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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Scritte vergognose sul sito del sindacato degli agenti Alsippe
post pubblicato in NOTIZIE, il 23 febbraio 2015


È una vergogna quello che agenti della polizia penitenziariahanno scritto sul sito di un sindacato di agenti, l'Alsippe inmerito al suicidio di un romeno nel carcere di Opera. Frasi come “meno uno”,“un rumeno in meno”, “mi chiedo cosa spettino gli altri a seguirlo”, lascianopensare che la situazione nelle carceri non sia solo questione di posti maanche di cultura degli agenti penitenziari. Certo, non si può certo fare d’ognierba un fascio, ma a volte bastano pochi per rovinare quello che potrebbeessere un buon servizio. Comunque, oltre a essere una vergogna, è anche ilsintomo di una realtà che, purtroppo, non lascia dubbi sulla cultura deiservizi di ordine pubblico in Italia. E a nulla vale la cancellazione deicommenti dal sito, così come non serve a niente l’inchiesta interna, poiché iprovvedimenti che verranno presi non cambieranno la situazione culturale degliagenti che, al di la della situazione in cui operano, sono comunque tenuti aconsiderare il carcerato come individuo con diritti. Ed è proprio la costituzione a sancirne i diritti con  l'art. 27 al terzo comma (12): "La responsabilità penale è personale.L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le penenon possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devonotendere alla rieducazione del condannato. Nonè ammessa la pena di morte”, pertanto, oltre ad essere luoghi di pena (nel senso che l’individuo che hacommesso un reato viene allontanato temporaneamente – a secondo della condanna- dalla società), sono anche di recupero sociale. Questo indica che icarcerati, che hanno dei diritti inclusi quello al lavoro e all’istruzione, devono essere trattati, comunque e al di la delle convinzionipersonali dell’agente, in modo che non contrasti con il principio di umanità laquale riconosce a tutti, liberi e carcerati, il diritto alla dignità umana.

Le frasi scritte non lasciano dubbi sullatendenza degli agenti che scrivono queste frasi ad una visione della giustiziaalquanto negativa in rapporto all’attuale sviluppo legislativo iniziato neldopoguerra.

Lo sport e la violenza
post pubblicato in POLITICA, il 22 febbraio 2015


Grande scalpore  e sdegno sta facendo la vicenda dei tifosi del Feyenoord che, a Roma, hanno tenuto sotto pressione le forze dell’ordine in occasione della partita contro la Roma devastando il centro storico con atti di guerriglia e vandalismo. Uno scalpore e uno sdegno più che giustificato anche se la tifoseria del Feyenoord non è nuova a questo tipo di tifo calcistico e pertanto, prevedibile.

Ma, oltre allo scalpore e alle sdegno, in Italia, caso non strano che,anzi, è un’abitudine, scoppia la polemica politica. Polemica che convogli al’attenzione su eventuali mancanze della prefettura e la questura che non sarebbero state in grado di affrontare in modo adeguato la situazione. Una situazione alquanto confusa, sia per i tifosi olandesi che non si muovevano certo in modo prevedibile, che per la presenza di cittadini inermi e di molti turisti nel centro storico teatro degli scontri, invece che sui tifosi violenti che, a quanto sembra, sono stati condannati solo al risarcimento dei danni e alcuni anche a pene detentive ma tramutate in pene pecuniari. Ma questo, in un’Italia politicamente, eticamente e moralmente allo sbando, è una reazione normale; dato che ogni personaggio, movimento e partito agisce in solitario innescando, appunto, polemiche al solo scopo di portare acqua al suo mulino.Ovviamente, per fare ciò non c’è bisogno di analizzare i fatti nel tentativo di trovare una soluzione. L’importante è prendere la palla al balzo per condannare la politica dell’altro.

Un altro aspetto della vicenda, inerente al primo, è la tendenza, almeno in Italia, non tanto a “giustificare” la tifoseria violenta che, si sa per esperienza, c’è anche da noi e provoca danni come quella straniera, e anche morti,ogni qualvolta si muovono, quanto a non intervenire drasticamente contro l’aspetto negativo e violento della tifoseria. Considerando che quello della tifoseria nostrana è molto più inquietante della violenza stessa perché coinvolge le stesse società sportive che lasciano margini di manovra, fino al ricatto, alle tifoserie per loro interessi. Inoltre, c’è l’aspetto “sociale”: si pensa che lo sport sia una valvola di sfogo per i giovani. Insomma, con lo sport si irreggimenta il giovane violento nella convinzione che così facendo lo si allontani dai problemi reali; ma questa è altra storia.

