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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Una strana sentenza: la bravura dei ladri annulla la responsabilità della banca sul deposito in cassetta di sicurezza.
post pubblicato in NOTIZIE, il 24 settembre 2011


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Un furto nel caveau della banca a regola d’arte, i ladri la fanno franca dopo aver svuotato le cassette di SICUREZZA, la banca non riesce a spiegare come sia stato possibile il furto. Una copia decide di chiamare in giudizio la banca per riavere il valore complessivo dei beni contenuti nella cassetta di SICUREZZA. A distanza di un ventennio, la corte di cassazione da ragione alla banca e condanna la copia a pagare le spese processuali. Nel mentre, comunque, i coniugi che hanno iniziato la causa sono morti e ora spetta agli eredi soddisfare la sentenza.

 La sentenza si basa sul fatto che la banca aveva adempiuto a tutte le misure di SICUREZZA delle cassette e che, pertanto, non può essere responsabile qualora i ladri usano misure più sofisticate per eludere le misure di SICUREZZA della banca. Insomma, se i ladri sono intelligenti e preparati, la banca non ha nessuna colpa!

Non c’è niente d più assurdo di questa sentenza!

Le cassette di SICUREZZA, e il luogo dove vengono collocate, sono tali perché sono in grado di far fronte ad eventuali tentativi di furto o altre azioni atte a compromettere ciò che vi è custodito. Se i sistemi di allarme non sono in grado di adempiere al loro compito, la colpa è da addebitare unicamente alla banca. Invece, per lasentenza no! Per il tribunale che la emessa, la banca non ha responsabilità qualora i ladri dimostrino una conoscenza dei sistemi d’allarme in grado di eluderli. Casomai, ci potrebbe essere stato qualcuno interno alla banca ad aver messo al corrente i ladri.

Comunque sia, la sentenza non tiene conto del fattore primario: è la banca a mettere a disposizione il servizio dietro compenso, pertanto, è di sua competenza la messa in sicurezzadi ciò che il cliente vi deposita che, a sua volta, non può essere responsabile di eventuali furti – anche perché, se ne fosse il responsabile, li terrebbe acasa sua.

Concludendo, se questa sentenza diventasse la norma, verrebbe a mancare la certezza del rimborso dei depositi dopo un furto perché la banca può, in ogni caso, dimostrare che i ladri sono entrati con una tecnologia superiore a quella delle misure istallate.


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Bossi e il ritorno del fascismo in Italia.
post pubblicato in Riflessioni, il 20 settembre 2011


 fonte

È netto, chiaro e concisoBossi alla festa dell’ampolla celtica:   “Bisognatrovare una via democratica forse referendaria perchè un popolo importante elavoratore come il nostro, non può essere costretto a continuare a mantenerel’Italia. D’altra parte, se l’Italia va giù la Padania va su”. “Bisogna trovarela strada perché la gente non ne può più, ma io sono per trovare la viademocratica”.  “La soluzione è la secessione,come si fa a stare in un Paese che sta addirittura perdendo la democraziagiorno per giorno? Se qualcuno pensa cheil fascismo è finito mi sembra sia ritornato con altri nomi e altre facce,addirittura hanno aggredito i corridori del giro di Padania. Per dire comesia il sistema italiano che non sa più essere democratico mentre bisognatrovare una via d'uscita democratica, perché un popolo storicamente importantee dignitoso è stato costretto a mantenere l'Italia”.

Dunque Bossi parla difascismo, e lo fa riferendosi al “giro della padania” di cui l’organizzazionericorda tristemente proprio il modo di fare dei partiti totalitari che, appuntoperché totalitari, non lasciano neanche la libertà al popolo di organizzare glieventi sociali.

Si da il caso, però, chel’Italia che sta perdendo la democrazia è proprio l’Italia di Berlusconi eBossi. L’Italia del federalismo dove gli enti locali possono decidere tutto apatto che siano virtuosi, ovvero che agiscano in piena conformità delledirettive del centro. L’Italia dei processi a un leader che si ritiene al disopra della giustizia e che propone in continuazione leggi che lo pongano,appunto, al di sopra del giudizio. L’Italia dei processicontro criminali del nord (vedi processo contro i rifiuti tossici che dal nordvenivano portati e sversati nelle campagne del sud) che cadono in prescrizionegrazie a tali leggi. L’Italia dei presidenti di regioneleghisti che difendono gli evasori e attaccano le regioni autonome accusandoledi avere miglior trattamento. L’Italia che fa leggi per privatizzare benipubblici, inclusa l’acqua  e percostruire centrali nucleari delegittimando il referendum popolare del 1987 eche, ora, si cerca la via per “mettere in discussioneil referendum sull’acqua”, come dice Sacconiad un convegno del centro studi di Confindustria.

