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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
AVVISO
post pubblicato in ALTRO, il 25 giugno 2010


Dal 26/6 al 22/7 sarò in ferie.
Ringrazio tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere i miei post e auguro a tutti buone vacanze.

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Petrolio nel Mar Rosso
post pubblicato in Riflessioni, il 21 giugno 2010


Uscita di petrolio nel Mar Rosso, che potrebbe provenire da una piattaforma offshore o anche da una petroliera, ha già interessato 20 chilometri di coste a nord di  Hurghada.

Il governo egiziano si è già attivato per impedire che sulla costa, , si verifichi un disastro ambientale che minerebbe l’attività economica, che si basa prevalentemente sul turismo.

Tanti piccoli incidenti, tanti piccoli tasselli di un disegno economico che, se non fermato, potrà portare a una diminuzione della vivibilità del pianeta; tutto ciò succede mentre, in diverse parti del mondo, e non solo nel ricco occidente e oriente, si sta cercando di valorizzare le energie rinnovabili e di recuperare vecchi sistemi di produrre e utilizzare l’acqua (come avviene nel deserto del Sahara dove il governo algerino ha finanziato il recupero di ottanta oasi attraverso l’irrigazione usando vecchi metodi per utilizzare l’acqua che si forma con l’umidità della notte).

Quella del petrolio , tra incidenti e guerre per il suo controllo, sta diventando, a tutti gli effetti, una situazione insostenibile sia dal punto di vista economico degli stati (dipendere da esso è ormai diventato un rischio incalcolabile per le economie perché, dal momento che tutto funziona ad energia elettrica, gli stati sono soggetti costantemente ai ricatti dei petrolieri) sia da quello sociale perché le loro politiche possono essere decise in base ai ricatti.

In questo contesto, si fa sempre più pressante la necessità di uno sviluppo dell’energia rinnovabile che permetterebbe agli stati una indipendenza necessaria al loro sviluppo e alla libera cooperazione. Inoltre, risolverebbe la maggior parte dei problemi inerenti all’utilizzo su larga scala del petrolio.

Un caso a parte delle rinnovabili è l’energia prodotta con il nucleare che, se da una parte non produce inquinamento immediato, dall’altra crea il problema delle scorie che, a tutt’oggi, è al di la dall’essere risolto. Inoltre, le centrali nucleari, anche se migliorate rispetto al passato, comportano sempre dei rischi maggiori (tanto per intenderci, un incidente in una centrale potrebbe creare seri problemi a vaste aree territoriali e riguarderebbe più nazioni perché le radiazioni vengono spostate dal vento) rispetto alle altre dove i rischi sono praticamente zero.

Per concludere, oggi, la possibilità di produrre energia pulita è più che reale esistendo le tecnologie adatte a costi accettabili e, inoltre, sarebbe un incentivo all’economia produttiva perché creerebbe posti di lavoro nuovi in grado di inglobare in sé i lavoratori che, con la dismissione dei vecchi impianti, verrebbero licenziati.

Petrolio nel Mar Rosso

Uscita di petrolio nel Mar Rosso, che potrebbe provenire da una piattaforma offshore o anche da una petroliera, ha già interessato 20 chilometri di coste a nord di  Hurghada.

Il governo egiziano si è già attivato per impedire che sulla costa, , si verifichi un disastro ambientale che minerebbe l’attività economica, che si basa prevalentemente sul turismo.

Tanti piccoli incidenti, tanti piccoli tasselli di un disegno economico che, se non fermato, potrà portare a una diminuzione della vivibilità del pianeta; tutto ciò succede mentre, in diverse parti del mondo, e non solo nel ricco occidente e oriente, si sta cercando di valorizzare le energie rinnovabili e di recuperare vecchi sistemi di produrre e utilizzare l’acqua (come avviene nel deserto del Sahara dove il governo algerino ha finanziato il recupero di ottanta oasi attraverso l’irrigazione usando vecchi metodi per utilizzare l’acqua che si forma con l’umidità della notte).

Quella del petrolio , tra incidenti e guerre per il suo controllo, sta diventando, a tutti gli effetti, una situazione insostenibile sia dal punto di vista economico degli stati (dipendere da esso è ormai diventato un rischio incalcolabile per le economie perché, dal momento che tutto funziona ad energia elettrica, gli stati sono soggetti costantemente ai ricatti dei petrolieri) sia da quello sociale perché le loro politiche possono essere decise in base ai ricatti.

In questo contesto, si fa sempre più pressante la necessità di uno sviluppo dell’energia rinnovabile che permetterebbe agli stati una indipendenza necessaria al loro sviluppo e alla libera cooperazione. Inoltre, risolverebbe la maggior parte dei problemi inerenti all’utilizzo su larga scala del petrolio.

Un caso a parte delle rinnovabili è l’energia prodotta con il nucleare che, se da una parte non produce inquinamento immediato, dall’altra crea il problema delle scorie che, a tutt’oggi, è al di la dall’essere risolto. Inoltre, le centrali nucleari, anche se migliorate rispetto al passato, comportano sempre dei rischi maggiori (tanto per intenderci, un incidente in una centrale potrebbe creare seri problemi a vaste aree territoriali e riguarderebbe più nazioni perché le radiazioni vengono spostate dal vento) rispetto alle altre dove i rischi sono praticamente zero.

Per concludere, oggi, la possibilità di produrre energia pulita è più che reale esistendo le tecnologie adatte a costi accettabili e, inoltre, sarebbe un incentivo all’economia produttiva perché creerebbe posti di lavoro nuovi in grado di inglobare in sé i lavoratori che, con la dismissione dei vecchi impianti, verrebbero licenziati.


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Cronache da L'Aquila 6
post pubblicato in TERREMOTO, il 20 giugno 2010


Case costruite con legno e paglia, energia rinnovabile, volontariato e finanziamento volontario.

Questo è quanto succede a Pescomaggiore, un piccolo borgo tardo medioevale a una decina di chilometri da L’Aquila dove, gli abitanti del borgo, prevedendo le lungaggini dello stato (e eventuali “imbrogli”) hanno rifiutato i finanziamenti pubblici e si sono decisi a ricostruire il borgo di propria iniziativa.

Il progetto di ricostruzione nasce sulla base di un preesistente progetto, realizzato sempre dai cittadini, atto alla rivalutazione del paese e del territorio circostante per evitare lo spopolamento dello stesso, dopo il terremoto del 6 Aprile, gli abitanti hanno deciso di costituire EVA (progetto Eco Villaggio Auto costruito).

Per attuarlo si sono avvalsi della collaborazione di volontari provenienti da Italia, Spagna, Austria e Polonia (circa 150) Più i finanziamenti raccolti sia attraverso internet che da privati.

Un esempio encomiabile della capacità degli italiani di “arrangiarsi” di fronte alle emergenze e senza l’interferenza dello stato. Certo, si può obiettare che un piccolo borgo richiede un “minimo” impegno rispetto a una grande città, questo è vero. Ma è altrettanto vero che, la dove i cittadini hanno avuto modo di intervenire direttamente (vedi Friuli e Umbria e Marche), la ricostruzione è avvenuta in tempi rapidi; inoltre, le sette case sono costate circa 500 euro al metro quadro, mentre quelle del piano CASE del governo 2.550.

