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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Nozioni sul soccorso sanitario per soccorritori occazionali (laici) 1 (definizione e importanza)
post pubblicato in C.R.I., il 30 settembre 2010


 
Da: CROCE ROSSA ITALIANA - V.d.S. Torino - Manuale Corso BEPS 2 

PRIMO SOCCORSO - DEFINIZIONE E IMPORTANZA
Il primo soccorso ? l'insieme delle azioni che permettono di aiutare una o pi? persone in difficolt? (ferita, o che si ? sentita improvvisamente male), nell'attesa dell'arrivo dei soccorsi qualificati (medico, infermiere o personale dell'ambulanza). La formazio ne per il primo soccorso dovrebbe essere universale: ognuno pu? imparare il primo soccorso ed ognuno dovrebbe essere in grado di farlo. E soprattuto: chiunque pu? trovarsi in una situazione che richieda conoscenze di primo soccorso, non solo con estranei, ma innanzitutto con le persone con cui passiamo pi? tempo (familiari, amici, colleghi...).
Chi trova una persona priva di coscienza, ferita o in pericolo, o ad assistere ad un incidente, deve innanzitutto valutare attentamente la sicurezza della scena, per evitare di mettere ulteriormente in pericolo l'incolumit? dell'infortunato e la propria. I pericoli relativi a gas, elettricit?, ulteriori incidenti possono anche essere non immediatamente evidenti. Nessuna azione deve essere svolta senza aver prima valut ato la situazione. La priorit? sar? quindi sempre la
SICUREZZA (per s? stessi, per le persone presenti e per l'infortunato). Appena possibile, dopo aver compiuto una prima rapida valutazione del (o degli) infortunati, ? necessario effettuare una chiamata di emergenza per attivare la catena del soccorso (in Italia: avvisando il 118). Le operazioni che chiunque ? obbligato a svolgere in questi casi sono esclusivamente: avvisare le autorit? spiegando in dettaglio dove ci si trova e attendere l'arrivo dei soccorsi senza allontanarsi. In difetto si ravvisano gli estremi del reato di omissione di soccorso. Oltre a ci? - se si hanno le conoscenze necessarie - si potranno mettere in atto semplici manovre di primo soccorso, aventi lo scopo di prevenire il peggioramento di ferite o malesseri, ed in alcuni casi risolvere situazioni che mettono in pericolo la vita dell'infortunato. Innanzitutto per? ? importante sapere cosa NON bisogna fare: troppo spesso con l'ansia di voler fare qualcosa ad ogni costo, si rischia di peggiorare la situazione anzich? essere d'aiuto. Meglio evitare manovre o azioni viste in TV, o che si conoscono per "sentito dire". Durante questo corso, vedremo che prima di agire bisogna sempre prendersi il tempo per valutare. Cosa NON bisogna fare
Non spostare l'infortunato a meno che non esistano motivi gravi per farlo. Questo vale in modo particolare se pu? essersi verificata una caduta o altri tipi di trauma che possono aver causato delle fratture di qualsiasi tipo: un arto fratturato non immobilizza to, spostato bruscamente, pu? provocare un'emorragia interna di tipo arterioso o lesioni ai tendini, mentre lo spostamento di un infortunato che ha riportato lesioni alla colonna vertebrale si traduce in danni permanenti o morte nel caso di lesione alle ve rtebre cervicali.
Alcune altre cose da
non fare mai:
o correre rischi personali;
o farsi prendere dal panico, col rischio di azioni inconsulte o poco ragionate (tanto per fare qualcosa..) o agire senza il consenso dell'infortunato, salvo casi di grave necessit?;
o dare medicinali, effettuare diagnosi o eseguire manovre di competenza medica;
o considerare morto l'infortunato (solo un medico pu? constatare la morte)
Cosa bisogna fare
o accertarsi che la scena sia sicura
o cercare di capire la dinamica dell'incidente, che cosa ? successo
o allontanare le persone non indispensabili, o che possono essere d'intralcio (i classici curiosi) o valutare l'infortunato, controllare immediatamente le funzioni vitali (se ? cosciente, se respira..) o rassicurare l'infortunato se ? cosciente ( soccorso psicologico)
o evitare commenti sul suo stato anche se pare incosciente
o chiamare il pronto intervento (118) qualora si ritenga necessario, specificando chiaramente l'indirizzo e le modalit? di accesso alla struttura.
o praticare le manovre previste pe r l'urgenza e/o per la gravit?, eseguire immediatamente le manovre per la rianimazione se necessarie
o se la situazione non ? urgente fare il minimo indispensabile
o porre l'infortunato nella posizione di attesa pi? idonea
o non lasciare l'infortunato da solo fi no a che non verr? affidato a persone competenti


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Adro, nella scuola non solo simboli leghisti
post pubblicato in Riflessioni, il 27 settembre 2010


Adro, nella scuola non solo simboli leghisti

Un’altra incongruenza da parte del sindaco di Adro: nella mensa scolastica, per poter mangiare carne di maiale bisogna presentare il certificato medico. Naturalmente non sono mancate le proteste e l’Unicoii ha scritto una lettera al presidente della repubblica per sollecitare un intervento.

La motivazione del sindaco riguarda “i sani cibi locali”.

A parte che a molti la carne di maiale magari neanche piace, a parte che molti la rifiutano per ragioni estranee alla religione, a parte che mangiarla, in modo particolare sotto forma di salumi, lo sconsigliano anche i nutrizionisti, ma anche i medici come prevenzione a certe patologie, il problema che si pone è un altro. Proporre in una mensa pubblica solo certi tipi di cibi significa obbligare tutti ad adeguarsi alle esigenze di qualcuno che magari rappresenta anche la maggioranza ma che, comunque, non ha il diritto di imporre. A questo punto, chiunque, per un qualsiasi motivo, non voglia mangiare la carne di maiale, dovrà preoccuparsi quotidianamente di sapere se è prevista nel menù.

Dire, come fa il sindaco, Chi non può mangiare i nostri piatti per motivi religiosi è libero di pranzare a casa,significa, al pari dei simboli, oltre a imporre un certo modo di vivere, negare l’uso di un luogo pubblico a chi non condivide le scelte fatte da un organo che dovrebbe invece cercare soluzioni utili a soddisfare tutti – in una mensa qualsiasi è semplicissimo, basta fare un’indagine sulle varie necessità e agire di conseguenza, non aumenterebbe di certo i costi.

Nella frase del sindaco, è esplicito il riferimento alla religione, in particolare a quella islamica, e questo ci porta a riconsiderare, per l’ennesima volta, la natura razzista di questo partito. Alla sua volontà di costruire ex novo una cultura che, pur esistendo nella realtà, non è patrimonio comune, non solo a tutta l’Italia ma neanche a quel nord che tale cultura pretende di rappresentare.


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Petizione e raccolta firme per aumento dell’assegno sociale (invalidi civili)
post pubblicato in AVVISI, il 27 settembre 2010


 UN PICCOLO GESTO PER UNA NOBILE CAUSA, FIRMA ANCHE TU.

PETIZIONE DA FIRMARE

 
Silvio Special
post pubblicato in ALTRO, il 26 settembre 2010


Un po' di ironia non guasta.

L'ho trovatosu netlog

Buona visione

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Licenziata perché malata di tumore.
post pubblicato in LAVORO, il 26 settembre 2010


Trentino.it

Succede a Rovereto (TN) di essere licenziati perché affetti da tumore. Una banconiera di un supermercato viene licenziata perché supera i 180 giorni di malattia in un anno.

Penso che tutti sappiano a cosa si va incontro in casi simili. Le cure – chemioterapia e radioterapia – sono alquanto debilitanti sia fisicamente che psicologicamente,  il che implica l’assenza dal lavoro non solo nei giorni di cura ma anche per potersi riprendere dagli effetti della malattia; e la signora a accumulato più giorni di malattia di quanti consentiti. In termini contrattuali sarebbe giusto – a quanto sembra, il contratto non fa distinzione tra malattia e malattia -, ma in termini umani?

