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La libertà religiosa è possibile solo a patto che chiunque si limiti a professare la propria senza interferenza con lo stato.
Il nuovo corso dell’immigrazione: islamisti sui barconi.
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 17 aprile 2015


 Un barcone parte dalle coste libiche con a bordo persone di due religioni: cristiana e musulmana. Un diverbio, una discussione che sfocia in lite; disperati che rischiano la vita per allontanarsi dalla guerra entrano in conflitto in un luogo ancor più pericoloso della guerra stessa; in mezzo al mare, la dove non ci sono appigli a cui aggrapparsi,persone a cui chiedere soccorso. Si è soli con se stessi e i pochi compagni di viaggio che, però, non condividono la promiscuità di due religioni simili eppur diverse nel loro divenire. Entrano in conflitto, dunque, ed è violenza. Ad avere la peggio sono i cristiani che vengono gettati in mare a morire.

Secondo le testimonianze dei cristiani che, una volta tratti in salvo, hanno denunciato i musulmani dell’atroce delitto, il tutto sarebbe successo a causa dei musulmani. Bisognerà, comunque aspettare la conclusione dell’indagine per sapere la realtà dei fatti, sempre che si riesca a ricostruirli per definire le responsabilità dell’accaduto. Sembra anche che i cristiani, se non si fossero difesi formando una catena umana per evitare di essere buttati tutti a mare, sarebbero di fatto finiti a mare tutti.

“Una guerra di religione” viene definita dai giornali. Può darsi; bisognerebbe sempre, però, prima di azzardare definizioni,cercare di guardare l’evento dal punto di vista delle idee, ovvero, due idee,due modi di intendere la società e la vita stessa.

Questo fatto da un’idea molto chiara dell’attuale immigrazione dai paesi musulmani. Se da una parte continuano ad arrivare persone in cerca di una vita migliore, dall’altra sta iniziando a prendere forma la migrazione islamista, ovvero, persone che, pur fuggendo dalle guerre e dalla miseria, sono in conflitto con l’occidente e la sua cultura che, oltre ad essere religioso/cristiana, è anche atea e laica, ovvero, blasfema perché disconosce dio e la sua legge. Dunque, l’immigrazione attuale sta cercando di convogliare persone che potrebbero, se non lo fanno già, condividere l’islam radicale – non tanto quello islamista, quanto quello di paesi musulmani alleati all’occidente ma che praticano la legge islamica.

Questo, unito alla tendenza umana di allinearsi,in caso dell’acuirsi dei rapporti tra le diverse idee, con l’idea che più li rappresenta - mi riferisco ai cosiddetti musulmani moderati che hanno invaso l’Europa nel corso degli ultimi decenni. Questi musulmani, all’apparenza propensi alla convivenza pacifica, non sceglieranno mai, in caso di conflitto con l’occidente,di schierarsi contro l’islam, anche radicale.

Si è già visto con i figli di immigrati che, con l’acuirsi della lotta nel mondo musulmano, hanno scelto il campo fondamentalista dell’Isis recandosi a combattere al loro fianco. Si vede anche in Italia con le loro pretese di modificare le tradizioni locali pretendendo, non solo il riconoscimento ufficiale e il rispetto della loro fede ma anche la pretese di eliminare dai luoghi pubblici i simboli a noi congeniali; il tutto sfruttandola libertà e i diritti di tutti.

Dunque, alla luce dei nuovi fatti, sarebbe opportuno porre un freno e delle regole ben precise sia all’immigrazione che al loro soggiorno in Italia perché, se non lo si è ancora capito, queste persone, i musulmani, intendo, non hanno nessuna voglia, ne di integrarsi – a parte il fatto che integrarsi significa rinunciare alle proprie idee e tradizioni qualora sono contrarie o non conformi a quelle del paese ospitante -, ne di convivere pacificamente considerando il loro comportamento nei confronti degli stranieri nei loro luoghi d’origine.

Comunque, il punto più importante rimane la scelta che faranno in caso dell’acuirsi delle tensioni che, sicuramente, sarà l’adesione all’idea che più rappresenta il modo di intendere la società umana.

