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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Violenza a Roma; il primo cittadino: Roma si costituirà parte civile contro gli aggressori.
post pubblicato in Riflessioni, il 30 giugno 2011


A che serve costituirsi parte civile come afferma il sindaco o richiamare al non sfruttamento politico di azioni criminali gratuite rese possibili dal clima di tensione che si crea dividendo i cittadini come afferma il vice sindaco? Se non si affrontano i problemi a priori, ovvio che certe tendenze emergeranno sempre.

Quello che dice il vicesindaco di Roma riguardo le critiche dell’opposizione: aizzare le coscienze, nella speranza di diminuire la credibilità di un'amministrazione che proprio sul tema della sicurezza ha conseguito importanti risultati, è solo il tentativo di diminuire le responsabilità dell’amministrazione che, nella campagna elettorale, mise l’accento proprio sulla sicurezza.

I fatti accaduti nei giorni scorsi “aggressione, fino alla morte cerebrale, a un giovane musicista e “caccia” al grido bastardi froci” non sono altro che il risultato di un permissivismo che nulla ha a che fare con la sicurezza. Inoltre, stando a quanto dice la gente del posto, il quartiere sta subendo un degrado che potrebbe avere conseguenze ancor più gravi.

Le aggressioni, comunque, non sono da addebitarsi solo alla cosiddetta movida; ci sono denunce che riguardano anche aggressioni politiche da parte di gruppi di destra. Questo implica, se non un coinvolgimento dell’amministrazione, perlomeno un lassismo nei confronti di questi soggetti.

Già la movida, che di per se dovrebbe essere un momento di divertimento ma che, e non solo a Roma, spesso e volentieri, sfocia in momenti di violenza, dovrebbe essere regolamentata non solo in base alle esigenze dei gestori di discoteche, bar, pizzerie e ristoranti ma anche in base alle esigenze della popolazione che vive nel luogo. La proibizione di alcolici serve a poco finché i giovani avranno, e ce l’avranno sempre, la possibilità di approvvigionarsi altrove e in orari diversi. Si, perché la movida si svolge prevalentemente per strada, pertanto, basta avere a disposizione l’alcol e il “gioco” è fatto.

Riguardo alle aggressioni politiche e omofobe, basterebbero leggi più severe e applicate in modo imparziale e non parziale; vale a dire che chi commette reato, che sia di destra o di sinistra, paga in base al reato commesso e non in base all’amministrazione del momento. Questo comportamento, se dovesse perpetuarsi, si rifletterà anche sulla vita sociale del territorio provocando, oltre alle aggressioni, anche una mentalità, in modo particolare fra i giovani, che non prevederà più il rispetto degli altri. Inoltre, a farne le spese sarà anche il laicismo che si vedrebbe costretto, per frenare il fenomeno, a soluzioni poco, o per niente, democratiche.

Per concludere, deve essere lo stato a impedire il formarsi di queste situazioni affinché gli interventi siano coordinati a livello nazionale e finalizzati alla formazione di una cultura omogenea.


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Prostituzione minorile in Calabria, arrestate sedici persone.
post pubblicato in POLITICA, il 28 giugno 2011


È stato sgominato, in Calabria, un giro di prostitute minorenni che venivano arruolate sfruttando l’indigenza delle famiglie. Le minorenni venivano arruolate già a 12-13 anni. Tra i clienti ci sarebbero personaggi facoltosi della zona che pagavano ingenti somme di denaro per avere rapporti con le minorenni non ancora avvezze a rapporti sessuali. Le accuse per gli arrestati sono di: induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile.

Bene, fa piacere che le forze dell’ordine indaghino con profitto su casi simili, però, a mio avviso, ritengo che le accuse mosse  contro questi criminali non siano sufficienti.

Innanzi tutto, mi sembra che, in caso di prostituzione minorile, si debba, perlomeno, aggiungere l’accusa di violenza su minori e pedofilia. Perché? Si chiederà qualcuno. Semplice!

1)    Non credo che un minore abbia la capacità di decidere se prostituirsi o no. Pertanto, viene obbligato in un qualche modo a farlo da persone adulte; questo significa usare violenza su minori, sia fisica che psicologica.

2)    Chiunque obblighi, in un modo o nell’altro, ma anche sfrutti una tendenza insita nella psicologia del minore, o induca un minore a prostituirsi commetto un atto di pedofilia.

3)    Chiunque usufruisce, anche sfruttando una situazione creata da altri, delle prestazioni sessuali di un minorenne, in ogni caso è un pedofilo.

Per concludere, i fatti emersi dall’indagine dimostrano quanto poca morale ci sia in Italia. Il fatto di approfittare di minorenni non è un semplice reato, dovrebbe invece essere inquadrato nei reati che prevedono pene severissime sia per quanto riguarda il carcere che quanto riguarda il reinserimento nella società.


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Tav al via, Maroni, deciso ad aprire i cantieri.
post pubblicato in POLITICA, il 27 giugno 2011


Il ministro Maroni, deciso ad aprire i cantieri per la costruzione della linea ferroviaria internazionale ad alta velocità (TAV), manda 2000 uomini per far fronte alle proteste dei comitati NO TAV.

Mentre a Napoli continuano gli incidenti caratterizzati dagli incendi dell’immondizia che, oltre a rendere la raccolta (del materiale bruciato) di tipo speciale con costi aggiuntivi, sta provocando un ulteriore pericolo per la salute a causa dei fumi nocivi che provocano, e il governo non interviene a sedare o, perlomeno, a impedire ai “facinorosi” di creare situazioni di estremo disagio alla popolazione, lo stesso governo non ci pensa due volte a mandare 2000 uomini, equipaggiati di tutto punto, per sedare possibili disordini di quanti stanno difendendo il loro territorio. Inoltre, dalle cinque è stata chiusa l’autostrada del Frejus per permettere, a una lunga colonna di automezzi della polizia, di scortare i mezzi delle ditte incaricate di aprire i cantieri sul posto.

Due situazioni diverse due soluzioni diverse, forse è ovvio ma, a quanto sembra, il governo inverte i metodi di intervento. La dove dovrebbe intervenire con durezza, perlomeno per impedire il perpetuarsi e il peggioramento della situazione sanitaria, lascia “correre”, invece, la dove dovrebbe tener conto delle ragioni degli abitanti riguardo alla situazione sanitaria che potrebbe verificarsi con le gallerie valutando al meglio la situazione, interviene di forza violando i diritti degli abitanti, che dovrebbero essere sanciti proprio da quel federalismo tanto voluto dal partito del ministro Maroni, alla loro autodeterminazione. 

Le motivazioni addotte dal governo riguardano, essenzialmente, il finanziamento della UE e il presunto isolamento dell’Italia dall’Europa. Riguardo alla salute, il ministro dice che sono stati fatti tutti i rilevamenti necessari. Sembra, però, in netto contrasto con i rilevamenti fatti fare dai comitati NO TAV.

Dunque, sembra che nei due casi, il motivo principale siano gli interessi in ballo nella gestione e messa a punto dei problemi. 

Nel caso della TAV sono dichiarati, mentre nel caso dei rifiuti sono occulti e le due diverse soluzioni adottate dal governo sono implicitamente collegate ad essi.

Se la messa in opera della TAV produce finanziamenti UE nell’ordine di 672 milioni di euro (con possibilità di enormi guadagni da parte delle aziende interessate alla messa in opera e ulteriori guadagni per la manutenzione), il mancato intervento nella soluzione del problema rifiuti sta producendo profitti enormi a società occulte inclusa la camorra.

Ma il problema principale dei due casi, anche se il governo tende a negarlo o, quantomeno a ridimensionarlo, rimane la salute dei cittadini. Salute che in Val Susa, a causa della presenza nella roccia, che verrà asportata e che, per metà, dovrà essere sparsa in zona, di amianto e uranio verrà fortemente compromessa. Mentre a Napoli, i rifiuti e il loro incendio stanno provocando seri pericoli per la salute.

A fronte di tutto ciò, l governo sceglie gli investimenti in Val Susa per un’opera che costerà alla fine svariati miliardi, lasciando a se stessi il comune, la provincia e la regione Campania dove gli investimenti produrrebbero meno costi sanitari e più lavoro (pertanto più utili) se venissero costruite le strutture per lo smaltimento.

