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Per sostenere RUDRA BIANZINO nella sua battaglia per la VERITA', la LEGALITA', lo STATO DI DIRITTO

Le morti in carcere stanno diventando sempre più numerose (all'8 dicembre  si contano 169 tra suicidi e morti sospette). La causa va ricercata nelle condizioni in cui si trovano gli istituti carcerari, che, incapaci di accogliere tutti i carcerati, si trovano nella "necessità" di "STIPARE" i detenuti in spazi sempre più ristretti e perciò invivibili. Inoltre, molti carcerati sono tali in base a leggi repressive di comportamenti che non comportano nessun rischio sociale - clandestini (in base alla legge sulla criminalità), piccoli furti (potrebbero essere risolti in sede civile), droghe leggere, inclusa la sua eventuale coltivazione (potrebbe essere risolta nelle comunità di recupero) e altre cause che comunque non comportano la necessaria pericolosità dell'individuo che le commette.
Oltre a ciò va considerata la reclusione preventiva per reati, come le droghe leggere, che potrebbero essere considerati benissimo non reati.
Questa situazione porta a disagi estremi che possono portare l'individuo ad azione altrettanto estreme come il suicidio; ma anche le guardie carcerarie, che dovendo sostenere turni di lavoro pesanti, pertanto sottoposte a forti stres, possono avere reazioni violente nei confronti dei carcerati - beninteso, non voglio difenderle, ma la situazione le porta a considerare il carcerato non un individuo da recuparare, come dovrebbe/è nelle intenzioni della legislatura, ma un criminale irrecuperabile, facendo cadere tutte le conquiste fatte in merito negli ultimi decenni.
Il contesto in cui avvengono i suicidi/omicidi di persone incarcerate per reati veramente minimi fanno pensare a una volontà POLITICA di ritorno a un passato dove, la prigione, oltre a essere un luiogo di PENA, è, in primis, una scuola di formazione del criminale.
Affinché, il carcere, sia un luogo di recupero, ha bisogno che il carcerato, e le guardie, vengano inseriti in un ambiente vivibile dal punto di vista sociale. Certo, non può essere come all'esterno, ma se viene a mancare la possibilità di socializzare attraverso un'attività utile poi all'esterno - restare in cella senza svolgere nessuna attività, in compagnia di altri detenuti che, magari, hanno già maturato una delusione nei confronti del carcere, ritenendosi, loro stessi, irrecuperabili, non aiuta certo al recupero, anzi, la possibilità che il carcere diventi una scuola "A DELINQUERE" è molto reale - si creerà necessariamente sia il presupposto per una depressione pschica nel detenuto sia un senso di antagonismo tra guardie e carcerati.
Certo, per costruire un carcere VIVIBILE E COSTRUTTIVO significa un impegno molto maggiore rispetto al carcere tradizionale e i risultati non sempre sono positivi. Inoltre, le risorse, in termini di soldi che di personale, sono alla lunga maggiori e più costose, ma può essere questa una giustificazione al NON FARE? non credo.

Nascondersi dietro a giustificazioni simili significa scegliere la strada più breve ma anche, alla fine, più costosa in termini sia di soldi - costruzione di carceri, maggior numero di guardie - sia in termini di vite umane distrutte.
In modo particolare, ad essere i più esposti sono i tossico dipendenti. Data la loro necessità di assumere droghe, se ne vengono privati, oltre che soffrirne, possono cadere in crisi psichiche che li portano al suicidio.

Le recenti morti sospette non sono le uniche, già in passato si erano verificati fatti simili. Di seguito in breve la storia di Aldo.

Per sostenere  RUDRA BIANZINO nella sua battaglia per la VERITA', la LEGALITA', lo STATO DI DIRITTO

All'VIII Congresso di Radicali Italiani di Chianciano, Rudra Bianzino ci ha raccontato la drammatica vicenda che ha coinvolto lui e la sua famiglia. Rudra, studente liceale, sedicenne, è rimasto solo, senza padre, senza madre.


Il padre, Aldo, nonviolento, artigiano, amante della natura, è morto nella notte tra il 13 e il 14 ottobre 2007 in circostanze ancora da chiarire, poche ore dopo l'arresto per coltivazione e detenzione di marijuana. Le cronache parlarono inizialmente di decesso per un malore naturale. Ben presto, si capì, però, che forse le cose erano andate diversamente.


Un primo esame mise in evidenza lesioni agli organi interni, presenza di sangue in addome e pelvi, lacerazione epatica, lesioni all'encefalo, a fronte di un aspetto esterno indenne da segni di traumi. Una seconda autopsia, del novembre 2007, accreditò la tesi della rottura di un aneurisma cerebrale. Pur accettando l'ipotesi del medico legale, si affermò che l'emorragia cerebrale potesse essere stata causata da un forte stress di tipo fisico con improvviso rialzo della pressione.

Prima di ascoltare la testimonianza di Rudra, al congresso radicale è stato proiettato un video con un'intervista delle Iene alla! madre, Roberta Radici. E' probabilmente l'ultimo documento lasciatoci dalla compagna di Aldo. Il dolore ha, infatti, infierito sul suo corpo già malato. Roberta non ce l'ha fatta. Si è spenta affidando a noi l'impegno a chiedere verità e giustizia sulla morte di Aldo.

Domani, 11 dicembre ci saranno Emma Bonino e Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, al presidio davanti al tribunale di Perugia per chiedere che venga fatta piena luce sulla morte di Aldo Bianzino. La mobilitazione, fissata per le 8:30, é organizzata dai Radicali italiani e dal comitato "Verità e giustizia per Aldo" con la partecipazione degli amici di Beppe Grillo di Perugia.

C'é un filo rosso che lega il caso di Aldo Bianzino a quello di Stefano Cucchi, entrambi morti in carcere a causa del proibizionismo. Entrambi i casi dimostrano come il proibizionismo sia il vero crimine di questo paese perché affolla le carceri, crea vittime innocenti, come Rudra.

Vorrei il tuo aiuto per far diventare questo caso nazionale, per chiedere che si parli di proibizionismo, malagiustizia e sovraffollamento delle carceri. Per farlo, abbiamo bisogno del tuo sostegno, clicca qui


http://www.radicali.it/view.php?id=150525 
 

Pubblicato il 11/12/2009 alle 18.3 nella rubrica ALTRO.

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