardi propone un emendamento alla legge: dare una deroga di tre ore giornaliere a chi è stata sopesa la patente per guida in stato di ubriachezza qualora ne avesse bisogno per lavoro o per fini sociali (volontariato). leggi qui
La proposta in sè non sarebbe male se riferita solo a chi non ha provocato incidenti. quello che non si capisce è il richiamo "culturale" e del clima. Si sa da tempo che l'alcol non scalda, anzi, inibisce i percettori del freddo mettendo a rischio di congelamento la persona. inoltre, non so il senatore, ma la cultura del nord non è affatto basata sull'alcol. Ma, a parte questo, da come è impostato il problema, sembra che il senatore voglia applicare la legge in modi diversi a seconda del clima, semplicemente assurdo.

In tutti e due i casi si tratta di posizioni contrarie ai presupposti su cui è stata redatta la legge; presupposti che consideravano l'elevato numero di incidenti causati dall'ubriachezza. Inoltre, non va dimenticato che la nuova legge, e la richiesta di tasso zero per i neo patentati, è stata fatta dal governo che sostengono.
 
Ma il problema non sta tanto nella contraddizione degli interessati quanto nel caos che si sta creando al riguardo. La legge sull'alcol, di per sè giusta, ha si il difetto di penalizzare eccessivamente e di aver eliminato ogni gradazione della stessa, due bicchieri o zero non fa differenza. Ma ha anche il pregio di aver diminuito gli incidenti, specialmente quelli giovanili, sulla strada. Casomai, una proposta reale sarebbe quella di inserire delle clausole che permettano una valutazione caso per caso, dal momento che l'organismo umano non reagisce allo stesso modo, uno può essere ubriaco con due bicchieri, un altro no.

Comunque sia, e al di la che certe proposte sono destinate solo a far perdere tempo, in barba al loro proposito di snellire il parlamento, e i tribunali, un buon legislatore, quando fa le leggi, valuta tutti i pro e i contro, valuta il valore delle pene e se una pena, a parità di reato, può essere inflitta a tutti indifferentemente dalle circostanze; sarebbe come dare la stessa pena per un omicidio colposo e uno prerintenzionale.


NENA: nuova agenzia di stampa per il vicino oriente
post pubblicato in BREVI, il 3 maggio 2010


La NENA (NEAR EAST NEWS AGENCY Agenzia Stampa Vicino Oriente)  inaugura oggi il nuovo sito sul Vicino Oriente al fine di informare in modo indipendente ed accurato sugli avvenimenti di un'area soggetta a continui conflitti.

L'agenzia nasce dall'impegno di un gruppo di giornalisti che vivono e lavorano nel vicino oriente e in Italia, lo scopo prefissato è di dare un'informazione che faccia maggior chiarezza e approfondisca le tematiche della zona.

La Nena si propone di fornire aggiornamenti quotidiani sui conflitti in corso, sui processi politici di cambiamento, le dinamiche sociali, le lotte dei lavoratori, il protagonismo emergente delle donne, le condizioni dei giovani, le produzioni culturali. Lo fara’ sia attraverso la diffusione di news quotidiane, sia attraverso articoli, reportages, analisi e materiale multimediale.

I media tradizionali, di solito, danno notizie parziali e anche devianti sulla situazione sia dei conflitti sia della situazione socio/economiche dell'area; un'agenzia in grado di sviluppare e divulgare le notizie in modo inparziale e indipendente dagli interessi è della massima importanza per la conprensione dei rapporti tra i diversi popoli che popolano la zona che di solito ci viene presentata come unitaria mentre è molto diversificata.

Tutti sappiamo del conflitto israeliano/palestinese, pochi però ne conoscono le conseguenze per i palestinesi. Cosi come pochi sanno delle lotte per l'emancipazione dei popoli arabo/islamici dal torpore secolare che porta in sé la tendenza ad isolarsi.

L'agenzia, nasce proprio per sopperire a questa mancanza cronica dell'informazione occidentale; mancanza che porta molti a pensare che dall'altra parte ci siano solo fondamentalisti islamici, terroristi e petrolio da sfruttare ad ogni costo per mantenere il nostro status.