Come avvelenare i mari, e non solo.
post pubblicato in BREVI, il 18 giugno 2010


 In questi ultimi mesi siamo stati messi a conoscenza del disastro del golfo del Messico per la fuoriuscita di milioni di litri di petrolio nell’oceano.

Poco o niente ci dicono sul traffico di rifiuti tossici.

Da green peace l’inchiesta sulle navi tossiche nel mondo, che riguarda l’Europa, inclusa l’Italia, come “esportatrice” di rifiuti tossici e i paesi in via di sviluppo come destinazioni.

Nell’inchiesta di green peace si fa notare che: “Come denunciato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente in un rapporto del 2009, il traffico illegale di rifiuti tossici è un problema ancora rilevante. L'Agenzia sostiene che la Convenzione di Basilea, che impone il divieto dell'export di rifiuti tossici tra Paesi OCSE e non-OCSE, è ben lontana dall'essere pienamente applicata.”  

In questo traffico, l’Italia è ben presente sia come esportatrice che come snodo del traffico; inoltre, secondo l’inchiesta, ci sono dei  seri dubbi sul recupero della nave “Cunski al largo di Cetraro, in Calabria, ufficialmente smantellata ad Alang (India), a seguito delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. Sui dubbi relativi all’identificazione del relitto con il piroscafo “Città di Catania” (costruito quasi mezzo secolo prima e affondato durante la Prima Guerra Mondiale) si è già espresso l’Osservatorio per un Mediterraneo libero da veleni, che è costituito da una dozzina di associazioni.”

“Altri dubbi sono emersi considerando che, dopo le prospezioni della Regione Calabria,

le ricerche governative sono state condotte da una nave (Mare Oceano) di proprietà

di un gruppo armatoriale (Attanasio) uno dei cui esponenti è stato coinvolto nel

“Caso Mills”, ben noto alle cronache italiane. Greenpeace ha raccolto elementi

che indicano che il governo italiano avrebbe respinto l’offerta da parte del

Ministero della difesa britannico di mezzi e personale tecnico altamente

qualificati (e a quanto pare meno onerosi in termini economici di quelli della Mare

Oceano). Questa informazione non è mai stata resa pubblica. Come i termini del

contratto con la nave del gruppo Attanasio.”

 

Dunque, traffico di sostanze tossiche in paesi già martoriati da guerre e miseria, dove, l’occidente ricco, si è espresso per aiuti all’ultimo G8 de L’Aquila e che, l’Italia, come sostiene Action-aid - la Ong che opera in 27 Paesi in tre continenti, con progetti che si propongono di cambiare gli squilibri nelle relazioni di potere all'origine della povertà, che alimentano la consapevolezza e la conoscenza dei diritti delle persone e che sostengono le loro organizzazioni, contribuendo a modificare prassi e politiche ingiuste – dopo le promesse non ha fatto seguire i fatti trovandosi alla apri con la Corea del Sud.

 


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Dall’immaginazione al potere alla paranoia del potere.
post pubblicato in Riflessioni, il 17 giugno 2010


 

Sul finire degli anni sessanta (1968), gli studenti francesi, durante le loro proteste (maggio francese) lanciarono lo slogan “l’immaginazione al potere” intendendo con questo, una società viva, capace di interpretare e applicare le tendenze innovative contenute in essa, una società in progres.

Oggi, a distanza di 42 anni, il potere, rappresentato da “una certa destra”, incapace di interpretazioni positive delle forze sociali, si è sempre più incanalato verso una società rigida; una società dove il sospettato non è più la rigidità delle strutture, ma il progresso sociale stesso.   

In questa operazione di cambiamento negativo, si è tentato di giustificare tale cambiamento come progresso, peccato che i mezzi messi in campo per tale cambiamento siano, esattamente, quelli usati dalla società rigida, ovvero, il ritorno a metodi di gestione centralizzati che non lasciano spazio, appunto, all’immaginazione.

Due fatti recentissimi di questo agire sono il ddl intercettazioni, che nega, appunto, lo spazio agli individui di esprimere liberamente la loro opinione su fatti determinanti per la vita civile e le proposte della fiat sui posti di lavoro che si basa sull’antico ricatto: o accetti le mie condizioni o sei fuori; ricatto che vale sia per le organizzazioni sindacali sia per i singoli dipendenti. Inoltre, il  punto centrale del cambiamento, è la modifica della costituzione che, a dire dei fautori del cambiamento, renderà più agevole l’iter sia del  parlamento che quello della giustizia e che permetterà all’economia, con l’acquisizione di più diritti alle imprese (capitale), di poter gestire le imprese senza più vincoli.

All’apparenza, quanto si sta facendo sembrerebbe davvero un nuovo corso positivo, ma nei fatti, renderà chi governa e chi gestisce l’economia, immune da ogni tipo di controllo sulle loro azioni e, inoltre, saranno loro stessi a controllare la società rendendola sempre più dipendente da loro.

Si potrebbe dire che questa politica sia il frutto di necessità intrinseche al capitalismo che, di fronte all’attuale crisi finanziaria, si trova nella necessità di ristrutturarsi e questo, in parte è vero; ciò non toglie che, se da una parte le crisi esistono, dall’altra vengono usate, non per ristrutturare il paese affinché ritorni attivo per il bene comune, ma per riportare la società su schemi precedenti alla costituzione repubblicana. Schemi che presuppongono una società rigida basata, sul piano sociopolitico, sul sospetto di tutti contro tutti. L’affermazione di Berlusconi “siamo tutti spiati” serve solo a creare un senso di disagio nella popolazione (considerando che, proprio secondo i suoi calcoli, i 7 milioni di intercettati non siamo noi cittadini “normali” ma la classe dirigente con la sua schiera di portaborse e i loro referenti negli affari).

Solo una società paranoica può basarsi su tali presupposti.

 Per concludere, se il potere vuole una società rigida e servile, deve creare un senso di paura paranoica nei cittadini nei confronti di nemici “immaginari” e, allo stesso tempo, reali perché,  effettivamente, vengono indicati nelle istituzioni preposte al controllo dei poteri, ma per fare ciò, deve, esso stesso comportarsi come tale.


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Aggressione a Torino contro giovane Rom in cinta.
post pubblicato in Riflessioni, il 15 giugno 2010


Non l’ho colpita col bastone solo spintoni e pugni. Cosi si difende il giovane che, qualche giorno fa, ha aggredito una giovane Rom in stato di gravidanza.

La donna, assieme ad una cugina, stava chiedendo l’elemosina in un quartiere di Torino e, dopo aver suonato i campanelli di un palazzo, si è affacciato un giovane che, vedendo che erano zingare, si mise ad inveire contro di loro accusandole di voler rubare negli appartamenti. Le donne, impaurite, si allontanarono ma, dopo qualche minuto furono raggiunte dal giovane che, secondo le donne, le aggredi a bastonate. La giovane in stato di gravidanza, fu portata in ospedale dove i medici accertarono che il feto non dava più segni di vita.