Per concludere, va detto che in Val Susa vengono utilizzati soldi pubblici per opere che verranno gestite da privati.

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Berlusconi e la de-coesione della maggioranza.
post pubblicato in POLITICA, il 26 giugno 2011


Berlusconi e la de-coesione della maggioranza.

Secondo Berlusconi, la maggioranza è coesa come non mai essendo uscita “vincitrice” dalle verifiche della settimana. Una coesione, dice, che porterà la maggioranza a fine legislatura. Mancano ancora diciotto mesi alla fine legislatura, dice rivolto all’opposizione, cerchiamo di usarli al meglio realizzando insieme le riforme.

Questo il senso del messaggio ai promotori della Libertà di Berlusconi.

Naturalmente, non manca l’attacco diretto alla stampa che, dice, “si sono scatenati contro di noi” e all’opposizioni che dopo le comunali e i referendum l’hanno dato per spacciato. E riferendosi al Pdl e alla maggioranza in generale “voi avete sempre tenuto alta la nostra bandiera che è la bandiera della verità e della libertà”.

Chissà perché, ma ho l’impressione che manchi qualcosa. Non c’è, ad esempio, nessun accenno al ricatto di bossi espresso chiaramente a Pontida: ho si fa come diciamo noi (lega) ho si va a casa. Ma anche la posizione contraria della lega sul decreto rifiuti e sul problema dei ministeri al nord dove la lega insiste periodicamente. Manca anche il disaccordo sulla guerra in Libia.

Dove veda la coesione il sig. Berlusconi, lo sa solo lui.

Di fatto, questa maggioranza, che vede un ministro del governo minacciare di far volare sedie, di coesione – quella reale determinata da un programma unico e condiviso da tutte le componenti – ne ha sempre avuta ben poca. Caso mai, se proprio si deve parlare di coesione, è basata sul ricatto. Ovvero, il partito di maggioranza relativa, per usare un termine della “prima repubblica”, è soggetto ai capricci dell’alleato minoritario e non di poco.

Qui min sento in obbligo di fare una triste constatazione: nella “prima repubblica” il partito di maggioranza relativa aveva la possibilità di cambiare alleati qualora questi non rispecchiavano più le esigenze del partito di maggioranza relativa. Certo, era un modo come un altro per rimanere al governo, ma almeno le cose rimanevano chiare fino in fondo.

A parte questo, oggi, parlare di coesione risulta molto deviante, dato che il partitino di sostegno può determinare la politica del governo attraverso il ricatto coinvolgendo tutta la nazione nelle sue scelte. Inoltre, anche all’interno del partito di maggioranza relativa ci sono non pochi mugugni al riguardo.

Una coesione, dunque, tutta all’insegna dell’inganno, se cosi si può dire. Un inganno, però, che, invece di andare a svantaggio del governo va a svantaggio del popolo costretto a subire la politica del partitino. Ovvero, oggi in Italia stima subendo la politica dell’8% degli italiani.

Una buona notizia: De Magistris parla chiaro!
post pubblicato in POLITICA, il 25 giugno 2011


Da “il corriere della sera” «La camorra ostacola la nostra rivoluzione ambientale». È quanto ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, parlando con i giornalisti a margine della manifestazione 'Il sabato delle idee' in corso all' istituto Suor Orsola Benincasa nel capoluogo partenopeo. Incremento della differenziata e appalti puliti: su questi due punti, ha fatto capire de Magistris c'è l'ostilità della criminalità. Il business, a sentire il sindaco di Napoli, è enorme e «per questo c'è qualcuno che ci vuole ostacolare». Chi? «Sarà la magistratura ad accertarlo», dice de Magistris.

Dunque, De Magistris lascia da parte le “promesse” (intervista a “Il Mattino” «Le tonnellate in strada, anche se lentamente, stanno scendendo, Ce ne sono 100 in meno al giorno. Dico che stiamo uscendo dal tunnel, non dirò mai più quanti giorni ci vogliono».) per passare direttamente ai fatti accusando una regia camorristica dietro il problema rifiuti che vorrebbe mantenere l’emergenza per ovvi motivi di affari sporchi.

Lo dice chiaro invitando la magistratura ad intervenire, cosa che per altro sta già facendo avendo aperto un’inchiesta sulle responsabilità dei disordini dei giorni scorsi.

Intanto, il governo si trova nel pallone con il decreto a causa dell’ostilità della lega (Calderoli: se passa il decreto voleranno sedie – speriamo cadano sulla sua testa). Decreto di cui c’è estremamente bisogno per poter attuare il piano, per ora segreto per evitare interferenze della camorra, messo a punto dalla nuova amministrazione.

Bene, facciamo i nostri migliori auguri a De Magistris. Battere la camorra sui rifiuti, significa anche dare un colpo a buona parte del sistema clientelare e agli intrallazzi dei politici con la criminalità organizzata, nonché a quegli industriali che, fino ad oggi, hanno sfruttato l’opportunità per smaltire i rifiuti, in buona parte nocivi, senza rispettare le leggi, nelle aree controllate dalla camorra.

Ancora Napoli, ancora rifiuti. L’assenza del governo.
post pubblicato in Riflessioni, il 24 giugno 2011


Fermo restando quello scritto in precedenza sulla promessa di De Magistris “puliremo Napoli in cinque giorni”, val la pena soffermarsi, ponendosi un paio di domande, di nuovo sulla bocciatura del decreto legge che avrebbe consentito alla Campania di “esportare” i rifiuti nelle altre regioni. Bocciatura voluta dalla lega e, pertanto, dal governo stesso.

la prima domanda da porsi è ovvia: perché bloccare un decreto che avrebbe permesso a Napoli di sbloccare la situazione per permettere al comune, assieme alla provincia e alla regione, di approntare quelle misure organizzative necessarie a migliorare la raccolta e lo stoccaggio? Però, visto i precedenti in merito sia del governo sia della lega, è facile immaginare che l’obiettivo è proprio quello di rendere impossibile, all’attuale amministrazione, affrontare il problema in modo adeguato. Da parte del governo è una chiara dimostrazione che il problema rifiuti continua ad essere interpretato come momento di azione politica finalizzata a scopi propagandistici. Mentre da parte della lega, un chiaro richiamo alle tematiche razziali di cui s’è sempre fatta portatrice.

La seconda, non così ovvia come la prima, domanda da porsi è: perché la lega, partito del federalismo e delle autonomie, blocca un decreto che, in realtà, permette una maggiore autonomia agli enti locali? Qui il discorso si fa più difficile. Già, se l’obiettivo della lega è l’autonomia all’interno di un progetto federale, lasciare libertà alle regioni nell’affrontare i problemi, sarebbe il minimo indispensabile. Pertanto, la lega stessa dovrebbe spingere affinché il problema rifiuti venga affrontato a livello regionale con accordi tra le regioni senza scomodare il governo. Però, la lega stessa blocca questo progetto.

Si può pensare che l’obiettivo sia quello espresso nella risposta alla prima domanda, ma non basta perché comporterebbe una chiara contraddizione nei suoi obiettivi federalisti. E neanche le giustificazione di Calderoli (peraltro contraddette da Caldoro in modo adeguato) giustificano il loro comportamento. Allora non rimane che pensare che, in fondo la lega, e al di la delle belle parole, sia a tutti gli effetti un partito che, più alla soluzione dei problemi, pensi alla sua sopravvivenza al governo che, però, non può essere più giustificata come metodo per arrivare al federalismo ma semplicemente come gestione del potere fine a se stesso.

HO SCOPERTO L’ACQUA CALDA!


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De Magistris e le promesse berlusconiane.
post pubblicato in POLITICA, il 23 giugno 2011


Napoli e provincia di nuovo in fiamme per i rifiuti. Roghi e proteste dei cittadini per l’immondizia per strada che, di questi periodi, potrebbe creare problemi di salute.

Bisogna proprio dire che sono i soliti problemi, sia per l’immondizia sia per le promesse. Si, proprio loro, le promesse! Stavolta, però, a fare promesse è il nuovo sindaco di Napoli. Promise di risolvere, o che si poteva risolvere, in cinque giorni. Bene, solo che al quinto giorno, l’immondizia, continua a regnare sovrana e a farne le spese sono i soliti cittadini che, nella speranza che un ex magistrato riuscisse a venire a capo del problema immondizia che, in realtà, porta con se molteplici problemi, l’hanno votato.