Ci sarebbe un’altra cosa da chiarire: gli europei hanno lottato duramente contro l’oscurantismo religioso per avere quella parvenza di benessere che hanno, potrebbero farlo anche loro; perché allora non rimangono nei loro paesi a lottare? 

Il papa, il genocidio degli Armeni e la guerra come genocidio
post pubblicato in POLITICA, il 15 aprile 2015


Armeni, la Turchia attacca Bergoglio, Gentiloni lo difende: «Toni ingiustificati»

Papa Francesco: «Massacro Armeni primo genocidio del XX secolo». Turchia protesta col Pontefice

Quando si parla di genocidio bisognerebbe sempre considerare, innanzi tutto, il fatto che tutte, o quasi, le nazioni, o popoli,ne hanno commesso almeno uno nel corso della loro storia, e il periodo storico in cui viene collocato. Inoltre, bisognerebbe considerare l’attuale assetto politico ed economico internazionale affinché non si vada incontro a crisi internazionali proprio a causa dell’accusa di genocidio rivolta a un paese;crisi che potrebbe modificare lo stesso assetto politico ed economico internazionale. A questo si può aggiungere che chi lancia l’accusa, a un’analisi storica risulterebbe egli stesso parte di un popolo, o nazione, che nel passato di genocidi ne ha compiuti parecchi. Di pulizie etniche ce ne furono anche nell’800 – si veda la guerra degli stati uniti contro gli indiani d’America(dimenticata da tutti) - e prima – si veda la guerra della Spagna contro i popoli precolombiani. Tanto per citare i più conosciuti. Ma anche le guerre di religione, come quella inglese della regina Elisabetta contro i cattolici, o i secoli bui dell’Europa cattolica.

Con genocidio si indica: “un reato commesso allo scopo di sterminare un gruppo etnico,religioso, razziale e nazionale, e che, quale reato internazionale, è di competenza dell'ONU”, dunque, non implica necessariamente la guerra intesa come lotta tra popoli o interna a un popolo. Questo però non significa che la guerra sia meno cruenta del genocidio e non venga usata anche per perpetrarlo; anche gli stati uniti, nella loro lotta contro gli autoctoni americani, non definirono mai lo sterminio di quei popoli un genocidio. Pertanto, al di la del significato che si da alle parole, guerra e genocidio si equivalgono nel momento in cui la lotta tra popoli e interna a un popolo è sempre e comunque l’affermazione di uno sull’altro, di un’idea sull’altra e, di conseguenza, il tentativo di distruggere l’altro, non tanto fisicamente ma nella sua cultura cancellandone il ricordo.

Non si tratta di parlare della storia e dei presupposti del genocidio Armeno che, a quanto pare, sembra alquanto attuale;simile o uguale a quella dell’Isis. Quello che interessa è il perché il papa ha ricordato il genocidio armeno in un contesto storico molto instabile, e lo fa in modo chiaro perché “il cristiano deve essere chiaro” nelle sue denunce.

La Turchia – stato laico dal 1924 che riconosce la libertà di religione; ne è dimostrazione il viaggio del papa in Turchia  -, che dal dopoguerra è alleata dell’occidente, fa parte della Nato e aspira ad entrare nell’unione europea,all’accusa del papa reagisce in modo forse un po’ troppo esagerato; in fondo il genocidio - o sterminio o altro termine non ha importanza perché, comunque,indica sempre la volontà di eliminare un oppositore e concorrente nel dominio del territorio – c’è stato; e nessuno lo può cancellare al di la delle parole e della proibizione di parlarne. C’è stato in un contesto storico particolare e di grande sterminio causato dalle nazioni europee entrate in conflitto tra loro; nazioni dichiaratamente cristiane: la prima guerra mondiale. Adesso, la Turchia cerca di inquadrare il genocidio in questa guerra e sbaglia, ma sbaglia anche chi lo vede come un fatto in se slegato dal contesto internazionale di allora – gli armeni si schierarono con la Russia nell’aggressione alla Turchia.

Possibile che sbaglino tutti e due? Si chiederà qualcuno. Si, è possibile perché la guerra stessa ha provocato milioni di morti– si stimano26 milioni -, pertanto, fu una guerra all’insegna del genocidio sia sul fronte che nelle popolazioni civili. Dunque, se la guerra stessa ha generato un genocidio, ha che serve guardarne i “particolari” (scusate il termine) se non ha scopo discriminatorio?