È giusto che, una persona bisognosa di cure costanti e non ancora considerata disabile, venga lasciata economicamente a se stessa? A quanto sembra, per i dirigenti dell’azienda sembra proprio di si. Se il contratto dice di si, ebbene, noi lo rispettiamo. Questa, in sintesi, la giustificazione dei dirigenti.

Questo comportamento dimostra una volta di più di quanto si siano deteriorati i rapporti tra società e esigenze economiche, quanto poco conti l’essere umano di fronte a tali esigenze. L’essere umano, da fruitore dei benefici dell’economia, è declassato a semplice strumento. La dove prima c’erano interessi comuni  concreti e condivisibili dati dalla necessità di creare il benessere di tutti, ora ci sono interessi di parte utili solo a mantenere efficiente il sistema. Come una macchina complessa che usa i meccanismi finché “girano bene” e che, all’occorrenza, vengono cambiati e gettati.

Anche se l’episodio riguarda un caso particolare nella sua specificità, non bisogna illudersi che rimanga relegato al quel campo specifico che, comunque, di per se rappresenta un vero sopruso, poiché la teoria che sta alla base si può applicare a tutte le situazioni ove la persona non sia in grado di adempiere al proprio compito.

Se consideriamo il modo di pensare basato sul merito (meritocrazia), risulta evidente l’impatto negativo che avrà, nel prossimo futuro, sul rapporto lavoro/capitale; la dove il capitale, per esigenze intrinseche al suo sviluppo – necessità di operare in piena libertà –, terrà conto delle esigenze delle persone solo nella misura in cui queste risultano idonee al raggiungimento dei suoi obiettivi. Verrà dunque eliminato (o forse lo è già?) quel rapporto basato sul rispetto che vede nell’uomo il destinatario naturale di ogni economia.

Per concludere, da una parte il capitale che, supportato da certa politica che vede la difesa dei diritti acquisiti dai lavoratori come un momento di conservatorismo (nel senso negativo del termine) vorrebbe dominare ogni aspetto della società, dall’altro, i sindacati che non riescono a vedere il problema nella sua vera essenza a causa della mancanza di un obiettivo finale che non può essere la semplice difesa dei diritti acquisiti. Si dimentica che l’acquisizione dei diritti è stata possibile con lo sconfinamento nella politica; quando si parla di diritti, si parla di tutto ciò che riguarda la vita sociale. Questo porta a considerare che il lavoro non è solo diritto ad esso ma molto di più.

Fermarsi al diritto al lavoro significa un arresto del processo di umanizzazione della società e resa di fronte ai continui attacchi di coloro che vorrebbero una società disumana, basata solo sul rapporto capitale/profitti.

 


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L’effetto del federalismo nella realtà.
post pubblicato in POLITICA, il 23 settembre 2010


Alto Adige.it

Nel bilancio 2011 della provincia di Bolzano è previsto una diminuzione di 200 milioni di euro rispetto all’anno in corso: 50 milioni per minori entrate a causa della crisi, 100 milioni saranno destinati alle competenze (60 milioni che dovrebbero finanziare Poste, Rai, conservatorio e università) e alle aree confinanti con l'Alto Adige (40 milioni). Complessivamente, si tratta di una cifra attorno ai 200 milioni, che equivale a una riduzione nell'ordine del 4,5% rispetto al bilancio del 2010 e altri 50 milioni circa dipenderanno dall’impatto che avrà sul bilancio l’accordo di Milano del 30 novembre scorso.

Ciò comporterà una riduzione degli interventi della provincia sul territorio. Il presidente Durnwalder ha ipotizzato una riduzione del personale di 200 unità attraverso il blocco del turn-over.

Sarà un bilancio totalmente nuovo, basato non più sulla spesa storica ma sugli effettivi fabbisogni, ha sottolineato l'assessore alle finanze Roberto Bizzo. Inoltre, l'assessore Bizzo ha sottolineato che la spesa ordinaria e quella per il welfare (e quindi per il settore sociale, la sanità e il lavoro) non subiranno tagli. Sugli altri capitoli ci sarà invece da discutere in base agli investimenti e alle spese che la Provincia riterrà strategiche.

Quello che colpisce è l’affermazione che le spese sociali, sanitarie e il lavoro, non subiranno tagli. Ciò significa che, bloccando il turn-over, per l’assessore, non implica la perdita di posti di lavoro; certo, intesa in termini tecnici, la frase significa che nessuno verrà licenziato, però impedirà l’assunzione di altro personale. Duecento persone che potrebbero essere impiegate si troveranno “a spasso” in una provincia di 500 mila abitanti non è poco.

Lo stesso vale per la sanità. È di oggi la notizia che i bolzanini, da ottobre, dovranno pagare il ticket anche nei consultori familiari - sono nati con l'obiettivo di sostenere le persone singole, le coppie e le famiglie rispetto a varie problematiche che spaziano dal benessere psicofisico alla genitorialità responsabile. Sono quasi 7.000 gli altoatesini che si sono rivolti nell'ultimo anno a loro. La richiesta maggiore di prestazioni arriva dalle donne (nell'86% dei casi di nazionalità italiana, nel 9% extracomunitaria).

Per il settore sociale credo che i due punti precedenti rientrino appieno.

Come si può intuire, la riduzione riguarda in massima parte il nuovo rapporto tra regioni e stato nato dal federalismo fiscale. L’intento del rapporto sarebbe quello di incentivare le regioni ad una gestione dei soldi pubblici più trasparente eliminando lo spreco derivato sia da infrastrutture inutili e lungaggini burocratiche, sia da possibili tentazioni di imbrogli da parte degli amministratori. Di fatto, servirà unicamente a ridurre le regioni a semplici strutture periferiche del governo centrale. Se da una parte è vero che avranno più competenze, dall’altra saranno costrette a “mendicare” ciò che serve per la gestione delle stesse.

 


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Napoli di nuovo invasa dai rifiuti.
post pubblicato in BREVI, il 23 settembre 2010


Il Mattino.it

È bastato un giorno di sciopero degli autisti dei mezzi di raccolta rifiuti per riempire la città d’immondizia.

Secondo Bertolaso c’è qualcosa che non torna. Non è possibile che dopo quello che è stato fatto ci si ritrovi ancora con montagne di rifiuti per le strade. Sulla stessa linea anche l'assessore all'Igiene della Città del comune di Napoli Paolo Giacomelli. Secondo l’assessore, la colpa è di 68 autisti che dovevano guidare i compattatori destinati a raccogliere l'immondizia e che, invece, la scorsa notte, si sono messi in sciopero e che, dopo la minaccia di denunce da parte del comune per interruzione di pubblico servizio, gli autisti hanno presentato un certificato di malattia.

Alla base di tutto, degli scioperi selvaggi e delle proteste dei dipendenti di Enerambiente, ci sarebbe il rischio e la successiva paura di perdita del posto da parte dei lavoratori dopo che, a novembre, partirà un nuovo appalto che coinvolgerà altre ditte.

Inoltre, gli autisti si rifiutano di andare alla nuova discarica di Terzigno per paura di essere coinvolti negli incidenti che si stanno verificando, tra mezzi incendiati e distrutti. Ora sono, quindi, in attesa di conferire a Chiaiano, che ieri notte era già piena.

Se al capo della protezione civile qualcosa non torna, figuriamoci ai napoletani che, a suo tempo, hanno avuto l’assicurazione che il problema rifiuti sarebbe stato risolto. Ma come? Se ancora oggi c’è la guerriglia sulle discariche?

Forse il capo pensa che basti spostare da un luogo all’altro l’immondizia, che basti ordinare la raccolta differenziata, che basti aprire un termovalorizzatore.

Dice il capo: Stiamo assistendo a dei tentativi di smarcarsi, di passare il cerino a qualcun altro o di dire che qualcosa non è stata fatta bene quando ce ne siamo occupati noi.