Credo che il punto principale sia proprio la promessa di De Magistris; una promessa tutta berlusconiana ma che, a differenza di Berlusconi, De Magistris non ha i mezzi per realizzare; Berlusconi, così facendo poteva dire: io l’ho fatto, adesso tocca a voi mantenere pulito. Ma si sa che questo modo di fare era propaganda sulle spalle dei cittadini. Inoltre, promettendo, ha dato di nuovo l’opportunità a Berlusconi di intervenire dicendo: Vedo che De Magistris non ce l'ha fatta in cinque giorni. Come sempre dovrò intervenire io.

Ciò significa che, De Magistris, anche in merito al suo passato di magistrato, avrebbe dovuto affrontare il problema su diversi piani e non solo quello politico – con l’aggiunta, tra l’altro, di una componente morale. Si morale! Perché aggiungere alla sua promessa  “con l’impegno di tutti”, governo incluso ma anche i napoletani, lascia pensare che i napoletani siano disimpegnati.

Si sa che il governo Berlusconi ha affrontato il problema in ragione dell’interesse sia politico sia economico, si sa anche che implicati nel traffico rifiuti ci sono sia la camorra sia gli industriali del settore e le industrie del nord. Pertanto, i napoletani speravano che quello che fino a ieri era un problema irrisolto a causa di interessi particolari, De Magistris sarebbe intervenuto in altro modo cercando di sbrogliare il problema anche a livello, se necessario, legale.

Innanzi tutto senza promesse assurde – dato che il problema, anche qualora si dovesse trovare la soluzione oggi stesso, presenterebbe comunque tempi di realizzazione lunghi. Pensare, in una situazione del genere e dopo anni di stallo “programmato”, di riuscire ad organizzare un efficiente sistema di raccolta, stoccaggio e messa in luogo, in breve tempo e con le sole forze della politica è irragionevole.

Non voglio pretendere di dare lezioni di politica, ma, secondo me, De Magistris, avrebbe dovuto mettere i napoletani di fronte al fatto - comunque conosciuto ma talmente svuotato del suo significato dallo stesso Berlusconi per ovvie ragioni di interesse che, se venisse proposto da lui come sindaco e ex magistrato, ovvero persona a conoscenza delle leggi sarebbe accettato e condiviso fino alla collaborazione – che il problema, per essere risolto, ha bisogno, oltre che di tempo, molto tempo, anche di una lotta continua contro le speculazioni, da qualsiasi parte provengano, e gli interessi particolari.

Quanto s’è visto ieri, spazzatura spostata dai Quartieri Spagnoli in via Toledo dai napoletani stessi, non lascia dubbi sulla rabbia che cova nei napoletani. Rabbia che, però, se non capita a fondo, rischia di finire sfruttata dai soliti mentre dovrebbe essere il sindaco a convogliare la giusta rabbia nella direzione di una presa di coscienza. Ma questo non può avvenire con promesse, ormai di rito, che non convincono più neanche se fatte da Berlusconi che, in fondo, ma proprio per questo, ripuliva per qualche giorno Napoli.

Per concludere, la politica delle promesse senza la premessa di un valido programma, che come detto deve andare anche in direzione della lotta giuridica, non solo non ha nessun valore, ma porterà in se la negazione dell’aspettative di giustizia che il popolo napoletano chiede da decenni.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/21/napoli-25-roghi-di-rifiuti-tensioni-ad-acerracriticato-de-magistris-demagogo-e-masaniello/121380/

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=153408&sez=NAPOLI


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Proposta shock dalla Nestlè.
post pubblicato in NOTIZIE, il 21 giugno 2011


Leggo su Brescia Point una notizia a dir poco sconcertante: la creazione di una borsa (valori) per l’acqua. L’idea viene dalla Nestlè che, di fronte ai problemi creatisi in Canada, nella regione Alberta, dove l’acqua è contesa tra gli agricoltori per l’irrigazione e dalle compagnie petrolifere per l’estrazione, propone la creazione di una borsa dell’acqua così come avviene per le altre materie prime. L’ideatore è il presidente della Nestlè Peter Brabeck

In sostanza, secondo la proposta, si tratta di trattare l’acqua più come il petrolio. Per Peter Brabeck, come succede con il petrolio, quando la domanda sale il mercato reagisce (aumentando i prezzi) e le persone incominciano ad usarlo in maniera più efficiente – da dove venga questa convinzione, lo sa solo il Sig. Peter. Dunque, l’acqua sul mercato libero. Teoria che in Italia è appena stata rifiutata dalle persone attraverso il referendum del 12-13 Giugno. Il motivo lo sappiamo tutti; considerare l’acqua come merce equivale ad agganciarla alle leggi di mercato della domanda e dell’offerta, pertanto, dato che la domanda è altissima e costante, verso l’alto, e l’offerta, con l’aumentare della domanda e con la diminuzione della merce, tende a diminuire, si avrà, come reazione del mercato, una gestione economica verso l’aumento dei prezzi per contenerne i consumi. Questo significa tagliar fuori dall’utilizzo sia tutte le aree del mondo povere ma anche quanti nel mondo industrializzato non riescono ad avere i mezzi necessari all’acquisto.

Fin qui, nulla di nuovo, credo. La proposta è shock perché viene avanzata da un’azienda che opera nel settore alimentare, settore che, per sua natura, dovrebbe sviluppare, almeno nella sua parte etica, una costante attenzione nei confronti delle popolazioni. Ovvero, una predisposizione al mantenimento universale delle risorse naturali utili alla sopravvivenza – va detto, comunque, che il settore alimentare è da sempre legato al mercato essendo completamente in mano ai privati.  

Pertanto, il problema che si pone è l’equiparazione dell’acqua a una qualsiasi merce alimentare. Ma questo è possibile? È veramente, l’acqua uguale agli alimenti? La risposta non può che essere NO! L’acqua non è uguale per il semplice motivo che è unica e non riproducibile. L’acqua non può, al pari degli altri alimenti, essere coltivata o allevata o riprodotta in altro modo; l’acqua viene semplicemente raccolta dopo che si è formata attraverso un processo completamente naturale.

Ma la Nestlè, in nome di un giusto bisogno di mantenimento delle scorte, crea un falso problema di approvvigionamento.

L’acqua c’è, e va mantenuta! Su questo non ci sono dubbi. L’acqua è essenziale alla vita, e non ci sono dubbi. L’acqua serve a tutti, innanzi tutto per una questione fisiologica (senza acqua si muore); e qui non tutti sono d’accordo! Non è d’accordo chi propone la sua privatizzazione come una qualsiasi merce. Non è d’accordo chi pretende di utilizzare l’acqua per altri scopi che non siano quelli naturali: bere, coltivazione e allevamento.

E il Sig. Peter lo dice chiaro e senza fronzoli, a differenza dei nostrani fautori della privatizzazione, l’acqua è una merce, tutti ne hanno diritto, ma, potrà usufruirne solo chi avrà la capacità socio/economico/politica.

E la Nestlè, che di acqua ne fa un utilizzo enorme per la lavorazione dei suoi prodotti, non può che avvantaggiarsi della sua privatizzazione, nonché della sua monetizzazione in borsa. E, come lei, tutte le multinazionali del mondo.

Quando la finiranno di prenderci in giro? Le solite sparate della lega.
post pubblicato in POLITICA, il 20 giugno 2011


Il raduno di Pontida era atteso come evento chiarificatore nella politica della lega e, in modo particolare, nel rapporto col Pdl.

Però, leggendo quanto detto da Bossi e dagli altri esponenti del “caret”, sembra, anzi, è evidente la riedizione della politica fatta fin’ora.