D’altronde, la prima guerra mondiale è stata iniziata dall’Europa, che, non paga del genocidio della prima, diede inizio anche alla seconda che provocò 54 milioni di morti provocando uno sterminio mai verificatosi prima, è perciò sviante parlare di genocidi particolari estrapolandoli dal contesto in cui sono avvenuti. Se consideriamo che dopo la prima guerra mondiale i genocidi si sono susseguiti continuamente in varie parti del mondo dalla Corea e Vietnam all’invasione dell’Afganistan da parte della Russia e dal successivo regime talebano ; dalla guerra tra Hutu e Tutsi in Ruanda alle recenti repressioni nei paesi musulmani e all’Isis. Senza dimenticare le foibe jugoslave, i campi di concentramento russi, le tante guerre latino americane, la Cina e via dicendo, è chiaro che di guerre ce ne sono state e, tutte, hanno portato in se la volontà di eliminare il popolo o le idee che non si conformavano.   

Se è chiaro che detti genocidi, sia per i motivi che per i metodi, vanno condannati, non è però chiaro lo scostamento dal contesto. Pertanto, le parole del papa e la frase: primo genocidio della storia– come a dire che le repressioni e le guerre prima della grande guerra non erano genocidi o, comunque, sterminii ai danni delle popolazioni inermi -, hanno un valore retorico che maschera la volontà di condannare un’idea e il popolo/i che la rappresenta; non va dimenticato che a mettere in atto il genocidio fu l’impero turco ottomano.  

Quello che lascia perplessi è il dualismo con cui viene affrontata l’attuale situazione storica da parte della chiesa: da una parte si richiama alla tolleranza e alla diplomazia, chiedendo ai governi di trovare soluzioni pacifiche, per risolvere il problema dell’instabilità del mondo musulmano, dall’altra si “provoca”; forse aspettandosi una reazione che potrebbe giustificare la reazione occidentale violenta?

Le azioni del papa hanno anche come primo scopo l’evangelizzazione del mondo, ovvero, la conversione dei popoli all’idea religiosa cristiano/cattolica. Tutte le azioni del papa si muovono in questo senso. Il problema, però, è che il cristianesimo è diviso al suo interno e,perciò, è importante che si arrivi a un’unità, almeno d’intenti se non pratica.Cosa c’è, allora, di più significativo che ergersi a baluardo in difesa  di tutti i cristiani? Cosa c’è di più significativo di riuscire a fare da catalizzatore divenendo il centro di tutta la cristianità?

Ma mettere a rischio ulteriormente la stabilità forse può servire a riunificare le varie tendenze cristiane. Ma ne vale la pena? lui stesso dice che la nostra è l’epoca di una guerra mondiale frammentata; ma una guerra mondiale con gli schieramenti ben definiti rischia di essere l’ecatombe dell’umanità visto i mezzi a disposizione.

D’altronde, ogni idea che si dice universale ha bisogno di agire in modo universale, di recepire ogni disagio delle popolazioni– politica questa che capirono i padri fondatori dei vari movimenti laici;rivolgersi non più a un popolo ma all’intera umanità; che nella fattispecie erano i lavoratori – mondiale per arrivare a creare una rete universale che copra ogni angolo della terra ma, più importante, ogni aspetto della vita coinvolgendo un maggior numero di categorie umane. Questo obiettivo,considerando l’impossibilità, che ogni politico e uomo di pensiero conosce bene, di arrivare al convincere tutti della giustezza del proprio pensiero,deve necessariamente passare attraverso la negazione delle idee che non si conformano. 


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permalink | inviato da vfte il 15/4/2015 alle 16:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
L’ultima creazione di Grillo: Renzi, l’uomo invisibile.
post pubblicato in POLITICA, il 13 aprile 2015


Ormai Grillo sembra arrivato nei piani alti dell’esistenza umana.

Leggo sul suo sito un post dal titolo emblematico “Blog derenzizzato”che ha reso invisibile sul suo blog Matteo Renzi.