Ma quale smarcarsi, quale cerino, il problema è un altro. E il capo lo sa benissimo. Sa benissimo quali interessi sono insiti nei business dei rifiuti e chi li gestisce; non tenerne conto, o fingere che il problema sia altro, non aiuta certo a gestirlo e risolverlo. O forse non ne tengono conto per motivi innominabili?


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Il velo integrale e l’Europa
post pubblicato in Riflessioni, il 19 settembre 2010


Il velo integrale e l’Europa

Ha fatto notizia la donna marocchina che accompagna il figlio a scuola col burqa (velo integrale che lascia scoperto solo gli occhi), la reazione delle altre mamme è stata negativa perché, hanno affermato, cosi si spaventano i bambini, che chiamano la donna: la maestra nera; le mamme chiedono che la donna si scopra gli occhi e la bocca quando entra nell’atrio della scuola. Secondo le mamme non c’è razzismo nella loro richiesta ma solo la convinzione che i figli, vedendo che sotto il velo c’è una persona normale, non si spaventerebbero, ma anche la paura che sotto il velo si possa nascondere qualche malintenzionato. Qui la storia dal corriere della sera

Il marito della donna ha spiegato, “con pazienza”: Questo è un abito della nostra tradizione, non avete nulla da temere, è solo un abito che indossano le donne del mio paese; dunque segue i dettami della sua religione così come sua moglie e la sua famiglia. Nulla da dire su ciò se non fosse che non segue le leggi italiane che vietano di presentarsi in pubblico col volto scoperto. Ed è questo il problema; certo, vanno rispettate le idee e le religioni di tutti, ma questo non deve avvenire a danno delle leggi, e neanche si possono cambiarle per adeguarsi ad una sola idea o religione. Salvaguardare i diritti di tutti è giusto, sbagliato è pretendere che il diritto di alcuni vada a danno degli altri perché ci sarebbe una prevaricazione che in una società laica non può esistere. Cosa diversa sarebbe se solo alle donne islamiche venisse proibito di coprirsi il volto, in questo caso ci sarebbe prevaricazione e lesa dei diritti.

Inoltre, andrebbe valutato anche il diritto della donna islamica all’interno della sua stessa cultura: e vero che le donne islamiche sono libere di scegliere? E qualora lo fossero, siamo sicuri che la pratica del velo non sia il frutto di un condizionamento messo in pratica sin dall’infanzia? Siamo sicuri che la cultura islamica sia il frutto di un divenire storico dove i due generi vi concorrono alla pari?

Rispondere a queste domande in termini culturali  (sviluppando un dibattito culturale autonomo) è sicuramente difficile, se non impossibile, per noi occidentali. Perciò, ci dobbiamo rifare alle tante testimonianze che ci arrivano dal loro mondo, testimonianze che dicono esattamente il contrario di ciò che ci dicono qui.  Testimonianze di donne che vengono condannate a morte per adulterio, per omosessualità. Donne che ancora devono subire il matrimonio, vendute al loro futuro marito come merce. Donne vilipese sia nei loro diritti sia nella loro dignità in nome di una cultura religiosa che di religione, probabilmente, non ha più nulla.

È seguendo queste testimonianze che possiamo capire la vera essenza del velo integrale.

Il velo integrale, nella sua espressione culturale, non è altro che la volontà del maschio di annullare la donna come entità sociale, non per niente, dove vige questa regola, la donna viene ancora costretta al matrimonio forzato senza nessuna possibilità di scelta o, una volta scelto il marito, questo ha il potere di decidere quello che la donna può fare.

Naturalmente, sarebbe opportuno conoscere i presupposti che hanno portato a questa pratica, sicuramente, come affermano i mussulmani stessi, non è patrimonio religioso.

Perciò, se non è una pratica derivata dalla religione, se le culture che la esprimono sono maschiliste, la discussione dovrebbe basarsi unicamente sui diritti; è vero che molte donne, magari la maggioranza, possono affermare che, per loro è giusto coprirsi il volto, ma è altrettanto vero che questo può benissimo derivare dal condizionamento che hanno subito nel corso dei secoli e dalla chiusura che la loro religione impone ai credenti nei confronti di altre religioni o altre culture.

 Quello che deve fare uno stato laico non è tanto la difesa di usanze lesive dei diritti di altre persone, quanto dare la possibilità a chi ritiene di essere lesa nei suoi diritti di difendersi. Pertanto, la legge contro il velo integrale deve essere vista come una opportunità e non come una condanna; d'altra parte, viviamo in Italia dove esiste ancora la libertà di espressione - che non è solo a parole ma anche nei fatti - sancita dalla costituzione e dove esistono leggi che vietano la circolazione a volto coperto per ragioni condivise.

Perciò, da una parte i diritti delle donne ad esprimersi liberamente (incluso portare il velo integrale) dall'altra, la necessità di rispettare leggi che non nascono da esigenze culturali ma da necessità oggettive insite nella società.

Inoltre, va valutato anche che nelle culture europee, vedere in volto la persona con cui si discute è parte integrante del modo di vita che abbiamo.

Per concludere, penso che la legge sia più che giusta e non vada interpretata come discriminante nei confronti dell'islam; sono altre le azioni da condannare. 


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Il sindaco di Adro e la giustizia leghista.
post pubblicato in BREVI, il 18 settembre 2010


Adro, il comune dove il sindaco a fatto costruire la nuova scuola intestandola al teorico Gianfranco Miglio e marchiandola con simboli leghisti.

Adro, il comune dove il sindaco privò del pranzo i bambini che non avevano pagato la retta.

Adro, il comune dove il sindaco, attraverso la sua azienda, ha evaso il fisco per 20.000€.  

Da Bresciapoint: Secondo quanto ha stabilito la Corte di Cassazione il 23 giugno, la Eredi Lancini (azienda che fa capo al sindaco di Adro Oscar Lancini), non ha pagato 20 mila euro di Ici. Soldi sottratti, paradossalmente, proprio al Comune che il sindaco rappresenta.

Bene, anzi male, se anche i paladini della giustizia infrangono le leggi.

Ma non è cosi! Quando mai sono stati paladini della giustizia? Forse con le leggi sull’immigrazione? O sostenendo il lodo Alfano e il processo breve? Accettando, per convenienza politica (mantenimento delle poltrone a Roma ladrona),  la legge sulla privatizzazione dell’acqua? O sui concorsi pubblici e l’amministrazione? ( leggi qui )


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Il ministro dell’istruzione e come risolvere il problema disabili nelle scuole.
post pubblicato in Riflessioni, il 16 settembre 2010


Guidonia (RM) 14/09/10
Fax: 0658592057
E.mail: urp@istruzione.it

Pregiatissimo Ministro Mariastella Gelmini

Dalle varie mail che ci giungono presso il nostro Movimento Italiano Disabili, sembra che l’inizio della scuola per i bambini disabili in tantissime scuole, cominci veramente male.
Moltissime sono giunte le lamentele di genitori arrabbiati in quanto i vari tagli hanno diminuito il personale che dava assistenza ai bambini.
Quello che però ci lascia attoniti, è il misero discorso fatto dal Ministro della Pubblica Istruzione, riguardo al fatto che oltre i cinquanta giorni di assenza, si sarà automaticamente bocciati.
Ovvio che questo si ripercuoterà in primis, sulla categoria dei bambini disabili, in quanto molte volte più cagionevoli di salute, vedranno compromesso l’anno scolastico per il superamento di detti giorni.
Ma il fatto più grave sarà il loro reinserimento in quanto l’anno dopo, si ritroveranno, con una nuova classe e nuovo personale docente, e questo come ben sapete in parecchi casi può essere molto deleterio.
Quindi preghiamo il Ministro, di ripensare tale provvedimento, o almeno escludere la categoria degli alunni disabili da tale provvedimento.
Cordiali saluti
Il presidente del M.I.D.
Francesco Ferrara

Sede legale:
Via Favale 15, 00010 Tivoli (RM) - cod. fisc. 94051140583
Sede operativa Nazionale:
Piazzale Carlo Alberto Dalla Chiesa 12, 00012 Guidonia Montecelio (RM) - tel. 0774,343891 Fax.0774,404491- cel.3476546894
http://www.ilmid.it
info@ilmid.it

Quella riportata sopra è la lettera spedita al ministro dal M.I.D. (Movimento Italiano Disabili) per far presente che il provvedimento riguardante le assenze va a ripercuotersi sui disabili che, come tali, sono soggetti più di altri alle assenze.

