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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Volantini fascisti sui muri delle facoltà universitarie di Firenze.
post pubblicato in POLITICA, il 30 aprile 2011


           

Sono comparsi, sui muri di alcune facoltà universitarie di Firenze volantini, inneggianti alla  Rsi (repubblica sociale italiana); sono firmati dal centro sociale di destra antagonista di Firenze. I manifesti riportano le scritte: "Onore d'Italia" e l'immagine di alcuni combattenti di Salò. E poi: "Tu va' sicuro con il tuo motto: non ho tradito". E ancora: "Ai caduti della Rsi morti per la patria". 

Il tutto nell'indifferenza delle istituzioni preposte a far rispettare la legge.

 

Inneggiare alla repubblica di salò e ai suoi caduti significa inneggiare al fascismo, ovvero, apologia di fascismo in una nazione dove la costituzione lo proibisce cosi come proibisce la ricostituzione del partito nazionale fascista ma anche le idee che ne sono alla base. Questo è possibile solo grazie ai continui attacchi sia alla costituzione antifascista, democratica e repubblicana da parte del centro destra sia alla cultura nata dalla costituzione.

 

Gli attacchi alla costituzione portati avanti in questi anni, uniti a proposte di leggi miranti a creare la cultura del più forte, stanno dando sempre più spazio a tendenze reazionarie - la dove per reazionario s'intende l'opposizione a un tipo di cultura basata sullo stato sociale e ugualitaria - permettendo la formazione di gruppi basati sulle idee fasciste o, comunque, dittatoriali.

È pur vero che anche a sinistra esistono gruppi che basano le loro idee sulla dittatura, ciò non toglie che, questi gruppi sono costantemente presi di mira e accusati di essere sovversivi nei confronti della democrazia, mentre i gruppi di destra no, che, anzi, vengono difesi se non addirittura condivisi anche da esponenti del governo.

 

Questa politica si basa su una menzogna ben precisa e va individuata nella falsa idea che in democrazia tutti, inclusi coloro che inneggiano alla dittatura, possano esprimere le proprie idee e organizzarsi in conformità ad esse.

È una menzogna poiché, un'idea contraria e opposta alla democrazia, come la dittatura, non può convivere con la democrazia stessa senza entrare in conflitto con essa. Conflitto che sposterà il dibattito politico su un piano sempre più conflittuale fino alla spaccatura degli equilibri sociali.

 

Si può pensare che oggi ciò non stia avvenendo, che, anzi, il dibattito avviene sul piano costituzionale e non violento, che i gruppi di stampo fascista non usano la violenza per affermarsi ecc.. Certo, non siamo nel 22 del secolo scorso, ma ciò non significa che detti gruppi, ma anche l'attuale centro destra, non abbia come fine l'instaurazione di una dittatura. I metodi usati riflettono, semplicemente, lo stato attuale delle cose; tanto per intenderci, se dovessero usare oggi il manganello e l'olio di ricino, verrebbero condannati da quegli stessi elettori che oggi votano il centro destra. Inoltre, nel 22 la situazione socio politica era ben diversa dall'attuale. Era normale amministrazione usare metodi violenti da ambo gli schieramenti così come era comune l'idea della dittatura per affermare i propri principi - con questo non intendo dire che oggi non si usi la violenza. Ieri a Milano, il gruppo di forza nuova ha tentato un blitz contro una manifestazione di giovani di sinistra innestando disordini sedati poi dalla polizia.

 

Ecco che, allora, scatta la necessità di presentarsi al popolo, anziché come portatori di una dittatura, come portatori di un ordine democratico forte e capace di soddisfare (almeno a parole) quelle istanze che da sempre gli elettori chiedono: sicurezza, lavoro, etica ecc.

Ed è qui la menzogna! Lasciar intendere, a mezzo della parola e attraverso la propaganda mediatica, che non c'è nessun altro in grado di realizzare una società equa, perché coloro che in passato hanno sostenuto la società equa, in realtà stanno, ora, difendendo i risultati raggiunti dalla classe che li sostenenva a danno degli altri.

Perciò, per evitare il perpetuarsi di una situazione sociale considerata statica, c'è bisogno di modificare la struttura sociale attraverso la modifica dei principi su cui si basa l'attuale società che ha prodotto i privilegi.

In questo modo, si riesce a nascondere il vero intento che, pur essendo esplicito nelle leggi approvate o in fase di approvazione, viene occultato dalla propaganda.

 

Per concludere, la formazione, più o meno legale, dei gruppi fascisti, ma anche nazisti, pur essendo a parole condannata, nei fatti viene accettata, dalla destra, come necessità di avere un supporto forte in caso il disegno politico attuale non dovesse produrre i risultati sperati.


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Chiesa e omosessualità
post pubblicato in Riflessioni, il 28 aprile 2011


           

L'avversione della chiesa contro ogni tipo di piacere, sia esso sessuale sia d'altro tipo è nota; basti pensare a S. Francesco che della castità "totale" ne fece un ideale di vita. Non si può dunque parlare di omosessualità senza tener conto di ciò, poiché l'omosessualità, per la chiesa, è parte integrante del senso del piacere umano. Di conseguenza, tutto ciò che rende piacevole la vita, incluso il benessere materiale derivante dalla scienza umana - da qui la sua millenaria avversione nei confronti del pensiero umano quando esso si discosta da quello religioso per approdare a quello scientifico - viene condannato perché si pone al di fuori della visione naturale della vita, vale a dire che l'uomo, per il cristianesimo, è, è sempre stato e sarà sempre legato alle sue origini (che per il cristianesimo significa essere creato) senza nessuna possibilità di modificarne i comportamenti. Da ciò deriva l'idea che certi comportamenti sono contro natura.

 

Pertanto, anche il rapporto eterosessuale, sia fuori dal matrimonio che al suo interno quando non è finalizzato alla procreazione, al pari della scienza, viene vissuto come rottura dell'uomo con la natura poiché finalizzato al solo piacere individuale ed egoistico e non a quell'economia naturale che prevede un'utilità intrinseca ad esso, cioè la procreazione.