Innanzi tutto non c’è rottura col Pdl (e perché mai? Senza, la lega, che alle politiche del 2008 ha raggiunto alla camera 8,3% e al senato l’8,1%, non andrebbe da nessuna parte), solo il solito avviso/ricatto a Berlusconi. Per il resto, i soliti annunci/propaganda: riforma fiscale/tasse, secessione, ministeri, costi politica, impegni militari, guerra in Libia e immigrati. Nulla però di veramente nuovo a lasciar intendere, non tanto un cambiamento nella politica della lega, quanto il suo rapporto con il Pdl. Ormai è risaputo, pertanto ovvio, che la lega non si discosterà mai dai suoi obiettivi – d’altra parte, essendo un partito a conduzione leaderista/populista (il che significa che l’impegno con la base non deve essere disatteso pena, come nel caso dei referendum, la perdita di consensi)  e basato su principi univoci, non variabili, gli è impossibile accettare compromessi in grado di determinare analisi a loro volta in grado di rendere più flessibile il partito per quanto riguarda le alleanze.

La lega, insomma, continua per la sua strada appoggiandosi, per raggiungere i suoi obiettivi, sul Pdl che, a sua volta, senza la lega nella maggioranza, non saprebbe con chi allearsi per restare al governo. Due partiti interdipendenti, dunque, dove nessuno dei due è in grado di sopravvivere da solo.

Questo, in sostanza, è l’indicazione più chiara uscita dal raduno di Pontida. Ed è questo che sta bloccando l’Italia – oltre, naturalmente, ad un governo che governa solo in funzione e a difesa del leader primo ministro.

Bisogna però dire che, oltre ad essere bloccata, l’Italia sta subendo il ricatto di un partito minoritario in grado, però, di determinarne la politica verso soluzioni auspicate solo dai suoi aderenti.

Partito che, se per sua natura è regionalista/territoriali, sta comunque influendo sulla vita di tutta la Nazione proponendo e affermando legalmente soluzioni che mirano a modificare anche i concetti base della costituzione. Un esempio è il concetto di Nazione che, con l’introduzione del federalismo, viene snaturato riducendolo a mero concetto astratto dal fatto che il federalismo leghista non si basa sull’unità culturale e linguista – presupposti essenziali per una Nazione - ma sulla sua divisione. Ovvero, ogni singola provincia/regione, secondo la lega, deve avere una sua cultura indipendente senza nessun catalizzatore che la identifichi con le altre e senza nessun impegno ad una unificazione culturale.

Per tornare agli annunci/propaganda, dopo tre anni di governo non s’è ancora visto niente di concreto, anzi, bisogna dire che la situazione italiana è andata sempre più  deteriorandosi proprio a causa dell’inattività del governo. Inattività che deriva anche dal costante diverbio della maggioranza stessa. In ultimo la faccenda dello spostamento al nord dei ministeri che, voluti dalla lega, trova una forte resistenza all’interno del Pdl. Ma anche in termini di fiscalità, le posizioni lega/Pdl si trovano su versanti opposti poiché ciò che chiede la lega (riduzione delle tasse algli artigiani e alle piccole industrie) è costantemente disatteso dal Pdl. oltre a ciò, lo stesso ministro Tremonti (lega), sulla riduzione delle tasse, risponde picche.

Se consideriamo che la richiesta ultimativa ( o si fa o si va a casa) di riforma fiscale arriva dopo la batosta delle comunali e dei referendum, il che ci porta conferma che, la lega, ma anche il Pdl, operino/adeguino la loro politica unicamente per il mantenimento del potere e non per il bene comune come annunciano costantemente.

Per concludere, un programma serio, o perlomeno indicazioni reali, dovrebbe parlare di interventi concreti a favore delle categorie che dicono di difendere e non basarsi sulle solite affermazioni generiche.  Il fatto che non ci siano indicazioni concrete in termini di lavoro, giovani, precariato, scuola, sanità, ammortizzatori sociali, ecc. indica una mancanza di programmazione nella società.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 20/6/2011 alle 15:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Calderoli si accoda ai sindacati Cisl e Uil: ma a veramente capito di cosa si tratta?
post pubblicato in Riflessioni, il 18 giugno 2011


Fonte: il fatto quotidiano

Calderoli ha detto che si accoderà allo sciopero che i sindacati Cisl e Uil minacciano per spingere il governo ad abbassare le tasse ai lavoratori e ai pensionati: o la riforma fiscale subito o l’esecutivo può andare a casa.

Ma è sicuro il ministro Calderoli di essere in sintonia con i sindacati?

La richiesta di Cisl e Uil, che il ministro per la Semplificazione Calderoli fa sua e che minaccia di lasciare l’esecutivo se non verrà portata avanti la riforma fiscale, riguarda la riduzione delle tasse a lavoratori dipendenti e pensionati con l’implicito ricarico ad altri delle stesse. Pertanto, in base a quanto affermato da Calderoli e la politica liberista della lega, non sembrano affatto in linea.

Dice Calderoli: ”Sottoscrivo completamente quanto affermato da Bonanni, ovvero che non è più tempo di litigi, ma che bisogna mettersi tutti insieme per realizzare la riforma sul fisco. Così come sottoscrivo le parole di Angeletti quando dice che o il governo fa le riforme oppure è meglio che se ne va a casa”. 

E ancora: “La riforma fiscale va fatta e va fatta subito. Diversamente dovrò partecipare anch’io al loro minacciato sciopero generale e dovrò essere in piazza con loro e non più come rappresentante di un governo”.

E aggiunge: “Le richieste di Calderoli sono quelle che la Lega fa da tempo: Ovvero, che il federalismo fiscale venga completato con una reale riforma fiscale complessiva, che riduca il numero degli scaglioni, delle aliquote dell’Irpef e porti ad una progressiva riduzione dell’Irap fino al suo azzeramento”, ribadisce Calderoli alla vigilia del cruciale incontro di Pontida.

A parte quel “mettere tutti insieme” e “ dovrò partecipare anch’io al loro minacciato sciopero” che non hanno ne testa ne coda e che sanno solo di propaganda, Calderoli prende lo spunto della linea sindacale, Cisl e Uil, per rilanciare una politica economica vecchia quanto la lega stessa e che loro stessi attraverso il ministro Tremonti hanno disatteso..

Ed è proprio Tremonti il perno di tale disfunzione (organica?) perché la politica austera del ministro Tremonti non sembra affatto orientata verso una diminuzione delle tasse perché, come detto da lui stesso, non si può fare una riforma fiscale senza i soldi e, dato che di soldi in Italia (almeno per il popolo) ce ne sono sempre di meno, il prossimo intervento fiscale sarà ancora orientato verso il risparmio (delle spese sociali).  

Allora, dov’è che si colloca la linea di contatto di Calderoli con i sindacati?

Calderoli parla di riduzione degli scaglioni e aliquote irpef e progressiva diminuzione dell’Irap fino a scomparire. Praticamente, una riforma che, pur sembrando dettagliata, è in realtà, talmente generale da presupporre che la diminuzione riguarderà unicamente certi settori economici.

Basta poco a capire che non c’è contatto. Potrebbe sembrare, parlando di irpef, tassa che pagano tutti, ma se aggiungiamo l’Irap (L'Imposta Regionale sulle Attività Produttive, nota anche con l'acronimo IRAP, è stata istituita con il decreto legislativo 15 dicembre 1997 n.446. Con la Finanziaria 2008 assume la natura di imposta propria della Regione e, nella sua applicazione più comune, colpisce il valore della produzione netto delle imprese ossia in termini generali il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e dei proventi di natura finanziaria. È l'unica imposta a carico delle imprese che è proporzionale al fatturato e non applicata all'utile di esercizio) il discorso cambia perché l’Irap la pagano solo le aziende. Inoltre, essendo una tassa regionale, scomparendo, le regioni dovrebbero recuperare il gettito Irap in altri modi e si può ben immaginare come.

Comunque, anche parlando di scaglioni e aliquote, non significa affatto diminuire le tasse ai lavoratori perché, se si riducono al rialzo, cioè eliminando le aliquote basse, saranno proprio gli operai e pensionati a pagarne le conseguenze.

E allora, sig. Calderoli, quanto lei chiede non è affatto in sintonia con la linea sindacale che parla di riduzione di tasse per lavoratori dipendenti e pensionati, bensì, con la solita propaganda leghista e Pdellina di promettere sapendo di non mantenere.


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Una legge per le primarie, ovvero, come uccidere le primarie.
post pubblicato in POLITICA, il 18 giugno 2011


Fonte: il corriere della sera

Il Pdl, nella sua infinità bontà, vuole/vorrebbe instaurare delle regole per regolamentare le primarie; al proposito ha già presentato, ai due rami del parlamento, una legge che prevede l’obbligatorietà di scegliere attraverso le primarie i rappresentanti: sindaci, presidente di provincia e regione. Escludendo il candidato premier.