 Ciò che colpisce maggiormente è la difesa del tipo: “non l’ho colpita col bastone ma solo spintoni e pugni”; come a dire che spingere, magari con forza, e pugni facciano meno male delle bastonate. Ma, al di la di questo, rimane il fatto, grave, dell’aggressione. Sia per l’aggressione al “diverso” – inteso come persona inferiore, ovvero, non idoneo a rappresentare la razza cui appartiene o perché appartenente a altra razza - sia, e cosa ancor più grave, aggredire una persona più debole, ha dei significati che rimandano, non tanto al carattere del personaggio, quanto alle implicazioni sociali. Se si dovesse avere tale possibilità - aggredire i più deboli o i diversi, come, per altro, è già successo – significherebbe che nessuno è più al sicuro, che, chiunque, passeggiando per strada, dovrà mettere in conto d’essere preso di mira da qualche vigliacco che, in base a sue considerazioni soggettive, ritiene chiunque diverso o più debole.

Purtroppo, da parecchio tempo la cronaca registra sempre più episodi di aggressione per motivi che, di solito, sono da imputare al razzismo. Certo, questi vigliacchi, quando presi vengono arrestati e, di solito, si difendono sostenendo la loro aggressione non politica; ma può essere non politica un’aggressione a persone diverse? Credo proprio di no! Solo ritenere diverso un essere umano indica un’appartenenza ideologica ben distinta.

I diritti delle aziende secondo la FIAT
post pubblicato in LAVORO, il 13 giugno 2010


È di solo pochi giorni fa l’affermazione del premier che “è ora di dare anche diritti alle aziende che finora hanno avuto solo doveri”, ed ecco che, puntualmente, l’azienda FIAT, una dei simboli dell’industria italiana, incomincia a farli valere. E come? Con un ricatto: se volete lavorare dovete fare come diciamo noi. Questo, in sintesi, il succo delle proposte della FIAT in merito al mantenimento della produzione a Pomigliano D’Arco.

Cosa chiede la FIAT?

1)      Ottanta ore annue di lavoro straordinario pro capite praticamente obbligatorie, "senza preventivo accordo sindacale, da effettuare a turni interi";

2)      la riduzione delle pause sulle linee meccanizzate dagli attuali 40 a 30 minuti;

3)      il recupero produttivo delle fermate tecniche, anche se effettuate per causa di forma maggiore.

Inoltre, per contrastare forme anomale di assenteismo che si verifichino in occasione di particolari eventi non riconducibili a forme epidemiologiche quali in via esemplificativa ma non esaustiva, astensioni collettive dal lavoro, manifestazioni esterne, messa in libertà per cause di forza maggiore o per mancanza di forniture, nel caso in cui la percentuale di assenteismo sia significativamente superiore alla media, viene individuata quale modalità efficace la non copertura retributiva a carico dell'azienda nei periodi di malattia correlati al periodo dell'evento". L'articolo parla inoltre di "elevato livello di assenteismo che si è passato verificato nello stabilimento in concomitanza con le tornate elettorali politiche", e prevede dunque la chiusura in caso di elezioni, chiedendo ai lavoratori di prendersi nei giorni di chiusura le ferie o i permessi.

Ecco i diritti delle aziende, la possibilità di gestire la produzione al di fuori dei normali canali: contratti collettivi e aziendali, leggi dello stato (statuto dei lavoratori. Le richieste della FIAT, se accettate, porrebbero le condizioni per la fine dei diritti dei lavoratori, in primis il diritto al lavoro in condizioni “civili”; ciò che vuole la FIAT, e il primo ministro, non è il posto di lavoro per i 5000 operai di Pomigliano, ma la completa libertà di azione in campo produttivo.

L’attuale politica del lavoro mira a:

1)      porre fine alle lotte (scioperi) di rivendicazione degli operai;

2)      porre fine alle conquiste dei lavoratori e annullare quelle acquisite;

3)      dividere gli operai in corporazioni separate dove ognuna abbia le proprie regole per evitare il formarsi di organizzazioni capaci di influire sul mondo del lavoro;

4)      disporre a proprio piacimento del personale con regole imposte dalle aziende;

5)      aprire, chiudere o de localizzare (anche all’estero) i siti produttivi in base ai loro interessi al di la che il mercato tiri o no in nome del profitto;

6)      ottenere finanziamenti statali senza vincoli, legati unicamente alla riconversione della produzione e non più al mantenimento dei posti di lavoro.

Questa politica va inserita nel quadro attuale delle richieste del governo quali:

1)      cancellazione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (proposta avanzata più volte e sempre respinta dall’opposizione e dal sindacato);

2)      contratto a termine (di fatto, annullamento dell’articolo 18)

3)      pensione al compimento dei 70 anni (con la prerogativa di licenziare qualora l’operaio non risponda più alle esigenze dell’azienda);

4)      cancellazione dello stato sociale (privatizzazione anche dei servizi pubblici essenziali come: acqua, sanità, scuola, cultura e pensioni;

5)      snaturamento della costituzione attraverso leggi come: intercettazioni, lodo Alfano, lotta alla criminalità (respingimenti e reato di clandestinità).

È in questo contesto che va letta anche la finanziaria che, pur essendo nata da esigenze oggettive al sistema, invece di prevedere azioni utili al contenimento della spesa pubblica quali:

1)      diminuzione netta dei privilegi (e non solo gli stipendi) in uso verso la dirigenza (a qualsiasi livello e grado di comuni, province, regioni e organi statali) statale;

2)      blocco delle grandi opere e lotta agli sprechi derivanti dagli appalti e dalla corruzione da essi derivante;

3)      modifica del sistema fiscale: tasse sulle rendite finanziarie speculative e non e sui prodotti anziché sulla persona fisica (al diminuire dei posti di lavoro non corrisponde la diminuzione della produzione, pertanto, a parità di produzione, con meno dipendenti, l’azienda paga meno tasse e, di conseguenza aumenta i propri utili (dividendi);

4)      lotta all’evasione con l’abolizione dei condoni d’ogni tipo.

Il governo, coadiuvato dagli industriali, insiste sulla politica del “bisogna contribuire tutti”, anche i meno abbietti. Si dimentica che, 100 euro per un operaio sono una cifra enorme, mentre, qualche migliaio di euro per redditi superiori anche solo a 50.000 sono bazzecole.

Il problema FIAT non è altro che la punta dell’icberg di questa politica. Il campo di battaglia dove si sta giocando il futuro, non solo dei 5000 operai di Pomigliano, ma anche quello della democrazia e dello stato di diritto in Italia. Se la FIAT dovesse riuscire nel suo intento, sarebbe la fine dello stato di diritto perché verrebbe a mancare il più essenziale dei diritti: quello al lavoro.

 L’attuale politica di CONFINDUSTRIA e del governo, fatta passare per progressista, non è altro che la riedizione in chiave moderna del vecchio sistema esistente prima della repubblica.

