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Volontario della Croce Rossa

Oggi ho iniziato il tirocinio che andrà a completare il corso per volontario della C.R.I. da me intrappreso circa sei mesi fa.

Il tirocinio consiste nel partecipare, come aggiunto, agli interventi sull'ambulanza fatti dai volontari durante le chiamate di soccorso.
Appena arrivato in sede e prima che l'autista - che è anche il ricevente delle chiamate dal 118 e che gestisce l'ambulanza - mi facesse mente locale dei vari presidi presenti sull'ambulanza, è arrivato l'avviso di un intervento, codice verde, alla casa di riposo del paese; bene, siamo partiti subito.
Arrivati sul posto, abbiamo chiesto all'infermiera di servizio qual'era il problema e una volta presa visione abbiamo agito di conseguenza e trasportato la paziente all'ospedale.
In se non è una cosa emotivamente forte, in questo caso era cosciente e rispondeva bene alle sollecitazioni, non abbiamo fatto altro che caricarlo sul lettino e poi sull'ambulanza e trasportarlo all'ospedale.
Detto cosi sembra una cosa meccanica, invece, ciò a cui bisogna far fronte è la nosrta reazione alla condizione psicofisica in cui si trova, specialmente se anziano.

Vedere la persona anziana ridotta in condizioni di totale dipendenza, ti porta, quasi inconsciamente, a riflettere sulla vera natura dell'essere umano e alla sua fragilità.
Finché si è giovani si tende a credere che il corpo umano sia perfetto e indistruttibile e non si pensa mai alla fragilità e alle imperfezioni che sono insite in noi stessi.
E' vero che anche da giovani si può venire a contatto con la morte - da giovane, prima dei vent'anni, sono morti due miei amici in incidenti con la moto - ma è diverso: non si ha ancora lapercezione  piena di quello che siamo realmente e, per ciò, si affronta con una capacità razionale inferiore. Può sembrare un paradosso, ma ci aiuta ad affrontare l'evento con maggior leggerezza.

L'anziano, finché sta bene, con la sua "saggezza", ci infonde tenerezza e una certa tranquillità al punto di credere - o comunque sperare - , pur essendo coscienti del contrario, che possa vivere per sempre.
E' solo quando lo vediamo in circostanze di estremo disagio che ci accorgiamo che i valori in cui crediamo e in cui viviamo, alla fine, svaniscono con noi; i figli sono si portatori dei nostri valori , ma sempre e comunque in un modo diverso e che noi facciamo fatica a condividere.
Inoltre, tutto ciò in cui abbiamo sperato e tutto quello che abbiamo fatto,  alla fine, si riduce a una serie di ricordi vaghi che, bene che vada, verranno ricordati dai nostri discendenti e col tempo sbiadiranno fino a sparire.

E' con queste riflessioni che, praticando il volontariato, credo dovrò fare i conti: certo, aiutare persone nel bisogno è molto edificante, se poi lo si aiuta a sopravvivere lo è ancor di più, ma - e spero di sbagliarmi - ho l'impressione che ciò non basti a rendere l'atto un aiuto al rafforzamento dei valori portanti dell'esistenza: amore per il prossimo, onestà, senso del dovere, senso della libertà; e a quelle convinzioni tipiche della società moderna: fede incondizionata nell'intelligenza umana, nella scienza, nella superiorità della specie, come ho creduto all'inizio - ma che li renda, in certo qual modo opinabili, soggetti a revisione costante, almeno per me. 

Alla mia prima esperienza mi sono ritrovato a riflettere su cose che pensavo d'aver ormai superato, di sicuro, continuando nel volontariato, probabilmente mi troverò a rivedere alcune delle mie convinzioni attuali.  


Pubblicato il 7/6/2009 alle 22.14 nella rubrica C.R.I..

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