Prevede che le primarie si svolgano almeno sessanta giorni prima delle elezioni.

Inoltre, la legge prevede che la partecipazione sia aperta solo agli iscritti al partito, o a uno dei partiti che compongono la coalizione, che la indice o sostenitori residenti nel territorio interessato dall’elezione e che si sono iscritti ad un apposito registro dei sostenitori almeno sessanta giorni prima delle elezioni.

Spiegano Cicchito e Quagliariello (i due firmatari della legge): “Tale prescrizione temporale in combinato disposto con la norma che prevede la presentazione delle candidature tra il quarantesimo e il trentesimo giorno precedente alla consultazione, è finalizzata a scongiurare il rischio di risultati falsati o inquinati. Un organismo pubblico, nella fattispecie la cancelleria del tribunale territorialmente competente, verifica la regolarità degli elenchi degli aventi diritto al voto e si accerta che nessun cittadino sia contemporaneamente iscritto a più di un elenco per la medesima scadenza elettorale». Ogni partito o coalizione che promuove elezioni primarie, concludono, «si dota infine di un regolamento e di una commissione elettorale relativa all'ambito territoriale interessato”.

Già la legge in se è una contraddizione dato che le primarie sono un fattore interno ai partiti e, sia, il loro svolgimento che le regole, deve essere a discrezione dei partiti che le indicono. Qualora ci fossero brogli, basta applicare le leggi esistenti sulle elezioni. Volerle regolare con legge dello stato è un’interferenza nella vita di partito. Inoltre, anche se non è chiaro se siano o no obbligatorie, non ha senso imporle a tutti perché, le primarie, nella candidatura dei sindaci e presidenti deve restare una scelta individuale di partito, non può e non deve essere regolata da leggi che implicano, necessariamente, il rispetto di regole che vanno ben oltre il “semplice” controllo amministrativo e penale di un evento.

Una legge simile, comporterebbe l’adeguamento forzato dei partiti a un certo modo d’essere che nulla ha a che fare con la vita politica del partito stesso.

Le primarie hanno valore solo se sentite sia dai partiti che le organizzano sia dai cittadini che vi partecipano. Inoltre, l’introduzione di chi può partecipare è contrario ad ogni significato democratico.

Concludendo, la legge presentata sembra più un tentativo di svuotare di significato un metodo introdotto da altri e, pertanto, anche considerando l’ipotesi avanzata all’interno dello stesso Pdl di intraprendere la stessa strada del PD, da condannare. Inoltre, va considerato anche la struttura del Pdl basata sul leaderismo imposto. Questo non permetterà mai ai suoi elettori di scegliere il leader in modo diverso dal suo usuale.

Difatti, è escluso il premier di governo


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Calderoli blocca i rifiuti a Napoli
post pubblicato in POLITICA, il 17 giugno 2011


Fonte: Il Mattino

La lega blocca il decreto legge sui rifiuti che avrebbe permesso alla Campania di alleggerire il carico spostando i rifiuti in altre regioni d’Italia.

Secondo Calderoli, che si prende la responsabilità: “Caro governatore Caldoro sul decreto legge sui rifiuti l'unico ad essere colpevole sono io. E sono onorato di aver fermato un decreto legge che avrebbe trasformato per tabulas i rifiuti solidi urbani campani in rifiuti speciali (diversamente da quello che accade in tutto il resto del Paese), consentendo così che i rifiuti, artificiosamente diventati speciali, potessero essere portati in altre Regioni, anche contro la volontà delle stesse Regioni interessate, caricando i maggiori oneri sulle spalle dei cittadini napoletani o dello Stato».. «Inaccettabile, pertanto non è la posizione politica assunta dalla Lega che ha difeso i diritti di tutte le altre Regioni, comprese quelle del Sud, oltre agli interessi delle tasche degli stessi cittadini napoletani: inaccettabile, viceversa, è che in tutto il resto del mondo e in tutto il resto del Paese ciascuno si debba fare carico dei rifiuti che produce e solo Napoli non lo faccia.

Però, secondo Caldoro (PDL): “Caro Roberto, se ti dichiari colpevole fallo fino in fondo. Il decreto proposto dal Governo è limitato ad un breve lasso di tempo e non trasforma nessun rifiuto in tipologie diverse, tantomeno quello di Napoli e della Campania». È quanto ha sottolineato in una nota il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro in risposta al ministro. «È ben noto il fatto che il rifiuto urbano speciale è trattato da impianti in regioni diverse attraverso accordi, fra l'altro remunerativi tra i diversi gestori. Mai può avvenire contro la volontà di regioni e province coinvolte. Perché piuttosto non ti poni il problema di migliaia di tonnellate di rifiuti speciali, non derivanti da quelli urbani, che viaggiano ogni giorno da nord a sud in piena autonomia di mercato, come previsto dalla normativa europea. Questo non ti fa scandalo!”

Insomma, se è vero ciò che afferma Caldoro, la lega sta facendo di tutto per mettere in difficoltà il comune di Napoli e la Campania tutta sul problema rifiuti. Probabilmente, oltre a bruciargli la sconfitta elettorale, non gli va che ora, il nuovo sindaco, interferisca nell’affare Napoli/rifiuti del nord. De Magistris, si sa, non è persona avvezza a compromessi dubbi. Essendo stato magistrato e aver condotto diverse inchieste sull’illegalità nell’uso di denaro pubblico, di certo non si accontenterà di promesse da parte del governo e andrà, o farà, sicuramente, ad indagare sulla questione rifiuti di Napoli e Campania.

Il dato importante della vicenda, comunque, è la presa di posizione di Caldoro. Dimostra che, al di la dell’appartenenza, c’è interesse vero sul problema anche da parte della regione.


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Anno internazionale delle foreste e giornata mondiale contro la desertificazione.
post pubblicato in COMMENTI, il 17 giugno 2011


Fonte: green report

Anche Ban Ki-moon ricorda che la Giornata mondiale di lotta contro la desertificazione cade durante l'Anno internazionale delle foreste «Dichiarato dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite per educare la comunità globale riguardo al valore delle foreste e agli estremi costi sociali,economici e ambientali di perderle. Questo sforzo è particolarmente rilevante per le terre aride, dove le foreste secche e boscaglia sono la spina dorsale degli ecosistemi aridi. Il 42% delle foreste tropicali e subtropicali della Terra sono le foreste secche.  La gestione non sostenibile del territorio e l'agricoltura sono una causa significativa del loro esaurimento e del degrado del suolo e della desertificazione che inevitabilmente seguiranno. Purtroppo, è solo  dopo che questi ecosistemi sono compromessi che molte comunità o autorità diventano pienamente consapevoli dell''importanza delle foreste secche per il benessere e la prosperità della società».

Leggendo quanto sopra, c’è da chiedersi quali iniziative abbiano intrapreso per una corretta informazione dei popoli riguardo ai problema foreste e deserto. Quali iniziative, a livello generale, per la sensibilizzazione delle popolazioni siano state prese.

Nel mondo globale in cui viviamo, e con un’informazione istantanea, non risulta affatto che siano state fatte iniziative in grado di raggiungere tutti, anzi, a parte le riviste e siti internet specializzati, non s’è visto niente o, comunque, pochissimo.

Eppure, il problema foreste e deserti, non può essere affrontato senza entrare in merito ad almeno un problema: i consumi. Consumi che si stanno facendo sempre più diffusi e che, appunto, consumano enormi quantità sia di materie prime che di energia. Di conseguenza, affrontare nel modo giusto la deforestazione e la desertificazione implica anche un approccio diverso al nostro modello di vita e, di conseguenza, anche il tipo di economia.

È inutile indire giornate o anni dedicati ai problemi se poi non si creano le condizioni per la loro diffusione discussione.

 


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Maroni, immigrati e la guerra libica.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 15 giugno 2011


Ecco che Maroni scopre che gli immigrati continueranno ad arrivare finché non si porrà termine alla guerra in Libia. Inoltre, chiede di non spendere più soldi per la guerra in Libia e ricorda che il parlamento Usa ha chiesto ad Obama di smettere di spendere i soldi in Libia. Inoltre, anche in Inghilterra si sta chiedendo la stessa cosa.  