 

Cronache da L'Aquila 4. Proibita contestazione a Bertolaso
post pubblicato in TERREMOTO, il 13 giugno 2010


Per gentile concessione dell'autore

L’INDULGENZA

12 06 2010

Ieri Bertolaso è tornato come l’assassino sul luogo del delitto. Anche se, rispetto al famoso detto, c’è da dire che il Guido nazionale ha già abbondantemente superato la sua seconda visita su questi luoghi.

Ma qualcosa, rispetto alle prime volte è cambiato, e val la pena darne notizia a voi che non potete sapere se non tramite chi è sul posto.

Rispetto all’anno trascorso, si sono ripetute più volte le visite a sorpresa, non ve ne sono più di annunciate, e questo almeno da febbraio: Guido non teme le menti fragili, perché allora non erano ancora partorite dalla mente deviata di chi ci governa. Molto più banalmente, teme i contestatori: quelli sani, armati di striscioni e frasi critiche; quelli che se ci fosse stato qualcosa di cui andare orgogliosi nel modo in cui il Dipartimento ha operato a L’Aquila l’avrebbero detto con onestà intellettuale.

Nulla c’entrano le indagini della Procura Aquilana sulla Commissione Grandi Rischi, anche perché Bertolaso, non essendosi seduto attorno a quel tavolo, per una volta è estraneo alla vicenda.

E allora cosa lo spinge a comportarsi così? Una coscienza laica come la mia dovrebbe limitarsi a dire che nel suo comportamento di ieri a Collemaggio, c’è solo l’idiosincrasia dell’uomo per le critiche altrui. Eppure, voglio leggerci un segno di qualcosa di più profondo: io conosco cosa sia quella porta che Bertolaso ieri ha varcato insieme a Gianni Letta. Non è una porta di servizio. E’ una Porta Santa.

La si varca nell’unico Giubileo annuale che il Mondo intero conosca. Roma lo vive ogni 25 anni, L’Aquila tutti gli anni, con il rito della Perdonanza. E’ una concessione ecclesiastica più unica che rara, che dobbiamo a Celestino V, il Papa del Morrone, il Papa del gran rifiuto. Chi la varca, sinceramente pentito, guadagna l’indulgenza plenaria. Dal 1294.

Capita così che ieri, dopo due settimane senza ponteggi ad oscurarla, arrivino due ometti da Roma, a festeggiare la “scoperta” della facciata di Collemaggio. Liberata dalle impalcature che la coprivano dal 2007. Già, dal 2007; nulla c’entra il terremoto. Nessuna ricostruzione. Non ricostruzione della facciata. Bensì una ricostruzione DI facciata. Sono venuti a vendersela alle telecamere come una loro opera a tempo di record, mentre invece come ormai anche voi saprete, la Basilica aveva quell’impalcatura enorme già da tre anni quando s’è verificato il terremoto. E grazie ad essa la facciata è rimasta indenne.

Siccome ormai gli Aquilani (non tutti) hanno imparato a conoscere le loro intenzioni, si erano radunati in gruppo davanti all’ingresso della Basilica per ricordare che l’opera di restauro non poteva essere venduta all’opinione pubblica come intervento di ricostruzione, ché non essendosi danneggiata il 6 Aprile, proprio non c’era nulla da riparare.

E lì, l’imprevisto; forse neppure troppo, perché il gesto una sua utilità ce l’ha anche oltre l’aggiramento di una insostenibile (per i due) contestazione: anziché passare dal davanti della Basilica, Bertolaso e Letta guadagnano un ingresso laterale: si tratta, appunto, della Porta Santa, aperta fuori stagione, in deroga anche al secolare rito ecclesiastico.

Il Vescovo Molinari (boccaccia mia stai zitta), afferma ” che è stato un suggerimento di Celestino V”….

Pare che Bertolaso, all’uscita sembrasse più sollevato, nell’espressione del volto: purificato dal transito sotto la Porta Santa.

Miracoli dell’indulgenza.

3 e 32 rete di coordinamento dell'Aquila

shockjournalism

La Libia chiude l'ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr)
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 11 giugno 2010


 

Riporto per intero l’articolo apparso sul sito Programma integra:

“In una nota diffusa nei giorni scorsi, l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha espresso profondo rammarico per la decisione del governo libico di chiudere l'ufficio dell'Agenzia. Molto preoccupato anche il Cir.

Da anni l'ufficio dell'Unhrc in Libia si occupa di proteggere, assistere e trovare soluzioni durevoli per i rifugiati che si trovano nel paese. L'Agenzia Onu è inoltre impegnata in un programma per il reinsediamento verso paesi terzi dei rifugiati presenti in Libia. Al momento, riferisce la nota, l'Unhcr è impegnata in trattative con le autorità libiche per il mantenimento della sua presenza.
Sull'avvenimento è intervenuto anche il Consiglio italiano per i rifugiati (Cir) che in un a lettera inviata lo scorso 1° giugno al Ministro degli Esteri, Franco Frattini, ha chiesto l'intervento dell'Italia affinché l'Unhcr possa riprendere le proprie attività e ottenga dal Governo libico formale riconoscimento diplomatico.”

 

Già si sa del trattamento riservato ai migranti in Libia, dove subiscono torture e li fanno lavorare come schiavi. Lo  si sapeva già quando il governo italiano fece l’accordo per i respingimenti.

Ora, con la chiusura dell’ Unhcr, si rischia di perdere anche le poche informazioni che si è riusciti ad avere fin’ora.

 

L’accordo sui respingimenti tra Italia e Libia rientra nel trattato di amicizia, partenariato e cooperazione. Accordo che pone fine al contenzioso tra i due stati sul passato regime coloniale, ovvero, sul pagamento, da parte dell’Italia, di una somma per riparare ai danni della colonizzazione.

Un problema, in fondo, economico e di mercato, dove, però, a farne le spese sono le migliaia di migranti che transitano dalla Libia e che, con la legge sui respingimenti, vi vengono rimandati con buona pace, e affari, dei loro aguzzini.

 

Il ministro Frattini chiede che il governo italiano intervenga a favore della riapertura dell’ufficio dell’ Unhcr e per ottenere il formale riconoscimento diplomatico della Libia. Ciò indica che, al momento dell’accordo, l’Italia, pur essendo a conoscenza dell’avversione libica nei confronti dell’ Unhcr, non ne tenne conto. Ma d’altra parte, era a conoscenza anche delle condizioni degli immigrati in Libia.

Ma, d’altra parte, di fronte a interessi economici, si sa che l’essere umano passa sempre in secondo ordine.

Poco importa se l’immigrato in Italia, se regolarizzato, porterebbe ricchezza nelle casse dello stato  

, di fronte agli interessi particolari delle imprese, questo non è neanche considerato un problema. Le imprese, in un regime liberista, si sa che hanno il potere dalla loro, anzi, il potere sono loro.

 

 

 

 


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Berlusconi, la costituzione e lo stato sociale
post pubblicato in POLITICA, il 10 giugno 2010


Articolo 41 della costituzione:

L'iniziativa economica privata è libera.

Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Cito l’articolo della costituzione in merito a quanto detto dal premier in occasione dell’assemblea di Confartigiato: "Sono due i progetti ai quali lavoriamo: lo statuto delle imprese, che è già depositato alla Camera e la proposta del ministro [dell'Economia, Giulio] Tremonti di sospendere per 2-3 anni tutte le autorizzazioni richieste per aprire le attività. Pensiamo a una legge ordinaria e a riscrivere l'articolo 41 della Costituzione che [in materia di lavoro e impresa] è datata", ha detto Berlusconi lamentando la matrice "catto-comunista" di questa parte della Carta. Questo al fine di: "riconoscere finalmente diritti agli imprenditori che finora hanno avuto solo doveri".

Di quali diritti “negati” parla? Se l’iniziativa economica privata è libera, significa che se ci sono dei diritti negati dipende dalle leggi, ma in questo caso cosa centra la costituzione? A meno che non si riferisca ai “programmi e controlli” che servono ad indirizzare l’attività economica a fini sociali. Forse è  questo che da fastidio al premier, non la mancanza di diritti degli industriali.

Ma cambiare questo aspetto, che comunque è regolato dalle leggi e, di conseguenza basterebbe modificare le stesse senza disturbare la costituzione, significa cambiare il fine; e quale fine metterebbe il premier? Quello del profitto? Credo proprio di si. Il premier fa riferimento anche alla mancanza del termine “mercato”. Vero, ma se l’economia è libera, è ovvio che operi in un mercato libero. Ma, allora, qual è il problema?

L’articolo parla esplicitamente di libertà, e gli industriali ne hanno sempre usufruito. Non solo, hanno anche avuto agevolazioni dallo stato, con soldi pubblici, quando entravano in crisi o dovevano ristrutturare l’azienda. Agevolazioni che andavano dalle tasse (chi investiva in zone “depresse”), al prepensionamento (quando, dopo le ristrutturazioni si trovavano nella necessità di ridurre il personale), dalla cassa integrazione (nei momenti di crisi sia aziendale sia generale) alla mobilità interna per evitare assunzioni temporanee. Inoltre, i finanziamenti che le aziende hanno ricevuto dallo stato, sono state usate anche per investimenti all’estero dove, però, non si è avuto nessun riscontro in termini di tasse (sempre che le paghino). A questo va aggiunta la legge sul contratto a termine che aggira in modo concreto il divieto di licenziamento e che regala alle aziende un diritto a senso unico.  I diritti, dunque, le aziende li hanno e ne hanno fatto uso in ogni modo; ciò che rimane, perciò, è il fine, lo scopo dell’economia sancito dalla costituzione: “La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.” Ecco quello che il premier, e gli industriali, vorrebbe/ro modificare, o meglio, sopprimere. il punto è che Il principio non sancisce solo l’indirizzo dell’economia, ma, di conseguenza, anche tutto l’impianto delle leggi che regolano il mondo del lavoro. Se venisse cambiato/soppresso, cadrebbero anche i presupposti alla base di tali leggi.

Questo non è altro che uno dei tanti tasselli che l’attuale primo ministro sta modificando con un unico scopo, quale?


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Cronache da L'Aquila 3
post pubblicato in TERREMOTO, il 10 giugno 2010


Per gentile concessione dell'autrice

mercoledì 9 giugno 2010

A presto

E' prevista, per il giorno 16, una mobilitazione che i cittadini aquilani del presidio permanente di piazza Duomo stanno organizzando per rivendicare il diritto di non tornare a pagare le tasse dal prossimo primo luglio e per avanzare la piattaforma di proposte che hanno elaborato per la ricostruzione sociale, economica e abitativa della nostra città. Manifestazione che si vorrebbe unitaria della cittadinanza tutta. I problemi, come sempre, sono tanti. E' difficile organizzare una mobilitazione senza mezzi e con poca forza fisica. Ma si va avanti nel duro lavoro. La cittadinanza è stanca e sfiduciata. Si sente abbandonata dalle istituzioni. E ricattata da quel padrone che minaccia di fare ciò che ha già fatto: ignorare la nostra condizione reale, poiché non si plaude al miracolo inesistente. Chi non ha occhi per vedere, e forza per capire, crede ancora che ciò che abbiamo avuto, poco e malgestito, non ci fosse dovuto. E accetta, piegando il capo. E per paura dell'ostracismo attribuito a coloro che vengono additati quali ingrati.
L'istituzione della zona franca urbana, manovra già inefficace, poiché riservata non già alle attività esistenti, azzerate o in grave sofferenza, ma all'insediamento di nuove imprese, è naufragata. La manovra finanziara l'ha fatta sapientemente scivolare in "zona a burocrazia zero". Non più sgravi fiscali o contributivi per cinque anni, ma solo un inter burocratico semplificato per chi vuole aprire una nuova attività. I 45 milioni di euro già stanziati si volatilizzano.
Il primo degli incontri promossi dal tavolo della comunicazione del presidio di piazza Duomo con gli abitanti del progetto c.a.s.e., tenutosi, per iniziare, negli insediamenti di Roio e finalizzato alla rilevazione dei bisogni dei cittadini, ha evidenziato persone fortemente demoralizzate e rinunciatarie. Persone che non vogliono uscire di casa. Persone che hanno perso la già poca speranza. Avvertono i tristi quartieri dormitorio come destino ineluttabile e permanente. La mancanza di provvisorietà che il governo ha voluto imporre con il faraonico progetto delinea negli animi un futuro che non prevede ricostruzione. E uccide i sogni. La riapertura di un altro piccolissimo tratto del corso, nel centro storico, a 14 mesi dal sisma, concede un po' di entusiasmo che sfuma, però, quando si comprende che una città non è fatta di case puntellate, ma di negozi, uffici, abitazioni. E persone attive.
Occorre un'iniezione di speranza. E occorre unità. Entrambe mancano. Forse arriveranno.
Questo è quello che lascio. Per la prima volta da quel 6 aprile, avverto il desiderio di andare via. Ho bisogno di "normalità" per poter chiarire le mie idee.
Lascio gli amici attivi e combattenti non senza rammarico e senso di colpa. Ma so che ben poco potrei fare in questo momento per la nostra causa. I mesi passati mi hanno minata nel fisico e negli entusiasmi. Ma so che i movimenti di persone responsabili sono onde. Si va e si viene. In questo cambio c'è la forza.
A presto lettori di questo blog. L'ho detto, lo ripeto, raccontarvi le nostre vicende è per me fonte di energia e motivazione. Siete preziosi.
A presto amici aquilani. Amici di lotta. Il vostro lavoro è impagabile ed esemplare.
A presto Aquilani tutti. Tirate fuori quell'orgoglio che ci dicono di avere. Io non lo vedo. Quando si è uniti si trae forza l'uno dall'altro. Buttiamo al vento pregiudizi e divisioni. Uniamoci per la nostra città.
Perché qui, soli, si muore

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Accattonaggio, a Riva del Garda proposta per proibirlo
post pubblicato in Riflessioni, il 9 giugno 2010


 Accattonaggio come problema sociale o espressione dello sfruttamento dei più deboli da parte di organizzazioni criminali?