Ed è proprio in una visione utilitaria che la religione relega il piacere nei comportamenti peccaminosi - la dove il peccato non è altro che l'infrazione alla legge.

 

Mentre il rapporto omosessuale viene vissuto come evento contro natura, non solo perché non è finalizzato alla procreazione, ma anche perché l'omosessuale si stacca dalla natura stessa, ne è, cioè, una deviazione, un'evoluzione - anche se negativa. Ma la chiesa, non accettando la teoria dell'evoluzione, fa risalire l'omosessualità a un fattore psicologico e culturale. Vale a dire che, l'omosessuale, è tale per sua scelta. Ne consegue che l'omosessualità può essere curato come fosse portatore di una malattia.

Per questo, la chiesa cattolica, è passata dalla condanna dell'omosessualità alla sua accettazione a patto che l'omosessuale viva una vita di castità, ovvero senza rapporto ne sessuale ne di convivenza - perché anche l'amore è visto come rapporto tra generi diversi.

Ma, impedire all'omosessuale il piacere sessuale e, dato che l'impulso del piacere sessuale, al pari di altri tipi di piacere è naturale nell'uomo, significa imporre un comportamento contro natura; obbligare, cioè, un essere umano a vivere la propria vita reprimendo un impulso che la natura gli ha dato.

È pur vero che il rapporto sessuale tra individui dello stesso genere non è finalizzato alla procreazione, ma è altrettanto vero che non è neanche dannoso per la specie. Pertanto, sarebbe come proibire il rapporto sessuale a una copia etero perché sterile o impedire di provar piacere nel guardare un quadro o fare una passeggiata o altro, dato che questi piaceri non sono finalizzati alla procreazione. O, peggio ancora, condannare coloro che della "castità" ne hanno fatto un modello di vita poiché, anch'essi non procreano e, in questo caso, è una scelta cosciente e contro natura dato che la procreazione viene posta all'apice dei comportamenti umani.

 

La chiesa cattolica, ovvero il clero, nel suo tentativo di dimostrare che l'omosessualità è contro la matura umana condanna se stessa come portatrice dell'idea di castità che impedisce ai "ministri di dio" di sposarsi e di procreare. Idea che ha portato molti prelati a deviazioni comportamentali a dir poco perverse proprio perché costretti a vivere contro natura. A reprimere ciò che invece è naturale nell'uomo: la ricerca del piacere.


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Ammissione di Berlusconi contro i referendum.
post pubblicato in POLITICA, il 27 aprile 2011


           

"Siamo assolutamente convinti che l'energia nucleare sia il futuro per tutto il mondo". "La gente era contraria, fare il referendum adesso avrebbe significato eliminare per sempre la scelta del nucleare".

 

 

"L'accadimento giapponese ha spaventato ulteriormente i nostri cittadini. Se fossimo andati oggi al referendum, non avremmo avuto il nucleare in Italia per tanti anni. Per questo abbiamo deciso di adottare la moratoria, per chiarire la situazione giapponese e tornare tra due anni a un'opinione pubblica conscia della necessità nucleare" "Siamo assolutamente convinti che nucleare sia il futuro per tutto il mondo, l'energia nucleare è sempre la più sicura". "Il disastro giapponese si è verificato perché la centrale di Fukushima era stata edificata su un terreno che non lo permetteva."

 

Quelle sopra, di fatto, sanciscono il pensiero di Silvio Berlusconi, espresso nella conferenza stampa seguita al vertice italo-francese a Villa Madama. Pensiero che spiega chiaramente il senso della "moratoria nucleare" del governo.

Ciò significa che lo stop alle centrali, per Berlusconi, è solo un atto strategico nella sua "lotta" a favore del ritorno al nucleare. Strategia che, secondo Berlusconi, è stata resa necessaria dopo l'incidente di Fukushima che avrebbe, dietro la spinta emotiva, reso vano il referendum poiché avrebbe reso possibile la bocciatura della scelta nucleare.

 

Il primo ministro non poteva essere più chiaro. Nessun dubbio, dunque sulla natura della moratoria. D'altra parte, l'idea espressa non è altro che la conferma dei dubbi, ma anche certezze, dell'opposizione e di coloro che hanno promosso il referendum.

 

Ma è poi vero quello che sostiene? È proprio l'incidente giapponese a rendere possibile la rinuncia popolare al nucleare? O non, piuttosto, la presa di coscienza degli italiani che, di fronte alla scelta di un'energia pericolosa - e non lo è solo da oggi, già al tempo di Cernobyl gli italiani rifiutarono l'energia nucleare - scelgano un tipo di energia pulita, cioè non inquinante e che non lascia scorie che, durando nel tempo, creano problemi ulteriori di pericolo?

Sostenere che l'incidente giapponese "ha spaventato i cittadini" - e non i "nostri cittadini" - significa considerare il popolo incapace di razionalizzare gli eventi, ovvero, perdere la testa di fronte ai pericoli. Niente di più falso! I cittadini, al di la della posizione che scelgono, sono informati e sanno quello che vogliono. Il milione e mezzo di firme per il referendum ne è una dimostrazione evidente.

È vero che l'emotività ha la sua importanza sulle scelte, ma questo è una costante nel comportamento umano; riguardo al nucleare, non c'era bisogno dell'incidente giapponese, lo stato emotivo contrario al nucleare era già presente. Deriva dalla consapevolezza, determinata dall'esperienza diretta in quanto, ogni incidente, porta con se, oltre ai morti, all'inquinamento radioattivo dell'ambiente circostante e alle malattie della popolazione che si avvertono anche a grandi distanze, che l'energia, pur essendo determinante per la nostra società, non può essere fonte di ulteriori scompensi ecologici oltre a quelli determinati dall'uso "selvaggio" delle risorse del pianeta.

Per concludere, dal referendum del 1987 ad oggi, la possibilità di creare una rete energetica pulita è stata vanificata dall'incapacità della politica di creare i presupposti e le strutture idonee. Vale a dire che nessuno è stato in grado di sostenere la lotta contro le lobby che, da sempre, gestiscono il mondo energetico.

