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UN FELICE BUON NATALE E INIZIO ANNO NUOVO A TUTTI I LETTORI
Canone televisivo; spese e compensi ai conduttori.
post pubblicato in Riflessioni, il 31 gennaio 2012


Il giornale   Blog.it
Il 14 febbraio inizierà il festival di Sanremo, annuale ritrovo mondano della canzone italiana, e si concluderà il 18 febbraio.
Entro domani 31 gennaio, milioni di italiani verseranno all’agenzia delle entrate il canone pari a 112 €.
Dal luglio 2011 sono state fatte 3 finanziarie che hanno penalizzato fortemente gli italiani con reddito medio basso.
All’interno di dette finanziarie, oltre all’aumento delle tasse (Imu e Iva in testa) è stata inserita la riforma delle pensioni che ha impedito a migliaia di lavoratori di usufruire della pensione nel 2011 spostando la finestra di uscita di alcuni anni. .
Il mancato adeguamento delle pensioni superiori ai 1400€.
L’accise sulla benzina.
L’articolo 8 (della manovra di agosto) che permette i licenziamenti anche per causa economica.
La riduzione dei flussi di soldi verso comuni, province e regioni e i tagli alla spesa pubblica, incluso l’welfare.
Le liberalizzazioni nel settore delle libere professioni che, se per certe categorie è più che giusta, per altre (tassisti, negozi, autotrasportatori) servirà unicamente a creare una concorrenza spietata tra i piccoli salvaguardando i pesci grossi del settore.
Ora si sta affrontando il tema del lavoro e dell’welfare; ancora non si sa come sarà.

Tutto questo per salvare l’Italia dal baratro della crisi dove il nano boss ci aveva spinto.

Quello che si sta facendo può essere condiviso o no o solo in parte. Il problema, però, è un altro: con tanti sacrifici che si chiedono ai cittadini, inclusi i meno abbienti (non va dimenticato che l’aumento dell’Iva tocca anche le pensioni di 450€ mensili e gli stipendi sotto i mille euro), alcune categorie sono rimaste fuori, anzi, guai a toccarle!
La più nota è quella dei politici e alcune “figure” professionali che lavorano per loro.
La meno nota, o comunque se ne parla poco, è quella dei compensi che elargisce la Rai ai suoi presentatori e conduttori di programmi. Compensi che arrivano anche a circa 2milioni di euro l’anno e non vanno sotto i 150mila euro l’anno. Oltre, naturalmente, agli stipendi dei vari dirigenti
Insomma, in Italia ci sono persone che possono guadagnare stipendi d’oro senza che nessuno, o pochi, abbiano qualcosa da dire.
Certo, si può affermare che certi compensi sono commisurati all’introito che l’azienda ha attraverso la pubblicità che è legata al numero di ascoltatori; più ascoltatori ha un programma, più soldi entrano in azienda attraverso la pubblicità.

Però io mi chiedo: se i compensi sono commisurati sia alle spese di gestione dei programmi che al guadagno, perché la Rai ha bisogno del canone?
Nel rapporto tra entrate e uscite, le uscite non dovrebbero mai superare le entrate (questa è una legge base dell’economia capitalista). Perciò, se il compenso, più i costi di produzione, supera le entrate, significa che le spese Rai non tengono minimamente conto delle entrate. Questo significa che la gestione economica della Rai non si basa sul rapporto entrate/uscite.
Ma perché? Semplice,, il disavanzo si scarica sui contribuenti attraverso il canone. Anziché verificare la validità del personaggio dopo la messa in onda del programma per stabilirne il compenso finale (si potrebbe decidere un compenso iniziale e, dopo la verifica reale, completarlo in base agli introiti che è riuscito a realizzare), si stabilisce il compenso in base alla previsione delle entrate che si realizzeranno.
Inoltre, il rapporto entrate/uscite deve tener conto anche dei costi di produzione (spese per la messa a punto del programma, compenso agli ospiti e stipendio di quanti lavorano alla realizzazione)  oltre che del compenso del conduttore.

Sembra che la Rai, quando decide la messa in onda del programma, non tenga conto di tutte le componenti economiche ma faccia riferimento unicamente al personaggio principale che, in teoria, dovrebbe portare introiti superiori alle spese.  
Insomma, tutto ruota intorno al personaggio principale - che viene ingaggiato in una specie di asta a chi offre di più perché, solitamente, certi personaggi sono contesi dalle varie emittenti televisive - nella speranza che porti vantaggio economico all’azienda. Se non lo porta c’è il canone a sopperire la perdita.

Il canone, dunque, non è una tassa utile per mantenere in vita un servizio utile, ma è una copertura per spese eccessive.  

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permalink | inviato da verduccifrancesco il 31/1/2012 alle 11:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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