Invisibile, cacchio!Sicuramente non conosce, o conosce e finge di non conoscere, tutte le ricadute sulla vita degli italiani.

Come al solito, il signor grillo ne inventa una ogni giorno. L’ultima riguarda il dono dell’invisibilità a Matteo Renzi - poco emerito leader del PD e del per nulla (almeno agli occhi e orecchie dei lavoratori e pensionati; ultimi beneficiari della sua politica) convincente governo italiano. Questa, però, è un’invenzione che, a differenza delle precedenti, non è a doppia lama, anzi, qui di lama ce n’è una sola; ed è sospesa sulla testa di tutti gli Italiani.

Ma si rende conto il signor grillo cosa significa rendere invisibile un essere umano? Beh, sembra di no! tanto vale allora che glielo spieghiamo un attimo in modo succinto ma chiaro.

Dunque, se io fossi invisibile, la prima cosa che farei sarebbe di entrare in una banca, aspettare la notte e prendere tutti i soldi possibili. Chiaramente non è possibile,ovvio; e come farei poi a portarli fuori? Mah! Ma questo è un pensierino,almeno credo, che milioni di persone farebbero.

Adesso immaginiamo un politico del calibro di Renzi diventare invisibile, ovvero, nessuno sa più cosa fa, ovvero, quali, perché e come fa le leggi che, già ora, ci paiono alquanto sbilanciate verso una piccola, anzi piccolissima, ma che dico, verso un esiguo numero di italiani, e pensate cosa potrebbe fare con a disposizione il paese in modo informale, tipo essere mitologico – perché se è invisibile chiaro che saranno altri a tenere i rapporti con il paese.

Se non ci riuscite non importa, tanto lo sta facendo già ora. Quello che cambierebbe sarebbe il potenziamento del suo potere che lo porterebbe ad agire indisturbato, tanto non esiste, è solo un’immagine virtuale della mente.

Insomma, non parlare di una persona non significa eliminarla, anzi, se la si ritiene pericolosa, in questo modo la si rende ancor più pericolosa proprio grazie alla sua invisibilità. Non s’è mai visto un’opposizione che non parli del leader della maggioranza che, anzi, parlarne (male) ne diminuisce la popolarità – si veda Berlusconi; ovviamente per lui conta anche il suo comportamento che, se per un verso, almeno per certe categorie di persone, è stato un comportamento ineccepibile, per altri versi è stato un comportamento a dir poco e per essere gentili - data la sua età e, comunque, offendere non paga che, anzi, può costare – alquanto discutibile.

Dunque grillo,probabilmente, non avendo più grillini da educare perché tutti epurati, ovvero,avendo già degrilinnizzato l’harem, si appresta, nella sua infinita goliardia,a depurare il paesaggio del suo blog da nomi non tollerati da lui e dai suoi accoliti. Ma, a questo punto, cosa dirà della politica italiana ai suoi se rende invisibile il premier che ne è l’autore primo? Bah! Balle della politica; sempre più bieca e cieca nei confronti degli italiani che, a loro volta, vedono la politica sempre più lontana e fantascientifica. 


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Il papa e il perdono ai criminali
post pubblicato in POLITICA, il 13 aprile 2015


Il papa:criminali, cambiate vita, dio vi giudicherà

Tra le tante parole che il papa esprime senza timore, ce né una, ma non l’unica, che lascia un po’ perplessi ed è inserita nella bolla papale con cui ha indetto l’anno santo straordinario, che verrà aperto l’8 dicembre e si concluderà il 20 novembre 2016, sulla misericordia: criminali, cambiate vita, dio vi giudicherà. Un invito un po’ estemporaneo dato che i criminali,o credono nell’esistenza di dio ma non nel suo operato o non ci credono affatto;una terza opzione sta nel fatto che credono in dio ma anche nel suo perdono al di la di quello che fanno e ciò equivale a non credere, perlomeno, a non credere nel dio cristiano/cattolico.

 A che serve, allora, chiedere a una persona di cambiare vita perché, altrimenti, incorre nella punizione di dio se non ci crede o se è convinto che, comunque, si salverà lo stesso?

