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Diritti dei migranti e dei Rom calpestati in Italia. Amnesty International
post pubblicato in IMMIGRAZIONE, il 3 giugno 2010


Secondo il rapporto annuale di Amnesty International , in Italia non vengono rispettati i diritti dei migranti e dei Rom.

      

Per quanto riguarda l’Italia, nel rapporto vengono presi in esame le seguenti infrazioni ai diritti umani:

            Discriminazione.


In Italia, la discriminazione verso i Rom si traduce in: negazione dei diritti fondamentali quali:  lavoro, istruzione e casa.

      Diritti di migranti e richiedenti asilo.


Si contesta all’Italia la detenzione forzata dei migranti nei CIE.

      Controterrorismo e sicurezza.

Si contesta all’Italia la mancata collaborazione delle autorità nelle indagini sulle violazione dei diritti umani commessi nel contesto delle renditon e, in nome della sicurezza, hanno proseguito nella politica di rinvio forzato di cittadini di paesi terzi verso luoghi in cui erano a rischio di tortura.     

Decessi in detenzione, tortura e altri maltrattamenti.

Si contesta all’Italia la mancata istituzione di un organismo indipendente di denuncia degli abusi della polizia, né ha introdotto il reato di tortura nel codice penale.

Come si può leggere nel rapporto, in Italia vengono, quotidianamente, calpestati i diritti di esseri umani che per necessità, sono costretti a migrare dai loro paesi d’origine.

Le contestazioni di Amnesty International sono alquanto gravi sia, e in modo particolare, per gli esseri umani che subiscono tali violazioni, ma anche per l’immagine che, questa politica, riflette nella comunità internazionale civile.

E diventa, per noi cittadini italiani, ancor più grave nella misura in cui il “ministro degli Esteri, Franco Frattini, parla di “accuse indegne che non renderebbero merito al lavoro svolto dalle forze di polizia nel salvare vite umane.”

Come a dire che i Rom non vengono sfrattati dai loro campi senza aver mai risolto il problema della casa. Inoltre, il continuo spostamento mette a rischio l’istruzione dei più giovani.

Come a dire che nei CIE gli stranieri sono liberi.

Oppure, che i respingimenti avvengono dopo previo controllo e non verso paesi dove la tortura e lo sfruttamento sono all’ordine del giorno.

Come  a dire che nelle carceri italiane (sovraffollatissime di ruba galline mentre chi distrugge l’economia con vari tipi di ruberie viene “condonato) non si muore o che le cosiddette forze dell’ordine (che esistono per la difesa dei cittadini) non hanno “pestato” dei cittadini senza motivo (anche di fronte a situazioni estreme, le forze dell’ordine dovrebbero/devono avere un comportamento civile e non da regime).

E che dire della legge sulle intercettazioni? Che salvaguardia il diritto dei cittadini all’informazione? O, piuttosto, da la possibilità a qualcuno di gestire la giustizia al di fuori delle regole costituzionali? Si! Perché senza informazione, che deve essere data sin dall’inizio, i fatti verranno gestiti senza che il popolo, attraverso i canali informativi, ne sappia niente o, comunque, venga a sapere solo ciò che qualcuno decide quello che, il popolo, deve sapere.

Per concludere, il rapporto di Amnesty International, dovrebbe essere un campanello d’allarme e non l’ennesima negazione, da parte del governo, di una politica destinata a rendere l’Italia uno dei paesi meno civili sul piano dei diritti e delle libertà.

 

 

 

 

 

 

 

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