Sono due dunque le notizie: gli immigrati arrivano, ma sembra che abbiano incominciato ad arrivare, a causa della guerra libica e la sospensione dei finanziamenti per la guerra in Libia.

Riguardo alla prima, ricordiamoci che gli immigrati arrivano in Italia da anni e che non sarà la fine della guerra libica a fermarli. Probabilmente, il ministro si riferisce al blocco degli sbarchi concordato con Gheddafi, si dimentica però, che gli immigrati hanno continuato ad arrivare per altre vie. Inoltre, dopo questa guerra, anche qualora dovesse vincere Gheddafi, non è detto che l’accordo continuerà, anzi, ci sono serie possibilità che Gheddafi, dopo il trattamento subito dall’Europa e Usa, ritorni ad essere quello dei missili a Lampedusa. Pertanto, lasciare la Libia dopo essere intervenuti, non sembra proprio la giusta politica per fermare gli sbarchi – da precisare che i migranti libici sono una esigua minoranza.

Questo ci porta a fare una considerazione sulla guerra libica. Iniziata dopo le manifestazioni popolari e conseguente repressione delle forze di Gheddafi, non ha mai preso veramente l’aspetto di una vera e propria guerra. Sin dall’inizio, gli interventi si sono basati sull’aviazione con l’intento di distruggere le basi di Gheddafi – incluso i suoi rifugi - evitando di colpire i civili. Interventi mirati, insomma, ma che non hanno mai prodotto il risultato sperato: la resa di Gheddafi. Questo continua da mesi. Una guerra che, nelle intenzioni, doveva durare il battito di un’ala, si sta protraendo oltre ogni misura prevista.

Ma perché questo? Veramente non si sarebbe potuto invadere la Libia come l’Afganistan e l’Iraq?

Non sembra logico che un territorio ricco di risorse naturali venga trattato in modo militarmente diverso da altri meno ricchi. Vero che Gheddafi era “amico” dell’occidente (economico e politico), ma è altrettanto vero che la decisione di combatterlo implica anche la fine dell’amicizia. Ciò avrebbe dovuto spingere l’Europa e Usa a una soluzione più drastica. Ma cosi non è stato. E non perché Gheddafi sia più difficile da sconfiggere, anche considerando che dispone di armi moderne, vendutegliele proprio da noi, non si giustifica quella che sembra, o si cerca di far passare, per una sconfitta. Considerando anche gli enormi interessi europei e Usa (tralascio i paesi che non partecipano alla guerra) nel nord Africa in termini di petrolio, e la Libia è uno dei più ricchi, il fatto che si stia cercando di defilarsi fa presupporre che i giochi siano stati diversi sin dall’inizio. Giochi costati milioni ai contribuenti senza che, probabilmente, non sapremo mai il motivo reale.

Per concludere, se la guerra, anche qualora si potesse giustificare, già di per se un’avventura aberrante, se la si fa per gioco, che cosa diventa?

AHI AHI MARONI, ALTRO CHE IMMIGRATI!!!!!!!


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Povero Brunetta, così grande e così piccolo!
post pubblicato in LAVORO, il 15 giugno 2011


Fonte notizia.

 Una domanda, signor Brunetta, una sola … ma dai, cosa vuole che sia una domanda sul nostro futuro in un convegno sull’innovazione, la ricerca, le tecnologie e le opportunità dei giovani? Ce lo consenta, sia bravo, dai. Ma che fa! Scappa! In fondo vogliamo solo una risposta ai tanti problemi che hanno i giovani.

  Succede che il ministro della Pubblica Amministrazione (SETTORE DOVE IL PRECARIATO ESISTEVA ANCOR PRIMA DELLE LEGGI CHE LO LEGITTIMASSERO), di fronte a un gruppo di giovani precari che, probabilmente chiedevano notizie sulla loro collocazione nel mondo del lavoro – dato che il convegno era anche sulle opportunità di lavoro giovanile -, si giri e scappi dicendo: SIETE LA PARTE PEGGIORE DELL’ITALIA!!!!

  Frase emblematica di antiche idee credute morte ma che, negli ultimi vent’anni, sono ritornate sempre più di moda.

  Eh già, neanche fossero la feccia che popolava il mondo monarchico, quel mondo che negava ogni diritto a coloro che, a causa dei monarchi stessi, venivano relegati oltre i margini della civiltà. Ma anche oltre i normali sistemi di sostentamento fino a spingerli a vivere nella più buia miseria.

  Ma il nostro fugge di fronte alle vittime dell’incauto discorso da lui stesso appena pronunciato (discorso non conosciuto, o comunque non riportato nell’articolo) nel tentativo di, forse, riprendersi dalla batosta democratica appena ricevuta. Fugge a gambe levate, ma non senza rinunciare a ribadire la sua incongruenza tra la realtà di una vita passata nell’incertezza totale e le sue fantasie di grandeur della politica che tutto può e niente fa.

  Fugge! Eh .. ma i giovani lo rincorrono, eh si. Perché non è giusto lasciare senza risposta persone che del suo agire dipendono. E lo rincorreranno sempre poiché le necessità della vita impone di non cedere su questioni che possono, se non affrontate adeguatamente, compromettere l’esistenza civile di tutti.

            MA VA LA BRUNETTA, SE C’E’ UN PEGGIORE SEI PROPRIO TU!!!!!!!!!!!


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SARÀ VERO?????
post pubblicato in NOTIZIE, il 14 giugno 2011


Stando all’articolo, sembra che il ministro alle telecomunicazioni, Paolo Romani, avrebbe preso, in una telefonata per congratularsi dell’allontanamento di Santoro dalla Rai, al nuovo direttore generale della Rai, Lorenza Lei (non lui), l’impegno di aumentare il canone Rai. Questo, dopo che la Sig.ra direttrice avrebbe lamentato, durante la telefonata, la sua preoccupazione per il futuro dell’azienda.

  Sembra, sempre secondo l’articolo, che sia la stessa Sig.ra direttrice a insistere affinché il governo intervenga con un aumento. Inoltre, per evitare l’evasione, sembra che il canone sarà addebitato sulla bolletta elettrica – eh, cari evasori, attenti!!

  Insomma, via il topo ecco che il gatto pretende il risarcimento – non il pagamento del lavoro fatto. Eh si, Santoro, al di la delle sue idee che possono essere condivisibili o no e del suo modo di condurre, in fondo portava introiti. E anche molti!

  E chi paga il risarcimento - sempre che sia vero, chiaro? – ma noi, o no?


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Taglio degli stipendi alla provincia di Trento.
post pubblicato in NOTIZIE, il 14 giugno 2011


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  Nella seduta di venerdì scorso, la giunta provinciale trentina ha deciso di tagliare gli stipendi ai dirigenti provinciali.

  Si tratta di una misura temporanea che durerà fino al 31-12-2013 e riguarderà i dirigenti della provincia, degli enti strumentali e dell’azienda sanitaria. Il provvedimento riguarderà i dirigenti con contratto a termine.

  Il tagli saranno a scaglioni e incominceranno dagli stipendi a partire dai 90000 euro; fino a 150000 sarà decurtato del 5% oltre del 10%.

  Il provvedimento rientra nella politica di risparmio della finanziaria.

  Ai fini del taglio, rientrano nella retribuzione sia le voci relative ai compensi fondamentali che quelli accessori. Sono esclusi, invece i rimborsi spese, i risarcimenti danni, gli assegni per il nucleo familiare, le liquidazioni di ferie o ore di recupero non godute, il mancato preavviso o i compensi per specifiche prestazioni.

  Ben venga, ovvio, visti i tempi e i sacrifici a cui siamo tutti chiamati fare, che anche i SIGNORI facciano i loro che, anche se non è molto, è sempre qualcosa.

  Quello che però lascia perplessi, stando all’articolo de Il Trentino, è la mancanza di riferimento agli stipendi degli amministratori.

                                 LA SOLITA FURBATA?

Roma, appartamenti a 2.742 euro al mese per l’emergenza casa, e chi paga?
post pubblicato in NOTIZIE, il 13 giugno 2011


Succede a Roma che, per far fronte all’emergenza casa, il comune ha fatto accordi con due società, la Arca 93 srl e la Ge. Im. 96 srl, che complessivamente hanno messo a disposizione 96 appartamenti costruiti in un primo tempo per i turisti. Appartamenti arredati e, sembra, di lusso.