Questo significa che quello successo ieri non è altro che la conseguenza della sottovalutazione del problema tifoseria dei cosiddetti ultras di ogni tipo, grado e nazionalità. Sono, pertanto, del tutto inutili le accuse e controaccuse che si stanno lanciando i politici; il problema non sono le forze dell’ordine come sostiene qualcuno, il problema è a monte, è l’incapacità di comprendere il limite fino a cui si possono spingere i tifosi perché oltre quel limite bisogna intervenire a priori. E chi deve decidere il limite? Non certo i tifosi ultras, non certo le forze dell’ordine, ma le società stesse che non devono più lasciarsi ricattare ma, caso mai, denunciare ogni tentativo in questo senso. Ma l’ultima parola spetta alla politica poiché,senza una legislatura forte contro la violenza sportiva, a nulla servono le denunce.

Se non si prendono decisioni, coraggiose e senza la paura di scontentare parte dei tifosi “paganti”, per quanto riguarda le società, e dell’elettorato,per quanto riguarda i politici, ad ogni azione violenta ci ritroveremo a indignarci senza mai trovare la soluzione.


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permalink | inviato da vfte il 22/2/2015 alle 10:23 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Ancora due pesi e due misure. L’Italia è ormai inguaribile sul diritto alla salute dei cittadini.
post pubblicato in POLITICA, il 18 febbraio 2015


L’Italia è ormai inguaribile sul diritto alla salute dei cittadini. 

Succede che una neonata non trovi posto in ospedale e venga indirizzata in un ospedale lontano e che ci arrivi morta, mentre il direttore del 118 di Palermo fa intervenire l’elisoccorso medico. Come a dire che icittadini non sono tutti uguali, che un direttore di zona ha più diritti di unnormale cittadino e, peggio ancora, di un neonato. Ma questa è ormai cosavecchia, sclerotizzata nel sistema nervoso italiano incapace di percepire larealtà.

Comunquesia, resta il fatto che un dirigente di ogni grado può attivare qualsivogliastruttura scavalcando l’iter previsto, tanto, si sa, gli scandali durano iltempo che trovano per poi riadeguarsi al sistema. Questo è il significato diquanto è successo. La famiglia della neonata non aveva nessun potere diattivare direttamente la struttura di soccorso ed è dovuta dipendere dallastruttura che la ospitava mentre il dirigente ha potuto usufruire di unservizio destinato alle emergenze in quanto dirigente e non per mancanza diposti letto come per la neonata. Inoltre, detto dirigente poteva essere curatonella struttura dove era ricoverato, ma, non fidandosi dei medici del posto,sfruttando la sua posizione, ha richiesto l’elisoccorso che dall’ospedale diAlghero in Sardegna, l’ha trasportato a Palermo dove è stato operato.

Bene,ci si chiede perché, in caso di mancanza di posti letto, non si proceda allostesso modo. La neonata poteva essere trasportata anch’essa con l’elisoccorso aRagusa se a Catania non c’era posto; magari sarebbe sopravvissuta! La rispostaè semplice: perché non si hanno le credenziali giuste! Ah! Povera Italia

Il ministro Gentiloni propone un intervento in Libia per fermare l’immigrazione; e l’Italia entra nel mirino dell’Isis:
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 16 febbraio 2015


La libertà di espressione ha valore se si rispetta l’altro. In termini di immigrazione, ogni individuo che si insedia in un paese straniero deve adeguarsi alle leggi, tradizioni e abitudini del paese ospite”. Questo dovrebbe essere il primo principio in una eventuale costituzione dei popoli perché se: “Ogni popolo ha il dovere di assistere il migrante, questi ha il dovere di portargli rispetto”. E come si porta rispetto all’ospite se non “rispettando le sue leggi, le sue tradizioni e abitudini?” 

Corriere della sera

Dopo l’intervento del ministro Gentiloni in merito all’avanzata dell’Isis in Libia,l’Isis ha messo l’Italia tra i paesi nemici dello stato islamico. Lo dice l’Isis in un comunicato al radiogiornale   ufficiale dell’Isis, diffuso dall’emittente al Bayan da Mosul nel nord dell’Iraq:Gentiloni, dopo l’avanzata dei mujaheddin in Libia, ha detto che l’Italia è pronta aunirsi alla forza guidata dalle Nazioni atee per  combattere lo Stato islamico”.