 

A fronte dei quesiti sopra esposti, però, ce n'è uno altrettanto importante: il defraudare i cittadini del referendum come metodo democratico di confronto sociale e politico.


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Berlusconi: a Bossi glielo spiegherò io.
post pubblicato in POLITICA, il 27 aprile 2011


           

Di fronte al rifiuto della lega, espresso da Calderoli, sulla decisione del premier di usare gli aerei in Libia per azioni di guerra, decisione presa dopo il colloquio telefonico col presidente Obama - che viene presa dopo i ripetuti rifiuti del governo italiano di usare armi in Libia -, il premier s'impegna a spiegare al leader leghista il perché della decisione.

 

Dice il premier: "A Bossi spiegherò che non potevamo più tirarci indietro. Ma non cambia nulla nella nostra missione, attaccheremo solo carri armati e postazioni di artiglieria".

Ma come, se fino ad ieri il problema era "considerata la nostra posizione geografica ed il nostro passato coloniale non sarebbe comprensibile un maggior impegno militare". E ancora: "Pensate cosa potrebbe accadere se un pilota italiano finisse in mano ai libici?", cosa può aver fatto cambiare idea al premier? Considerando anche la possibilità di una crisi interna alla maggioranza?

 

Calderoli sostiene che la lega non voterà mai un intervento armato in Libia, il premier sostiene invece che non ci sarà crisi perché una votazione non è necessaria - il che non implica che la lega sia d'accordo. Allora, com'è la storia?

 

Ma,, al di la di una possibile spaccatura nella maggioranza, rimane il fatto che l'Italia entrerà direttamente in una guerra di cui non si conoscono ancora i possibili sbocchi e dove, ne gli USA ne l'UE hanno chiaro il loro obiettivo - a parte il petrolio -, sul ruolo libico nello scacchiere.

 

Forse si può chiarire con il problema che esiste con la Francia, quello dei migranti. Entrare in guerra significherebbe porsi sullo stesso piano dei francesi che, fin dall'inizio, hanno optato per l'intervento armato a sostegno della rivolta. Il che, forse, l'Italia potrà avere aiuti sul problema immigrazione, convincere, cioè, la Francia a prendersi l'impegno di ospitare quanti, pur passando per l'Italia, hanno come destinazione la Francia. Forse, dico, perché, nascosto dietro agli aiuti europei e americani, rimane sempre il problema di gestire il nord africa a vantaggio dell'occidente.

Certo che, se la lega non dovesse accettare la guerra come soluzione del problema, sarebbe una bella batosta per il premier che, sul versante internazionale, si troverebbe immischiato in una guerra che forse potrebbe avere risvolti tipo Afganistan e, sul versante interno, si troverebbe a fare i conti con una lega riottosa perché il suo elettorato non vede di buon occhio, su istigazione della stessa lega, l'aiuto a un paese arabo.

La lega, però, è perfettamente cosciente che una rottura significherebbe la fine del suo sogno federalista - suo obiettivo principale -, e come ha sempre sostenuto, preferisce cedere a patto che la riforma vada avanti. Perciò, ne consegue che la paventata rottura non sia altro che l'ennesimo specchietto per le allodole (opposizione), un gioco già giocato in passato che è servito a dimostrare la compattezza della maggioranza.


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25 Aprile 2011.
post pubblicato in Riflessioni, il 25 aprile 2011


           

Mai come in questo anniversario della liberazione si rende obbligatorio una riflessione partecipativa sulla resistenza che dal 43 al 45 portò molti italiani a defilarsi dal fascismo per imbracciare gli ideali di libertà.

Oggi, che con l'avanzata della destra liberista e di ogni sorta di negazione, si fa di tutto per equiparare chi lottò di sua iniziativa per difendere la dittatura e chi, al contrario, lottò per porvi fine.

Il centro di questo movimento di equiparazione e di negazione dei delitti fascisti è, in Italia, l'attuale maggioranza che, partendo dal presupposto, reale, che anche il comunismo è una dittatura, cerca di snaturare la resistenza attribuendola, e di riflesso ponendola come rivoluzione comunista, ai comunisti mentre la realtà è ben diversa.

La partecipazione alla resistenza fu ampia e coinvolse tutte le organizzazione politiche e sociali non fasciste presenti sul territorio; vi parteciparono alla pari sia cattolici che comunisti che liberali che, pur avendo obiettivi diversi, hanno saputo trovare un obiettivo comune: una società laica e libera.

 

È da questo movimento che nacque l'attuale struttura socio/legislativa che ha permesso all'Italia di entrare a far parte della società civile mondiale. Di avere una struttura sociale basata sulla distribuzione della ricchezza se non paritaria, ha però permesso anche ai disagiati di poter vivere degnamente. La base di tutto ciò è la nostra costituzione uscita, appunto, dalla resistenza e scritta con l'apporto di tutti i movimenti politici non fascisti presenti allora in parlamento.

La resistenza, però, non è finita con la guerra e la liberazione. Essa è continuata negli anni successivi frapponendosi e opponendosi a ogni tentativo di ripristino, se non del fascismo, di ogni dittatura, inclusa quella comunista, con i mezzi messi a disposizione dalla costituzione senza mai prevaricare ma, tutt'al più, dando indirizzi culturali alle generazioni future e senza mai negare nessuna cultura presente nella società.

 

L'accusa principale - e che sta determinando l'azione restauratrice della destra - che la destra muove oggi di egemonia della cultura di sinistra nella società ne è un chiaro avvertimento -naturalmente, la destra non considera che non ci sia una cultura di destra da opporre, a meno che non si chiami cultura quella del velinismo, grande fratellismo e similari. Un'accusa che prende a pretesto l'invecchiamento della costituzione che, a loro dire, essendo nata dalla resistenza, ne è stata influenzata e che, oggi, essendo i tempi cambiati, deve essere modificata adeguandosi, appunto, ai tempi. Vale a dire che oggi si può rivedere la storia in modo da legittimare quello che la costituzione delegittimava, ma non tanto per il cambiamento dei tempi, quanto per l'illiberalità della vecchia società. Voler oggi legittimare la vecchia società significa riportala in essere, ma ciò non è possibile in una società laica e libera dato che la dittatura non può convivere con la libertà.