Non ha importanza che sia una dimenticanza o no, sta di fatto che in ogni caso, l’aver equiparato gli studenti disabili ai normali è di per sé grave. Se poi si tratta di una dimenticanza è ancor più grave perché, nella stesura della legge, non si sono valutate tutte le complicazioni o, peggio ancora, si sono comportati come se i disabili non esistessero.

Quello dell’inserimento dei disabili nella scuola è un problema decennale che si è cercato di risolvere, oltre che con strutture adeguate, anche con insegnanti di supporto. Ora, con la riforma e i tagli annessi, tutte le soluzioni prese in passato verranno inficiate per mancanza di soldi. Inoltre, andranno a peggiorare quelle situazioni che, non avendo ancora trovato soluzioni adeguate, si vedranno accantonate sempre per mancanza di soldi.

Un altro provvedimento contenuto della riforma e che, pur non essendo di natura pratica, andrà a pesare sui disabili è la teoria del merito. Partendo da presupposto che solo chi merita a diritto a proseguire, il disabile, che proprio per i limiti impostigli dalla riforma, non potrà stare al passo dei suoi compagni e pertanto ne risentirà anche il suo inserimento nel mondo del lavoro. 

Al contempo, il ministro cerca sempre nuove strade per de-culturalizzare gli italiani. L’ultimo, in ordine di tempo, è la sua disposizione all’insegnamento della bibbia nelle scuole. Uno dei motivi, guarda caso, è l’origine cristiana della nostra attuale società. Di fatto, il ministro, da atleta perfetto, salta alcuni secoli della nostra storia, riportandoci al tardo medio evo. Per il ministro, tutti i movimenti socio/culturali nati a partire dai liberi comuni, che durano ancora ai giorni nostri, e che hanno prodotto la stato laico, non sono mai esistiti.

Che si può aspettare da un ministro simile?


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Il ministro dell’istruzione e la scuola di partito leghista
post pubblicato in POLITICA, il 14 settembre 2010


corriere della sera

Il ministro dell’istruzione liquida cosi la faccenda: «Francamente — dice il ministro — il sindaco Lancini ci ha abituato ad un certo folklore, ad un certo estremismo che non condivido ovviamente in quanto ministro dell'Istruzione» . E ancora: «Forse nemmeno tutto il partito della Lega può condividere queste esasperazioni che non fanno bene neanche a quel movimento».

È ovvio che il ministro, liquidando il fatto come estremismo folkloristico, non riesce ha comprendere appieno i problemi che derivano da questi comportamenti; problemi che non possono essere liquidati con un semplice aggettivo come fosse un gioco.

Ma è altrettanto ovvio che il ministro questi problemi li conosce benissimo anche se non li comprende nel loro significato socio/politico.

Nella seconda affermazione non riesce a cogliere il nesso tra l’azione e la teoria secessionista che la lega va predicando costantemente; cosa c’è di più valido, in politica, di creare le condizioni pratiche affinché le proprie idee possano crescere e svilupparsi sul territorio diventando la base del futuro potere?

Queste azioni servono proprio a questo. Ma il ministro preferisce fare paralleli con non bene specificati comportamenti simili, a suo dire di sinistra, invece che intervenire a sostegno di una scuola democratica e pluralista, una scuola dove si insegni il rispetto degli altri anche attraverso i simboli esposti.

Accettare una struttura come quella di Adro implica una volontà di spostare la lotta politica dalle sue strutture naturali per la democrazia a quelle naturali per una dittatura. Da Mussolini a Stalin a Hitler a Francisco  a Tito a Franco e tanti altri dittatori del novecento, la caratteristica della loro gestione del potere era proprio quella di innalzare la propria effige e i propri simboli nelle strutture pubbliche e nelle piazze – ad Adro, anche sulle panchine c’è il simbolo leghista. Certo, ad Adro non si è arrivati all’effige del boss, ma siamo solo agli inizi e, comunque, siamo ancora in democrazia.

Per concludere, riguardo all’affermazione dei leghisti sul simbolo che sarebbe parte della cultura della zona, ci si dimentica che, qualora un simbolo viene preso da un partito e fatto proprio, la parte culturale diventa secondaria.   


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La guerra e i disastri secondari
post pubblicato in Riflessioni, il 13 settembre 2010


Ecco perché un solo giorno di guerra, in Afghanistan, vale la costruzione di dieci ospedali in Africa.

Lo spiega Gino Strada alla conferenza su ‘Guerra medicina e diritti umani’ all’incontro nazionale di Firenze.

Secondo Gino Strada, la guerra in Afganistan costa 200 milioni di euro al giorno, lo stesso costo per la costruzione, equipaggiamento e funzionamento per i primi 3 anni di dieci ospedali in africa.

Strada dice: si prendessero un giorno libero, intendendo che se non ci fossero le guerre …..

 La guerra, oltre ad avere un costo diretto, ne ha anche uno indiretto. Oltre a quello in vite umane civili, esiste il costo in termini di strutture mancate perché i soldi, invece di essere usati per migliorare, vengono usati per distruggere. È di questo che alla conferenza si è parlato. Strada fa l’esempio di un giorno di guerra in Afganistan, ma se immaginiamo che non ci sia la guerra (utopia? Forse), se i capitali investiti nella guerra – che danno si profitti e lavoro, ma tali profitti si avrebbero con altri prodotti – venissero dirottati nel campo civile, quante cose utili si potrebbero fare oltre agli ospedali? Un numero infinito. Inoltre, queste cose creerebbero molto più lavoro e profitti, darebbero un maggior impulso alla ricerca in campi utili all’umanità, metterebbero a posto i conti pubblici. Per dire alcuni dei problemi che assillano il mondo di oggi.

Si sa che la guerra esiste per avere potere su territori ritenuti utili a un popolo ma controllati da un altro popolo, ma è proprio necessaria? È proprio necessario uccidere e distruggere per avere le materie necessarie?

Non credo proprio, anzi, non è affatto vero che cessate le guerre cessi anche il potere (non mi riferisco al potere dei singoli ma a quello dei gruppi), anzi, il potere in tempo di pace potrebbe essere più prolifico di quello della guerra: sarebbe più facile mantenerlo se le popolazioni avessero tutte il necessario e la possibilità di circolare liberamente, avrebbe anche meno costi perché non si distruggerebbe, ci sarebbe meno bisogno di energia e di conseguenza ci sarebbe meno inquinamento. Le popolazioni, trovandosi a vivere in un ambiente ottimale “creerebbero” meno problemi – al riguardo, va aggiunto che, i costi di una guerra si riflettono anche sulla qualità della vita di tutte le nazioni interessate, anche quelle più ricche.

Se invece di aggredire - usando pretesti, come la religione, che tendono a dividere i popoli proprio per convincere il popolo della giustezza dell’aggressione - ci si sedesse ad un tavolo a discutere delle necessità di ogni popolo e trovare un modo equo per dividere le risorse rinunciando ognuno a qualcosa – per il cosiddetto mondo civile (occidentale), si tratterebbe di rinunciare, in massima parte, agli sprechi – sicuramente ne trarrebbe vantaggio il mercato perché si creerebbe molto più spazio per il commercio.

Se se se, troppi se, direbbe qualcuno, la guerra c’è sempre stata e sempre ci sarà. Pensare di superarla è pura utopia che, incanalando le risorse in quel senso, diventerebbe un maggior spreco.

