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La guerra e i disastri secondari

Ecco perché un solo giorno di guerra, in Afghanistan, vale la costruzione di dieci ospedali in Africa.

Lo spiega Gino Strada alla conferenza su ‘Guerra medicina e diritti umani’ all’incontro nazionale di Firenze.

Secondo Gino Strada, la guerra in Afganistan costa 200 milioni di euro al giorno, lo stesso costo per la costruzione, equipaggiamento e funzionamento per i primi 3 anni di dieci ospedali in africa.

Strada dice: si prendessero un giorno libero, intendendo che se non ci fossero le guerre …..

 La guerra, oltre ad avere un costo diretto, ne ha anche uno indiretto. Oltre a quello in vite umane civili, esiste il costo in termini di strutture mancate perché i soldi, invece di essere usati per migliorare, vengono usati per distruggere. È di questo che alla conferenza si è parlato. Strada fa l’esempio di un giorno di guerra in Afganistan, ma se immaginiamo che non ci sia la guerra (utopia? Forse), se i capitali investiti nella guerra – che danno si profitti e lavoro, ma tali profitti si avrebbero con altri prodotti – venissero dirottati nel campo civile, quante cose utili si potrebbero fare oltre agli ospedali? Un numero infinito. Inoltre, queste cose creerebbero molto più lavoro e profitti, darebbero un maggior impulso alla ricerca in campi utili all’umanità, metterebbero a posto i conti pubblici. Per dire alcuni dei problemi che assillano il mondo di oggi.

Si sa che la guerra esiste per avere potere su territori ritenuti utili a un popolo ma controllati da un altro popolo, ma è proprio necessaria? È proprio necessario uccidere e distruggere per avere le materie necessarie?

Non credo proprio, anzi, non è affatto vero che cessate le guerre cessi anche il potere (non mi riferisco al potere dei singoli ma a quello dei gruppi), anzi, il potere in tempo di pace potrebbe essere più prolifico di quello della guerra: sarebbe più facile mantenerlo se le popolazioni avessero tutte il necessario e la possibilità di circolare liberamente, avrebbe anche meno costi perché non si distruggerebbe, ci sarebbe meno bisogno di energia e di conseguenza ci sarebbe meno inquinamento. Le popolazioni, trovandosi a vivere in un ambiente ottimale “creerebbero” meno problemi – al riguardo, va aggiunto che, i costi di una guerra si riflettono anche sulla qualità della vita di tutte le nazioni interessate, anche quelle più ricche.

Se invece di aggredire - usando pretesti, come la religione, che tendono a dividere i popoli proprio per convincere il popolo della giustezza dell’aggressione - ci si sedesse ad un tavolo a discutere delle necessità di ogni popolo e trovare un modo equo per dividere le risorse rinunciando ognuno a qualcosa – per il cosiddetto mondo civile (occidentale), si tratterebbe di rinunciare, in massima parte, agli sprechi – sicuramente ne trarrebbe vantaggio il mercato perché si creerebbe molto più spazio per il commercio.

Se se se, troppi se, direbbe qualcuno, la guerra c’è sempre stata e sempre ci sarà. Pensare di superarla è pura utopia che, incanalando le risorse in quel senso, diventerebbe un maggior spreco.

Certo, la guerra è antica come l’uomo. Ma anche la lancia con la punta di pietra, il cavallo per il trasporto, il tornio a pedale, ecc., sono cose antiche, che l’uomo ha però superato con il suo progresso; perciò, si può benissimo credere che anche la guerra si possa superare senza cadere nell’utopia – che comunque, l’utopia, rimane sempre una costane nello sviluppo umano in qualsiasi campo – bisogna però crederci.

Pubblicato il 13/9/2010 alle 9.39 nella rubrica Riflessioni.

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