Penso che quello espostosopra basti a chiarire chi è fascista e quale è la strada scelta per arrivarci.Bossi, ma anche Berlusconi, rovescia sia i valori che i concetti, pur direcuperare la base, che con la manovra s’è vista defraudata proprio di quelfederalismo tanto sbandierato dai loro capi come via alla secessione, ormaistanca di promesse.

Concludendo, il riferimentoal giro della padania non è casuale. Ma non tanto per i comportamenti, da partedei contestatori, per niente democratici, quanto per l’intenzione di dare, daparte della lega che la manifestazione la organizzata e gestita anche seufficialmente negato, un’impronta politica di partito alla manifestazione. Ovvero,l’aver tentato, come partito, di sconfinare in quel che, in una democrazia,spetta alla società civile. 


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Rifiuti tossici: nessun colpevole!
post pubblicato in NOTIZIE, il 19 settembre 2011


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È finita nel nulla l’inchiesta sui rifiuti tossici chepartivano dal nord (Milano, Vicenza, Padova, Treviso, Verona, Venezia, Bergamoe Brescia) per venire interrati nelle campagne del sud.

L’inchiesta, denominata Cassiopea, iniziata nel 2003, è,di fatto, caduta in prescrizione; come a dire che, al di la delle prove,scaduti i termini scaduto il reato, o meglio, non c’è reato.

Certo che è un bel regalo sia alla camorra sia agliindustriali del nord che di “questo servizio” hanno ampiamente usufruito con lacomplicità dei politici locali ma anche dei singoli proprietari dei terreni.

Una pratica che, oltre a inquinare l’ambiente, servivaagli industriali ad evadere le spese per lo smaltimento rifiuti tossici,ovvero, la si potrebbe anche chiamare evasione fiscale. Questo, proprio aridosso dell’approvazione della manovra che prevede anche la prigione per glievasori fiscali.

Dunque, in un’Italia stretta dalla morsa della crisi chechiede sacrifici a tutti, ma che in realtà, a pagarne le maggiori conseguenzesono i meno abbienti, lasciare cadere un’accusa di questo tipo, che comportaenormi spese per i cittadini in termini di bonifica del territorio, prende l’aspettodi una vera e propria contraddizione. Tanto più se consideriamo che, laprescrizione, dovrebbe essere applicata la dove gli autori del reato non sonostati ancora individuati; mentre, nel caso dell’inchiesta Cassiopea, lo sono econ tanto di prove a loro carico.

Inoltre, è impensabile che in una società civile edemocratica non ci siano delle regole più ferree contro coloro che attentano allasalute dei cittadini e del territorio. Per reati di questo tipo, laprescrizione non dovrebbe neanche essere presa in considerazione poichécomporta la possibilità dei criminali, che avendo disponibilità di mezzieconomici e pertanto hanno la possibilità di gestire i processi, di evitare lapena.

Come sia possibile questo lo si può dedurre, non tantodall’incapacità della magistratura quanto dalla volontà politica di certecomponenti a difendere, con leggi appropriate, interessi particolari a danno diquelli comuni.

Concludendo, con la prescrizione per questi reati, si va anchea ledere il diritto dei cittadini alla giustizia poiché, l’unico mezzodemocratico e reale per ottenerla è proprio il tribunale.

L’inseminazione artificiale e il giudice moralista.
post pubblicato in Riflessioni, il 18 settembre 2011


           

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Una copia di genitori, lui 70 anni lei 57, decide di avere un figlio e si affidano alla fecondazione assistita fatta all’estero. La coppia, sposata dal 1990, aveva optato per la fecondazione artificiale dopo aver constatato l’impossibilità di lei di rimanere in cinta e dopo 10 tentativi di fecondazione assistita in Italia andati male. Inoltre aveva presentato due richieste di adozione, entrambi respinte.

Un mese dopo la nascita della figlia avvenuta il Maggio 2010, incorrono però in una brutta avventura: il tribunale dei minori, dopo la segnalazione di alcuni vicini che avevano visto la bambina piangere, lasciata sola in macchina per alcuni minuti, decide di darla in affido anche se, secondo gli stessi giudici, non in situazione di pericolo. Ora, la decisione del tribunale di Torino di farla adottare.

Le motivazioni del tribunale per le adozioni si basano su due punti connessi tra loro e molto discutibili in una società laica. In primo luogo, l’applicazione delle possibilità offerte dalla genetica viene applicata in modo distorto dalla coppia. Secondo, se si spinge la scelta di concepire oltre certi limiti, la scelta è basata sulla volontà di onnipotenza che si basa sul desiderio di soddisfare a tutti i costi i propri bisogni. Questo implicherebbe, per il giudice, l’accantonamento delle leggi della natura e indifferenza verso il futuro del bambino.