Certo, la guerra è antica come l’uomo. Ma anche la lancia con la punta di pietra, il cavallo per il trasporto, il tornio a pedale, ecc., sono cose antiche, che l’uomo ha però superato con il suo progresso; perciò, si può benissimo credere che anche la guerra si possa superare senza cadere nell’utopia – che comunque, l’utopia, rimane sempre una costane nello sviluppo umano in qualsiasi campo – bisogna però crederci.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 13/9/2010 alle 9:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Le mani della lega sulla scuola pubblica.
post pubblicato in POLITICA, il 12 settembre 2010


La notizia su il Corriere della sera

Un altro esempio di come sarà l’Italia federalista/leghista.

Succede ad Adro, comune in provincia di Brescia, dove il sindaco leghista ha messo il timbro della lega in ogni angolo della nuova scuola.

La scuola è stata costruita  da una ditta privata a cui il comune aveva ceduto gratuitamente le vecchie scuole con l’impegno, da parte della ditta, di costruire le nuove gratis, insomma uno scambio e, come sempre avviene negli scambi, qualcuno ci ha guadagnato. Mancando però l’arredamento, il sindaco si è rivolto ai cittadini chiedendo loro un “contributo” per contribuire all’acquisto dell’arredamento, e i cittadini vi hanno aderito, sembra, volentieri.

Fin qui, in periodo di federalismo, sembrerebbe tutto a posto se non si considera che il cittadino ha pagato due volte: le tasse e il contributo “volontario”.

Il problema che si pone sono i simboli leghisti messi all’interno della scuola. Eh si, proprio cosi. Il Sole delle Alpi (il simbolo leghista) compare ossessivamente riprodotto sulle finestre, agli ingressi, sugli arredi e persino sui contenitori dell'immondizia; il nastro dell'inaugurazione è verde e l'edificio da ieri aperto al pubblico è intitolato a Gianfranco Miglio. Sembrerebbe una scuola privata o un tempio leghista invece che una scuola pubblica. Ma è pubblica, costruita con soldi pubblici (le vecchie scuole).

Come è possibile che un partito si sia appropriato in questo modo di una struttura pubblica che dovrebbe essere uno dei massimi simboli di uno stato laico? È legale tutto ciò?

Va bene che il comune di Adro e a maggioranza leghista, ma ciò non autorizza ad appropriarsi dei luoghi pubblici. Se cosi fosse, in Italia ci troveremmo ad avere scuole con simboli che esprimono la maggioranza del momento e che verrebbero cambiati ogni qualvolta la maggioranza cambia. Inoltre, un comportamento del genere non è semplicemente una “rivalsa” del federalismo perché, i ragazzi che la frequentano vedrebbero in quei simboli gli unici validi. Questo sistema è usato da ogni dittatura. Da sempre, il dittatore mette i propri simboli nei luoghi pubblici per abituare la popolazione a credere che non ci sono alternative.

Il problema dunque è di natura politica e andrebbe affrontato con la massima solerzia da parte delle istituzioni. Non ci si può permettere di accettare azioni simili senza correre il rischio reale che la fiducia nelle istituzioni, almeno in quei luoghi dove vengono compiute, venga meno a favore di un’istituzione che, pur essendo importante, ha però carattere puramente locale.

Eppure, sembra che fin’ora nessuno si sia mosso. Forse perché lo vuole la gente?


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Gli “oggetti” di lusso si ribellano e indicono uno sciopero.
post pubblicato in Riflessioni, il 12 settembre 2010


Sciopero dei calciatori di serie A il 25-26 settembre contro le modifiche al modello contrattuale proposte dalla lega A che vorrebbe un modello più elastico legato alla “produttività” (di cosa?).

I punti controversi riguardano: 

1)      la parte variabile dello stipendio, legata al raggiungimento dei risultati, sarà più alta di quella attuale,

2)      l’inserimento di una clausola che obbliga i calciatori che non rientrano più nei piani ma che hanno ancora anni di contratto ad accettare il trasferimento ad un’altra squadra di pari valore 

3)      L’impossibilità, dopo un infortunio, di scegliere il medico di fiducia a spese della società ma ci si dovrà affidare a quelli indicati dal club.  

«Siamo abbastanza stufi di questo status di oggetti. Noi calciatori non possiamo avere gli stessi diritti degli altri lavoratori? Non vogliamo essere trattati come oggetti ma come persone», aggiunge il capo dell’Aic, il milanista Massimo Oddo.   

È ovvio che chiunque ha diritto di protestare per migliorare il proprio status, cosi come è altrettanto ovvio che ognuno cerchi di migliorarlo. Ma credo ci siano dei limiti anche a questo o, perlomeno, in settori più utili si è sempre cercato di imporlo.  Si veda gli ultimi sviluppi nel mondo del lavoro, quello realmente produttivo.

Il signor Massimo Oddo parla di “stessi diritti degli altri lavoratori”; con gli stipendi che prendono, ci sono contratti milionari, bastano poche stagioni per poter vivere più vite e, si sa, coi soldi si possono comprare anche i diritti.

Parla anche di “oggetti” si, di lusso! E poi, quanto dura una carriera? Fino a 40 anni? E dopo? Quello che fanno deriva solo dalla loro volontà e non dalla necessità.

È proprio vero che l’attuale sistema italiano ha rovesciato tutto. Oggi non sono più i “poveri” ha protestare, peraltro impediti dagli ultimi accordi strappati dalle aziende con il ricatto, ma i ricchi che, non più contenti sia dei guadagni e delle libertà, si stanno DIVERTENDO alle spalle della popolazione con richieste assurde giustificandole con motivazioni ancor più assurde: mettersi sullo stesso piano degli operai che, da sempre, sono alle prese con la difesa della loro stessa esistenza. Altro che diritti!!

La Repubblica


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Accuse di squadrismo al PD.
post pubblicato in Riflessioni, il 10 settembre 2010


Va da sé che le contestazioni, in una democrazia, sono più che legittime. Rappresentano forse l’unica possibilità, nel nostro sistema, di intervento popolare diretto; intervento che, altrimenti, dipenderebbe totalmente dagli umori dei partiti. Va altrettanto da sé, che tali contestazioni non devono impedire agli individui di esprimere il proprio pensiero.

Detto questo, va specificato che le contestazioni avvenute alla festa del PD sono state condotte da due diverse tipologie di “contestatori” (la prima, quella a Schifani, è stata condotta da persone che rappresentano un movimento specifico ben preciso anche se non organizzato in partito, la seconda, quella a Bonanni, è stata condotta da un movimento eterogeneo non identificabile in nessun movimento politico specifico)  e chiunque condanna le contestazioni dovrebbe tenerne conto. 

L’accusa lanciata dal ministro Brunetta: "L'attacco è potuto avvenire perché dentro l'anima del Pd si mantiene una componente reazionaria e squadrista'', in margine alle contestazioni fatte al presidente del senato Schifani e al segretario della CISL Bonanni, indica una completa mancanza di discernimento su quelle che sono le componenti politiche dello schieramento generalmente definito sinistra e sulla natura delle contestazioni.

Innanzi tutto, lascia molto perplessi l’accostamento dei contestatori al PD che ha organizzato l’evento. Fare un simile accostamento - come se i contestatori fossero militanti del PD mentre l’intento era quello di contestare lo stesso PD, fare cioè di tutto un fascio – implica non aver capito ne la natura della contestazione ne ciò che sta accadendo in Italia.

In secondo luogo, i termini usati – attacco, reazione e squadrismo -, tipici del linguaggio antifascista degli anni 60-70 ma anche di oggi, indicano la volontà di rovesciare i contenuti, finora appartenuti alla destra, sulla sinistra. Non è la prima volta che la destra usa questo sistema. Per loro, i conservatori sono quelle forze sociali che  lottano per la difesa dei diritti acquisiti, mentre i progressisti sono coloro che vorrebbero riportare l’Italia al periodo anteguerra.

In terzo luogo, la cosiddetta sinistra non è un partito, e nemmeno una forza politica, ma l’insieme eterogeneo delle idee progressiste, o presunte tali, di cui il PD è la componente maggiore, operanti all’interno di una società. Ciò significa che non sono necessariamente alleate, anzi, molte volte si contrappongono,e ciò avviene anche a destra.