Ovviamente,il discorso del papa è in sintonia con il pensiero di Gesù, in modo particolare sulle parole: non sono venuto per coloro che hanno fede, ma per coloro che non ce l’hanno. E i criminali, di certo,anche se ostentano fede, non ce l’hanno. Ma proprio per questo diventa inutile l’esortazione del papa perché, in ogni caso, la loro presunta fede serve loro di fronte agli uomini e non a dio.

Detto questo,si può comunque capire l’invito a pentirsi, magari costituendosi al potere umano per ragioni che riguardano la coscienza umana, ma non per un’eventuale punizione di un dio in cui loro non credono e usano per loro vantaggio.

Allora quel“cambiate vita” può aver valore solo se si riferisce alla giustizia umana e nona quella divina che, va detto, non ha bisogno di un pentimento di fronte a un giudice;basta quello interiore, se è sincero, ovviamente. Ma quale criminale farebbe una cosa del genere senza un riscontro – si vedano i “pentiti”?

Ma il papa non si limita all’esortazione, parla anche delle ricadute delle azioni criminali, in modo particolare la corruzione. Ricadute che vanno ad aggredire il benessere della popolazione rendendola più povera. Difatti,al punto nove della bolla, egli parla apertamente della criminalità e della ricaduta con queste parole: “Questa piaga putrefatta della società è un grave peccato che grida verso il cielo, perché mina fin dalle fondamenta la vita personale e sociale”. Leggendo il testo, si ha la netta sensazione che ciò che sta a cuore al papa è il benessere, non solo quello spirituale, ma anche quello materiale.

Dunque, l’esortazione del papa, pur partendo da un presupposto religioso, finisce con l’essere un messaggio politico/sociale; pur parlando di misericordia, finisce col chiedere l’intervento, non tanto divino quanto umano e lo dice con queste parole: “Per debellarla dalla vita personale e sociale sono necessarie prudenza, vigilanza, lealtà, trasparenza, unite al coraggio della denuncia vale a dire, denunciare alle autorità umane. Ma allora, forse basterebbe eliminare il “segreto confessionale” dato che molti mafiosi, e criminali in genere, convinti nel perdono al di la delle azioni, si confessano dai preti.

Certo, il discorso del papa è molto duro, ma questo non significa che sia determinato a sconfiggere il male coi mezzi umani;d’altra parte, lo sa benissimo che la lotta tra “bene e male” finirà con il “giudizio universale”

Ma ciò che conta nel discorso del papa, è la volontà di elaborare un discorso dove, attraverso la fede, si possa inserire il tema politico/sociale con l’obiettivo di aumentare i consensi. 


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Jobs act, demansionamento con tagli stipendio per salvare posto
post pubblicato in LAVORO, il 11 aprile 2015


Jobsact, demansionamento con tagli stipendio per salvare posto

Le nuove regole del dimensionamento delle professionalità che, a detta del governo, hanno come obiettivo "anche quello di rendere più flessibile la gestione del rapporto di lavoro e l'esercizio del potere organizzativo del datore di lavoro" prevedono che: “il lavoratore potrà essere assegnato a qualunque mansione del livello di inquadramento e non più soltanto a mansioni equivalenti (cioè a quelle che implicano l'utilizzo delle stesse professionalità); in caso di mutamento degli assetti organizzativi dell'azienda il lavoratore potrà vedersi modificare unilateralmente e in peius le mansioni con un livello di inquadramento inferiore pur salvando il livello di inquadramento stesso e la retribuzione. Ma, e qui sta l’inghippo, “in cosiddetta sede protetta il lavoratore potrà concordare con il datore di lavoro nuove mansioni e un taglio dello stipendio se ciò dovesse rispondere alla "necessità di conservare il posto di lavoro",ovvero, se il datore, ha la necessità di reinquadrare il lavoratore, potrà ,mettere il lavoratore di fronte alla scelta di poter continuare il rapporto di lavoro con altra mansione a patto che rinunci anche allo stipendio della mansione precedente, di conseguenza, cambierà anche il suo livello di inquadramento.

