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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Grillo vuole eliminare l'welfare!
post pubblicato in ALTRO, il 16 novembre 2013


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"La cassa integrazione va abolita perché è un orpello inventato dalla famiglia Agnelli negli anni 70 e ormai non è più utile al paese". Questo è quanto sostiene grillo in un'intervista al GR1 Rai demolendo in sostanza il vecchio ammortizzatore sociale, ancora usato largamente oggi in Italia per i lavoratori dipendenti, sottolineando inoltre che per lui "non è neanche costituzionale perché discrimina". secondo grillo "I soldi necessari per finanziare ogni anno la cassa integrazione per i dipendenti delle società in difficoltà andrebbero impiegati invece per altre misure di sostegno al reddito più generalizzate. "La cassa integrazione va abolita, certamente.il taglio servirà, con altre misure, a finanziare il reddito di cittadinanza proposto dal M5S" ha spiegato grillo. Il reddito di cittadinanza, secondo grillo, in effetti è una misura fattibile che andrebbe finanziata "con una riforma fiscale, togliendo tutte le tasse dal lavoro" quindi "via l'Inps e tutti questi ammortizzatori sociali".

Dunque, secondo grillo andrebbe eliminato l'welfare a favore di un reddito minimo garantito a coloro che non lavorano. Ora, che chiunque si trovi in difficoltà economiche debba avere un reddito minimo è condivisibile, che si debbano eliminare gli ammortizzatori no!
Eliminare la cassa integrazione non significa solo una sostanziale diminuzione del reddito, ovvero, dalla cifra che risulterebbe dallo stipendio, che varia in base allo stipendio percepito nel periodo lavorativo, passerebbero, tutti, ai 600 € del reddito di cittadinanza ma, cosa molto importante, verrebbero anche licenziati. Eh si, perché il reddito di cittadinanza, o reddito minimo garantito, lo percepisce chi un lavoro non ce la.
Ciò significa togliere ogni possibilità di rientro ai lavoratori nel loro posto di lavoro, cosa che oggi, con la cassa integrazione, avviene. Significa farli rientrare in quella nutrita schiera di persone "a disposizione" dell'industria e dello stato perché per poterne usufruire non si può rinunciare al posto di lavoro proposto dall'ente preposto alla gestione.

Inoltre non si capisce cosa significhi "via l'Inps" dato che gestisce anche le pensioni. Forse che grillo vuole abbassare le pensioni a 600 € mensili? Beh, che se li tenga lui i 600 € mensili che io preferisco la mia pensione!


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permalink | inviato da vfte il 16/11/2013 alle 12:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
Morire a sedici anni per una delusione d'amore
post pubblicato in NOTIZIE, il 11 novembre 2013


Il messaggero

Succede a Pescara che un sedicenne s'impicca perché la ragazza, anch'essa sedicenne, che aveva conosciuto in chat decide di rompere con la "relazione virtuale".
I due ragazzi non si erano mai visti, la frequentazione era puramente virtuale attraverso una chat. Come fosse nata la loro relazione e su cosa si basasse non è dato saperlo, anche perché, che il suo estremo atto sia stato determinato dalla delusione di essere lasciato, l'ha scritto su di un biglietto prima di morire.

Lascia perplessi che un ragazzo di sedici anni s'innamori al punto di scegliere la morte perché lasciato, tanto più che la "relazione", essendo virtuale, non avrebbe dovuto comportare un disagio così profondo.
Lascia perplessi perché a quell'età un ragazzo dovrebbe pensare a divertirsi, oltre che a studiare, dovrebbe pensare a formarsi, a fare esperienze che lo fortifichi per affrontare proprio eventi come quello di essere lasciato.
Innamorarsi a sedici anni è capitato a tutti. E' l'età dell'adolescenza dove l'uomo già uscito dalla pubertà si prepara alla vita da adulto. E' un'età travagliata perché l'adolescente, se da una parte sente ancora il bisogno della protezione famigliare, dall'altra sente già la necessità di emanciparsi dalla famiglia e questo lo porta a una conflittualità sia sul piano famigliare che quello sociale. Insomma, un adolescente, maschio o femmina che sia, più che pensare al suicidio, è portato a criticare tutto ciò che non rientra nella sfera delle sue esperienze.

Allora perché un adolescente, di fronte a una situazione normale a quell'età, si suicida? Quali possono essere le cause di un'azione così estrema?