Pertanto, secondo il giudice, distorsione e volontà di onnipotenza sarebbero alla base della decisione di avere figli. Vale a dire che la coppia che non riesce ad avere figli, ed è il caso della coppia in questione che, come detto sopra, non ha la possibilità “naturale” di avere figli, deve rinunciarci. Eh si! poiché la fecondazione assistita è, di per se, una forzatura della natura a cui l’uomo ricorre quando la natura stessa non soddisfa la sua necessità di avere figli. Pertanto, secondo il giudice, detta forzatura denota una volontà di onnipotenza perché è finalizzata al soddisfacimento dei propri bisogni “narcisistici” senza tener conto di quelli del figlio che, secondo il giudice, si troverà “orfana in giovane età” e ancor prima “sarà costretta a curare i genitori anziani proprio nel momento in cui, giovane adulta, avrà bisogno del loro sostegno”.

Tutti hanno diritto ad esprimere la loro opinione, nessuno ha il diritto di imporla!

 Quella del giudice di Torino è, a tutti gli effetti, un’opinione personale. Se fosse altrimenti, il giudizio si sarebbe basato su fatti concreti come l’impossibilità, magari per l’età, di dare l’assistenza necessaria alla figlia, ma non è il caso della copia in questione.

Parlare di distorsione e onnipotenza significa aver spostato il giudizio su un piano puramente morale - anche se non viene mai nominata, la morale è insita, anzi, ne è la base poiché i termini usati la richiamano. In modo particolare quando parla dell’uso distorto della scienza genetica riferito all’aiuto per la nascita di un essere umano. Se si fosse trattato di clonazione o altre pratiche non propriamente ortodosse atte a riprodurre l’essere umano senza che lo stesso ne sia partecipe in alcun modo, il giudizio potrebbe anche essere accettabile perché, effettivamente, si tratterebbe di onnipotenza dell’individuo nel voler perpetuare se stesso all’infinito e non più la specie. Ma quando la genetica, al pari dei farmaci, serve ad aiutare la specie a riprodursi, non si capisce cosa serve parlare di onnipotenza e di distorsione. Perché allora, anche i medicinali che aiutano a mantenere in vita l’individuo, potrebbero passare per distorsioni e l’individuo che li usa per onnipotente.

C’è da chiedersi cosa avrebbe fatto, sempre ci fosse stato il giudizio, qualora il figlio fosse naturale, se, cioè, fosse nato da un normale rapporto sessuale tra i coniugi. Se avrebbe agito allo stesso modo, saremmo di fronte ad un giudizio che potrebbe preludere a successivi giudizi civili e penali lesivi dei diritti di ognuno di noi,   poiché, sul piano morale, ognuno deve essere libero di avere la propria.

In questa sentenza, appare chiaramente l’avversione alla pratica della fecondazione assistita, e questo non dovrebbe essere permesso a un giudice che, al contrario, dovrebbe giudicare in base ai fatti. Ovvero, avrebbe dovuto valutare la capacità della coppia di far fronte alle necessità della figlia. Al riguardo, il giudice si era avvalso anche di una consulenza tecnica che si era espressa considerando l’età dei genitori un fattore secondario rispetto all’appagamento del bisogno narcisistico di avere un bambino.

Come si vede, la sentenza si è basata esclusivamente sul fattore morale.  

Le pensioni e il debito pubblico.
post pubblicato in LAVORO, il 14 settembre 2011


           

Fonte

Secondo l’autore dell’articolo proposto, una delle verità nascoste delle stato sociale – quelle verità che sarebbero alla base del debito pubblico - è l’idea che i diritti acquisiti sono intoccabili. Facendo la distinzione tra diritti politici/civili e sociali, determinandone l’ineguaglianza che gli serve a dare legittimità solo a quelli civili e politici degradando quelli sociali a semplice appendice dell’economia. Ovvero, se i diritti civili e politici sono immutabili, quelli sociali no perché, essendo costi economici, devono dipendere dallo stato dell’economia, ovvero, dipendere nella loro quantità, dai conti economici.

Tra i diritti sociali, sembra che quello della previdenza (pensioni) sia quello che più d’ogni altro abbia contribuito al debito pubblico (anche se il debito non viene nominato, risulta ovvio parlando della manovra). Come esempio, porta le pensioni a 35 anni di servizio, introdotta dalla legge 153 del 1969. Nessun accenno però alle beby pensioni che venivano elargite dopo 20 di lavoro nel settore pubblico, o a quelle dei parlamentari dopo una legislatura e che fino a qualche anno fa dopo due anni di legislatura. Nessun accenno neppure ai prepensionamenti che mandavano in pensione prima dei cinquant’anni e che sono serviti all’industria sia a riconvertire la produzione che, e in massima parte, a ridurre il personale per favorire la modernizzazione, in senso tecnologico, degli impianti.

Insomma, secondo l’autore, sono le pensioni in se ad aver contribuito a creare il debito e non il loro sfruttamento per interessi personali.