Mah! Ma quale sede protetta, qui si sta prendendo in giro il lavoratore!Non c’è bisogno di essere dei geni per capire che la seconda parte, salvo eccezioni, eliminerà la prima; quale datore, avendo la possibilità di diminuire lo stipendio, non usufruirà del “potere” che gli viene messo nelle mani? Che si tratti di assetto organizzativo o di crisi dell’azienda o di automazione, il datore sfrutterà sempre e comunque la seconda opzione.

Siria, jihadisti Isis vittime di leishmaniosi: 100mila casi accertati
post pubblicato in NOTIZIE, il 7 aprile 2015


Da AdnKronos:I jihadisti dello Stato Islamico (Isis) in Siria sono staticolpiti dalla leishmaniosi, Malattia letale senon curata. Lo Riporta ilquotidiano Britannico The Mirror, sottolineando che l'Infezione si stapropagando rapidamente per via delle scarse condizioni di Igiene e finora ha colpito100 mila persone. Il numeromaggiore di casi e stato registrato a Raqqa.

Per una comprensione seria della malattia sarebbeopportuno leggere qui

In tutta sincerità, credo che non ci dovrebbeimportare niente il fatto che anche i jihadisti ne sono colpiti, anzi… Va dettoche la malattia è considerata endemica in molte parti del mondo e che,pertanto, esistendo costantemente focolai della stessa, la notizia in se non ènotizia; se la malattia colpisce anche l’uomo, non si vede perché i jihadistidovrebbero esserne immuni. Caso mai diventa un problema nel momento in cui prendela forma di epidemia o pandemia ma, a quanto sembra, la diffusione dovrebbeavvenire solo attraverso la puntura di insetti.  

Bah, forse che, chi a diffuso la notizia, sperache l’Isis si sciolga al sole causa malattia?


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Siria, jihadisti Isis vittime di leishmaniosi: 100mila casi accertati
post pubblicato in NOTIZIE, il 7 aprile 2015


Da AdnKronos:I jihadisti dello Stato Islamico (Isis) in Siria sono stati colpiti dalla leishmaniosi, Malattia letale se non curata. Lo Riporta il quotidiano Britannico The Mirror, sottolineando che l'Infezione si sta propagando rapidamente per via delle scarse condizioni di Igiene e finora ha colpito 100 mila persone. Il numero maggiore di casi e stato registrato a Raqqa.

Per una comprensione seria della malattia sarebbe opportuno leggere qui

In tutta sincerità, credo che non ci dovrebbe importare niente il fatto che anche i jihadisti ne sono colpiti, anzi… Va detto che la malattia è considerata endemica in molte parti del mondo e che,pertanto, esistendo costantemente focolai della stessa, la notizia in se non è notizia; se la malattia colpisce anche l’uomo, non si vede perché i jihadisti dovrebbero esserne immuni. Caso mai diventa un problema nel momento in cui prende la forma di epidemia o pandemia ma, a quanto sembra, la diffusione dovrebbe avvenire solo attraverso la puntura di insetti.  

Bah, forse che, chi a diffuso la notizia, spera che l’Isis si sciolga al sole causa malattia?


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Il Cardinal Bagnasco, la società laica e il laicismo, ovvero, la distruzione dell’uomo.
post pubblicato in RELIGIONE, il 6 aprile 2015


Da Ansa: Le persecuzioni dei cristiani non avvengono soltanto fuori dall'Europa. "In Occidente la persecuzione non fa strage di sangue, è più subdola e passa attraverso non le armi ma le carte. In nome dell'uomo e della libertà si vuole distruggere l'uomo". Lo ha detto il card. Bagnasco, presidente della Cei e arcivescovo di Genova. "Verrà il giorno in cui Dio chiederà conto a chi ha ucciso nel suo nome, e a chi nulla ha fatto per fermare lo sterminio" e noi, "come uomini e come cristiani, non possiamo tacere". Lo ha detto il presidente della Cei e arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco oggi durante la messa per la Pasqua a Genova.

Come no, in Europa, secondo il cardinale, sarebbe in corso un “genocidio” a colpi di carta, e non di soli cristiani, ma dell’uomo;“in nome dell’uomo e della libertà si vuole uccidere l’uomo” questo dice il cardinale.