Troppe cose sono cambiate, e troppo in fretta, nell'educazione dei minori. Troppe leggi che pretendono di proteggere il minore ma in realtà tolgono ai genitori la possibilità di intervenire e spingono gli adolescenti a non vedere più la famiglia come rifugio, nei momenti di sconforto, proprio perché il genitore non può avere la mano ferma con il figlio.
In questo modo si è tolto all'adolescente la guida, ovvero, la persona di riferimento che, però, non deve essere, specialmente per il maschio, colui che tutto permette. Perché il problema è proprio l permessivismo che può, nella mente dell'adolescente, essere interpretato come indifferenza nei suoi confronti.
Ecco che allora l'adolescente, pur sentendosi in diritto di fare e pretendere tutto dai genitori, come fossero in dovere di soddisfare tutti i suoi capricci, nel momento di crisi, proprio perché abituato a non vedere il genitore come un punto di appoggio ma, al contrario, lo vede come una persona da "sfruttare". E proprio perché troppo permissivi, non vede in loro le persone adatte ad aiutarlo ad interpretare l'esperienza vissuta. Ed è triste questa perdita di ruolo dei genitori, tanto più perché si togli all'adolescente quell'appoggio necessario a diventare adulto.
In questa situazione, è ovvio che l'adolescente si senta confuso. Non basta l'educazione sociale a formare culturalmente una persona, e neanche i nuovi "giocattoli" elettronici che, pur essendo utili al fine dello studio, rimangono sempre delle macchine, e neanche i riferimenti esterni possono aiutare un adolescente poiché questi strumenti non possono sostituire il rapporto tra genitore e figli.

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permalink | inviato da vfte il 11/11/2013 alle 22:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
Berlusconi e il nazismo italiano.
post pubblicato in NOTIZIE, il 7 novembre 2013



"I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso". Così Berlusconi risponde alla domanda se sia vero che i figli gli hanno chiesto di vendere e di andare via . Le dichiarazioni del Cavaliere sono contenute nel libro di Bruno Vespa .
Il cavaliere si difende affermando la sua amicizia col popolo ebraico e che la frase è stata estrapolata, a fine strumentale, da un discorso più ampio.

Purtroppo, per lui, che la frase sia o no estrapolata non cambia il significato. Non lo cambia perché la storia degli ebrei durante il nazismo è tutt'altro che la storia della famiglia Berlusconi e facendo il paragone la si sminuisce. Si sminuisce la portata drammatica di quel periodo. Ma non solo. Si sminuisce anche il significato intrinseco al dramma: l'eliminazione totale e metodica di un popolo.

Cosa centra la famiglia Berlusconi e le sue vicende con quel dramma? assolutamente nulla! 
E allora perché paragonarsi agli ebrei? A un popolo spogliato di tutto, degli averi materiali, della dignità sia di individui che di popolo e della vita?
Non risulta da nessuna parte che Berlusconi, e la sua famiglia, abbia subito un trattamento del genere, semplicemente, è stato condannato per fatti realmente commessi. 

Fare certi paragoni è oltremodo offensivo non solo per gli ebrei ma anche per quanti credono nello stato di diritto poiché è come affermare che l'Italia, dove esiste lo stato di diritto, in realtà sia uno stato nazista.

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permalink | inviato da vfte il 7/11/2013 alle 17:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
La lapide nera fuorilegge.
post pubblicato in NOTIZIE, il 7 novembre 2013


Corriere della sera
Brescia oggi

Una lapide nera nel cimitero di Paderno Franciacorta sta diventando un problema per il sindaco che impone la sua rimozione e spostamento in altro luogo del cimitero stesso pena la sua demolizione.
La lapide è sulla tomba di un giovane russo morto in un incidente motociclistico ed è nera secondo la tradizione ortodossa (religione della famiglia del giovane) che vuole, in caso di morte improvvisa, appunto la lapide nera.
Il sindaco, però, impugnando il regolamento del cimitero che consente la posa di lapidi soltanto bianche, non ci sta e impone la rimozione. Lo stesso sindaco, però, ci tiene a precisare che non c'è nessuna campagna contro la famiglia  e che la sua azione non ha uno sfondo religioso ma riguarda unicamente il regolamento.
Ma neanche la famiglia ci sta e ha dato inizio alla raccolta firme per modificare il regolamento.

Inutile dire che un regolamento del genere non ha nessun senso e che lede i diritti di quanti, per un motivo o l'altro, vorrebbe una lapide di diverso colore. E neanche si capisce da cosa sia stata determinata la scelta di usare unicamente il colore bianco. E se consideriamo anche la partecipazione di tanti giovani del paese nella raccolta firme e che di firme se ne stanno raccogliendo molte indica che il regolamento, in merito al colore delle lapidi, non è poi tanto condiviso.
Inoltre, una amministrazione locale ha il dovere di soddisfare tutte le esigenze presenti nella popolazione, in modo particolare quelle che traggono fonte dalla religione poiché non è vero quanto sostiene il sindaco, che la religione non c'entra. C'entra e come dal momento che la scelta della famiglia fa riferimento ad essa e nessuno ha il diritto di opporsi. 
E' vero che i regolamenti vanno rispettati, ma è altrettanto vero, e ancor più importante, che un regolamento non deve ledere il diritto di nessuno. Un cimitero è luogo pubblico, costruito con i soldi di tutti, almeno di quanti pagano le tasse, pertanto, il regolamento deve tener conto delle esigenze di tutti e se questo non succede va cambiato immediatamente!



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permalink | inviato da vfte il 7/11/2013 alle 10:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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