“l'aver lavorato per 35 o 40 anni, indipendentemente dalla congruità dei contributi versati, è diventato il presupposto fondativo dell'accesso alla pensione. Governi, opposizioni, parti sociali, associazioni di categoria: tutti portano serie responsabilità per aver nascosto ai lavoratori italiani l'insostenibilità finanziaria e culturale di quel presupposto”. Cosi l’autore conclude il suo intervento. Come a dire che la pensione non è un diritto inalienabile che spetta a tutti dopo aver dato il loro contributo. No! La pensione è un opsional da elargire in base alle esigenze del mercato.

Questo ragionamento viene fatto in un periodo, che ormai dura da più di dieci anni, dove si parla del lavoro giovanile. Ma come si può inserire il giovane nel mondo del lavoro se l’anziano dovrà uscire a 65 anni? Questo, naturalmente, è solo un aspetto della mancanza di lavoro che, in massima parte, viene meno a causa dei continui miglioramenti tecnologici che mirano a sostituire l’uomo alla produzione ma anche nei servizi.

Tornando all’aspetto economico, l’autore si dimentica, o non sa, che lavorare oltre i cinquanta cinquantacinque anni, la resa diminuisce e anche l’attenzione. Questo indica che, se da una parte lo stato spende sempre più, dall’altra si riduce la capacità umana in un mondo che richiede sempre più di essere attivi. Inoltre si dimentica che sono proprio le aziende a chiederne l’uscita dopo questa età per far posto a persone più qualificate nella gestione degli strumenti in continua evoluzione tecnologica. Questo porterà, comunque, lo stato a spendere soldi per sostenere i lavoratori senza lavoro potenziando gli ammortizzatori sociali; a meno che non riescano a distruggere completamente lo stato sociale che, in fondo, è l’oggetto dell’attacco dell’articolo.   . 

Il problema di fondo, casomai, è il potenziamento dello stato sociale visto che la produzione e la distribuzione si basano sempre più su tecnologie in grado di sostituire l’uomo. Ma ciò comporta una modifica sostanziale e in positivo, non solo dello stato sociale ma anche dell’economia stessa e in modo particolare del metodo di acquisizione delle entrate fiscali. E sono proprio queste modifiche a non essere accettate dalla classe dirigente sia politica sia industriale perché comporterebbero un diverso modo di intendere il rapporto tra lavoratori, e cittadini in generale, e le caste sociali, politiche ed economiche.


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11 settembre 2001-2011, inizio di un eccidio.
post pubblicato in POLITICA, il 12 settembre 2011


           

“Combattere i terroristi con altro terrorismo”, è questo il significato che si deve dare alla guerra attuale in Afganistan.

L’11 settembre del 2001 cadono le torri gemelle colpite da due aerei di linea – più un altro che colpisce il Pentagono – a New York; 3000 morti. Il più grande eccidio verificatosi in occidente dalla fine della seconda guerra mondiale. Dopo questo attentato terroristico, gli Stati Uniti decidono la lotta al terrorismo di Al-Qa Ida e invadono l’Afganistan dei Talebani ritenuti responsabili di dare asilo ai terroristi islamici. Una guerra che costerà la vita a decine di migliaia di civili. Vedi anche

C’è da chiedersi, però, se ne è valsa la pena, se è logico distruggere altre vite umane nel tentativo di distruggere il pericolo Al-Qa Ida. Se i nostri governanti si sono chiesti, nel momento della decisione, se anche i civili Afgani fossero realmente complici del regime che aiutava i terroristi.

Domande lecite dato che questa guerra (come tutte le guerre) sta costando all’occidente miliardi che potrebbero essere usati per rimettere in sesto le economie e aiutare i popoli poveri a risollevarsi.

Dai dati di Peace Reporter risulta che il rapporto tra vittime occidentali civili e vittime afgane civili è di molto superiore alle vittime civili naziste causate dal teorema un tedesco dieci italiani. Con questo non voglio accusare la nato di nazismo, ma è lecito chiedersi se la reazione all’attentato, e alla paura che ne seguì, non sia eccessiva e non ci sia, oltre alla “necessità” di controllo del territorio, un atto di vendetta cieca nei confronti di popoli ritenuti nemici.

Se consideriamo che gli americani, nelle guerre precedenti (seconda guerra mondiale, Corea, Vietnam) hanno sempre fatto uso di armi vietate (chimiche) e di bombardamenti a tappeto anche sulle popolazioni civili, non c’è da meravigliarsi se in Afganistan le popolazioni civili sono probabilmente quelle che pagano di più il tributo in vite umane.

Pertanto, se è lecito ricordare l’evento deve essere altrettanto lecito ricordare le decine di miglia di morti innocenti causate dalla volontà imperiale dell’occidente. Volontà che si manifesta, purtroppo, spesso e volentieri con azioni di guerra in nome di una cultura che è solo nostra. Cultura che si vorrebbe imporre ad altri popoli, ma non tanto per il loro progresso ma per poterli controllare meglio.

