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Gasparri e le riforme della costituzione.

Come si può aver fiducia in persone che affermano: "Questa e' sempre stata la nostra opinione ed e' quello che pensa l'intera maggioranza. Dopo gli inutili e falliti assalti al governo fatti da minoranze di sinistra nel Paese e nel Parlamento, e' tempo di prendere atto che c'è una maggioranza di centrodestra ampiamente legittimata che ha la volontà di riprendere il cammino delle riforme della Costituzione", affermazione che, secondo il sig. Gasparri, serve a sostenere quelle riforme di cui si parla da anni e mai iniziate veramente: elezioni diretta del premier, riforma del bicameralismo e senato federale. Gasparri sostiene che questo dovrebbe essere il programma da sostenere a 360 gradi da parte del governo e condiviso da tutte le forze politiche. Certo, ma dipende tutto da come si affrontano i problemi. Senza contare che, se le riforme istituzionali sono importanti, non lo possono essere più del problema giovani, e lavoro in generale (che include tutto il mondo della produzione e delle pensioni - come ho sempre affermato, l'aumento dell'età pensionabile va a svantaggio dell'occupazione giovanile.), dell'educazione, dello stato sociale  e dei diritti ormai diventati, a causa dell'inerzia ma anche della volontà del governo, un optional. Temi strettamente correlati tra loro che se non affrontati e risolti, le riforme istituzionali non servirebbero a nulla

 

Innanzi tutto va detto che quella "maggioranza del centrodestra ampiamente legittimata", nell'ultima fiducia è stata risicata per tre punti. Cosa questa, che dovrebbe far riflettere il centrodestra, visto che erano partiti con un "vero consistente vantaggio" (grazie anche alla famigerata legge elettorale di cui il sig. Gasparri si guarda bene dal mettere nella lista delle riforme) che è andato gradualmente affievolendosi - non certo a causa degli "attacchi della sinistra" - a causa di lotte interne al centrodestra.

In secondo luogo, fare riforme condivise significa discutere e ascoltare le forze politiche, ma anche sociali, che portano proposte diverse; significa arrivare, attraverso il confronto che Gasparri chiede, a una soluzione del problema mediata, cosa che il centrodestra a ampiamente dimostrato di non volere. Basare il confronto sul presupposto: queste sono le nostre proposte, discutiamone ma sappiate che l'impianto non è modificabile significa rifiutarlo.

Inoltre, se la riforma dell'elezione del premier (che comunque non può basarsi sull'aumento del potere dello stesso come proposto a suo tempo da Berlusconi pena il venir meno dei presupposti su cui si basa la democrazia parlamentare) e del bicameralismo si possono fare in parlamento, quella federalista no! Essendo una riforma che coinvolge tutta la struttura gestionale del territorio. È impensabile non coinvolgere, nella sua definizione, anche i poteri periferici essendone i destinatari.

Inoltre, la riforma dello stato in senso federale dovrebbe eludere e superare le altre due. Se lo stato verrà riorganizzato dalla base al vertice dando maggiori deleghe ai poteri periferici e creando un parlamento dove una delle due camere è formata da rappresentanti delle regioni, dare più potere al premier e riformare il bicameralismo non serve proprio a nulla. Queste riforme avverranno in modo naturale attraverso quella del federalismo.

 

Per concludere, sperare che le riforme istituzionali possano risolvere gli attuali problemi è semplice utopia, tutt'al più migliorerebbero (ma non come da proposte della maggioranza) i rapporti tra istituzioni e cittadini snellendo le procedure. Questo però non può avvenire attraverso i ridimensionamento del personale, come da riforma Brunetta e Gelmini,  senza un adeguato apporto di sostegno a quanti, nell'attuazione di queste politiche, perdono il posto di lavoro.

Pubblicato il 1/1/2011 alle 17.17 nella rubrica Riflessioni.

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