Questa domanda se la dovrebbe porre il consigliere di minoranza del comune di Riva del Garda Luca Grazioli (Progetto per Riva) che proprio ieri ha presentato (chiedendo di proibire l'accattonaggio a Riva) un'interpellanza in materia chiedendo al sindaco Mosaner una risposta scritta sull'argomento.

L’interpellanza si basa unicamente sul presupposto che l’accattonaggio sia gestito dalla criminalità senza porre, in nessun modo, l’accento sui problemi sociali a monte del fenomeno quali la mancanza di lavoro regolare (extracomunitari), la povertà (anziani), l’ignoranza ed esclusione (donne e minori in prevalenza di origine nomade).

 Da quanto scrive il consigliere Grazioli nella sua interpellanza: per porre fine alle speculazioni criminali che gravano sui soggetti deboli impiegati nel mendicantato, quali extracomunitari, minori, donne, anziani, per contrastare più efficacemente l'interesse criminale allo "sfruttamento" di chi chiede l'elemosina e per contenere il fenomeno assicurando un'ordinata e civile convivenza, risulta evidente che se il problema nasce dalla criminalità, il fine è la convivenza civile. Come a dire che, se si “annullano” i mendicanti si risolvono tutti i problemi.

La questione “mendicanti” è molto seria e va, sicuramente, affrontata. Ciò che non quadra è la totale mancanza di riferimento alla questione sociale, come se il mendicante derivi unicamente dallo sfruttamento del criminale. Il consigliere dimentica che, se il criminale ha a disposizione persone da sfruttare, ciò deriva dalla situazione sociale in cui versa il mendicante.  

Nella questione sociale ci sono due aspetti che andrebbero analizzati: l’indigenza e lo l’uso dei minori.

L’indigenza può derivare sia da situazioni soggettive della persona sia da situazioni indipendenti dalla volontà della persona stessa. In tutt’e due i casi, la persona, se non assistita adeguatamente, può essere facile preda della criminalità.

L’uso dei minori può derivare sia da situazioni familiari indigenti sia da situazioni estreme di povertà ma anche da culture particolari (nomadi). Anche in questo caso, se viene a mancare l’apporto sociale di sostentamento, le persone coinvolte sono facile preda della criminalità.

Non tener conto di ciò e limitarsi ad “proibire” l’accattonaggio, non solo non lo risolve, ma dimostra una mancata volontà di risolvere i problemi che stanno alla base.

Da qui derivano alcune domande: i clandestini dovrebbero, per legge, essere espulsi; come mai si pensa a multare l’accattone, che è anche clandestino, invece di espellerlo? E come pensano di far pagare la multa a persone senza fissa dimora? Forse la mandano ai loro sfruttatori?

Per concludere, si potrebbe dire che: nelle società civili, l’individuo, se lasciato a se stesso e al di la della sua cultura, per sopravvivere o diventa vittima o diventa aguzzino. Il “bos” criminale, non è altro che l’espressione negativa della teoria sociale che vuole la persona impegnata in attività redditizie avente come scopo il maggior guadagno. Le vittime sfruttate dal crimine sono l’espressione negativa della teoria del lavoro liberista che vuole la società dipendente dall’economia. Ciò è provocato dal venir meno dell’assistenza ai disagiati che ha come risultato l’impoverimento progressivo di un numero sempre maggiore di persone.

Eliminare dalle strade l’accattone si risolve il problema in termini di pulizia, come fossero carta straccia, ma non delle cause.

La crisi e le misure strutturali secondo la lega.
post pubblicato in POLITICA, il 7 giugno 2010


Secondo Calderoli, i sacrifici devono essere fatti da tutti, inclusi i giocatori di calcio; lanazionale, dice, dovrebbe ridurre i compensi ai giocatori. Bene, fosse per me, con la crisi in corso, annullerei la partecipazione ai mondiali o, addirittura, annullerei i mondiali; e non solo di calcio. Se pensiamo ai soldi spesi dalle società per sport come: motociclismo, automobili, vela, ecc., vien da pensare che la crisi, per le società, è come non esistesse; però esiste! o, almeno cosi ci dicono. pertanto, parto dal presupposto che ci sia.
Detto questo, le affermazioni del ministro rientrano nel quadro generale che vuole, come mezzo, quasi principale, di soluzione dei problemi attuali, l’intervento sui costi della pubblica amministrazione come se fosse l’unica spesa alla base del problema. Il continuo richiamo agli stipendi (che per altro dovrebbero, in certi ambiti come: la politica, la dirigenza dell’amministrazione pubblica, l’impianto organizzativo e tutto ciò che vi sta intorno, essere ridotti drasticamente, e non un misero 5-10%, e rivisti anche per il futuro) indica una volontà di nascondere quale è il vero obiettivo della manovra:

1)  raccogliere soldi ridimensionando lo stato sociale, idea non nuova ma che prende forma proprio con la crisi.

2) ridurre i finanziamenti agli enti locali in nome di un presunto federalismo che, di fatto, si riduce a una semplice operazione di spostamento di responsabilità dal centro verso la periferia senza intaccare il potere centrale, con conseguente aumento delle tasse locali senza diminuire quelle statali.

3) condono ai grandi evasori che sono la causa prima del debito (secondo Draghi, in Italia si evade l’iva per 30 miliardi l’anno. Cifra che corrisponde alla manovra finanziaria.).

 4) lasciare che la grande finanza continui a speculare sui soldi dei contribuenti.

È ovvio che parlare di riduzione degli stipendi alti ha un maggior impatto positivo, a livello emotivo, sulla popolazione, cosi come è altrettanto ovvio che parlare apertamente di riduzione dello stato sociale ha un maggior  impatto negativo. Meglio perciò dare l’impressione che i “sacrifici” li fanno tutti (al riguardo, va   detto che la riduzione degli stipendi alti è ininfluente sul tenore di vita degli interessati), che anche i “signori” contribuiscono al superamento della crisi.

 È in questo contesto che vanno interpretate le “sparate” dei  vari ministri e non come metodi di risanamento; quelli risiedono altrove; ad esempio, la tassa sulle rendite finanziarie. Smettere di tassare le rendite da lavoro (tassa sulla persona fisica) o, al massimo, tassare i redditi oltre un certo livello di retribuzione.  

i compensi di alcuni calciatori sono, di sicuro, altissimi, ciò non toglie che non centrano nulla con la finanziaria, anzi, a dire il vero, dato che si suppone paghino le tasse, sono entrate per lo stato. Casomai il problema è la provenienza; è noto che le squadre di calcio sono sostenute dalle attività produttive o commerciali, ne consegue che, detti soldi, potrebbero essere usati per elevare, ad esempio, gli stipendi o ridurre il costo dei prodotti. Ma questo vale anche per altri sport e per la pubblicità.