L’11 settembre dovrebbe essere ricordato per gli eccidi commessi in ogni civiltà e epoca affinché si prenda coscienza che la guerra oltre ad uccidere innocenti, provoca anche povertà sia per la distruzione che provoca sia per le energie che consuma. Inoltre, per la capacità di creare sempre maggiori situazioni di odio tra i popoli.

Francesco Moser difende il giro della padania.
post pubblicato in NOTIZIE, il 9 settembre 2011


Fonte notizia: l'Adige

Francesco Moser, nella sua polemica contro chi contesta il giro della padania afferma: “ma quelli che protestano cosa vogliono? La Padania esiste, è inutile far finta di niente, quindi è giusto che la corsa si chiami così. Certe realtà ci sono, come per esempio anche l'Euregio, territorio che comprende il Sudtirolo, ed il Trentino e del quale noi vogliamo organizzare il giro ciclistico. Nessuno si è scandalizzato per il Gp della Liberazione dell'Unità e dei comunisti, perché farlo ora per il giro della Padania? Non c'è niente di male nel fatto che esista anche questa corsa, e chi fa casino e provoca scontri le fa solo pubblicità”.

Caro sig. Moser, che la padania esista è ancora tutto da dimostrare mentre l’Euregio nasce dalla storia di una cultura secolare dove il Trentino ne è parte integrante. Pertanto, se un eventuale giro dell’Euregio trova piena giustificazione sul territorio trentino-tirolese, non si può dire altrettanto del giro della padania che, storicamente, non è mai esistita e che il trentino ne è ben lontano culturalmente.

Ma quelli che protestano cosa vogliono?” si chiede Moser.

Ma caro signor Moser, le polemiche, e le conseguenti proteste nascono proprio perché i trentini, salve quelle poche realtà dove la lega è riuscita a fare presa, non si sentono affatto padanii, e questo al di la che la padania esista o meno. Se protestano, è perché si sentono invasi da una entità estranea sia al trentino sia all’Italia di cui sono e vogliono farne parte. Certo, si potrebbe fare polemica senza arrivare alla contestazione fisica, come già successo nelle tappe precedenti fuori dal Trentino (e questo è una dimostrazione che questa manifestazione sportiva viene sentita come provocazione e propaganda politica anche in quelle realtà dove la lega è presente). Così come si potrebbe far finta di niente di modo che, come afferma lei, la manifestazione passi inosservata. Ma, purtroppo non è così. Poiché lo sconfinamento in Trentino serve alla lega a farsi propaganda politica, non contestarla sarebbe come lanciare un massaggio ai trentini positivo nei confronti della lega che, come dimostrato ancora di recente, continua ad attaccare il Trentino per la sua posizione “privilegiata” essendo provincia autonoma. Insomma, come dice il proverbio, “che tace acconsente” e pochi in Trentino hanno voglia di acconsentire alla lega avendo già il suo partito autonomista che cura e cerca di mantenere i “privilegi” acquisiti.

Inoltre, c’è non poca confusione quando afferma che “nessuno si è scandalizzato per il Gp della liberazione dell’Unità e dei comunisti”.

Confusione perché c’è una differenza sostanziale tra i due avvenimenti che Moser non coglie. Il Gp nasce da una cultura unitaria espressa nella lotta al nazifascismo di cui tutte le componenti politiche italiane ne hanno condiviso i principi e, in primo luogo, quello di unità – sancito, poi, dalla costituzione. Mentre il giro della padania rappresenta l’esatto contrario dell’unità d’Italia; la padania come stato sovrano, oltre a essere una invenzione, rappresenta la negazione della storia dell’unità d’Italia.

            

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Sciopero CGIL, Camusso: questo è uno sciopero politico!
post pubblicato in LAVORO, il 7 settembre 2011


           

Da wikipedia “Al di là delle definizioni, la politica in senso generale, riguardante "tutti" i soggetti facenti parte di una società, e non esclusivamente chi fa politica attiva, ovvero opera nelle strutture deputate a determinarla, la politica è l'occuparsi in qualche modo di come viene gestito lo stato o sue substrutture territoriali. In tal senso "fa politica" anche chi, subendone effetti negativi ad opera di coloro che ne sono istituzionalmente investiti, scende in piazza per protestare.”

Si è svolto ieri lo sciopero della CGIL che ha visto la partecipazione, oltre agli aderenti alla CGIL, anche di iscritti alla CSL e UIL.

Una grande manifestazione contro la manovra economica che il governo sta approntando e di cui ha messo, proprio ieri, la fiducia.  