I fruitori degli appartamenti sono persone con il massimo di emergenza casa, minimo 10 punti, pescate da una graduatoria di almeno 30.000 persone.

L’affitto di 2.742 euro non comprende acqua gas e luce, In compenso il verde è ben curato, la pulizia condominiale ottima, c’è anche un segretariato sociale e un portierato 24 ore su24. Tutto gratis

Ma chi paga i 2.742 euro mensili? Gli inquilini non credo perché, se avessero la disponibilità per un affitto di 2.742 euro mensili, non sarebbero rimasti senza casa. L’affitto, sicuramente, lo paga il comune!

Mi domando: non sarebbe costato di meno costruire case popolari, magari meno lussuose – in fondo, ciò che conta nei quartieri prima del lusso sono i servizi – invece di regalare soldi ai privati?

Con una graduatoria di 30.000 persone sarebbe stato opportuno fare appartamenti più popolari e costruirne di più se veramente l’intento era quello dell’emergenza!


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Confindustria: "La ripresa è ferma Superati da India e Sud Corea"
post pubblicato in POLITICA, il 9 giugno 2011


Emma marcegaglia, presudente di Confindustria..jpgIl centro studi di Confindustria rileva che l’Italia sta perdendo terreno sulla crescita industriale rispetto all’India e alla Corea avendo perso l’1,1 di quota scivolando, così, dalla quinta alla settima posizione davanti al Brasile che, però, sta viaggiando a ritmo sostenuto. Inoltre, la produzione Italiana è quasi ferma all’estate 2010.

Credo che ci sia poco da aggiungere a questi dati. Mentre il governo perde tempo in cose secondarie (per i cittadini) – è pronto, nel caso di sconfitta al referendum sul legittimo impedimento, a riproporre la prescrizione breve ai censurati cancellando subito il processo Mills, litiga con la lega sui ministeri al nord impegnando il parlamento in cose che non servono certo a migliorare l’economia – l’Italia sta sempre più sprofondando in una situazione che renderà sempre più difficile la sua ripresa. Perdendosi, riproponendo l’abbassamento delle tasse – naturalmente ai soliti –, quando tutto dice il contrario, nella solita e stantia propaganda elettorale che, per il PDL, non finisce mai. Mentre, e non esagero, le proteste contro la sua politica hanno ormai raggiunto una dimensione del tutto trasversale.

Dimensione che, ormai, vede impegnati nella critica alla sua politica, non solo coloro che ne hanno subito le conseguenze dei tagli, ma anche quelle categorie che storicamente dovrebbero essere dalla sua parte: poliziotti, enti pubblici, galassia imprenditoriale, liberi professionisti, commercianti ecc.

Mi chiedo come si possa essere arrivati a tanto, come un governo sia riuscito a rendere la vita impossibile a tutta la società, inclusa quella industriale e gestionale che lui stesso rappresenta e da cui riceve la maggior parte dei voti. Anche valutando la necessità di difendere la sua persona da quelli che definisce attacchi e la necessità di mantenere un buon rapporto col partner leghista,, non è pensabile che una persona normale tralasci tutti gli altri problemi.

È proprio avendo presente le idee liberiste del premier e della lega che privilegiano il capitale a lasciare perplessi di fronte alle contestazioni degli industriali e delle altre categorie che dovrebbero trarre beneficio dalla sua politica. Tutto questo non sta avvenendo, anzi, sta succedendo il contrario.

Per concludere, è vero che ci sarebbe da essere ottimisti se perdesse il consenso degli industriali e delle altre categorie a lui collegate, ciò non toglie che, coloro che andranno a sostituirlo, potrebbero trovare una situazione disastrosa rischiando di diventarne loro i responsabili e, alla fine, magari risultare colpevoli per non riuscire a rimettere in sesto l’economia in tempi brevi. Inoltre, è ovvio che, per riparare ai danni fatti, chi vincerà le elezioni non potrà permettersi regali a nessuno che anzi, per rimettere in sesto lo stato sociale dovrà magari chiedere soldi ai cittadini sotto forma di tasse.

Marchionne e la scelta americana.
post pubblicato in LAVORO, il 7 giugno 2011



Marchionne torna dall’America carico di applausi e salamelecchi da parte delle autorità, incluso Obama, e dei lavoratori ed ecco che scatta in lui una nuova idea: gli italiani devono imparare dall’America! Cavolo, e chi l’avrebbe mai pensata una cosa simile! Forse i milioni di emigrati? O magari Berlusconi che è andato a riferire a Obama che in Italia c’è la dittatura – dimenticandosi di specificare che la dittatura è la sua? Noooooo! E perché mai gli emigrati in America avrebbero dovuto pensarlo visto che ci vivono e sanno benissimo come funziona? Ad esempio, che gli operai o fanno così (com ‘l dis ol paron) o sono fuori, che gli stessi non hanno copertura sanitaria quando perdono il posto ma per loro (i paron) va bene così, che, sempre gli stessi, hanno sindacati tra i più mafiosi del mondo, ecc.. Ma anche Berlusconi, che interesse avrà mai a dire che gli andrebbe bene il sistema americano quando, di fatto, lo propone tutti i giorni senza dirlo chiaramente? 

Insomma, Marchionne torna in Italia con la pentola dell’acqua calda convinto dì averla inventata lui. E questa è la novità che ci porta! Si, perché tutto il resto lo sappiamo già!  

Sappiamo che per acquistare la Chrysler, oltre a depositare soldi sul capitale sociale della stessa, ha dovuto rendere allo stato americano tutti i soldi che questo aveva dato   per aiutarla a riprendersi. Inoltre, ora per acquisire la proprietà totale dell’azienda dovrà sborsarne altri; proprietà che, però, per acquisire ha dovuto presentare il progetto di risanamento dell’azienda. Progetto che implica investimenti e esportazione della tecnologia dall’Italia agli USA. Cosa che in Italia non succede mai perché, anche quando si fanno accordi, poi non si rispettano. Come la Fiat di Marchionne, che ha promesso investimenti a Mirafiori e Pomigliano per 20 miliardi ma fino ad ora ne ha dati il 10% e il motivo, secondo Marchionne, risiede nel fatto che, in Italia, non c’è un atteggiamento positivo nei confronti dell’azienda.

Quale deve essere questo atteggiamento, Marchionne ce lo dice nelle sue dichiarazioni dopo il ritorno dall’America: “Quanto è avvenuto negli Usa deve essere letto in Italia in modo positivo. Se è possibile farlo là è possibile farlo anche qui. Deve cambiare però l'atteggiamento”. e cosa è avvenuto negli USA?: “Ieri la gente ringraziava per quello che è stato fatto, invece di insultare” e ancora “il tubo degli incentivi si è svuotato, la domanda è arrivata a livelli naturali, 1 milione e 750mila-1 milione 800mila, i livelli del 1996: abbiamo smesso di drogare il sistema e abbiamo visto dove siamo arrivati”. E aggiunge “Lo stabilimento Chrysler, spiega, è stato rilanciato grazie a Chrysler stessa ma con l'aiuto della Fiat.”

Dunque, dalle sue parole emerge che, se l’Italia vuole continuare, deve cambiare e diventare, o quantomeno, prendere ad esempio l’America che, come detto sopra, è tutt’altra cosa. Imitare gli americani significherebbe rovesciare tutto ciò che s’è conquistato, ovvero, quello stato sociale che ha permesso a decine di migliaia di lavoratori di non finire sul lastrico grazie agli incentivi promossi dallo stato a loro favore. E sembra che Marchionne se ne dispiaccia quando dice che gli incentivi sono finiti. A questo punto è il ministro Sacconi a precisare il concetto affermando che a “opporsi a Marchionne sono i sindacati conservatori,settori ideologizzati della magistratura e ambienti della borghesia bancaria.”