 

 

Cronache da L'Aquila 2
post pubblicato in TERREMOTO, il 7 giugno 2010


Per gentile concessone dell'autrice, http://miskappa.blogspot.com/2010/06/rabbia.ht...
sabato 5 giugno 2010
Rabbia

vedi filmato


Lo stato d'animo che impera, in questi giorni ,tra i cittadini responsabili è la rabbia. Rabbia perché la misura è colma. Il tentativo della regione Abruzzo di distogliere il danaro del terremoto per operazioni che riguardano il ripianamento del buco nel bilancio e per iniziative in altre provincie non interessate dal sisma. La presenza in città del nuovo prefetto fresco di nomina, signora Iurato, che, imperterrita, nonostante il suo nome sia presente nella lista Anemone, nonostante sia indagata a Napoli per turbativa d'asta, continua a restare saldamente attaccata alla poltrona, fortemente voluta dal ministro Maroni. Il danaro dei famosi sms degli Italiani, cinque milioni di solidarietà, consegnati dalla protezione civile al fondo Etimos, che li userà per dare prestiti a famiglie ed imprese in difficoltà, a TASSO AGEVOLATO. Danaro sul quale lucreranno.E i referenti per istruire le pratiche saranno i centri di ascolto della caritas.
Vado avanti, c'è ancora molto.
Le tasse ed i mutui, da tornare a pagare il primo luglio. Anche per i beni immobili distrutti. Ci riservano un trattamento diverso da quello adottato nei precedenti terremoti. Il nuovo presidente della provincia, quel Del Corvo preferito, nelle ultime consultazioni elettorali, alla ds Pezzopane, vuole rendere il consiglio provinciale "itinerante". Inizia dalla Marsica, la sua terra. Contro ogni regola statutaria, decide che L'Aquila non è più sede consona. Le pratiche riguardanti l'assegnazione degli alloggi del piano c.a.s.e. , già secretate dalla protezione civile, ancora rese inaccessibili dall'amministrazione comunale. Nessun controllo sull'assegnazione degli alloggi. Consegnati "a piacere". Le aree destinate, da progetto, ai servizi, sempre nei nuovi insediamenti , ora rimodulate, se non azzerate, aprono scenari di interi quartieri dormitorio.Le strade di accesso inadeguate per i mezzi publici. Le ore ed ore spese nel traffico di una grande città. Senza avere una città. Il danaro dell'emergenza che è finito. E siamo ancora in piena emergenza. Abitativa, lavorativa, sociale, economica. Il governo centrale che ci dice che abbiamo avuto fin troppo. Con gli sfollati ancora negli hotel e nelle caserme. E tantissimi abbandonati a provvedere a se stessi, senza aiuti di sorta. Bertolaso che , senza vergogna, continua a parlare di miracolo aquilano. Sprezzante e bugiardo. I centro storici in stato di totale abbandono. Le case con danni non strutturali, riparabili in breve tempo, che sono ancora lì, ad aspettare i fondi. Mentre si spende danaro per gli hotel di altre provincie.I giudici che inviano gli avvisi di garanzia ai componenti della commissione grandi rischi, che, una settimana prima del disastro, ci ha invitato a stare tranquilli. E noi siamo restati nei nostri letti.
La rabbia, sì. La rabbia monta.
Quello che mi sconvolge è che la maggior parte degli Aquilani continua a dormire. Inebetita. Sfiduciata. Stanca. Senza domani. Continua a non capire il valore della partecipazione. E della legittima RIVOLTA .
Leggevo, nel bel post dell'amico Federico D'Orazio (http://stazionemir.wordpress.com/2010/06/05/ricet- ta-per-una-rivoluzione-aquilana/), che tratta il mio medesimo argomento, un commento alla domanda "cosa altro devono fare agli Aquilani perché si ribellino?"
Portare loro via i televisori, era la risposta di chiappanuvoli(http://chiappanuvoli.wordpress.com/)-

Per alleggerire, ché la satira è l'unica medicina, vi posto l'intercettazione im-possibile, partorita ieri da un amico mentre si lavorava al tavolo della partecipazione, nel tentativo di far comprendere alla cittadinanza ed alle istituzioni quanto sia importante pretendere i regolamenti che siano lo strumento che permette alle persone di essere attori e non spettatori della ricostruzione.

INTERCETTAZIONE IM-POSSIBILE
La trascrizione del colloquio tra Guido Bertolaso (G:) e il suo avvocato (A)
A: “Ciao Guido”
GB: “Ciao, come va?”
A: “Eh, non ho buone notizie. Il padrone della casa di via Giulia, Raffaele Curi, ha confermato che a pagarti l’affitto era Zampolini (n.d.r. segretario dell’imprenditore Anemone )”
GB: “Uhmmm … la cosa si fa seria”
A: “Eh si, tocca difendersi”
GB: “Già … potremmo dire che non ne sapevo niente. Anzi che il padrone di casa è un furfante, riscuoteva l’affitto due volte!”
A: “Eh si, considera però che questa linea non ha mica portato fortuna a Scajola”
GB: “Ah già … Allora potremmo dire che la casa me l’ha prestata un amico”
A: “Si, bene. Ma l’amico quindi è il padrone di casa, Curi …"
GB: “Non, no è un altro …”
A: “Cioè un tuo amico ti prestava una casa che non è sua e che pagava un’altro?”
GB: “Uhmm … certo un pò strano è … comunque meglio, più è incredibile meglio si riesce a confondere le acque”
A: “Uhmm … se lo dici tu …”
GB: “Si si, comunque Diego (Anemone n.d.r.) mi ha fatto incazzare”
A: “Beh lui però non ha cantato …”
GB: “Non, no non è questo. E’ il fatto che a Scajola gli ha pagato un’appartamento e a me solo l’affitto. E che so meno di Scajola io?”

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Cronache da L'Aquila
post pubblicato in TERREMOTO, il 4 giugno 2010