La Camusso, nel suo discorso a Roma, oltre alle critiche, ormai conosciute, alla manovra, di cui la CGIL ha preparato una contromanovra, (vedi anche qui) ha ribadito un concetto importantissimo in risposta a chi sosteneva la politicità dello sciopero: “ancora una volta si è detto che lo sciopero della CGIL è uno sciopero politico. Si, lo è, perché il sindacato ha una funzione alta. Non abbiamo paura di questa parola. Piuttosto ci spaventa l'anti-politica. Abbiamo fatto tante proposte, le cose da fare non mancano. Si potrebbe cominciare con il taglio del vitalizio ai parlamentari. Solo così potremmo scoprire se questa maggioranza fa gli interessi del Paese o solo ed esclusivamente della classe politica eletta".

Dunque, lo sciopero non è solo uno strumento di ricatto, ma è, innanzi tutto, uno strumento politico con cui chi non detiene il potere può bloccare provvedimenti governativi che sarebbero negativi per loro o ritenuti tali per l’intera società.

Niente di più vero in una società che, pur richiamandosi a valori democratici e laici, tende ad usare i cittadini unicamente come serbatoio elettorale togliendo loro ogni possibilità di intervento. Al riguardo basta pensare alle resistenze quando, i cittadini, raccolgono firme per un referendum che, dopo lo sciopero, è l’unico momento in cui può intervenire direttamente.

Lo sciopero di ieri è stato uno sciopero politico, e non poteva essere diversamente visto i problemi affrontati. Ma politico lo sarebbe, e lo erano, anche qualora si fosse trattato di richieste salariali o, comunque, riguardanti il mondo del lavoro. Questo perché la politica non è e non deve essere appannaggio dei soli “politici”, anzi, la politica è proprio il contrario di quanto vogliono farci credere, specialmente a destra. La politica è l’interesse generale nei confronti della società e di coloro (i politici) che sono chiamati a gestirla. Se cosi non fosse, il cittadino sarebbe degradato a semplice numero elettorale; perderebbe i presupposti democratici di responsabilità che sono alla base anche della nostra costituzione.  

Concludendo, è giusto riportare lo sciopero alla sua dimensione politica perché, in ogni caso, influenza le decisioni dei politici.  


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Il giro della padania, ovvero, come fare propaganda politica.
post pubblicato in NOTIZIE, il 6 settembre 2011


           

Fonti Il trentino     

Premessa

Non esiste nessuna padania, questo è ovvio a tutti! esiste però l’idea che il nord, forte della sua posizione economica, possa diventare nazione indipendente. Questa nazione, per i suoi fautori, dovrebbe chiamarsi “padania” che storicamente dovrebbe essere fatta risalire alle sue presunte origini celtiche.

Ecco che allora, i fautori di quest’idea si sono attivati, sin dall’inizio della loro avventura, a crearsi simboli nuovi per legittimare storicamente e ideologicamente la sua esistenza, e la loro.

Il giro della padania, avvenimento sportivo o politico?

L’ultimo di questi simboli è “il giro della padania”.

Parte oggi il “giro della padania” dai contorni nebulosi ma dalla matrice chiaramente politica anche se è riconosciuto dalla federciclismo ed è considerata l’ultimo test prima dei mondiali e, pertanto, vedrà la partecipazione di atleti importanti.

A richiamare la matrice politica annullandone il valore genuinamente sportivo sono due cose specifiche e chiare: l’organizzatore è il sottosegretario leghista Michelino Davico, il nome padania richiama l’idea leghista, la maglia verde del vincitore è il colore leghista, la partenza dal comune piemontese Paesane (CN) è simbolo della festa  dei popoli padani, il passaggio sul territorio trentino che per la sua posizione geografica, storicamente appartiene all’idea di paneuropeismo, .  

Naturalmente, i leghisti affermano che la politica non c’entra, che sono i contestatori a sfruttare l’evento politicamente. Sta di fatto, però, che tutto richiama la lega. Si potrebbe sorvolare sul suo ideatore, chiunque può organizzare manifestazioni sportive. Ma non si può sorvolare sul fatto che è il partito ad aver organizzato “fisicamente” la manifestazione. E neanche i tempi e luoghi, i colori e il nome padania.

Inoltre, un partito che organizza eventi sociali, sia sportivi che altro, richiama, o dovrebbe, alla mente altri partiti politici che proprio di questo hanno fatto la centralità della loro esistenza e, guarda caso, sono tutti partiti che, pur richiamandosi a ideali diversi, e magari nobili, hanno instaurato una dittatura. Dittatura che è stata possibile anche perché si sono appropriati di ogni ambito della vita sociale e economica.

Il trentino non ci sta.

Come dicevo, il giro passa anche su territorio trentino, arrivo a Brentonico e partenza da Rovereto, ma non tutti sono d’accordo proprio perché lo ritengono un fatto politico prima che sportivo.