Dunque, che l’Italia faccia parte dei paesi nemici dell’Isis non è una novità, visto che

lo stesso ha affermato più volte che metterà la sua bandiera sul vaticano. 

La novità, invece, è la presa di posizione dell’Italia. Ha cominciare Renzi che, in merito all’ultima tragedia nel mediterraneo, e relative polemiche a livello europeo e italiano, ha affermato che il problema non è Triton o mare nostrum, ma la Libia perché è dali che partono i migranti. Renzi non fa cenno ad azioni di guerra, perciò l’affermazione di Gentiloni è una interpretazione dell’idea del premier.Sbagliata o giusta che sia come Interpretazione delle parole del premier, parte comunque dalla convinzione che, per fermare “l’avanzata” migratoria bisogna intervenire alla fonte. 

L’idea dell’uso della forza nasce dalla convinzione che il tentativo dell’Onu di pacificare le parti in lotta libiche è fallito e, pertanto, un intervento militare in Libia per mettere ordine nello stato che, tra l’altro, Gentiloni ritiene fallito, si rende necessario data l’attuale situazione di grande confusione e caos che sta facendo il gioco del fondamentalismo permettendo l’avanzata dell’Isis sulle coste del mediterraneo (non bisogna dimenticare che anche in Egitto i fratelli musulmani stanno operando per destabilizzare il sistema egiziano basato sulla separazione tra stato e religione). Gentiloni ha però affermato che un intervento è possibile solo sotto il controllo Onu.

La presa di Sirte pone il problema, che va ad aggiungersi a quello dei migranti, di avere il nemico ai confini. E di nemico si tratta, e non tanto per l’affermazione propagandistica di mettere la bandiera sul vaticano, quanto per la determinatezza dei fondamentalisti musulmani di allargare il proprio dominio in base alla convinzione che l’islam è stato scelto da dio come affermazione della sua volontà e, pertanto, l’islam deve essere esteso a tutta l’umanità anche con la forza. Inoltre, dalla Libia partono anche gli oleodotti e i gasdotti verso l’Europa.

Dunque, ci stiamo addentrando in una situazione di crisi nei rapporti tra occidente e mondo islamico nel suo insieme. Questa crisi, però, in parte l’ha voluta anche l’occidente sostenendole cosiddette “primavere arabe” che di primavere avevano solo il nome perché la realtà è risultata ben diversa. E non si tratta solo dei soliti intrallazzi internazionali per lo sfruttamento a basso costo delle risorse energetiche quanto dell’aver abbattuto due regimi (Iraq e Libia) che, in fondo,ostacolavano l’insorgere di una forza Jihadista ben organizzata figlia diretta di Al Qa ida dove, tra l’altro, la popolazione era abbastanza libera rispetto a certi alleati dell’occidente, tipo Arabia Saudita, dove è in vigore la legge coranica. Senza poi contare che la dove le primavere arabe vincenti hanno permesso libere elezioni, la popolazione ha scelto un qualche partito islamico - sconfessando i fautori laici della primavera – ed ora stanno tentando di inserire nella costituzione, appunto, la legge coranica; il che significa dare spazio al fondamentalismo. Un esempio è l’Egitto dove il leader dei fratelli musulmani, dopo essere stato eletto, ha,da subito, tentato di modificare la costituzione, scritta dai militari prima delle elezioni, inserendovi la legge coranica. L’abbattimento dei due regimi ha contribuito alla crescita di un islam fondamentalista dato che la popolazione si è rivelata più propensa a scegliere governi in linea con la legge coranica.Anche al di fuori della primavera araba si riscontrano le stesse scelte popolari. Nelle ultime elezioni turche ha vinto il partito musulmano che,appena arrivato al potere, ha cambiato la costituzione inserendo la legge coranica. Ma la cosa viene da lontano quando il leader dell’opposizione in Iran, l’ayatollah Khomeini, fu rifugiato e protetto in Francia e da li poté organizzare la sua rivoluzione anti occidente. Un caso strano dato che lo scià di Persia era filo occidentale e aperto alla democrazia.