 

La resistenza, dunque, non è finita e non finirà mai!

 

Attraverso l'attuale legislatura si vuol dare nuovi indirizzi alla società spingendola verso soluzioni illiberali che vanno dal limitare la libertà di stampa, inclusi i siti internet non giornalistici, al potenziamento del potere del premier, dall'indebolimento dello stato sociale al limitare i diritti dei lavoratori, dall'indebolimento della scuola pubblica attraverso la diminuzione dei finanziamenti a favore della scuola privata al lavoro giovanile precario, dalla privatizzazione dei beni essenziali come l'acqua all'impedimento dello strumento del referendum attraverso il gioco delle modifiche della legge sottoposta a referendum in prossimità dello stesso, dalla modifica di alcuni principi della costituzione al federalismo "impositivo".

Tutte azioni che, se nell'immediato si limitano a indebolire il rapporto tra cittadino e istituzioni a favore delle seconde creando una sorta di ricatto, nel lungo termine, invece, il ricatto si tradurrà in dipendenza del cittadino dallo stato senza nessuna possibilità di interagire con esso ma diventandone succube.

Oltre a ciò, la politica di "revisione" portata avanti dalla destra al potere, rende possibile la libertà dei fautori della dittatura di esprimersi liberamente attraverso azioni di richiamo ai non valori del fascismo e del nazismo.

 

Per concludere, la resistenza, dunque, al di la d'essere conclusa, deve continuare adeguandosi, però, al fatto che la dittatura non si presenta più bardata di catene e olio di ricino ma con i mezzi più moderni esistenti.

Una resistenza reale, oggi, significa, innanzi tutto, uscire da quella sorta di religiosità in cui è stata relegata fino ad oggi. Resistere alla dittatura in generale e non più solo a quella fascista. Inoltre, e proprio basandoci sulla costituzione, la resistenza deve portare a realizzare una società sempre più laica, libera e sociale rifiutando quell'individualismo che caratterizza il capitalismo liberista e che, per la maggior parte del popolo, è solo illusione di poter fare qualsiasi cosa.

Paura del referendum, paura del giudizio popolare.
post pubblicato in Riflessioni, il 23 aprile 2011


           

Dopo il presunto dietro front sul nucleare, arriva ora il dietro front sulla privatizzazione dell'acqua.

Secondo il ministro Romani "su questo tema, come per il nucleare, il referendum divide in due. Ma è un tema di grande rilevanza, e ho l’impressione che anche su questo sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo". È chiaro che per "approfondimento legislativo" s'intende la modifica della legge e per "il referendum divide in due" che è meglio non andare alla consultazione referendaria. Pertanto, cosa c'è di meglio che svuotare di significato il referendum stesso?

 

Ma la domanda "nascosta" è: cosa si nasconde dietro il tentativo di svuotare il significato del referendum sul nucleare e, ora, quello sulla privatizzazione dell'acqua , oltre a rendere possibile il non raggiungimento del quorum anche nel referendum sul processo breve? 

 

Il referendum è sempre stato un momento di consultazione democratica che da al popolo la possibilità di esprimersi direttamente su una data legge. Espressione che si traduce nell'abrogazione o nell'accettazione della legge in questione. Il governo ha fatto la legge, parte del popolo, non condividendola e seguendo tutto l'iter, ha chiesto il referendum ottenendolo. Ora, un governo democratico accetterebbe il giudizio e agirebbe di conseguenza. Questo governo no!

È vero che, eliminando i due referendum, anche quello sul processo breve - che è quello che fa più paura al primo ministro ma che non può modificarne le legge - rischierebbe di non raggiungere il quorum, ma è altrettanto vero che ci sono altri due problemi "gravi" inerenti il tentativi di affossare i referendum sull'acqua e sul nucleare.

 

Il primo e più venale sono gli interessi privati che stanno dietro alle leggi. Interessi di cui i nostri attuali rappresentanti, se dovessero riuscire nel loro intento, ne trarrebbero benefici.

 

Il secondo, per me di gran lunga più importante anche se apparentemente nascosto, è il risultato politico che il governo raggiungerebbe se dovesse riuscire ad annullarli o, meglio ancora, se, svuotati del loro significato, non dovessero raggiungere il quorum.

 

Nell'annullarli proponendo altre soluzioni senza cambiare la base della legge (privatizzazione per l'acqua e costruzioni di centrali nel prossimo futuro), oltre che ad avvantaggiarsi nelle prossime amministrative, prenderebbe tempo poiché, per riproporre il referendum bisognerebbe rifare tutto l'iter, spostando, almeno di un anno, i referendum. Il che significa, per quanto riguarda l'acqua, dare modo al governo di procedere indisturbato nell'attuazione del suo programma. Per quanto riguarda il nucleare, dare modo al governo di superare le resistenze popolari nate sulla scorta del disastro giapponese, aspettare, cioè, che il momento emotivo si causato dal disastro si attenui. Cosa, questa, ribadita sin dall'inizio dal governo stesso.

 

Se, invece, non si raggiungesse il quorum, il governo ne uscirebbe ulteriormente rafforzato. Sarebbe la dimostrazione, secondo il governo, del poco interesse che il popolo ha nei confronti dei due problemi: acqua e nucleare. E poco importa se la rinuncia deriva unicamente dalla speranza che il governo, effettivamente, abbia davvero rinunciato a perseguire la sua politica nucleare e di privatizzazione dell'acqua, il risultato sarebbe sbandierato per far credere che gli italiani concordano con la politica globale del governo.

Inoltre, si indebolirebbe il referendum come istituto preposto a dar voce al popolo in situazioni particolari. Si verrebbe a creare una situazione di rinuncia al referendum in favore dei governi che verrebbero visti come unici depositari della legislazione. Vale a dire che il governo in carica ha, oltre al dovere di governare, anche quello di "pensare" per il popolo.

 

Per concludere, l'azione intrapresa dal governo non è altro che un altro tentativo di defraudare, il popolo degli strumenti costituzionali che gli permettono di interferire democraticamente con il potere quando ritiene che lo stesso legiferi in modo contrario alla costituzione.