Inoltre, motivo della protesta è anche la convinzione che la lega voglia, con questo giro, farsi propaganda su un territorio che, per la sua connotazione storica, ha sempre rifiutato di aderire alle idee leghiste. Con il giro, dicono ancora, si vuol far passare l’idea che il trentino faccia parte della padania.

Ma anche il sindaco di rovereto, Andrea Miorandi ritiene il giro “più politico che sportivo”, e al riguardo a negato il finanziamento alla manifestazione limitandosi a garantire la sicurezza pubblica.

In conclusione, come ogni partito totalitario, la lega sta usando ogni mezzo per farsi propaganda.

Quanta confusione a destra!
post pubblicato in Riflessioni, il 5 settembre 2011


           

Leggendo i due articoli proposti del “secolo d’Italia” (-  ) si può capire chiaramente la confusione della destra odierna, quella destra che vorrebbe, a parole, portare l’Italia “nel mondo”.

si, esiste anche un’Italia di m “Esiste anche un’Italia che ti fa dire “io me ne andrei”. Quella dove si spia il presidente del Consiglio anziché i mafiosi e poi si passano ai giornali stralci delle intercettazioni. L’Italia di quelli che quelle intercettazioni (comprate? fornite da dipendenti pubblici compiacenti?) le pubblicano e le passano alla stampa estera perché faccia a pezzi il nostro Paese.”

Una destra incapace di distinguere le varie componenti sociali e, pertanto, nel calderone dei responsabili ci finisce di tutto. Dai magistrati che, secondo loro, intercettano solo Berlusconi e non i mafiosi – la legge contro le intercettazioni andrebbe a favore proprio dei mafiosi -, all’evasione fiscale che, come si sa, il dipendente non può “usufruirne”, dai dipendenti pubblici ai calciatori che scioperano a chi non fa le fatture ecc.

La descrizione fatta dal giornalista, che parte dalla dichiarazione intercettata di Berlusconi, è un guazzabuglio di comportamenti che, a dire il vero, in Italia esistono ma che non si possono addossare ad un solo schieramento che anzi, proprio quello di destra a la maggior possibilità di usarli, come l’evasione, senza parlare delle tante offese fatte da ministri di destra al governo nei confronti degli italiani – al riguardo, la figlia del senatore, che il giornalista accusa non tanto per le sua azioni ma per il solo fatto di essere, appunto, figlia. Come a dire che i peccati del padre ricadono sui figli.

Ma il guazzabuglio serve solo a confondere le idee. Mettere tutti nello stesso calderone come se tutti fossero della stessa idea serve a giustificare l’azione del governo che vorrebbe riportare indietro l’orologio del progresso sociale.

Ecco allora che in quest’altro articolo la sinistra dei retrogradi., si chiarisce bene chi sono i responsabili del disastro: la sinistra!

Il giornalista, partendo dalla difesa, da parte della sinistra, di quello che erroneamente chiama status quo ma che in realtà è la difesa di diritti inalienabili in una democrazia e che, comunque, sono ben impressi nella costituzione, costruisce una teoria dove la sinistra, e in modo particolare il PD, si spaccia per progressista mentre, secondo lui, è solo retrogrado. Sta di fatto, però, che il nostro non è in grado di fornire una chiara lettura del perché, o meglio, secondo il nostro, lo è perché si ostina a difendere i diritti acquisiti dalla popolazione e in modo particolare dai dipendenti.

Parlando di nucleare, peraltro già sconfitto dal referendum dell’87, parla di sfruttamento della paura senza alcuna proposta di energia alternativa. Sull’acqua dice che si sono aggrappati agli slogan senza tener conto che c’è tutto un sistema che non va, senza però specificare da cosa derivi il malfunzionamento e senza nominare le realtà di gestione privata dove i cittadini si sono visti aumentare di molto la fattura senza nessun miglioramento. Lo stesso sulla scuola dove, secondo il nostro, hanno smosso mare e monti per lasciarla inalterata. È evidente la totale mancanza, voluta, di analisi, perché se ci fosse sarebbe costretto ad ammettere che in realtà, ciò che descrive è la politica del centro destra, ma non tanto nei fatti ma nei principi.

Il centro destra sta si cambiando l’Italia, ma non in senso rivoluzionario o progressista, ma in senso reazionario, ovvero, la reazione al progresso avvenuto a partire dal 1945 fino all’avvento di Berlusconi.

Una frase colpisce: “Eppure essere progressisti (Il progressismo è una visione o tendenza politica (e in alcuni casi anche etica). Utilizzato per la prima volta nel tardo XIX secolo negli Stati Uniti, questo termine identifica coloro che sostengono in primo luogo la promozione dei diritti civili e sociali, da acquistare però tramite riforme progressive anziché tramite una rivoluzione anarchica o socialista)., almeno per quanto riguarda il significato del termine, dovrebbe significare sguardo rivolto al futuro e comportamenti tali da favorire le innovazioni.”Come a dire che basta affermare che si agisce per il futuro e si diventa progressisti. Poco importa se dette azioni mirano a distruggere i diritti acquisiti, l’importante è “guardare il futuro”.