Per gentile concessoine dell'autrice

mercoledì 2 giugno 2010

Povero Guido

Dall'incontro con il sindaco, nonché vice commissario alla ricostruzione, Cialente, promosso ieri dal tavolo di lavoro sulle tasse del presidio di piazza Duomo, scopriamo che il primo cittadino è indignato. Lo rivela in un tendone pieno di persone venute per ascoltare le sue parole e quelle di altri politici ed amministratori.
Indignato con il governo,dopo quattordici mesi, la bella addormentata finge di svegliarsi. Dopo non aver mai preso una posizione netta e le necessarie distanze dalle linee governative per la conduzione dell'emergenza e per i decreti che non mettono danaro in questa tragedia. Continua a modificare i suoi discorsi secondo la platea che ha davanti. Continua ad essere oscuro ed inefficace. E con lui tutto il team di dirigenti e tecnici di vecchia e nuova nomina. Persone inadeguate a fronteggiare la nostra condizione. Piccoli burocrati che si sono adeguati alle manovre dei pescecani che ci hanno divorato. Altro che orgoglio degli Aquilani. Il primo cittadino ha provveduto ad informarci che il danaro dell'emergenza è terminato. Quello per la ricostruzione non c'è. Quindi nessun contributo di autonoma sistemazione per i venticinquemila che si autogestiscono e che hanno visto gli ultimi miseri spiccioli a febbraio. L'amministrazione pagherà marzo ed aprile, forse, e poi basta. Eppure ci hanno obbligati ad autodichiarazioni e richieste di incremento della somma per i nuclei di una o due persone. Con file snervanti ed impiegati indisponenti.Nessun contributo per i traslochi, altre code, nel caldo afoso dell'agosto dello scorso anno. Nessun contributo per i beni di prima necessità, perduti nel sisma. Niente danaro per i puntellamenti dei palazzi feriti. Nel frattempo questi signori, comissario Chiodi e vice commissario Cialente, non mettono neanche mano all'idea della città da ricostruire. Non hanno la più pallida idea di cosa occorre. Sono lì, in balia delle onde. Continuano a non parlar chiaramente. Continuano, loro che potrebbero essere ascoltati, a non dire agli Italiani e persino agli Aquilani stessi, quelli che credono ancora nel famoso miracolo, poiché rincretiniti dalla propaganda di regime, che qui siamo allo stremo. Che qui stiamo morendo.
La beffa è stato l'intervento dell'on Pierluigi Mantini, il quale, alla fine di un discorso tanto condivisibile, quanto superfluo, ha chiesto le dimissioni di Guido Bertolaso. Le ha chieste, fra gli applausi degli astanti, davanti a chi, seduto in prima fila, ex presidente della provincia e sindaco, ha da sempre avallato e riverito il capo della protezione civile. Insignendolo persino di premi al merito, e permettendogli di fare di noi e della nostra città carne da macello.
Il sindaco, raggiunto da me alla fine dell'incontro, quando gli ho detto che mi aspetto che urli a gran voce ciò che aveva appena sostenuto, non ha risposto, se non con parole che svicolavano dalla richiesta diretta. Mi ha detto che GUIDO, nonostante tutto, è amato da una parte di Aquilani e che lui ne è contento, poiché il poverino attraversa un brutto periodo. E mi ha rinfacciato che, quando ha chiesto la tassa di scopo per L'Aquila, è stato lasciato solo dal movimento. Movimento che ritiene debba essere il cagnolino che accorre per essere strumentalizzato. Lo ha detto senza neanche sapere che è in atto da tempo una raccolta di firme per richiedere la tassa. E che si è giunti ad un numero rilevante di consensi. Lo ha detto dopo avermi informata che il regolamento per la partecipazione, che noi pretendiamo a gran voce da più di un anno, è al vaglio di un tale Giuseppe (Totò direbbe uno scognomato) dal mese di luglio dello scorso anno. Lui non ha tempo per occuparsi della partecipazione dei cittadini. Mi domando cosa faccia. Si pregia di lavorare ventiquattro ore al giorno. Ebbene, che porti a conoscenza della cittadinanza, che nulla sa, i risultati di tanto lavoro. Ma di trasparenza delle istituzioni, in questi lidi, non se ne parla. Il sindaco fa balenare l'ipotesi di dimissioni da vice commissario alla ricostruzione. Le dimissioni non si paventano, a mo' di minaccia. Le dimissioni si rassegnano, quando non si vuole essere complici di inganni ed iniquità.
L'Aquila è nelle mani di individui di questo calibro. Amministratori che non hanno il coraggio di riportare le nostre condizioni. E noi, cittadini responsabili, a cercare ancora un colloquio con loro. Mi dissocio. Non si può tirar via l'olio dai sassi. Cosa abbiamo noi, se non le nostre menti pensanti e la totale abnegazione dedicata al tentativo di applicare la democrazia partecipata? Non abbiamo contributi di sorta, mettiamo mano al già scarno portafoglio per stampare volantini e manifesti. E siamo stanchi e con mille problemi personali. L'esasperazione sta arrivando.La povertà vera presto busserà alle porte degli Aquilani. Stipendi medi ridotti, da luglio, a 700 euro mensili, autonomi già allo stremo, consumi azzerati. E le bollette ed i mutui da pagare.
Già, povero GUIDO, sta attraversando un brutto periodo.

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Diritti dei migranti e dei Rom calpestati in Italia. Amnesty International
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 3 giugno 2010


Secondo il rapporto annuale di Amnesty International , in Italia non vengono rispettati i diritti dei migranti e dei Rom.

      

Per quanto riguarda l’Italia, nel rapporto vengono presi in esame le seguenti infrazioni ai diritti umani:

            Discriminazione.


In Italia, la discriminazione verso i Rom si traduce in: negazione dei diritti fondamentali quali:  lavoro, istruzione e casa.

      Diritti di migranti e richiedenti asilo.


Si contesta all’Italia la detenzione forzata dei migranti nei CIE.

      Controterrorismo e sicurezza.

Si contesta all’Italia la mancata collaborazione delle autorità nelle indagini sulle violazione dei diritti umani commessi nel contesto delle renditon e, in nome della sicurezza, hanno proseguito nella politica di rinvio forzato di cittadini di paesi terzi verso luoghi in cui erano a rischio di tortura.     

Decessi in detenzione, tortura e altri maltrattamenti.

Si contesta all’Italia la mancata istituzione di un organismo indipendente di denuncia degli abusi della polizia, né ha introdotto il reato di tortura nel codice penale.

Come si può leggere nel rapporto, in Italia vengono, quotidianamente, calpestati i diritti di esseri umani che per necessità, sono costretti a migrare dai loro paesi d’origine.

Le contestazioni di Amnesty International sono alquanto gravi sia, e in modo particolare, per gli esseri umani che subiscono tali violazioni, ma anche per l’immagine che, questa politica, riflette nella comunità internazionale civile.

E diventa, per noi cittadini italiani, ancor più grave nella misura in cui il “ministro degli Esteri, Franco Frattini, parla di “accuse indegne che non renderebbero merito al lavoro svolto dalle forze di polizia nel salvare vite umane.”

Come a dire che i Rom non vengono sfrattati dai loro campi senza aver mai risolto il problema della casa. Inoltre, il continuo spostamento mette a rischio l’istruzione dei più giovani.

Come a dire che nei CIE gli stranieri sono liberi.

Oppure, che i respingimenti avvengono dopo previo controllo e non verso paesi dove la tortura e lo sfruttamento sono all’ordine del giorno.

Come  a dire che nelle carceri italiane (sovraffollatissime di ruba galline mentre chi distrugge l’economia con vari tipi di ruberie viene “condonato) non si muore o che le cosiddette forze dell’ordine (che esistono per la difesa dei cittadini) non hanno “pestato” dei cittadini senza motivo (anche di fronte a situazioni estreme, le forze dell’ordine dovrebbero/devono avere un comportamento civile e non da regime).

E che dire della legge sulle intercettazioni? Che salvaguardia il diritto dei cittadini all’informazione? O, piuttosto, da la possibilità a qualcuno di gestire la giustizia al di fuori delle regole costituzionali? Si! Perché senza informazione, che deve essere data sin dall’inizio, i fatti verranno gestiti senza che il popolo, attraverso i canali informativi, ne sappia niente o, comunque, venga a sapere solo ciò che qualcuno decide quello che, il popolo, deve sapere.

Per concludere, il rapporto di Amnesty International, dovrebbe essere un campanello d’allarme e non l’ennesima negazione, da parte del governo, di una politica destinata a rendere l’Italia uno dei paesi meno civili sul piano dei diritti e delle libertà.

 

 

 

 

 

 

 

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