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Nuovo attacco alla costituzione.
post pubblicato in Riflessioni, il 21 aprile 2011


           

È stata depositata, da parte del deputato PDL Remigio Ceroni, una proposta di legge per modificare l'articolo 1 della costituzione.

Ecco di cosa si tratta:

Oggi l'articolo 1 recita: "l'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". 

 

Verrebbe sostituito con: "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro e sulla centralità del Parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale".

 

La proposta, secondo lo stesso deputato, è a titolo personale, ovvero, senza la discussione all'interno del partito. Questo, però, non significa che non rispecchi le idee del partito berlusconiano. A prova di ciò basti riflettere un attimo sui continui attacchi alla magistratura, continuamente definita di sinistra o comunista, e al presidente della repubblica - le continue lamentele sul rimando delle leggi al parlamento.

 

L'idea alla base della modifica, come espresso dallo stesso deputato, è di definire la gerarchia nelle istituzioni. Il parlamento, come momento legislativo, deve essere al vertice delle istituzioni e non può essere condizionato dalle altre. Questo in se è vero, quello che il deputato "finge" di dimenticare è che le altre hanno funzione di garanzia, ovvero, non sono ne superiori ne inferiori ne pari al parlamento ma hanno il compito di garantire che il parlamento non faccia leggi contrarie all'indirizzi dettati dalla costituzione.

Queste istituzioni sono state create apposta per questo compito affinché non si verificasse la possibilità che una maggioranza accorpasse tutti i poteri come successo col PNF (partito nazionale fascista).

Pertanto, togliere ad esse questo compito, implica che il governo di maggioranza può procedere con tutte le modifiche che ritiene opportuno per realizzare il suo disegno politico e nessuno ci garantisce che non sia improntato alla dittatura, anzi, visto i continui attacchi alle opposizioni definite conservatrici dallo stesso leader, è lecito presupporre che il fine sia proprio quello.

 

Inoltre, cambiando "la sovranità appartiene al popolo" con "centralità del parlamento quale titolare supremo della rappresentanza politica della volontà popolare espressa mediante procedimento elettorale", si vuole spostare la sovranità dal popolo al parlamento, ovvero, se il parlamento è l'unico depositario della sovranità, il popolo diventa unicamente l'elettore passivo. Vale a dire che, una volta espresso il voto, il popolo non ha più voce in capitolo ne come singola entità ne come gruppo sociale.

 

Per concludere, l'eliminazione delle istituzioni di garanzia e della sovranità popolare spianerebbe la strada a quel presidenzialismo o premiarato tanto vagheggiato dal premier, che vorrebbe tutte le istituzioni controllate dal potere centrale,  e sempre osteggiato dalle istituzioni proprio per la sua natura anti democratica.

Articolo 21

Il governo da lo stop al programma sul nucleare. Un'altra beffa?
post pubblicato in COMMENTI, il 20 aprile 2011


           

Dopo aver sostenuto, anche dopo l'incidente giapponese, a spada tratta la necessità del nucleare per far fronte alle esigenze energetiche del paese, ora sembra che il governo faccia marcia indietro con un emendamento all'articolo 5 del decreto legge Omnibus che stabilisce che: non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare.

Dopo la moratoria di Marzo che sospendeva i lavori per 12 mesi sulla scorta dell'incidente in Giappone, arriva ora lo stop. Però lo stop non abroga la legge ma solo gli articoli riguardanti la costruzione. Questo fa pensare che, in realtà, più che un'inversione di marcia dettata dalla consapevolezza del pericolo nucleare, sia una manovra politica per aggirare il referendum che dovrebbe tenersi il 12-13 Giugno. Non sembra chiaro se il referendum salterà, è chiaro però che, in mancanza della legge su cui si basava, vengono a mancare i presupposti per una concreta partecipazione. Al riguardo ne sono consapevoli i movimenti antinucleare.

 

Dunque, un'altra beffa? Sembrerebbe proprio di si!

 

<http://politica.excite.it/nucleare-lo-stop-del-governo-N71806.html>


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Scrisse Elsa Morante nel 1945:
post pubblicato in Riflessioni, il 19 aprile 2011


           

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di

delitti che, al cospetto di un popolo onesto,

gli avrebbero meritato la condanna,

la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

 

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?

Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia,

una parte per interesse e tornaconto personale.

 

La maggioranza si rendeva naturalmente

conto delle sue attività criminali,

ma preferiva dare il suo voto al forte

piuttosto che al giusto.

 

Purtroppo il popolo italiano, se deve

scegliere tra il dovere e il

tornaconto,

pur conoscendo quale sarebbe il suo

dovere, sceglie sempre il tornaconto.

 

Così un uomo mediocre, grossolano, di

eloquenza volgare ma di facile effetto,

è un perfetto esemplare dei suoi

contemporanei.

 

Presso un popolo onesto, sarebbe stato

tutt'al più il leader di un partito di

modesto seguito, un personaggio un po'

ridicolo per le sue maniere,

i suoi atteggiamenti, le sue manie di

grandezza, offensivo per il buon senso

della gente

a causa del suo stile enfatico e

impudico.

 

In Italia è diventato il capo del

governo.

Ed è difficile trovare un più completo

esempio italiano.

 

Ammiratore della forza,venale,

corruttibile e corrotto, cattolico

senza credere in Dio,

presuntuoso, vanitoso, fintamente

bonario, buon padre di famiglia ma con

numerose amanti,

si serve di coloro che disprezza, si

circonda di disonesti, di bugiardi, di

inetti, di profittatori;

 

Mimo abile, e tale da fare effetto su

un pubblico volgare, ma, come ogni

mimo, senza un

proprio carattere, si immagina sempre

di essere il personaggio che vuole

rappresentare."

 

Elsa Morante

 

 

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Mussolini...

 

QUINDI NON C'E' SPERANZA PER IL POPOLO ITALIANO!

 

 

PS.: Tutte le persone che ricevono la

presente comunicazione hanno l'obbligo civile

e morale di trasmetterla ....Non sia mai che qualcuno lo

votasse di nuovo...