Ma il massimo lo raggiunge quando dice che “l’idea è quella di ricondurre tutto alla guerra delle parole”. A parte che è meglio la parola al manganello e l’olio di ricino,  si da il caso, però che la guerra delle parole è stata introdotta in Italia proprio dall’attuale destra al potere. Sa benissimo il nostro, anche se finge di non sapere, che è attraverso il controllo proprio della parola attraverso la televisione che il Pdl, primo partito della destra, ha potuto costruire il suo “impero”.

Arrivando alla conclusione, il nostro se la prende con i rivoluzionari che, a suo dire sono i veri oscurantisti perché difendono i diritti - e guarda caso parte proprio dalla costituzione - appunto, acquisiti sanciti dalla costituzione: “I “rivoluzionari di casa nostra” in realtà sono i veri oscurantisti, la cui unica luce è la sacralità della Costituzione, di cui – a detta loro – sarebbe una sorta di bestemmia modificare pure una virgola. Nelle loro battaglie di retroguardia hanno tentato di opporsi persino ai provvedimenti di Renato Brunetta che miravano a modernizzare la Pubblica amministrazione e a porre la questione di merito colpendo i cosiddetti fannulloni. Poi i provvedimenti sono andati in vigore, hanno avuto risultati sorprendenti e gli esponenti della sinistra hanno fatto finta di niente, non ne hanno parlato più. E così succede pure a quella parte del sindacato più sensibile al problema dell’occupazione e della competitività delle aziende: lo statuto dei lavoratori non si tocca, il welfare men che meno, le pensioni non se ne parla e la flessibilità è un mostro da cancellare dalla faccia della terra. Paura del’iignoto? No, semplicemente voglia di ideologia.” Sicché, la difesa dei diritti sarebbe ideologia e non progresso.

Concludendo, mescola e rimescola, chi legge ha serie difficoltà a capirne il senso, ed è proprio questo l’obiettivo: impedire che il cittadino lettore non tragga conclusioni ma si affidi in fiducia all’autore dell’articolo che si guarda bene dal fare un’analisi.   


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 5/9/2011 alle 22:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Alfano boccia le primarie nel Pdl.
post pubblicato in Riflessioni, il 4 settembre 2011


           

Secondo Alfano è inutile fare le primarie per la scelta del leader del Pdl quando si sa che il popolo Pdiellino sceglierà comunque Berlusconi perché è lui il catalizzatore del partito e solo in lui vedono la leadership, pertanto sarà lui a presentarsi alle prossime elezioni.

Questo, in sintesi il ragionamento del segretario del Pdl Angelino Alfano.

Dopo le polemiche all’interno del partito tra coloro che vogliono le primarie e chi no, il segretario da una linea chiara e definitiva: niente primarie che, tra l’altro, definisce “un sacrificio organizzativo inutile”.

Dunque, dopo un tenue spiraglio di democrazia interna, ecco che il delfino scelto da Berlusconi alla dirigenza del partito pone una condizione primaria per la sopravvivenza del partito stesso: senza Berlusconi si muore! Condizione che spegne, praticamente ancora sul nascere, qualsiasi sintomo malsano di democrazia interna o di rinnovamento.

Questo significa quello che si sa da sempre: il Pdl esiste nella misura in cui esiste Berlusconi? O serve al nuovo segretario a porre le basi per la sua futura leadership nel partito?

Probabilmente tutte e due. Se si considera il partito come un organismo chiuso e statico, come è stato considerato da Berlusconi, è facile intravvedere nella decisione del segretario di sopprimere le primarie come mezzo di assicurarsi la successione a Berlusconi. Eliminando le primarie come metodo per la scelta del leader, il segretario del Pdl lancia l’avviso a quanti vorrebbero “modernizzare” il partito in senso liberale(?) che ciò non è possibile.

L’impossibilità deriva dal fatto che il Pdl, in realtà, non è un partito ma un’associazione, un organismo politico, nata per la difesa di interessi particolari, pertanto, non può funzionare come un qualsiasi partito. A questo, bisogna aggiungere che, ruotando, il partito, intorno a un solo personaggio che fa da fondatore, coadiutore e decisionista, inserire un metodo democratico per la sua scelta sarebbe come uccidere il principio base del partito stesso, ovvero, il partito come proprietà!

Il leader, dunque, non può essere l’espressione di una corrente interna -  perché non possono esistere correnti – e neanche essere soggetto al volere di un’assemblea. pertanto, essendo il segretario scelto dal fondatore Berlusconi,  diventa lecito presupporre che sarà, in futuro, il prossimo padrone del partito.

Fonte notizia: la repubblica.it


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permalink | inviato da verduccifrancesco il 4/9/2011 alle 17:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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