Strano però – o almeno così sembra - che il cardinale pensi al “genocidio” europeo quando in Africa e nel medio oriente il genocidio è più che reale. In realtà, il cardinale ci da l’ennesima prova dello sfruttamento dei drammi umani per propagandare le proprie idee.

 Anche se non è chiaro, almeno dall’articolo, a cosa di preciso si riferisce, si può però presupporre: 1) che si riferisca alla politica dei governi europei in merito ai problemi etici. Detti problemi vengono oggi affrontati in un’ottica laica e,pertanto, diversa da quella religiosa. Si ha dunque un’accettazione dell’eutanasia, del riconoscimento delle coppie omosessuali e, in generale, di quelle di fatto, ovvero, non sposate secondo il rito religioso, del divorzio e dell’aborto. Dunque, secondo il cardinale, i governi europei non starebbero“liberando” l’uomo ma, addirittura, distruggerlo. E perché mai? Ma semplice no!perché se l’uomo non segue i dettami di “dio=religione=preti=vaticano”, l’uomo si autodistruggerà, ovvero,se il cristianesimo cattolico finisce. Peccato, però,che i governi occidentali, che critica, si definiscano tutti, o quasi,cristiani! Mah!

Dovrebbe, il signor Bagnasco, prendere atto dei cambiamenti umani, questo gli permetterebbe, a lui e ai preti in genere, che l’uomo progredisce al di la dei limiti imposti dai vari assolutismi dei poteri forti,ovvero, che il cristianesimo, come ogni religione o filosofia o ideologia del passato, sta arrivando alla fine del suo percorso perché non è stato capace di rispondere alle aspettative reali umane.

Oppure: 2) che l’occidente, “oltre a uccidere l’uomo” ma proprio per questo, non sta facendo nulla per risolvere la situazione drammatica in cui versano i cristiani nel mondo arabo. Già! Ma… in conclusione, cosa si deve fare per fermare questo genocidio (che, comunque, non coinvolge solo i cristiani)? Il signor Bagnasco, anche se non lo dice, lo pensa, vorrebbe che l’occidente entri in conflitto col mondo islamico, ma si limita a dire che non possiamo tacere. Ma, il signor Bagnasco, dovrebbe sapere che, storicamente, la parola non ha nessun valore per gli autori dei genocidi, anzi, se facciamo riferimento all’Europa “cristiana” del novecento, di fronte alla Germania hitleriana non ci furono ne parole ne trattati in grado di fermare l’eccidio commesso da Hitler e i suoi seguaci.

Allora? Chiederà qualcuno. Allora, risponde il signor Bagnasco senza rispondere, bisogna agire di conseguenza; rispondere alle azioni estremamente violente con la stessa violenza che si è usata contro Hitler in Europa.

Effettivamente, se consideriamo l’attuale comportamento del movimento islamista Isis come un crimine contro l’umanità(non solo contro i cristiani), allora è ovvio che le misure da prendere non sono ne le preghiere ne la diplomazia dato che siamo di fronte a crimini di guerra . Di fronte a eventi estremi come l’Isis, l’unica azione in grado di fermarli è la guerra dell’occidente contro l’Isis; a meno che, l’Onu, Usa e Europa non riescano, con la “diplomazia”, a convincere i maggiori stati musulmani a combattere contro l’Isis, il che, comunque, significherà un bagno di sangue; e non solo contro l’Isis, ma contro chiunque si trovi sulla linea del fuoco; così come ci insegna sempre la storia che, in merito, è una grande maestra (nelle guerre contro il comunismo, o presunto tale, data la situazione in cui operavano i militari statunitensi (guerre senza prima linea come in Corea e Vietnam), le conseguenze furono pagate anche dalla popolazione civile che si trovò in mezzo senza esserne partecipe. Comunque sia, il signor Bagnasco,senza dirlo esplicitamente, chiede una guerra!