Inoltre, l’accusa della destra di non aver saputo prevenire le contestazioni, indica la natura insita nella  stessa e dimostrata costantemente proprio dal PDL: l’incapacità di accettare al suo interno quel pluralismo di idee tipico di un partito democratico. Accusare il PD - al suo interno convivono diversi pensieri     storici: marxista, cattolico, liberale e laico - di non sapere prevenire significa non averne compreso la natura; d'altronde, le critiche più comuni rivolte al PD riguardano proprio la sua natura multiculturale che lo porta ad essere un partito soggetto ai rischi di scissione interna nella misura in cui le componenti si trovano ad affrontare i problemi con diversa visione dei metodi per affrontarli, ma che, però,tiene aperto il dibattito. Questa difficoltà nasce proprio dal suo essere un partito aperto e libero da blindature.

Per concludere, la destra ha dimostrato ancora una volta di essere legata a quel passato conservatore che, a parole, sostiene di combattere.

Pomigliano e la ristrutturazione dell’impresa Italia.
post pubblicato in LAVORO, il 9 settembre 2010


Come si sa, in questi giorni la Federmeccanica ha preso la grave decisione di disdire il contratto dei metalmeccanici; la decisione è ancor più grave in quanto parte dall’accordo interno di Pomigliano D’Arco nato da necessità soggettive dello stabilimento FIAT ed era stato assicurato ai sindacati, e di conseguenza, a tutti i lavoratori, che non avrebbe riguardato l’intero comparto industriale italiano. Con la decisione di Federmeccanica, invece, si è verificato ciò che la FIOM aveva previsto: l’inizio di una politica di destabilizzazione dei diritti dei lavoratori, complice di questa politica ne è a tutti gli effetti l’attuale maggioranza che, con la sua politica economica basata sulla difesa delle aziende in termini liberisti, di fatto, giustifica e promuove le attuali azioni di Federmeccanica e, a seguire, delle aziende in generale giustificando la sua linea con le necessità del mercato globale.

Se l’accordo di Pomigliano a portato alla disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici, è lecito presupporre che, in seguito, si arriverà alla disdetta e all’annullamento del principio dei contratti generali di categoria e a un far west nella gestione degli stessi.

Il contratto nazionale di categoria, ha come scopo principale quello di assicurare a tutti i lavoratori d’Italia gli stessi diritti e doveri. inoltre, serve come riferimento di base nelle contrattazioni aziendali per definire nei singoli comparti quelle regole specifiche non riconducibili a una contrattazione generale. Con la sua disdetta, si apre una fase dove gli operai di ogni singolo stabilimento (non comparto) contratterà i propri problemi senza nessun modello di base su cui poggiare la propria piattaforma contrattuale. Il che significa che ogni stabilimento agirà non più su tematiche scaturite da un dibattito generale, dibattito che generalmente portava alla piattaforma unitaria di categoria, ma su tematiche inerenti il singolo stabilimento e pertanto inadeguate a produrre una piattaforma contrattuale che assicuri, nel tempo, i diritti e che comunque, sarà mediata dalla paura.

La disdetta ha, nelle intenzioni di Federmeccanica, lo scopo di svincolare l’azienda dalla responsabilità dei contratti generali; cosi facendo, si troverà liberata anche da quei vincoli legati allo statuto dei lavoratori e ai diritti in esso compresi. Sarà facile per le aziende dimostrare la necessità di azioni contrarie, almeno fino ad oggi e comunque in uno stato di diritto, ai diritti di una delle parti ma utili all’altra: l’azienda. Inoltre, servirà a creare una situazione talmente diversificata nei rapporti con i lavoratori da permettere loro di gestire i propri interessi data la mancanza di quel rapporto di forza democratico che ha caratterizzato gli ultimi decenni; rapporto di forza che penderà decisamente dalla parte degli industriali.

Chi si aspettava,  tra i sindacati, che l’accordo di Pomigliano rimanesse confinato allo specifico stabilimento o, tutt’al più, nel comparto auto, dopo l’azione di Federmeccanica si dovrà ricredere e incominciare a  valutare in altro modo l’accordo e le sue conseguenze che, al di la delle affermazioni degli industriali, ha scopi ben più generali e non solo economici.

Dovrà valutare l’impatto che avrà sulla società la riduzione dei diritti e la conseguente instabilità del lavoro dei dipendenti. In primo luogo la possibilità che il lavoro precario diventi la regola e che il mondo del lavoro diventi fonte di instabilità sociale.

È inutile affermare  che le responsabilità di ciò che sta avvenendo sono molteplici e coinvolgono anche i sindacati, esclusa la CGIL, e che le necessità dell’industria nel mondo globalizzato sono cambiate, ciò non dimostra che i metodi usati servono ad affrontare i problemi inerenti. Ridurre i diritti dei cittadini non aiuta certo a rendere più competitiva l’industria italiana cosi come non aiuta portare la produzione all’estero con lo scopo di diminuire i costi; tutto il capitalismo sta operando in questo senso, di conseguenza, i vantaggi  si equilibrano annullandoli.  Chi basa le sue teorie su questi presupposti, pur sapendo benissimo che non rispondono alla realtà, è perfettamente a conoscenza  della situazione e sta agendo contro gli interessi della popolazione.

 In conclusione, con l’accordo di Pomigliano, si è aperta la strada a una gestione a senso unico.

Fini, un uomo da abbattere.
post pubblicato in COMMENTI, il 8 settembre 2010


Siamo ormai arrivati alla macchietta. Dopo aver cercato con mezzi alquanto discutibili di convincere i “disertori” a ritornare tra le braccia “affettuose” del monarca, lo stesso si sta adoperando in tutti i modi per detronizzare il viceré ribelle.

Il giorno dopo il discorso del viceré ribelle a Mirabello – discorso molto critico, anzi, addirittura dissacrante, nei confronti del monarca in carica -, ecco che la polemica sulla sua permanenza come presidente all’assemblea dei non eletti si accentua maggiormente spingendo il monarca, d’accordo con l’altro viceré, a valutare di recarsi dal grande Capo Chioma Bianca per chiedere la testa del ribelle. Ma il grande Capo ha già espresso parere negativo su un suo intervento in merito; questo è compito dell’assemblea.

 La mossa va contro ogni lecito interesse comune alla tribù, ma per i due regnanti servirebbe per affermare la propria legittimità a rovesciare il governo della stessa tribù dove, loro stessi, ne sono i massimi esponenti. Qualcuno oserà avanzare l’ipotesi che sia una contraddizione. Sbagliano, poiché la logica del potere democratico presuppone che chi si trova al comando debba portare a termine il suo mandato per evitare di incorrere nell’ira del popolo, da loro stessi eletto sovrano, e perdere consensi in eventuali elezioni. Pertanto, prima di dare forfait, devono assicurarsi che la colpa non sia loro ma del disertore.

Dunque, una mossa prettamente politica, un gioco di potere delle parti in causa finanziata dalla tribù tutta.

Intanto, il popolo, da loro stessi eletto sovrano, sembra indifferente ai giochetti infantili dei loro leader; preso com’è ad affrontare i problemi quotidiani derivati dalla crisi economica, gli rimane poco spazio da dedicare allo svago di cui sembra, invece, che i capi ne abbiano da buttare.

La lotta interna al gruppo dei leader, derivante da diversità di vedute su “alcuni” problemi importanti quali: gestione del potere interno a un partito, utilizzo del potere a fini personali, privatizzazione delle strutture di potere e loro conseguente adeguamento ai bisogni del monarca in carica – specifico che qualora si dovesse riuscire a privatizzare le strutture, il monarca rimarrà in carica a vita -, modifica del concetto di diritto, riduzione dello stato sociale e conseguente annullamento dei diritti, legge elettorale dove, attualmente, il popolo non è sovrano neanche a parole, legalità, giustizia, immigrazione, sta portando il popolo sovrano a divenire sempre più un mero oggetto (leggi numero) di calcolo e come tale soggetto alle leggi della matematica che, come si sa, pur essendo una disciplina utilissima, rimane confinata nel campo della scienza e, pertanto, il popolo, diventa un oggetto scientifico da studiare in quanto necessario ai calcoli necessari a rendere più agevole la vita del monarca e dei suoi servi, ma non tutti. Al proposito, si può prendere come prova il continuo richiamo alla piazza e ai sondaggi per contare i propri elettori (usandoli, naturalmente, a suo vantaggio anche quando non lo sono) da parte del monarca, anche se, lo stesso, di frequente, ha affermato che non si può governare seguendo gli umori della piazza, che la piazza non può sostituirsi alla maggioranza dei non eletti e che nessuno può opporsi ad essi.