Dunque, gli italiani – perché non riguarda solo la Fiat ma tutto il mondo del lavoro perché, una volta passata l’idea che il contratto nazionale deve essere dismesso, ogni azienda avrà la possibilità di fare il proprio contrattino interno, questo significa che i sindacati opereranno al di fuori di ogni logica di solidarietà   - devono rinunciare ai diritti acquisiti fin’ora e ripartire  tornando all’inizio dell’avventura che, in fondo, ha contribuito a creare benessere in Italia. Non dimentichiamoci che i lavoratori hanno sempre chiesto, oltre ai diritti democratici e liberali, la partecipazione al benessere e che i cosiddetti “rivoluzionari” erano una piccola minoranza e che la maggioranza dei lavoratori non ha mai partecipato ai tentativi rivoluzionari poi sfociati nel terrorismo rosso – va detto che il terrorismo rosso, oltre a essere nato per reazione a quello cosiddetto di stato, ha alla base la convinzione che i lavoratori (classe operaia) avevano rinunciato al ruolo, marxista, di dirigere la rivoluzione perché, con le conquiste fatte, si erano imborghesiti e, con essi, i partiti tradizionali della sinistra - Non va anche dimenticato che i diritti acquisiti sono parte integrante della società liberale.

Il ritorno al passato, ecco ciò che ci propone Marchionne, e con esso anche l’attuale governo. Questa è la novità! Una novità, però, che sa di stantio e di voglia di semplificarsi la vita; si, perché è molto più semplice gestire la società, sia essa civile che industriale, avendo a disposizione una massa informe da plasmare in base alle proprie esigenze senza curarsi delle esigenze del lavoratore o, tutt’al più, dare quello che la dirigenza ritiene indispensabile al suo mantenimento. Marchionne sa benissimo che questa scoperta è, in realtà, vecchia come il mondo. Che in ogni epoca di progresso c’è sempre stato una reazione, da parte del potere, una volta stabilizzato il momento di crescita sociale, verso la restaurazione nella società del vecchio modello. Sa anche benissimo che oggi, in Italia, sarebbe più saggio mantenere il livello di benessere e i diritti raggiunti perché solo in questo modo si possono evitare le tensioni sociali che si sono verificate negli ultimi anni. Lo sa, però insiste, e con lui il governo, a voler immettere regole che nulla hanno a che fare con la nostra cultura.

Di fronte a questo comportamento viene spontaneo chiedersi il perché. Perché, in una società che, tutto sommato, riesce ad esprimere ancora, e al di la dei tentativi di bloccarla, un livello culturale elevato, si vuole bloccare il proprio quelle strutture che l’hanno permesso?


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Proposta di legge per equiparare i “combattenti” della repubblica di Salò ai partigiani.
post pubblicato in POLITICA, il 3 giugno 2011


È stata presentata una proposta di legge che vorrebbe equiparare i repubblichini (aderenti alla repubblica di Salò) ai partigiani che combatterono contro il nazifascismo.

La proposta, che ha come primo firmatario Gregorio Fontana (Pdl), propone l’apertura ai finanziamenti statali (già in essere) a tutte le associazioni di ex combattenti senza limitazioni. Questo significa che non farà differenza sulle motivazioni dei combattenti stessi, che cioè, abbiano combattuto per una nazione libera o per la dittatura. La conseguenza è l’inserimento, in chi ne ha diritto, dell’associazione ex combattenti della repubblica di Salò noti come repubblichini. Pertanto anche il loro riconoscimento nelle forze militari della repubblica.

La proposta di legge nasce dalla necessità di dotare le associazioni di ex combattenti di personalità giuridica dal momento che ricevono fondi dal ministero della difesa. Ciò non toglie, però, che i repubblichini non lottarono per l’attuale repubblica, che tra l’altro nasce sulla loro sconfitta, ma per mantenere il vecchio regime totalitario fascista. Sarebbe come legittimare coloro che vorrebbero la fine della repubblica a favore di un qualche regime illiberale e totalitario.

Oltre a ciò, la proposta assegna al ministero il servizio di vigilanza oltre che sulla legittimità dei loro statuti, anche sul controllo delle loro attività e questo fa pensare che si voglia controllare l’attività dell’ANPI.    

Già in passato si era tentato di equiparare i repubblichini ai partigiani. Ora si ritorna alla carica.

Ma che senso ha una tale proposta?

Non servirà certo a cancellare un passato indegno dove i fautori della RSI (repubblica sociale italiana – repubblica di Salò), sia il nuovo esercito di Graziani sia le brigate, erano al servizio del nazismo che, pur essendo al capolinea, o forse, proprio per questo, si macchiò di delitti quali la deportazione di ebrei italiani che di genocidi contro la popolazione civile. Così come non servirà a democratizzare un’idea che ha alla sua base proprio il contrario della libertà di espressione. Libertà che, per sua natura, permette a chiunque di esprimersi. Ciò però, non deve trarre in inganno, poiché la libera espressione non significa la libertà di assolvere chi ha commesso delitti, anche se al servizio di un organismo che li legittimava.

Pertanto, il significato che assume la proposta di legge del PDL non può che essere la legittimazione di coloro che, oggi come in passato, vorrebbero porre fine alla repubblica e alla libertà in Italia attraverso una strategia politica che mira a preparare le popolazioni ad accettare idee totalitarie usando i mezzi democratici. Strategia che, basandosi sul falso concetto di “società perfetta”, dove gli individui possono essere liberi e sicuri entro un sistema di leggi che eliminerebbe ogni contrapposizione, porterà la società stessa a un sistema rigido e illiberale.

Petizione per non equiparare i repubblichini ai partigiani.

Il corriere

Il Papa, la chiesa, la fede e la società.
post pubblicato in Riflessioni, il 1 giugno 2011


 

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 Il Papa, nell’udienza al dicastero per la nuova evangelizzazione denuncia il tentativo di marginalizzare il cristianesimo dalla vita pubblica .

DICE:  «La crisi che si sperimenta porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica».

E ancora: «Nei decenni passati era ancora possibile ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni, cresciute all’ombra della fede che aveva plasmato la cultura. Oggi, purtroppo, si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede».

Pur tralasciando i metodi usati dalla chiesa cattolica per creare quel “generale senso cristiano”, credo che il papa stia prendendo un granchio enorme. Ciò che sta avvenendo oggi non riguarda la società e la sua visione della vita in quanto ognuno è libero di professare le idee che ritiene più idonee al suo sviluppo, caso mai l’ineffabilità della fede stessa; in un mondo dove le parole e l’esperimento sono sempre più la chiave per esprimere e comprendere l’esistenza, è ovvio che la fede, basata sul mistero della creazione, non può più avere quell’attenzione degli uomini perché, la fede non spiega, con i fatti, ne la natura dell’uomo ne la sua origine. Spiegazione di cui l’uomo ha estremamente bisogno per giustificare la sua presenza, e il suo agire, nel mondo, essendo esso portato alla ricerca di se stesso.

Per questo la visione moderna della vita è in contrasto con la fede. Però ciò non implica che l’uomo non creda più in un dio, caso mai cerca una via diversa, più individuale, che lo identifichi, non più come “sovrano” della natura, ma come parte integrante della stessa. Per poter fare questo passaggio, ha bisogno di affrancarsi dalla religione – che non viene più identificata con dio ma sempre più con la volontà umana di potere – in quanto la ritiene un limite al suo evolversi verso qualcosa di superiore (spirituale?).

Le parole del papa, più che un richiamo alla fede, sembra un richiamo alla fedeltà verso l’organismo che pretende di rappresentare dio sulla terra. Quello che lascia perplessi è la contraddizione insita nelle sue parole: da una parte il richiamo alla fede, dall’altra il tentativo di emarginarla dalla vita pubblica, ovvero politica. Cosa questa che non rispecchia affatto il pensiero di Gesù che, come lui stesso disse “date a Cesare quel che è di Cesare e a dio quel che è di dio”, il cristiano dovrebbe separare la fede dalla vita pubblica. Ma come sappiamo, il clero ha sempre confuso le due cose. Per secoli (quasi duemila anni) ha sempre preteso di costituire nella società le basi del loro “paradiso” arrivando ha commettere ogni sorta di prevaricazione, anche fisica, su quanti non si adeguavano alla loro visione.

Per concludere, la frase di Gesù riportata, potrebbe essere interpretata come un esempio di laicismo, ovvero, il cristiano deve vivere nello stato rispettando le sue leggi e agendo in modo che ognuno possa agire in base al proprio credo religioso, filosofico o ideologico che sia.


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 1/6/2011 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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