BUON LAVORO ALL'AGENZIA!!

Amianto, il killer nascosto.
post pubblicato in LAVORO, il 1 maggio 2010


Sono tre mila all'anno le morti causate dal contatto con l'amianto; contatto che si verifica in molti modi e di cui chi si ammala quasi mai ne ha consapevolezza.
Secondo i dati del cnr, il materiale contenete amianto presente oggi in Italia è pari a 32 milioni di tonnellate; materiale che si trova sparso un po in tutta Italia e sotto varie forme.
L'amianto è stato usato in molti campi, dall'edilizia, pubblica e privata, alla nautica, dai trasporti all'industria e anche per le tute dei pompieri dato la sua resistenza al calore.
I siti sono dislocati su gran parte del territorio italiano e riguardano sia discariche che ex stabilimenti per la produzione di quei manufatti contenente amianto; riguardano anche abitazioni, onduline per i tetti, cappe per i camini ecc. marina, dove veniva usato sulle navi.

Con la legge 257/92 per la messa al bando dell'amianto, si è incominciato alla mappatura dei siti e la loro bonifica. Questo, oltre che essere un'operazione che presenta molte difficoltà e ha costi elevati, non riesce a raggiungere tutti i siti; in modo particolare l'edilizia abitativa e l'industria.
Inoltre, mancano le strutture per lo smaltimento.
Nelle disposizioni generali, la legge non limita la sua azione alla sola messa al bando dell’amianto, ma affronta anche le complesse problematiche ad esso collegate: la tutela contrattuale dei lavoratori, i limiti ed il controllo delle emissioni, l’imballaggio, l’etichettatura e lo smaltimento dei rifiuti contenenti amianto. Per esse indica norme di riferimento già in vigore, introducendo a volte in queste ultime adeguate modifiche. La legge contiene forme di tutela sia verso i lavoratori che verso le imprese di produzione penalizzate dalla dismissione dell’amianto.
Non indica nessun intervento per le persone coinvolte indirettamente.

I dati riportati da Leganbiente: "I numeri dei casi riscontrati di mesotelioma alla pleura si spiegano anche con il record non invidiabile di produzione di amianto che deteneva l’Italia - secondo produttore europeo, con oltre 3,7milioni di tonnellate di amianto grezzo estratto dal 1946 al 1992 - che è stato prodotto e commercializzato in tutto il Paese con alcune situazioni interessate da
quantitativi davvero incredibili. Si va dal milione di metri quadrati delle coperture di edifici privati di Casale Monferrato (Al) ai 45milioni di m3 di pietrisco di scarto contaminato e utilizzato per il rimodellamento dei versanti e delle valli circostanti la miniera di Balangero (To), passando per i 90mila m3 di fibra in varie forme contenuto nello stabilimento produttivo di cemento amianto nella città di Bari, fino ad arrivare ai 40mila big bags contenenti rifiuti d’amianto prodotti fino ad oggi con la bonifica di Bagnoli a Napoli", danno la misura di come si sia operato in Italia e delle difficoltà di realizzare le aspettative della legge stessa. A ciò va aggiunto la lungaggine della burocrazia nel disporre i mezzi alla sua attuazione.

Ma il dato più sconcertante riguarda la salute di quanti sono stati o sono tuttora a contatto con le fibbre.
Innanzi tutto, il periodo di latenza del mesotelioma (tumore provocato dall'amianto) arriva fino a 40 anni, il che significa, per coloro che sono esposti, accorgersi anche dopo 40 anni del pericolo e comunque, sempre tardi.
Le malattie provocate dalla polvere d'amianto sono parecchie: mesotelioma pleurico,  asbestosi,   fibroma polmonare, lesioni pleuriche e peritoneali e carcinoma bronchiale. Nomi spaventosi, dei mali incurabili inequivocabilmente collegati alla sua esposizione.
Il problema, purtroppo, riguarda anche categorie di persone che hanno avuto contatto anche semplicemente lavando le tute degli operai. 
Che l’amianto sia nocivo per la salute umana è noto da sempre. Anche solamente circoscrivendo la nostra ricerca al periodo che va dalla seconda guerra mondiale al 1965 – anno nel quale fu promulgato il testo unico per molte parti ancora in vigore -, si possono elencare almeno 7 diversi interventi legislativi finalizzati alla tutela dei lavoratori a contatto con questo materiale: leggi e decreti per la tutela dei lavoratori a contatto con l'amianto.
Queste leggi e decreti indicavano chiaramente la pericolosità dell'amianto, ma la legge è arrivata solo nel 1992, fino ad allora si è continuato a estrarre e produrre manufatti con l'amianto sommergendo l'Italia di prodotti, usati nei più disparati settori, conteneti amianto.