Pertanto, il signor Bagnasco, prima di lanciare accuse alle società laiche, dovrebbe, in merito alla guerra e alle sue implicazioni,innanzi tutto analizzare bene l’attuale assetto socio/politico/economico della parte di mondo coinvolta con l’Isis, in secondo luogo, dovrebbe cercare di ricordare/capire che la guerra tra islam e cristianesimo è nata con la nascita, o quasi, dell’islamismoe che, detta guerra, non è mai stata di religione ne da una parte ne dall’altra,piuttosto fu ed è una guerra di territorio e di “civiltà” – ovvero, si trovano di fronte due modi opposti di intendere la società umana.

In secondo luogo, in merito alla presunta “distruzione dell’uomo” che vorrebbe essere perpetrata dalle società laiche, capire che l’uomo,in quanto essere senziente, cerca sempre e comunque strade diverse per la sua realizzazione; pensare che la religione “cattolica” sia l’unica in grado di realizzare le aspettative umane, visto anche che in duemila anni non c’è riuscita e, tra l’altro,s’è adoperata a contribuire in modo alquanto consistente alle guerre, è alquanto irrealistico.

Dunque, il signor Bagnasco dovrebbe avere il coraggio di dire apertamente che, secondo lui e la chiesa cattolica, per rimettere a posto le cose, ovvero impedire all’islamismo radicale di affermarsi, c’è bisogno di un’azione forte e violenta: la guerra. Ma così facendo perderebbe consensi, lui, la chiesa e il papa.


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Guerra di religione o guerra di civiltà?
post pubblicato in GUERRA E PACE, il 4 aprile 2015


 Il Messaggero

Ancora cristiani sotto attacco nel mondo musulmano da parte dei fondamentalisti jihadisti che hanno attaccato una scuola in Kenya e, dopo aver diviso i musulmani dai cristiani, quest’ultimi sono stati massacrati – sembra almeno 147 persone. Uccisi per il fatto di essere cristiani.

All’apparenza,quest’azione, che è l’ultima di una lunga sequenza, farebbe presupporre ad un peggioramento, della guerra in corso, tra la religione musulmana e quella cristiana, ovvero, una guerra di religione a tutti gli effetti. In pratica,però, non è affatto così, anzi… nel mondo musulmano, oltre ad essere in corso una guerra interna per l’affermazione di un islam delle origini – Isis e suoi alleati contro tutti i musulmani non allineati (in pratica l’islam sunnita contro quello sciita) -, c’è anche, come conseguenza, una guerra control’occidentalizzazione del mondo arabo.

Si sa che tra musulmani e occidente la guerra è in corso da sempre. Si sa che all’inizio era tra islam e sacro romano impero (cristianesimo). Si sa che nel corso dei secoli il cristianesimo ha prodotto l’attuale sistema e, pertanto, la guerra si è spostata dal presupposto religioso a quello ideologico ed economico.

Già con l’avvento di Khomeini in Iran si era verificato lo scontro sia all’interno che all’esterno nei termini attuali; lo scià di Persia era un musulmano occidentalista, Khomeini era invece un musulmano integralista. Da qui incominciò l’escalation della guerra tra occidente e musulmani che dal dopo guerra era una guerra di liberazione dal colonialismo europeo nato dopo la sconfitta dell’impero turcomanno, si trasforma in una guerra di civiltà.

Definirla una guerra di religione come si tende a fare, però, è una forzatura poiché i cristiani presenti non sono semplicemente portatori di una diversa religione ma, cosa più importante, di un altro modo di intendere i rapporti umani reali. Essi non vengono visti come i portatori di una visione, in termini religiosi, della vita assoggettata al volere di dio, ma, dato l’origine del nostro sistema economico e sociale, come i portatori della civiltà laica occidentale in quanto membri attivi di essa. Ciò significa che il cristiano, accettando la divisione tra stato e chiesa, ovvero, vivere la religione all’interno di una civiltà laica senza opporsi ad essa in nome dello stato teocratico più conforme alle religioni diventa, agli occhi del musulmano integralista, il portatore dei valori della civiltà laica stessa.

Pertanto, il nemico del musulmano integralista non è la religione cristiana in se, di per se è anch’essa integralista, ma l’occidente capitalista e laico.

Dunque, sarebbe opportuno interpretare l’attuale situazione come guerra di civiltà tra due sistemi opposti sul piano sociale, politico ed economico.

 


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permalink | inviato da vfte il 4/4/2015 alle 10:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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