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Notizie e giustizia.
post pubblicato in NOTIZIE, il 18 aprile 2011


           

Esiste la giustizia a due velocità? Si esiste! Ne abbiamo notizia ogni giorno con le leggi che vorrebbero rendere "diversi" i personaggi politici nei confronti della legge.

Per il giornale, però, la giustizia a due velocità sembra venga praticata anche in altri ambiti. Nell'articolo proposto, il giornalista si chiede, facendo il paragone tra i processi Thyssen-Viareggio, se nel primo non ci si sia comportati in modo diverso rispetto al secondo accelerando i tempi. Il sottinteso, molto chiaro, non è tanto sulle tecniche processuali adottate nei due procedimenti, quanto il diverso significato socio/politico. Nel primo, l'imputato principale è un'azienda privata e, pertanto, passibile di massima condanna nel più breve tempo possibile. Nel secondo, l'imputato principale è un'azienda statale, pertanto, secondo l'articolista, meno soggetta a

 

Come si sa, nei due casi il processo verte sulla determinazione delle responsabilità che hanno portato al disastro dove sono morte delle persone. Responsabilità che determinerebbero il grado di inadeguatezza delle strutture atte a mettere in sicurezza l'operatore e, pertanto, la leggerezza con cui si sono affrontati i problemi inerenti alla sicurezza.

Non credo ci sia bisogno di essere specialisti nel settore per determinare la diversità dei due eventi.

 

Nel primo, il fattore scatenante dell'evento è la non volontà dell'azienda, di conseguenza, del suo rappresentante. Determinare l'imputato è facile perché non può essere soggetto diverso dall'azienda che, nei suoi compiti, ha anche quello di mettere in sicurezza l'operatore e, dato che in ogni azienda che si rispetti il dirigente in carica è responsabile di quello che succede, nel processo è anche quello che viene indicato come imputato. Detto ciò, e dal momento che è stato appurato che gli impianti non sono stati messi in sicurezza da parte dell'azienda per ragioni intrinseche alla sua politica (lo stabilimento doveva essere chiuso), arrivare alla conclusione non richiede certo un tempo lunghissimo.

 

Nel secondo, il fattore scatenante è l'errore umano, determinarne la responsabilità di chi ha commesso l'errore, l'operatore alla macchina, l'operatore agli scambi o l'operatore al controllo non è facile perché non basta appurare la dinamica dell'incidente ma anche dove e chi ha commesso l'errore.

Inoltre, essendo le ferrovie dello stato un'azienda a totale partecipazione statale, e come tutti sappiamo, determinarne le responsabilità della gestione è altrettanto difficile.

 

Perciò, parlare di due giustizie diverse e presupporre che la chiusura del processo thyssen comporti un verdetto "che sia di esempio esemplare" è fuori luogo.

Certe persone dovrebbero invece rellegrarsi per la celerità con cui si è arrivati alla conclusione!

Gioco e dipendenza, dove lo stato trae profitto dal vizio.
post pubblicato in NOTIZIE, il 16 aprile 2011


           

In Trentino, sono stimati in quindicimila i giocatori di slot machines "malati di gioco", coloro per cui il gioco è una vera e propria dipendenza al pari della droga, alcol e tabacco. A questi vanno aggiunti i vari giochi "legali" come lotterie, gratta e vinci ecc..

Se si considera che la popolazione trentina è di circa 525 mila abitanti, è evidente la larga diffusione del "vizio del gioco". Diffusione che viene costantemente promossa dallo stesso stato in contrapposizione alla legge sul gioco d'azzardo - la differenza tra gioco d'azzardo legale e illegale consiste nel fatto che il primo è gestito dallo stato e società autorizzate e il secondo da privati, in massima parte criminali.

Ma non basta una regolamentazione per rendere il giocatore immune dalla dipendenza. E neanche la preparazione del giocatore basta a eliminare i meccanismi psicologici alla base del vizio.

 

Questo i governanti lo sanno benissimo, eppure, invece di combatterlo in tutto e per tutto, lo diffondono ulteriormente attraverso la promozione del gioco stesso illudendo il giocatore di vincite facili e ricchezze a portata di mano. Poiché il gioco è una fortissima fonte di guadagno per chi lo gestisce, e lo stato incamera parte di questo guadagno sotto forma di tasse, il benessere del giocatore passa in secondo piano, quando addirittura non viene utilizzato al fine di propagandare il gioco legale stesso spacciandolo come immune dal vizio.

Viene pertanto da pensare che la lotta al gioco clandestino sia solo il frutto di un calcolo economico - togliendo alla criminalità la gestione di parte del mercato, lo stato si accaparrerebbe l'intero mercato aumentando le sue entrate - e non l'eliminazione di un comportamento che danneggia l'individuo con tutte le conseguenze del caso. Conseguenze che non solo coinvolgono il giocatore ma anche tutto ciò che gli sta intorno e che spesso e volentieri lo spingono in mano agli usurai.

La beffa della giustizia.
post pubblicato in COMMENTI, il 16 aprile 2011


           

Patrizia Aldrovandi, madre di Federico, il giovane di Ferrara morto in seguito al pestaggio di quattro agenti di polizia, è stata rinviata a giudizio per diffamazione insieme al direttore e a due giornalisti de "La nuova Ferrara". Il processo avrà inizio il 1° Marzo 2012.

Sono stati chiesti un milione e mezzo di euro.

 

Nella lettera pubblicata da "articolo 21", la Sig. Aldrovandi spiega l'assurdità del provvedimento.

 

Vorrei fare una considerazione sull'inutilità, ai fini dell'applicazione della giustizia, di provvedimenti disciplinari nei confronti di persone che, in situazioni particolari come quella della madre di Federico che, dopo la morte del figlio cerca una giustizia che, a quanto sembra, ha ottenuto solo grazie alla sua determinazione e non alla consapevolezza del PM (quello che poi l'ha denunciata) di essere di fronte a una situazione dove le persone coinvolte, pur essendo rappresentanti della giustizia, non possono essere considerati "diversi" e giudicati con metodi diversi, sono coinvolte, loro malgrado, in situazioni venutesi a creare a causa di una gestione parziale della giustizia.