Ma anche sul risarcimento dei danni non c'è da stare allegri: ci sono 50 milioni destinati alle vittime (30 governo Prodi 2008, altri 20 governo Berlusconi 2009) ma finora non sono stati utilizzati perché non è ancora stato approvato il decreto attuativo necessario a sbloccare e utilizzare il fondo.
 

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MInistro Gelmini: stare a casa dopo il parto è un privilegio
post pubblicato in COMMENTI, il 1 maggio 2010


In una intervista rilasciata a Io Donna, il ministro dell'istruzione Mariastella gelmini afferma che stare a casa dopo il parto è un "privilegio".
Alla domanda: Un privilegio? Non è un diritto?
Risponde:
Una donna normale deve certo dotarsi di una buona dose di ottimismo, per lei è più difficile, lo so; so che è complicato conciliare il lavoro con la maternità, ma penso che siano poche quelle che possono davvero permettersi di stare a casa per mesi. Bisogna accettare di fare sacrifici.

Già, molto complicato, specialmente quando non ci sono i servizi (asili nido), o costano troppo, necessari ad aiutare le donne in simili casi. Vorrei proprio vederla, signora ministra, portare in fabbrica o in ufficio la figlia.
Ed è altrettanto vero che le donne che non possono permettersi di stare a casa per 6 mesi continuano ad aumentare, visto la carenza di lavoro dove le donne sono le prime a pagarne il prezzo.
Eh, si, cara ministra, ha proprio ragione! Ma, ci dica, quante sono le donne in grado di viaggiare con "l'auto blu" o di permettersi il "freccia rossa" (69 euro Milano- Roma in prima classe, perché, Lei, non credo che viaggi in seconda), O di permettersi la baby sitter o altre agevolazioni tipiche di chi a soldi e che, comunque, non avrebbero neanche bisogno di lavorare.
Certi ragionamenti fatti da una persona in posizione "privilegiata" (si, perché, la privilegiata è lei, non chi, per necessità, è costretta a far uso dei 6 mesi di maternità e, che all'occorrenza, lasciano anche il posto di lavoro, facendo una scelta, per niente negativa, di accudire ai propri figli) come lei, non solo lasciano il tempo che trovano ma, risultano offensive.
Offensive perché, oltre a trattare il problema in modo molto superficiale, non tiene minimamente conto dei sacrifici che, una donna "normale(?)", come la definisce lei (e anche questo è offensivo) deve, quotidianamente, affrontare.
Offensive perché, le donne che lavorano, lo fanno per aiutare il bilancio famigliare e non per fare le "veline" politiche o no.
Offensive perché, le donne che lavorano, hanno lottato per avere quello che lei chiama "privilegio"; si sta dimenticando, signora ministra, che il permesso di maternità è un diritto che permette alle donne di mantenere il lavoro quando, in passato, venivano licenziate, o, addirittura non assunte perché in età "riproduttiva".

Alla base del "suo privilegio" c'è la consapevolezza dell'importanza della donna stessa e del suo ruolo nella società. Ruolo che, al di la delle belle parole sull'emancipazione, è rimasto tale e quale al passato; la differenza sta nel fatto che, la donna oggi, può usufruire di diritti che le permettono di essere madre e, allo stesso tempo, mantenere il ruolo di "lavoratrce.

Ciò che lei propone, di tornare al lavoro dopo un mese, presuppone un capacità economica maggiore che stare a casa.


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