Questo, però, non significa accettare l’avanzata del fondamentalismo, anzi, se errori ci sono stati,bisogna correggerli. Non significa neanche prendersela con quegli interessi particolari che gestiscono l’economia mondiale perché quella del fondamentalismo non è una guerra economica, di territorio, ma una guerra di civiltà tra due modi diametralmente opposti nell’interpretare il mondo che ci circonda. Una guerra dove i contendenti hanno le stesse responsabilità ma dove,attualmente, l’uso della forza senza nessuna regola e a oltranza è patrimonio di uno solo dei due: i fondamentalisti. Ed è a questi che va rivolta, a nostra volta, l’uso della forza nella misura in cui veniamo realmente minacciati.

Un altro errore, non meno importante degli altri, che si sta facendo ad oggi, è ritenere l’islam solo una religione quando, invece, è ben altro. Certo, l’islam è anche una religione, ma porta con sé, oltre a una filosofia basata sulla violenza, anche l’unità tra stato e religione, ovvero, lo stato è tutt’uno con la religione che ne detta i fondamenti. Questo fa dell’islam una società totalitaria data la loro propensione all’universalismo religioso, ovvero, ritengono la religione fondamentale anche per lo “sviluppo sociale”, o stasi sociale?. Inoltre, questo lo rende un interlocutore inaffidabile per le democrazie laiche occidentali dato che esse si basano sulla separazione e non ritengono la religione fondamentale per lo sviluppo sociale. Eppure, i nostri governanti continuano a dividere l’islam tra violenti e pacifici quando il problema è all’interno della filosofia dell’islam stesso.

A questo punto, come un serpente che si avvita su se stesso, si torna all’immigrazione che sta portando il popolo islamico in giro per il mondo. Un popolo convinto di essere il portatore della verità assoluta. Un popolo che, al di la di divisioni temporanee sul metodo, ha in comune la volontà di espandersi. Pertanto, che sia fondamentalista o moderato, non cambia il suo obiettivo.

  

Piloti: in cassa integrazione in Italia e al lavoro all'estero
post pubblicato in LAVORO, il 9 febbraio 2015


Trentasei piloti sono stati denunciati per truffa perché, pur essendo in cassa integrazionein Italia, lavoravano regolarmente per una compagnia straniera. I piloti percepivano una cassa integrazione che andava dai 3 agli 11mila euro, e al contempo, lavorando, percepivano uno stipendio, in nero, dai 13 ai 15mila euro. 

Protagonisti della truffa agli italiani scoperta dalla Guardia di Finanza sono 36 piloti, tutti italiani e tutti con una lunga esperienza sugli aerei di linea: quando il settore aereo è andato in crisi,sono stati messi in cassa integrazione con una indennità pari all’80% degli stipendi calcolata sugli ultimi 12 mesi di lavoro con l’aggiunta della mobilità e del fondo volo per sette anni.

Una truffa, dunque. Una truffa perpetrata non tanto contro lo stato ma contro tutti gli italiani; almeno quelli che pagano le tasse tra cui operai e pensionati che, allo stato attuale delle cose, sono i più soggetti al degrado dell’Italia. Una truffa nata dall’egoismo che, nell’attualesistema economico/sociale, è assurto a modello di sviluppo. Parlo del liberismo che, basandosi essenzialmente sull’individualismo e sulla meritocrazia, ha creato la mentalità della ricchezza a tutti i costi erigendola a sistema sociale relegando la socialità ai margini.

Eh,si! Perché un comportamento simile non è da confondere con l’uguale perpetrato dai lavoratori con ottocento mille euro mensili. Costoro fanno si lavoro nero, togliendo anche lavoro a altri, ma possono essere in qualche modo giustificati dalla necessità. Cosa non giustificata in coloro che percepiscono una indennità che permetterebbe loro di vivere comunque agiatamente. Quanto appena detto non serve a giustificare il reato in se, il lavoro in nero, che sia fatto dall’operaio, dal pensionato o dal “ricco”, è sempre una truffa allo stato e ai cittadini ma, più di ogni altra cosa, un favore ai datori di lavoro che evitano le tasse.

Il comportamento dei piloti in questione,dimostra – sempre che ci sia un ulteriore bisogna di una dimostrazione -, unavolta di più, quanto sia radicato, nell’attuale sistema, il senso egoisticodella vita.

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