 

La morte di un figlio, causata da coloro che dovrebbero assicurare la sicurezza dei cittadini e l'applicazione della legge, porta in se un forte disagio accentuando la drammaticità dell'evento proprio dal fatto che la causa è stata determinata da un abuso di potere da parte delle istituzioni. Prima con la causa della morte, poi con la gestione parziale dell'evento. L'aver denunciato queste manchevolezze, invece di essere ritenuto fatto positivo e, pertanto, accettato anche se fatto in modi non conformi "all'etichetta", viene recepito come un' offesa al pm che, secondo la madre di Federico, ha agito in modo parziale. Ciò crea disagio anche ai cittadini che, venendo a conoscenza dei fatti, non possono più sentirsi sicuri perché ne viene a mancare il presupposto.

Se la colpevolezza o innocenza di un cittadino dipende dal suo ruolo nella società, siamo di fronte al completo snaturamento del concetto di giustizia applicato in democrazia. Un poliziotto, e tutte le categorie preposte a far rispettare la legge, pur con tutte le attenuanti che può avere, non può essere considerato meno colpevole qualora commette un reato anzi, dal momento che è preposto a far rispettare la legge, se commette un reato dovrebbe, almeno secondo logica, subire una maggior condanna e non viceversa.

 

Visto in questo contesto, il rinvio a giudizio della Sig. Patrizia, oltre che a essere un'ingiustizia, prende la forma di una beffa nei confronti del cittadino che, in piena coscienza, si fa carico del ruolo di "osservatore" dello svolgersi della giustizia stessa denunciandone le incongruenze.


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Lega nord contro lega nord.
post pubblicato in NOTIZIE, il 15 aprile 2011


           

Succede nella giunta regionale del Veneto - a maggioranza leghista e presidente leghista (Luca Zaia) - che un consigliere leghista (Cristiano Corazzari) faccia un'interrogazione riguardo all'autorizzazione concessa alla società Bagnolo Power  per la costruzione d un impianto di coogenerazione a biomasse naturali nella zona agricola del comune di Bagnolo soddisfi i requisiti della normativa vigente.

 

Che si faccia un'interrogazione è all'ordine del giorno, che a farla sia un consigliere della maggioranza su una decisione della maggioranza stessa, è tutt'altra cosa. Implica che la maggioranza non è tale, che, pur avendo un numero di consiglieri nettamente superiori all'opposizione, la maggioranza è divisa sulle tematiche e la politica per affrontarle. 

 

Dunque, al di la delle belle parole e delle critiche della lega nord al sistema Italia, il fatto dimostra che nulla è cambiato, ma quel che è peggio: nulla cambierà!

 

Nei palazzi di potere, nelle lotte tra i vari rappresentanti eletti dal popolo(?), la cosa prima a contare non è il benessere del cittadino, cosa che si può raggiungere unicamente con il soddisfacimento delle sue necessità, bensì il soddisfacimento delle esigenze dei singoli, in questo caso dei politici.

Una maggioranza che si definisce "unita", "solida" e "vicina al popolo" dovrebbe, perlomeno, rappresentarsi nei confronti del popolo come tale anziché esportare le sue diatribe all'esterno.

 

Per concludere, non è che mi dispiaccia, anzi, spero che di questi casi ne succedano tutti i giorni sperando che gli elettori capiscano l'imbroglio.


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Dodici mafiosi in libertà a causa di un errore procedurale.
post pubblicato in NOTIZIE, il 13 aprile 2011


           

Dodici mafiosi saranno liberati tra due settimane per decorrenza dei termini di custodia cautelare. La causa è un errore materiale nella notifica del 415-bis, avviso di conclusione indagini. Nella notifica è stata omessa la parte che prevede i cosiddetti avvertimenti di legge, cioè, la possibilità di rendere interrogatorio o di depositare memorie entro 20 giorni dalla notifica. Ora si dovrà ripresentare la notifica e, sembra, i tempi di presentazione andranno oltre i termini di prescrizione.

Insomma, a causa di un errore, 12 mafiosi ritorneranno a piede libero.

 

Attualmente si sta discutendo il processo breve nell'ambito della riforma della giustizia; riforma che dovrebbe servire, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, a snellire la procedura processuale. Non serve a nulla il processo breve se non si eliminano le "disfunzioni", tipo quella descritta sopra, che ritardano il corso del processo. Anzi, se si dovessero eliminare, sarebbe proprio il processo breve a non servire, o meglio non servirebbe una legge per istituirlo perché i processi sarebbero più brevi.

Il problema sono i "cavilli" procedurali derivanti da errori. Non si capisce perché un procedimento procedurale deve essere interrotto o rimandato a causa di tali errori; un errore lo si può aggiustare in breve tempo. Nel caso di cui sopra, basterebbe che la notifica venga ripresentata con tutte le parti mancanti immediatamente senza dover ripetere l'iter. Non credo che il giudizio finale ne risentirebbe. E neanche che alla difesa vengano a mancare i dati necessari.

 

Se veramente si vogliono abbreviare i processi, basterebbe snellirne il procedimento.


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La "lega dei ticinesi" partito di maggioranza relativa nel Canton Ticino.
post pubblicato in NOTIZIE, il 12 aprile 2011


           

Succede in Canton Ticino (cantone Svizzero di lingua italiana) che la lega ticinese, nelle ultime elezioni cantonali, abbia avuto quasi il 30% dei voti divenendo cosi il partito di maggioranza relativa. Tutto bene, dunque? La lega si sta espandendo oltre confine portando il SUO federalismo o sta dando lo spunto ad altri territori affinché i popoli si richiudano a riccio nel tentativo di eludere i cambiamenti in corso a livello mondiale?

 

Secondo Bignasca "il decalogo c'è, a partire dai rapporti con Roma. Parleremo con Bossi affinché parli con Tremonti. Se non cambiano le cose, o con le buone o con le cattive, gli tagliamo i frontalieri".

I frontalieri sono i lavoratori Italiani che ogni giorno si recano oltre confine per lavorare, tagliare i frontalieri, perciò, significa impedire a migliaia di persone di lavorare.