 Fin qui sembrerebbe una disputa “privata” tra i capi, tutt’al più, una recita scolastica. Purtroppo, però, ha coinvolto anche i politici rappresentanti, a parole (forse), della tribù. Tali politici, che nel loro gergo si definiscono oppositori (a chi lo si sa, a che cosa non si è ancora riusciti a capirlo), e che da tempo si stanno adoperando affinché il monarca perda consensi o che, comunque, venga detronizzato a causa dei suoi innumerevoli intrallazzi ritenuti illegali, si sono lasciati prendere dal vortice della disputa tralasciando quelli che sono i doveri principali di ogni opposizione: bloccare le leggi che vanno contro i diritti della tribù e difendere i lavoratori dai continui attacchi da parte del capitale che, ultimamente, ha provocato la disdetta del contratto dei metalmeccanici e che, nel futuro prossimo, potrebbe significare la perdita di ogni diritto dei lavoratori nei luoghi di lavoro e, di conseguenza, nella vita.

In vista di possibili elezioni anticipate, stanno canalizzando ogni risorsa (o quasi) nella preparazione di alleanze miranti a vincere le elezioni, dimenticando, e di questo il viceré fedele ne è maestro, che un buon politico non può prescindere la sua politica dalla difesa del popolo che lo sostiene.

In conclusione, si può tranquillamente affermare che la tribù Italia sta attraversando, non tanto un periodo difficile, ma il limite che divide la civiltà dall’inciviltà.


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Vietato fumare nelle pensiline degli autobus
post pubblicato in BREVI, il 7 settembre 2010


da: trentinoit

 TRENTO. D’ora in poi a Trento sarà proibito fumare anche all’interno delle pensiline delle fermate degli autobus. All’origine del divieto c’è l’applicazione della legge provinciale del 22 dicembre 2004 numero 13, che all’articolo 18 intende “tutelare la salute dei non fumatori nei luoghi chiusi aperti al pubblico”. Una norma che - interpretata - ha portato al divieto di fumare all’interno delle pensiline.  Cartelli indicanti il divieto sono già stati appesi da Trentino Trasporti all’interno delle pensiline della città.  Soddisfazione viene espressa dal “paladino dei cittadini” Claudio De Paoli che nei mesi scorsi aveva iniziato una personale battaglia contro il fumo passivo respirato dagli utenti dei bus in attesa alle fermate, con una serie di appelli alle amministrazioni pubbliche. Una battaglia che era stata fatta propria dal consigliere provinciale Mario Casna (Lega Nord) che aveva presentato un’interrogazione sul tema, con il successivo intervento della giunta provinciale.  I trasgressori saranno soggetti al pagamento di una somma variabile da un minimo di 25 euro a un massimo di 250 euro.  La misura della sanzione è raddoppiata qualora la violazione sia commessa in presenza di una donna in evidente stato di gravidanza o in presenza di lattanti o bambini di età inferiore a 12 anni.    16 luglio 2009

Da: trentinoit

TRENTO. Arriva da Trento una nuova proposta contro il fumo passivo. Un gruppo di cittadini ha chiesto al sindaco di vietare l'uso delle sigarette all'interno delle pensiline degli autobus. "Tutti i giorni si vedono troppe persone sostare sotto le pensiline con le sigarette accese, vicino a carrozzine con bambini, persone anziane con gravi problemi di salute", denuncia il promotore dell'iniziativa, Claudio De Paoli, attivo nel volontariato sociale.

"Raccogliendo le giuste lamentale di molti cittadini in attesa dell'arrivo del mezzo pubblico, chiedo dunque al Comune di vietare con un'ordinanza di fumare all'interno delle pensiline degli autobus. Il fumo passivo fa male, la salute dei cittadini va tutelata", conclude De Paoli. 27 agosto 2010

 

 

 

Alla fine, la proposta di vietare l’uso delle sigarette anche all’aperto è passata.

La  proposta, come si legge, è in se giusta. Tutti, almeno credo, inclusi i fumatori, hanno ormai preso coscienza dei rischi inerenti all’uso del tabacco e dei rischi che corrono coloro che, pur non essendo fumatore, respirano il fumo indirettamente. Ma questo, se vale nei luoghi chiusi dove il non fumatore è costretto a subire, non capisco come possa valere all’aperto dove le possibilità di respirare sostanze nocive, incluse quelle cancerogene, è molto elevato. Sostanze che, oltre ad essere immesse dall’industria e, perché no, derivanti dagli esperimenti nucleari e dagli incidenti delle centrali nucleari, vi sono immesse anche dal traffico automobilistico che a Trento, come in tutti i centri urbani, ma non solo, di una certa entità, è molto intenso e caotico – per quanto riguarda Trento, bisogna anche dire che la sua posizione geografica non è di aiuto dato che è situato in fondo valle e vi passano due strade di collegamento importanti  : autostrada e statale del Brennero. Inoltre, sempre in trentino, si discute da tempo sull’uso dei crittogamici in agricoltura.

Certo, sarebbe utopistico proibire l’uso degli idrocarburi e delle altre sostanze inquinanti poiché andrebbe a modificare radicalmente la vita di noi tutti, bisogna però attuare una politica che miri a superarle. È vero che il trentino è all’avanguardia di tale politica, ma è altrettanto vero che, attualmente, le caratteristiche della nostra vita sono identiche alle altre zone industriali: siamo a rischio malattie da inquinamento.

In questo contesto, a cosa serve proibire il fumo all’aperto sapendo che, comunque, il pericolo rimane presente sotto molte altre forme? Considerando anche che le leggi esistono già? Ad esempio, è proibito fumare, anche all’aperto, in presenza di minori e di donne in stato di gravidanza.

Fare leggi per salvaguardare la salute è giusto, chiudere gli occhi quando il danno viene provocato anche da noi no! Bisognerebbe avere il coraggio di affermare anche i propri errori e chiedere leggi contro noi stessi.

I disabili nell'Italia del 2010. Intervista a Francesco Ferrara
post pubblicato in BREVI, il 6 settembre 2010


I disabili nell'Italia del 2010 sono esattamente come i disabili del passato, senza diritti e costretti a vivere ai margini come cittadini di serie B.
ma qualcosa si sta muovendo, il MID (Movimento Italiani Disabili) si sta muovendo sul piano politico con l'intenzione di dare voce ai disabili affinché ricevano le stesse attenzioni dei cittadini "normali".
Leggi l'intervista a Francesco Ferrara vice presidente del M.E.D.A. (Movimento Europeo Disabili Associati) e presidente del MID.


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INCOSTITUZIONALE “L’AGGRAVANTE DI CLANDESTINITÀ"
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 5 settembre 2010


 Da “cinformi.it

lo ha precisato la Corte costituzionale con una sentenza recente

Secondo la Corte Costituzionale la norma che prevede il reato di clandestinità è illegittima

Con la sentenza n. 249 del 2010, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 61, n. 11-bis del codice penale, introdotto dall'art. 1 del decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92 (Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica), convertito con legge 24 luglio 2008, n. 125. Con tale norma, il legislatore aveva inserito la cosiddetta "aggravante di clandestinità", prevedendo cioè l'applicazione di una circostanza aggravante ogniqualvolta il cittadino straniero abbia commesso un reato "trovandosi illegalmente sul territorio nazionale".
Secondo la Corte Costituzionale, tale norma è illegittima in quanto contraria all'art. 25 della Costituzione in materia di responsabilità penale personale. Il principio di legalità e della responsabilità penale personale prescrive, infatti, che un soggetto debba essere sanzionato per le condotte tenute e non per le sue qualità personali. Per la Corte Costituzionale, dunque, la qualità di immigrato "irregolare" diveniva con la norma del "decreto sicurezza" una sorta di "stigma", presupposto per un trattamento penalistico differenziato del soggetto contrario al principio di eguaglianza, al sistema internazionale dei diritti dell'Uomo e al principio di non-discriminazione.

