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Polemica inutile e fuori luogo

   Ecco che dopo i simboli leghisti nella scuola di Adro, non potevano mancare quelli comunisti in una scuola materna di Livorno.

Ne ha dato notizia il Giornale, famoso quotidiano della casata Berlusconi e già salito alle cronache per le sue tristi indagini su personaggi scomodi (ultimo in ordine di tempo la Sig.ra Marcegaglia, presidente di Confindustria) aventi lo scopo di delegittimare gli stessi e, eventualmente, spingerli alle dimissioni (caso Boffo).

 

Cosa è successo nella scuola materna sotto inchiesta da parte de il Giornale?

La scuola materna è l'ex teatro San Marco dove il 21 gennaio 1921 avvenne la fondazione del partito comunista italiano da parte di Antonio Gramsci e Amedeo Bordiga, luogo di commemorazione da parte di coloro che, ancora oggi, credono in quei principi e che nessuno ha il diritto di contestare. Come ogni anno, il 21 gennaio, i comunisti italiani (che ancora esistono anche se si tenta in ogni modo, e questo è uno di quelli, di sotterrarli) ricordavano quella storica data ritrovandosi davanti al San Marco e affiggendo qua e là le loro bandiere. Solo che, quasi novant’anni dopo, quel che fu un teatro è diventato un asilo. Il muro dove sono state affisse e lasciate le bandiere, a dirla con il sindaco "per di più il muro di cui si parla è in un luogo completamente avulso rispetto alla scuola", cioè staccato.

Qui le cronache: il giornale leggendo l'articolo, la prima cosa che salta agli occhi è la sua natura IDEOLOGICA.       l'unità

 

Il giornale fa il paragone tra i fatti di Adro e quelli di Livorno: "Mentre in terra padana i simboli di partito, esposti in scuole e luoghi pubblici, hanno scatenato un putiferio mediatico nazionale, con tanto di proteste, prese di posizione e urla scandalizzate, manco si trattasse d’un colpo di stato, qui invece, nella terra del cacciucco, l’invasione di falce e martello è percepita come normale, almeno stando alla maggioranza cittadina. Questione di punti di vista. " la dove tre bandiere, dimenticate, diventano un'invasione.

 

Si dimentica che nella scuola di Adro i simboli leghisti erano ripetuti 700 volte a partire dall'esterno fin dentro sull'arredamento, inoltre, nel comune, anche le panchine del parco hanno i simboli leghisti e nessuno a protestato. In effetti, l'invasione è stata fatta ad Adro nel tentativo di attuare un vero e proprio "colpo di stato culturale".

Un paragone che per qualsiasi persona, anche la più sprovveduta (senza offesa) non può tenere, eppure …. Il nostro ministro dell'istruzione, dopo l'articolo de il giornale, decide di mandare ispettori per controllare.

Questo il comunicato: "Il ministero rende noto che è stata ordinata un'ispezione nella scuola dell'infanzia San Marco di Livorno. Il provvedimento si è reso indispensabile per verificare la notizia secondo cui sarebbe presente nell'istituto una bandiera del Partito dei Comunisti Italiani".

"Una bandiera del partito comunista italiano" neanche fosse il criminale più ricercato del mondo - o forse lo è. Il comunicato, per chi non l'avesse capito, riguarda la scuola di Livorno e non quella di Adro, come sarebbe giusto.

 

Quello che lascia perplessi, anche se scontato, è la celerità con cui la ministressa reagisce a un articolo di giornale mentre, a Adro, ci volle, come dice anche l'articolo de il giornale, una manifestazione  popolare per spingerla a dire che era un errore ma che, comunque, non era compito suo.

Con questo atto, la ministressa vorrebbe dimostrare che, ciò che vale per gli uni deve valere anche per gli altri, e fin qui posso anche essere d'accordo, quello che non condivido sono le diverse reazioni della ministressa: in un caso lo scarica barile, nel secondo il controllo immediato.

Per concludere, se le leggi valgono per tutti lo devono valere anche le reazioni e le misure. I controlli dovevano essere fatti anche ad Adro, ma forse non ce nera bisogno, era talmente evidente ………..

Pubblicato il 19/10/2010 alle 18.18 nella rubrica Riflessioni.

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