La politica anti immigrazione della lega dei ticinesi, essendo contraria all'immigrazione, coinvolgerà anche l'Italia riguardo ai frontalieri che ogni giorno passano la frontiera dell'Italia per recarsi in Svizzera a lavorare senza l'intenzione di stabilirvisi. Coinvolgimento che riguarderà principalmente il controllo del numero in base alla disponibilità di posti di lavoro.

 

La politica della "lega dei ticinesi" di Giuliano Bignasca porta in se un qualcosa di inquietante vista la vicinanza culturale con il territorio italiano confinante. Ciò implica una visione del territorio alquanto limitata. Se si considera che la cultura, comunque, dovrebbe essere un legante tra i popoli, tra due culture affini (nel Canton Ticino si parla l'italiano e il lombardo) non ci dovrebbero essere distinzioni sociali o economiche o di nazionalità. A quanto sembra, invece, sia la lega dei ticinesi che la lega nord abbiano fatto di questa politica la loro bandiera. Questo indica che non sono solo le differenze culturali la causa dell'avversione della lega all'immigrazione. Essa trae origine in modo particolare dalla visione locale del territorio che impedisce una visione generale dello stesso e dei legami in esso contenuti. Inoltre, impedisce la valutazione delle esigenze reali del popolo stesso che, al di la della cultura, coltiva interessi che vanno ben al di la dei confini "tribali" che nascono dalla cultura locale. Interessi che, se liberati portano ad un allargamento della visione popolare e degli interessi collettivi, se vengono repressi, portano inevitabilmente all'isolamento con gravi conseguenze sia sul piano culturale che su quello economico.

 

Per concludere, se due culture affini come quella italiano/lombarda e quella ticinese, guidate da una forza politica altrettanto affine con obiettivi simili se non uguali, non riescono a convivere in nome di una autonomia locale basata sugli stessi presupposti, come si può pensare di creare una cultura "federalista" all'interno di una nazione che presenta differenze sostanziali in termini culturali e storici?

Per poter riuscire, il federalismo a bisogno di una forza di coesione che tende a creare un'unica cultura, anche se differenziata localmente, e non a separare ulteriormente le culture esistenti.

 

Programma della lega dei ticinesi

Carte da gioco politiche nei "centri anziani" a Milano.
post pubblicato in NOTIZIE, il 1 aprile 2011


 

Qui la notizia

Se all'Italia "federalista" mancava ancora qualcosa, ecco che il comune di Milano ha pensato bene di colmare tale mancanza.

Succede che nei centri per anziani di Milano siano usate carte da gioco con slogan elettorale tipo: Vota Silvio. Ovvio il riferimento al premier, meno ovvio che in centri pubblici si faccia propaganda politica di parte e a spese di tutti.

 

A dire il vero, nei centri, le carte circolano dal 2006, questo significa che la propaganda  elettorale del PDL nei centri anziani di Milano non si è mai fermata.

Ha porre il problema oggi è il Pd che ha chiesto, giustamente, di sostituirle con normali carte da gioco.

 

Un'azione deprecabile e subdola.


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LA RIVOLUZIONE COPERNICANA DI CALDEROLI.
post pubblicato in NOTIZIE, il 1 aprile 2011


 

Esulta il ministro delle semplificazioni (di cosa?) Roberto Calderoli dopo che il CDM ha approvato definitivamente il quinto decreto legislativo attuativo del federalismo fiscale.

 

Secondo il ministro, ''Si tratta di una vera e propria rivoluzione copernicana

Cosa centra Copernico e la sua teoria col federalismo? La teoria di Copernico afferma che la terra e i pianeti ruotano intorno al sole (eliocentrismo) in contrapposizione alla teoria che affermava che fosse il sole a ruotare intorno alla terra (geocentrismo). In tutt'e due i casi, gli oggetti ruotano intorno ad un centro. Nel federalismo, al contrario, gli oggetti (enti locali) non ruotano intorno ad un centro ma ne sono parte integrante, ne sono il centro.

 

"… perché da oggi il cittadino saprà perché paga un tributo, a chi lo paga, dove vanno a finire i suoi soldi e per quale servizio vengono utilizzati e pertanto potrà giudicare con la massima trasparenza, secondo la regola 'si paga per quel che fai, per quel che dai e non per quel che spendi'. Ancora una volta questo governo, grazie alla spinta propulsiva della Lega Nord, si è dimostrato il governo del fare'', 

Certo, sig. ministro, ma chi controlla i politici addetti alla gestione della cosa pubblica? Che mezzi ha il cittadino per impedire politiche di spreco?

Non è certo stato il sistema a produrre malefatte, casomai è l'uomo a comportarsi in modo inadeguato quando si trova a gestire, senza controlli, il potere.

Questo significa che anche il federalismo, e in modo particolare quello che proponete voi leghisti, avrà i suoi malfattori perché, vede, senza controlli e davanti all'occasione, l'uomo diventa ladro.

 

Sapere a chi si paga il "tributo", come lo definisce lei, e per cosa si chiede il "tributo" non significa sapere dove vanno a finire, o meglio, si saprà a fine lavori se i soldi sono stati spesi per quello per cui sono stati chiesti. Ma questo succedeva già prima. Già prima si vedevano i soldi svanire nel nulla. Perciò il problema è il controllo da parte dei cittadini, non altro, e questo prima c'era. La magistratura poteva inquisire i ministri qualora c'era il sospetto. Ma oggi sembra che le cose stiano andando per altro verso. Si sta cercando di riportare la situazione al periodo della prima repubblica. Questo significa togliere ogni possibilità di controllo da parte dei cittadini.

 

Caro ministro, un buon federalismo deve necessariamente partire dal basso, devono decidere gli enti locali quali poteri dare al governo centrale e non viceversa. Un buon federalismo deve avere strutture in grado di permettere ai cittadini di controllare l'operato degli eletti e non leggi centrali che lo impediscono.

Se non è cosi non cambierà nulla!

 

Ah, dimenticavo: adesso che pagheremo le tasse locali, le abbassate quelle centrali o no?


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