Links correlati:
Sentenza Corte costituzionale

Dunque, la tanto contestata legge sull’immigrazione clandestina che prevedeva la penalizzazione del clandestino – senza peraltro fare differenza tra chi lo era effettivamente e chi lo diventava nel momento in cui perdeva il lavoro e non riusciva a trovarne un altro – è stata dichiarata illegittima perché contraria all’articolo 25 della costituzione.

Una sentenza, questa, importante sia sul lato della giustizia che su quello dei diritti. Con questa sentenza si pone l’attenzione sulla necessità di distinguere tra crimine - che deve essere inteso come trasgressione delle leggi - e le tante situazioni di disagio che si riscontrano oggi nella società. Pertanto, chi risiede in Italia senza permesso di soggiorno, al di la delle cause che lo hanno spinto a venirci e i possibili sviluppi della sua presenza,  giustamente non può essere considerato, a priori, colpevole di un reato che, comunque, presupponeva che il clandestino fosse, per sua natura un criminale ancor prima di commettere reati tali da giustificare l’accusa.

Speriamo che la sentenza abbia un esito positivo e che porti a una modifica sostanziale della legge.


Cronache dal mondo dell’irrealtà: il colon … e il cava ….
post pubblicato in diario, il 3 settembre 2010


I due leader maximum della politica regionale mediterranea si sono ritrovati a Roma per festeggiare l’anniversario degli accordi tra le due province orientali dell’impero amerikano, Italia e Libia. Gli accordi, come si sa, riguardano il controllo del territorio marino (mediterraneo) contro l’invasione dei barbari del sub impero amerikano dell’Africa e delle terre apparentemente libere del medio oriente e oriente. L’accordo, stipulato due anni fa contro ogni ragionevole logica sui diritti umani sanciti dall’ONU (presunto governo mondiale che, di fatto, è controllato dalle potenze:  Amerika, Cina e Russia), prevede il rimpatrio forzato – se sono in mare si riportano in Libia senza verificare se hanno le caratteristiche dei rifugiati, se riescono a raggiungere la terraferma vengono trasferiti  nei Cie (centri di internamento ed espulsione) e vi possono rimanere per sei mesi e poi, se non hanno le caratteristiche dei rifugiati, vengono espulsi (sempre in Libia) dove gli uomini del colon … , non essendo sottoposti agli obblighi del trattato ONU sui diritti umani perché il colon … , molto furbescamente, non l’ha firmato, potranno farne uso a loro piacimento finché non verrà organizzata una nuova spedizione verso le coste italo/europee - dei clandestini che, per sfuggire ai loro aguzzini, tra cui i sudditi forzatamente fedeli del colon … , tentano la traversata del mare, non più nostrum, per approdare sulle spiagge italo/europee convinti, dalla propaganda criminale, di trovare la libertà e un certo benessere o comunque un lavoro. La traversata, che prima avveniva normalmente su gommoni o carrette (trainate dai ventisette puledri, guidati dalle amazzoni del colon … ), ora, dopo l’accordo - e il continuo sviluppo tecnologico oltre che ai lauti affari dei commercianti -, avviene su panfili di lusso e sembra, dopo un momento di smarrimento dei commercianti di carne umana, abbia ripreso il suo corso normale per rifornire le aziende italiane, e non solo, sia industriali che agricole, di schiavi a costi fuori mercato.

Un evento straordinariamente ordinario dato che questa è la quarta visita del colon …  in Italia nell’ultimo anno. Evento destinato, per la sua impronta circense, a suscitare scalpore tra certi politici e certa popolazione – i soliti cattoKommunist - che non vedono di buon occhio l’amicizia tra i due.

L’intenso programma della visita ha visto il colon … impegnato a fare lezione di corano a 500 veline selezionate, e pagate, appositamente per ascoltare il suo proclama islamico, che di islamico, visto da chi viene, non ha proprio niente, e poi la cerimonia dell’anniversario alla presenza di tutto, o quasi, il governo italiano impegnato, sembra, ad islamizzare l’Italia in favore di maggiori, e lauti, compensi agli affaristi italiani anch’essi presenti - sembra però che la presidente(le)ssa di CONFINDUSTRIA non fosse presente causa allergia generale – che costeranno al popolo italico la piccola somma di venti miliardi di EURO (la cifra può essere sbagliata. Si pregano i signori lettori di verificare).

Naturalmente, dopo gli usuali scambi di cortesie e apprezzamenti tra i due, e i discorsi di rito (islamico) – sembra che il colon … si sia lasciato sfuggire, per i più maligni, di proposito, come monito ai governi del sottosub continente europeo, l’ormai scontato ricatto allargato a tutta l’Europa: se non ci date cinque miliardi l’anno, non saremo in grado di gestire il flusso dei migranti che passano dalla Libia (tutti quelli africani e medio orientali), pertanto, l’Europa si troverà, nel prossimo futuro, invasa da ogni sorta di gente perlopiù mussulmana, il che, secondo il colon … (grande amazzone del deserto), vuol dire islamizzazione dell’Europa – e vabbe, questo dovrebbe dirlo alla chiesa e non ai governi perlopiù laici.

Tra una cerimonia e l’altra, tra un giro turistico e l’altro, tra altre cose non viste e dette e scritte, i romani, come al solito, invece di accorrere in massa ad applaudire l’ospite, si son visti fermi agli incroci tutti imbronciati e arrabbiati a causa delle soste forzate causate dal passaggio del regale corteo indegno di una repubblica; ah, romani canaglie. A che vi giova essere del mondo la capitale se poi dei vostri luoghi padroni non siete?

Alla fine, il colon … , dopo aver tolto le tende e fattosi un lungo bagno per purificarsi dalle visioni peccaminose, se ne è ripartito col suo esercito verso il deserto libico lasciando l’Italia in preda a convulsioni tipiche dei mal di pancia da diarrea, mentre il cava ….  che, va detto per inciso, aveva chiesto al colon … di regalargli un puledro per poterlo montare nelle sue crisi di astinenza senza ottenere risposta, raccoglieva gli apprezzamenti dei suoi e degli industriali e molti impropri sia dai cattokommunist che dai padanii. Inoltre, il cava …. , non sazio del risultato ottenuto con il colon …, si appresta a condurre l’ennesima battaglia per giustificare la sua presenza come kapò nel parlamento del popolo sovrano senza poteri (il popolo) con la fiducia ai cinque punti programmatici - alla base della sua politica ormai da venti anni, sempre gli stessi e periodicamente riciclati – che dovrebbero riconfermarlo quale kapò più ammirato e inseguito- dalla giustizia – del secondo ventennio (fenomeno che si verifica periodicamente in Italia tra una fase di molta relativa democrazia e l’altra).

Della visita del colon … , agli italiani – quelli che italiani lo sono solo quando devono servire la patria, e qui bisogna specificare che, ultimamente, è stato inserito nella costituzione materiale (concetto inventato di sana pianta per giustificare gli attacchi del cava … contro la costituzione legale) il concetto che vuole, dato che il militare di leva è stato abolito a favore di quello professionale, che la patria la si serva anche standosene a casa senza stipendio per agevolare il capitale – ne verrà in tasca men che meno e che, anzi, il costo gli sarà addebitato, ovviamente in modo occulto, nella prossima finanziaria.

Beh, che dire d’altro se non che, anche stavolta, ce l’hanno messo tutto.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 3/9/2010 alle 16:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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